venerdì 9 luglio 2010

La pioggia è gioia (parte sesta)


Cacciatori aveva incontrato quella notte, sorpassandoli nel buio della campagna.
"Che diavolo.Dovrebbero smetterla.Poi si lamentano degli incidenti.Fessi."
Erano a bordo di una camionetta con faro e puntando la luce nei prati abbagliavano lepri immobili sparando loro con facilità.
Sentendosi a posto e molto decise di suonare il claxon nella campagna a perdifiato.
Si fottessero.
Perdiballe palloni gonfiati, sparare alle povere bestie.
Si cercassero una donna.
Uno sparò in aria, ma ormai Eroe era lontano, coi suoi pensieri.
"Cosa vuol dire innamorarsi di un'altra."
La sera era stata pastasciutta vino ballo e bella ragazza.
Non sapeva potesse accadere così in fretta, così subito.
Piera conosceva Neta da una vita, le era sempre piaciuto.
Sapeva delle sue occhiate golose quando la andava a trovare a casa e loro stavano parlottando tra donne.
Quegli sguardi un poco più lunghi gli rimestavano il sangue e fu lei ad andarlo a trovare, appena saputa la notizia.
Guardala qui, pensò.
"Ho una gomma che non tiene, cosa devo fare?"
"Lasciarmela un paio d'ore."
"E se la ragazza ricambiasse con una bella serata?"
"Niente di più facile.Basta dire di si"
"Bene.Fanno festa a Sanfrè, si potrebbe andare insieme al ballo.Si mangia bene."
"Stasera.Otto e mezza."

Il pomeriggio scorreva pigro e molle nell'officina, tra il suono di raggi in tensione e le ruote libere, leste in movimento sui cavalletti.
"Bravo.Così si fa.Sei un bravo ragazzo, sicuro."
Eroe approvava rimontando il copertone.
Parlava poco lavorando e quei complimenti di Burdeis lo riempivano d'orgoglio, avrebbe voluto urlare la sua rabbia paura viltà e gioventù, ma tacque, acconsentendo appena con un sorriso.
"E dov'è che vai così tirato?Via una avanti un'altra..Ai miei tempi..."
"Brava madre.Stai vicino alle balaustre, se no van giù.Stasera il bello esce."

Piera era puntuale e ritta sotto i portici, pareva una statua greca, pensò.
Le sue braccia subito strette dal sellino dietro e la sua confidenza dettero subito piega alla serata.
Arrivati allo slargo, imboccarono un portico dove era il parcheggio a pagamento per bici e moto .
Ritirato lo scontrino lei lo attirò subito in un affettuoso sottobracccio, risate e profumo, udì nitido.
Era quella la notte dove anche senza essere bravi e impegnati le cose prendono buon andamento da sole e bene, sistemandosi addosso come un maglione nuovo.
Come subito dopo la guerra, dove in ogni paese bastava un fazzoletto al collo e l'allegria per coricare ragazze a decine, nei prati di langa.
>Un bell'affare a lasciarti, la tua Neta."
"Affare per chi?"
"Per me.Si capisce"

Il legno delle panche era freddo e umido, urla e risate venivano da tutto il tendone nel fresco della notte che calava lenta.
Piera rideva e mangiava molto e bevendo barbera scurissima fece di tutto per fare rivoltare le budella a Eroe.
Paesani ridevano, di fronte.
Conoscevano forse la sua famiglia o quella di Neta e l'indomani avrebbero letto la vita a questo o quello nel negozio o davanti alla chiesa.
Che parlassero.
"Balli?"
"Con te, sempre."

Il ballabile diffondeva note sornione nel buio della notte, tra le lampade arancioni e i festoni appesi al poggiolo in alto.Dal microfono il cantante tendeva il collo nelle ultime note di Madonnina dai riccioli d'oro, e Eroe si sentì a posto.
Volle dirglielo, pure.
"Bene.Ma non è che puoi sentirti più a posto?"
"Dipende."
.
"Sono un po'stanca di gente, andiamo per prati."
"Non so se è il caso."
"Di cosa hai paura?Di quei quattro baciapile là?Ma vieni con me, te la faccio scordare subito la tua Neta."
"Questo non avresti dovuto dirlo."
"Oh va là, pieno di blaga.Ti ha lasciato.Lasciato!Goditi la vita, perchè sarai giovanotto ancora per poco.Vieni, turulot."

La mano era salda e piccola, nello scuro del sentiero di albere si sentivano gemiti e calpestio.
Anche con Neta fu così, si costrinse a pensare.
Poi fu il tenero e il bagnato e profumo e mani e bocche e lingua e capogiro, le sue mani subito sotto e la rabbia che urlava e godeva e le stelle che si facevano leste là in alto poi di nuovo l'umido e i suoi capelli e parole e lacrime, molte lacrime.
"Oh eroe, mi piangi adesso?"
"Ma stai zitta.Cosa ne sai."
"Se vuoi ne saprò.Mi piaci.Mi avrai mica preso per una di quelle?"

"Non hai aspettato molto."
"Le occasioni van sfruttate.No?"
"Giusto."

Un lampo illuminò il suo viso e pensò che quel viso greco e orgoglioso era uno dei più belli mai visti e per un istante dimenticò tutto, baciandola.
"Bravo.Ora ci capiamo."
"Si ci capiamo
."
Fu tutto ciò che disse, prima di sentirsela ancora tenera, nella rugiada della notte.

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