venerdì 28 dicembre 2012

Bastandoci.








 Tu viaggi.




Tra bui solitari,strade di nebbia,
mi pensi immoto in sonni d’inquiete,
addormentato al Mondo.


 Sei in me.


Nel pensiero,
tu corri a turbare una quiete
che tarda a venire.

Saremo insieme.

Il giorno che scalpita
Fenderà questo buio che sa di rabbia.
Basteremo all’amore.

                                           -Basteremo a noi.

mercoledì 19 dicembre 2012

La pioggia è gioia, 18.

Il sole si stagliava alto sul mare, mentre un calore forte veniva su dalle viuzze in pietra del borgo, frammisto alla fragranza degli intingoli che vecchie in nero preparavano tra i fumi delle cucine.
Un vociare allegro e rauco copriva i loro passi,mentre scendevano verso la Marina.
La Topolino aveva tribolato non poco per superare il valico del Tenda e gettarsi a perdifiato tra le mille curve della valle Roja.
Eroe era sceso una decina di volte a fare riposare il motore e controllare l'olio, raffreddando il radiatore con la fresca acqua del fiume.
Neta ogni volta scendeva con la sua grazia di  donna  e osservava avida ciò che la circondava, essendo lei uscita pochissimo dal paese e morendo dalla voglia di conoscere e imparare.
Con due occhi così aveva guardato il negoziante che le porgeva brioches calde e baguette , rispondendo un merssì stentatissmo ma orgoglioso.
Eroe rideva , come solo lui sapeva fare, rideva con serietà , sapete come quegli attori alla Cary Grant , che fanno di tutto ma senza mai ridere proprio e voi pensate a come faranno.
Quando furono nei pressi di Ventimiglia , dietro una curva, il Blu: per poco a Neta non venne un colpo, lei che non era mai andata oltre Tanaro, valevano diecimila lire gli occhi che fece.
"è un paciàs bello grande, se non si fa attenzione a mettere il piedino dentro, c'è il posto a lasciarci le piume.Sai nuotare?"
"Come un ferro da stiro.Tu?"
"Imparato in guerra, in una bialera.O nuotare o addio binocolo."
"Mi insegnerai?"
"Se avrai voglia."
"Voglio imparare tutto, tutto."
 Eroe amava quella donna sempre entusiasta, forte, decisa ma al tempo stesso  bambina di fronte alle cose nuove.
L'autunno cominciava a tingere di giallo qualche foglia del Viale quando decisero che due giorni al mare sarebbero stati una cosa giusta.
Parlare bisognava, decidere, pensare.
Le bocce servivano ferme e come piccolo viaggio di nozze intrapresero il viaggio.
"Ho un amico meccanico a Bordighera, sa anche i motori marini.Loro qui mangiano pane e Vespa, altro che noi.Solo a Bra girano cinque Saturno, figurarsi."
"Sembrano tutti ricchi qui."
"Ricchi lo sono ma tirati come una corda, verdi come l'erba.Più facile tirar fuori una bestemmia a un santo che un picchino a questi liguri."
L'amico si chiamava Cecco ed era un bravo meccanico davvero.
Eroe l'aveva conosciuto in caserma nel '42 e da allora si sentivano con cartoline e scambi di olio di oliva e vino per posta.
Mai gli era saltato il ticchio di impagliarsela al mare.
Ma la storia di Bernardo e una strettezza, proprio come una corda da impiccare, lo aveva preso al cuore in quei giorni e così decise la fuga, complice Neta.
"Ne hai messo di tempo, avevi paura che qui la guerra non fosse finita?"
" Davvero, fesso che son stato.Lo facevo sempre troppo lontano.A immaginarle soltanto , le cose, sembrano troppo grandi o troppo lontane."
"Ah ma fa della filosofia,il suo moroso.Graziosissima, e fortunatissima.Questo bell'uomo, glielo avrà raccontato, ha salvato ben più di una persona, in guerra.Lo sapeva?"
"Si, qualcosa..."
"E basta parlare di guerra.Pace ai popoli e ai morti ammazzati.Piuttosto, è mezz'ora che cammino e sento odore di mangiare: dico, qualcosa ce lo vorrai offrire o no?Ho quasi fuso un motore per venire a vedere il tuo bel muso!".
E dicendolo strizzava gli occhi e faceva facce a Neta, allegro.
"Bell'uomo, gli è mai passata la fame, e non solo quella"- e dicendolo squadrava Neta, malizioso- "Ma adesso facciamo un giro in piazza  e poi a casa Laura vi farà mangiare un pesto e un sarago mai visto.Voi, che l'unico pesce che mangiate è quello di Aprile, mangiacastagne !"
"Sfotti, sfotti, ma il vino che ti mando te lo slappi per bene in un sola golata, vecchio Rospo della buona serata."
I due amici procedevano a braccetto per il carrugio e Neta da dietro si accorse di molte cose che aveva sempre intuito o solo sentito dire.
Faceva strano vedere Andrea fare il malzioso con un altro uomo, più vecchio di lui, ma sapeva i due amici e i ricordi che li legavano, intensi.
Sentiva che quella era cosa giusta  per lui, e che quelle ore sarebbero venute buone anche a loro, dopo.
"Andate avanti voi, io scendo alla marina.Ormai ho preso gusto al mare.Ci vediamo dopo, ciao!"
I due amici scendevano dalle calli tortuose, ora chiare e ora scure per l'altezza e i poggioli a picco l'un vicino all'altro.
Fu quando furono vicini a una vecchia casermetta che sapeva di saraceno, tra due arrugginiti cannoni, che Cecco si sedette su di uno, per traverso, smettendo di colpo il sorriso.
"A me lo puoi dire.Abbiamo ammazzato, insieme.Cosa ti gira per quella testaccia?Chi è davvero questo Bernardo?"
"Mio figlio.Se ti dico."
"Sarà.Bella la tua Neta. Dovresti farle più complimenti, lo sai come sono le donne.O pensi ad altro?"
"Forse,non lo so.Anzi, ora che me lo dici, qualche pensiero, si.Vecchie cose."
"Ascolta uno che non sa leggere e scrivere ma sa un po' il mondo: evitare nostalgie, riderci sopra, bere.Passare avanti, senza voltarsi."
"Parli bene, tu.Sposato, nessun figlio, pochi problemi.Anche io ero come te fino a due mesi fa, un  poco triste ma nella legge.No, troppe cose son tornate a galla e  non posso e non devo lasciar perdere."
"Certo fregartene non puoi.Ma sei poi sicuro sia tuo figlio?Dico, potrebbe essere tutto un imbroglio."
"No, questo no.Sa delle cose che solo io e sua madre sapevamo.A lei penso.Chissà dove è, cosa fa, se è viva.Da troppi giorni penso a lei, troppi."
"Tu pensi troppo.Storie di prima della guerra, mille anni fa.Hai Neta, sei fortunato.Sposatela e fa figli.Questo Bernardo, sembra sveglio a cosa mi dici: apritevi un'officina, fatevi in gamba.Con la nostalgia il pane non si porta a casa."
"Voglio cercare la madre, è uscita come un fiore a primavera nel mio cuore.Io devo sapere di lei."
"Neta lo sa?Non è una bella cosa, si capisce."
"Si, cioè, no.Ma è in gamba, l'avrà capito.Forse non so nemmeno io quanto è in gamba quella donna."
"Per me sbagli, ma ti conosco.Se vuoi una cosa la fai.Solo, non spercare quello che hai.Davvero, certe cose le sento al volo, potresti farti del male.E ora torniamo a casa, ho una fame del diavolo."
"Anche io,quest'aria mette appetito davvero.Camperai cento anni, solo per cosa lavori."
"Qui non girano le palanche che avete voi, ne avete talmente troppe da farvi di certi problemi.Davvero, dovevi esserci nel 45 e 46 qui.Si mangiava un giono no e l'altro neppure.Fame che abbiam fatto, ma le feste diosanto, quelle non ce le leverà mai nessuno.Che giornate,ragazzo, che donne.Ora queste maledette guardie che facevano le imboscate doppiogiochiste fanno di nuovo bello e brutto tempo, che Dio le stramaledica.Uno si e uno no impiccarli dovevamo- e intanto sputava per terra- e dire a tutti cosa è la guerra, perchè qui quasi più nessuno sa che ci sia stata.Cinque anni fa ci ammazzavamo ancora e adesso potessero si mettono i tedeschi in  casa."
"Non roderti.Non ne vale.Lo sai come vanno le cose.Ma hai ragione, ce ne sarebbe alto cosi per tanti, troppi.Su , andiamo a mangiare.E zitto di queste cose con le donne, per favore.Sai com'è.Finta di niente, finchè si può.Ma sei bravo tu, eh?"
L'altro non disse nulla,e  prendendo la stradina che tirava su per il giardino di palme e aloe, si incamminò senza voltarsi.
A Eroe parve ancora di essere tra le colline di casa, quel '44 gelido, dove parlare faceva male e un freddo di coltellata era spesso l'unico amico nei camminamenti.
Una lacrima, di nostalgia, di rabbia, di amore, colò lungo la guancia, ma fu solo una, una sola e bastò per accendere un sorriso che sapeva di donna.
Facendo voce all'amico in due balzi lo raggiunse sulla strada che era  radici e sassi,  e presolo sotto braccio, prese a raccontare una storia allegra.
L'altro, vedendolo di buon umore, cambiò strada.
"C'è una casa che devi vedere..."
E scollinando tra le ginestre e le mimose salirono.



venerdì 30 novembre 2012

Vecchia tigre

Avevi l'aria fiera,
vecchia tigre.

Non ti uccise
questa vita
che sapeva di gabbia.

Superba,
sapevi ancora incantare:
la Vita era in te.

Sapevi l'opera,
il canto,
il bel vivere.

Non la prigionia,
il Tempo malevolo,
ti sottrarranno quei tesori.

Su bianconeri di dama,
giocasti bene, con calma,
e sempre vincesti.

La lunga partita
è finita, vecchia tigre.

Senza rabbie,
Senza delusioni
Senza rimorsi.

Non c'è rivincita.
vecchia tigre:

la Dama nera sempre vince.
 

( in ricordo di Guglielmo B., grande amico e Maestro di dama).



giovedì 22 novembre 2012

Perla corsa, scelgo lei.

Da un mucchio di biciclette accatastate sei spuntata, mesta e abbandonata.
Il manubriaccio in acciaio anni 80 e i parafanghi posticci non giovavano certo al tuo passato da corsaiola.
Dai forcellini ti riconobbi e dalla matricola sul canotto, sotto i 100000, capii che nascesti ben oltre 80 anni addietro.
La decalca diceva e non diceva, le pedivelle tacevano per non parlar dei mozzi, ma eri inqueivocabilemnte Perla.
Insomma, una bella insalata!
Ma  non demordevo: portata a casa la situazione fu più tragica del previsto, avendo un terminale della forcella anteriore malamente saldato e ..qualche acciacco sul telaio.
Leggendo i cataloghi scopro le tue origini: 1925, sulla ghiera di sterzo,  modello 54 da Corsa, colore azzurro Verbano.
Decido quindi di montarti come da catalogo, con cerchioni in legno e mozzo contropedale Torpedo posteriore.
Solo un freno davanti, fascettato.

Sul manubrio mi sono divertito, ricostruendotene uno in ferro, alla moda dei tuoi tempi.
Così come il campanello, più un vezzo che una necessità: ai tuoi tempi erano stradacce, fossi, fango.
Per questo ho scelto gomme smontabili da 28 x ¼, montate su mozzo anteriore Perla con Oliatore e posteriore Torpedo, come già detto.

Sù una guarnitura Perla, calotte Bollea Saluzzo ( BS, il meglio di allora), e un paio di pedali a sega in ferro.
La sella Extra ce la regalò un mercatino un mattino freddo, ora starà al caldo sotto le nostre terga.
Non ho misurato l'altezza del telaio, di certo farai pochi passi quest'inverno, al massimo andrai a farti ammirare presso qualche mostra .
La primavera è vicina, quando le arie si allargheranno Per la corsa, sceglierò te.

giovedì 15 novembre 2012

il 48 d'epoca

Da oggi nasce un nuovo blog, fratello o cugino di questo.
Dopo tanti anni ho deciso di creare uno spazio dove parlare e condividere la mia passione per le moto d'epoca ed in particolare i cinquantini, sportivi e non.
Non solo bici dunque, ma anche motori e nostalgie profumate di miscela al cinquepercento.
Chi vorrà seguire anche questa impresa , potrà cliccare in alto a destra.
Ringrazio sin da ora  chi vorrà contribuire con testi, immagini o semplici testimonianzeche andranno ad ampliare questo spazio dedicato a un momento della nostra storia.
Buona lettura!


lunedì 12 novembre 2012

Arresa all'attesa.


Ti somiglia questa notte,
 
di stelle fioche,
luci rare e golose.
 
Rientrare sarà viaggiare in te,
 
 
visitare un posto nuovo,
un giardino nascosto.
 
 
Tu attendi in cuor tuo.

martedì 6 novembre 2012

Il sogno, la pistola e la Gloria eterna.

Devo ad un amico fiorentino il rispetto che nutro per questo Marchio, fondato da Alfredo Focesi a Milano.
Per questo nel recuperare questo ferro che fu sogno , ultimo barlume di speranza, tocco con venerazione ciò che l'incuria e la non sapienza hanno alienato.
Sognavi ancora, Alfredo, sognavi e forse qualcosa è andato storto.
Un passato fatto di biciclette stupende, magnifiche macchine da vittoria e da macinar chilometri e la fede in qualcosa che non sapevi avrebbe portato a malora tanta gente.
Ma tu sognavi: chi può proibire un sogno ad un uomo?
I giornali, le notizie, qualcosa che non quadra da anni.
Non mi pronuncio.
Non so.
Immagino.
Immagino le tue mani già stanche passare in magazzino e dare una carezza come si darebbe ad un cucciolo, quei manubri, quelle congiunzioni a giglio che tanta fortuna hanno fatto.
Forse una fu proprio  su  quel manubrio, anche lui stampigliato per  la Gloria eterna.

Fino a quel 1956 questa sopravvissuta alla peggiore incuria prova che le cose in casa Focesi  si facevano bene e per durare.
Quale migliore testamento?
Quella Gloria nella quale qualcuno vuol credere che la rivoltellata ti abbia portato, tu l'hai scritta su mozzi, pedivelle, manubrii.

Piace ricordare i tuoi sogni che ancora corrono veloci per prati e città, un solo nome per essi: Gloria.
E se fu la tua mano armata a chiuderti gli occhi e fugare quei mali pensieri, non essa, non altro, potrà offuscare i sogni  che sapesti tramutare in ferro e Arte.
Ridi Alfredo, stavolta la Gloria è eterna .
Ancora, qui.

lunedì 15 ottobre 2012

Mosche comprese.

L’autunno avanzava veloce e l’inverno 1949 si preannunciava nevoso e freddo.
Si sentiva già dal rumore delle foglie  che cadevano, secche e decrepite, dall’odore di umido che saliva dalle cantine di Via Cavour , dai colpi di tosse degli operai che correvano in bicicletta o col Motom dopo la prima sirena delle 7.45.
Tale e Ciccotto erano appena tornati dal giro “del ferro” , che però era stato magro.
“Manco due pali e una bici rotta.Miseria.”
“Cosa vuoi, c’è la malora.Quel Giusto: se non era per me nemmeno150 ci dava.
Miserabile.”
“Ho una fame che mangerei un tavolo.A casa non ho voglia di tornare, sempre la solita zuppa.Ci andrebbe bollito, e bagnetto verde e vino, e canti.Quello sarebbe vivere.”
“Quanto hai?”
“Con i 75 di oggi e i 30 per le sigarette faccio 105.Tu?”
“Pelato come la coda di un maiale.75 secchi.”
“Mangiamo pane e acciughe e se va bene un mezzo litro a testa.”
“Dall’Angelo farebbero credito, ma sono storie che non mi va di fare.”
“Sempre così.Chi ha pane non ha denti e chi ha denti…”
“Ma stai bravo che l’ultimo lo hai perso 10 anni fa e hai sempre mangiato.Lascia fare la predica ai preti, va.”

Intanto i due erano arrivati al  vespasiano sulla piazza, sporco e maleodorante e Tale volle almeno prendersi la soddisfazione di fare due gocce, almeno quelle gratis, che diamine.
Dallo spiraglio aperto Tale vedeva l'insegna bella e splendente del "Gambero rosso",  e scacciando le mosche disse forte:
Al Gambero rosso, bisognerebbe andare.Solo che c'è la Signora Rosa e credito non ne farebbero ad ogni modo.Roba fina, di gran lusso.Dicono che servano sempre una qualità diversa di pesce al giorno.”
“Mangerei giusto del pesce.Con vino bianco.”
“Si , ma per  togliere le lische a quel pesce devi caricare altro che il quintale sulla groppa.Non fa per noi.”

Fu nel rimettersi a posto i calzoni e sentendo sporco intorno ma anche fame e voglia proprio di mangiare che a Tale venne in mente che lui e Ciccotto erano brave persone.Che avevano diritto eccome a mangiare anche loro pesce , non avendo ammazzato nessuno e sgobbando come e più dei signori.Che non sapevano la neve, il freddo e la fame.Sicuro, avrebbero mangiato pesce.
Pensando a questo continuava a  scacciare le  mosche  che regnavano nel puzzo fetido e nel farlo si chiedeva per quale ragione al mondo ci fossero.
Maledette pure loro.
Vai a casa a cambiarti, oggi il pesce lo mangi anche tu e stiamo come Papi.Solo, datti una bella lavata , fatti la barba e camicia bianca.E niente segala, intesi?”
“Il pesce?Lavarmi?ma tu sei folle nel cervello.La barba me la son fatta che non son venti giorni e chi ha voglia di tirare giù il semicupio dalla trebbiata?La fatica che ho fatto a Pasqua , la so io.No, tu sei folle.”
“Vuoi mangiare?Ascoltami per bene e stasera avrai i dolori dalla roba che avrai ingollato.Và  a casa, penso io a tutto.”

Ciccotto, fiducioso, corse a casa e tirò fuori dalla guardaroba che sapeva di naftalina la vecchia vestimenta di nozze.Era ingrassato da allora e dovette tribolare non poco per entrarci .
Due bottoni dorati saltarono via e non ci sarebbe stato comunque verso di riattaccarli, a causa della pancia che aveva.
Fattosi la barba e ripulito il viso dallo sporco che sapeva di terra e ferro si versò addosso mezzo flacone di colonia della moglie, che in quel momento era al mercato.
“Il bagno no, che diavolo..manco tre mesi che mi son lavato.Pà mi diceva sempre: attento all’acqua, e aveva ragione.Morto a 85 anni, mai visto lavarsi una volta.Alla malora, son profumato, basta già.Tale  e le sue fissazioni.”

Scoccava in quel momento il mezzogiorno e operai a frotte si riversavano davanti allo slargo della stazione per andare a casa a mangiar il pranzo o recarsi all’osteria a bere il mezzo litro per accompagnare il pane salame che la moglie o la madre gli avevano preparato.
Nell’aria un vociare allegro, festoso, unito al fumo dei micromotori petulanti e il brontolio dei motori a quattro tempi Motom.
In quel trambusto Tale si vide arrivare Ciccotto e la figura che faceva valeva già il pranzo.
Ma sei folle? Andiamo mica a nozze.Dio santo, avere a che fare con i campagnini.Che figure, che figure.Andiamo solo che ho una fame del diavolo.”
“Ma i soldi?”
“Tutti qui”
e dicendolo Tale indicava un vecchio cartoccio da pane ben arrotolato nella tasca della giacca buona.
Sembra piccolo.Non c’è tanti soldi lì dentro.Ma sei poi sicuro?”
“Hai fame?Vuoi mangiare bene? Seguimi.”

La piazza era  meno affollata e mucchi di biciclette erano ammassate davanti alle trattorie e le panche dei giardini della stazione.
Il meccanico Burdeis arrancava cupo la sua bici a scatto fisso di prima della guerra e il suono lacerante del Motom a tubo libero del garzone Bernardo annunciava proprio che era tempo per tutti di mettere i piedi sotto il tavolo e darci dentro perché:

A tavola e a letto nessun rispetto” .

Il “Gambero rosso” era a un angolo della piazza e già da fuori capivate che non era roba da tutti, essendoci menù in elegante bacheca dorata e un’insegna dipinta raffigurante un Gambero sopra un mucchio di monete.
Tale avanzava sicuro come chi porta con sé soldi e tempo per spaccarli, mentre Ciccotto , titubante, rimaneva tre passi indietro.
Davanti alla porta in vetro colorato Tale si voltò ancora una volta:
Scolta, se non hai fame  e non ti fidi, stai fuori.Vado anche solo.Nessun problema.”
Ma sei poi sicuro?io qui non ho soldi neanche per una gazeuse.”
Ma Tale era uomo di poche parole e Ciccotto sapeva che se voleva una cosa sempre la otteneva e così, finalmente, decise di entrare.
Prima che arrivasse un cameriere Tale si voltò a dare una spolverata alla giacca dell’amico e a sistemargli per bene la camicia che usciva dai pantaloni.
Sembri una stalla, ti si sente da qui alla stazione.Figure da cioccolataio che faccio: non potevi lavarti?”
“Ma ho messo il profumo.”
“Mai provato a versare profumo in un letamaio?”
“No.”
“Ecco, lascia andare.Solo buoni da campagna voi della Riva.”

Intanto la padrona del locale, con la sua mole e la sua autorità, era sbucata da una porta laterale e osservava i due con curiosità.
Conosceva per fama chi erano e cosa facevano ma sapendoli buoni non disse nulla, perché era vecchia del mestiere e sapeva che prima o poi tutti hanno voglia di un buon pranzo, costi cosa costi.
 Il locale non era molto pieno, visti i prezzi, e Ciccotto si sentì osservato dai due seduti nell’angolo, che pur essendo settimana erano in vestimenta e cravatta.
E non guardare.Bambaccione.Quello è il commendatore Bunamì.”
“Mangio col Cumendatur.Da raccontare.”

Si sedettero al tavolo all’angolo opposto, vicino alle cucine.
Ciccotto pensò che Tale avesse in mente qualcosa, lo si vedeva da come guardava in giro con aria apparentemente casuale.
Più di una volta Ciccotto vide Tale all’opera e volle fidarsi.
I signori gradiscono l’antipasto?”
“Portaci funghi, acciughe e vino.Tanto vino.E pesce.Siam qui apposta, sai?”
“Per antipasto oggi abbiamo gamberi di fiume in salsa.I Signori gradiscono?”
“Porta , porta.E il vino.Tanto vino”

Ciccotto, che non conosceva galatei ma solo aie e fienili, usava toni da cascina e si guadagnò subito
le occhiate degli altri commensali.
Fai parlare me, zucca vuota.Sembra che chiami un bue, qui non si urla, si parla.”
“Basta mangiare.Ho una fame.”

Arrivarono i gamberi, che erano cosa Dio fece, arrivarono tinche carpionate, lucci e pesce gatto .
I due, tra un pasto el'altro   si erano scolati due bottiglie di Arneis bianco a testa ed erano un poco sbronzi.
La padrona, che li teneva d’occhio, sorrideva ai lati e davvero voleva vedere come sarebbe finita.
Devo fare due gocce d’acqua.Aspettami qui.”
“Tale, io non mi muovo manco con le  cannonate.Finisca come finisca, una mangiata così, me la ricordo per sempre.”

Tale si alzò, e tornò dopo qualche minuto.
Già fatto? “
“Quel vino.Esce come entra.Prendi dolce?”
“No, son pieno.”
“E prendilo.Ascoltami.”
“Ti dico di no.Sono pieno.Vuoi vedermi morire.”
“Fossi in te lo prenderei.Al massimo avanzi.O lo porti a casa alla tigre.”
“Che idee fissate hai sempre.Cameriere!Due dolci.”

Per dolce consiglio torta di mele oppure panna cotta e crema caramello.”
“Io voglio la torta!”
“Ma se mi dicevi che volevi la panna.Cambiato idea?Sempre così.Su, porta due panne.”
“ Ma io..”
“Vada vada..ha bevuto troppo.”
“Ma cosa…?”
“Ora stai zitto ed esci a testa alta.Padrona!Venga , padrona!”
“Comandi?”
“Beva con noi una volta, alla salute.”
“Se insistete.”

Intanto era arrivata la panna, così anche i commensali in fondo la gustavano con i cucchiaini d'argento.
Mentre Tale parlava con la padrona e raccontava della malora di quei tempi, dal tavolo opposto si sentì un urlo.
Era la Signora Bunamì, che protestava concitata col cameriere.
Anche Ciccotto si ritrovò a sputare nel piatto qualcosa, sotto gli occhi sgranati della padrona.
Ma che modi sono? Insomma?”
“Che modi? Qui ci fate mangiare le mosche.Ma che posto è?Più pulita la stalla.”

Ciccotto era realmente arrabbiato e si puliva col tovagliolo ornato d’oro la bocca sporca .
I Bunamì si erano alzati sdegnati e la padrona si scusava inchinandosi con mille moine.
Tale si alzò, facendo cenno a Ciccotto di seguirlo.
Avvicinatosi al Commendatore, prese a dire:
Son cose che capitano.Sarà una partita avariata.Cose che capitano.La Signora qui è mia amica, garantisco per lei.Non se la prenda.La Signora le offrirà un bel pranzo domenica, vero?Sicuro, un pranzo con vini e tutto.Su, dimentichi, anche lei Signora Bunamì.”
I due borbottavano, mentre si abbottonavano i cappotti di pelle.
Quanto dobbiamo?”
“Ma nulla, cari , nulla.Ci mancherebbe.”

Intanto, Tale si era infilato il cappotto e Ciccotto, che sveglio non era ma nemmeno fesso, si accodò.
La signora Rosa li guardò malissimo, intuendo forse qualcosa, ma Tale , sempre conversando con il Commendatore, la salutò di sfuggita con aria compassionevole.
Ciccotto, che doveva reggersi alla mantenna di ottone tanto era sbronzo, nemmeno ci fece caso.
Per strada i due erano davvero uno spettacolo, con la pancia gonfia e la cintura mezza slacciata per il gran mangiare.
Buon pranzo.Peccato quelle mosche.Chissà come sono finite dentro.Una bella scarogna, vero?Fortuna per noi.Dì un po': ti è andate bene eh?Chissà come avresti fatto.Soldi, non ne avevi.Contala giusta.”
Passando davanti al Vespasiano della stazione Tale chiese permesso per fare acqua.
Di nuovo? Ma come, non sei andato venti minuti fa?Con quelle mosche poi…Aspetta di andare al Bar almeno.”
Ma Tale di nuovo sorrise, ed entrando nel luogo fetido e finalmente liberandosi, pensò che non tutti sanno apprezzare i doni che il buon Dio ha mandato sulla strada degli uomini.
Mosche comprese.

sabato 13 ottobre 2012

Tandem di Guerra

Grigio nubi, nubi di guerra.
Eri sporco di un rosso che non ti apparteneva, chissà se hai dormito mesto in
qualche stalla.
Quel grigio che ricordava tempi non felici, spuntava da sotto quasi
scherzoso.
Ruggine, ruggine, ruggine.
Ancora, sempre.
Così dopo l’estenuante trattativa sei entrato nel mio garagino, e ti ho subito
smontato e appeso tanto ingombravi.
Per un anno e mezzo hai visto sul tavolo operatorio le tue sorelline più corte
tornare alla luce ridenti.
Sapevi che sarebbe toccata anche a te.
Infatti ho sentito gioia quando le mie occhiate alla tua vernice diventavano
via via più lunghe e cominciavo a “vederti” finita e a posto.
Cominciai dai parafanghi, ricordi?
Quel bianco che spuntava da quello posteriore era un richiamo troppo ghiotto
alla passione per le cose del tempo di guerra.

Poco a poco è rispuntato, ma il resto era ruggine, brutto, sporco.
Le saldature sul telaio mi dicono che hai viaggiato e forse su e giù per la
collina e chissà con chi e per quali ragioni.
Chi ti ebbe seppe però conservare i tuoi pedali, pur usandoti molto, e il tuo
manubrio cadmiato sportivo anteriore.

Cadmio: tempo di guerra, mancanza di cromo e materie prime.
Tutto torna.
Anche il fanalone anteriore chiedeva la sua lucidata prima di poter ricevere
energia dalla dinamo Eliodyn che mancava.
 Le ruote erano davvero malridotte e i mozzi dicevano chi una cosa chi un’
altra.
Due cerchi ballon 26 X3/4  con mozzi Erma ad ingrassatore  hanno preso il loro
posto, con tanto di filettatura grigia centrale.
Freni Universal per frenare presto…e come si può ( la tua mole non è certo
piccina) con leve fascettate al manubrione.
Saldature?
Parecchie.
Troppe.
Vedremo se l’ottone reggerà le bacchettate alle quali ti porterò..
Le lunghe catene scorrono sul rosolio dopo quasi un anno di bagno termale in
olio e nafta, e il tendicatena mi ha parlato torinese: Nieddu, cambio
Vittoria!

Pedali a 4 gommini, smontati e ingrassati: tutti e 4, montati su pedivelle e
guarniture Magistroni  fanno ancora il loro dovere!
Due accessori per farti bella: para-paletot  in lamiera (fondo di magazzino
anni 40) e una bella gemma Autarchia posteriore ( cadmiata).

Le selle sono ancora quelle che ti trovai addosso: il cuoio è stato ben curato
dalla glicerina della mamma, per poi essere protette dalle terga mie e…altrui
da una bella copertura Nos anni ‘40 in vellutino.
E se la polvere verrà su dura a sporcar le catene…l’oliatore ci verrà in
soccorso (cadmiato pure lui!).
Qualche stinta decals è apparsa, ma non m’ha detto nulla: pace.
Conta poco il nome, piuttosto l’emozione di pedalarti ( sei silenziosa, non me
l’aspettavo) , assieme all’anima gemella o un buon amico, magari con plaid e
vino rosso.
Che son tra le cose che amo di più, le cose più vere e genuine.
Non più bombe e fughe e fame e disperazione , dunque, ma gioia e voglia di
condividere il pedale e una bella giornata, magari con pratino e sole.
Ogni tanto son davvero soddisfatto e questa è una di quelle volte.

giovedì 4 ottobre 2012

Mostra scambio di bici d'epoca a San MArzano (TA)


R di rola, R di ruggine.



Ti risveglio dopo un sonno di quasi 50 anni.

Non ti ha donato molto tutto questo riposare, ruggine, ruggine, ruggine.

Eppure hai un fascino che non so spiegare, mi colpisci come una bella ragazza e non so stare senza guardarti, mentre il tuo padrone spiega e spiega per carpirmi quell’obolo in più.

Che pago senza fiatare perché sono estasiato dalla sella, dalle cuciture, da copertoni come non se ne vedono più da mille anni e non ho il coraggio di togliere quella polvere che ti avvolge come un’impermeabile.

Tu sei il simbolo di anni passati, mi sembra un delitto addirittura rimuovere quella patina per avere conferma della tua origine: Rola, torino.


Dovevo ben immaginarlo, penso strizzandoti gli occhi: quel giroruota posteriore, quel mozzo, quei dadi…mi avevi ben abbagliato là sotto.

Passo davanti a te, nel mio garagino: penso , è giusto smontarti, restaurarti?

Perderai qualcosa, lo so già.

Come quei due amici matti come me per la ruggine che hanno una bici da corsa nel tuo stato, e non la restaurano e fanno bene, perché quello è il fascino.

Correnti di pensiero.

Forse un giorno vorrò smontarti, capirò che vuoi correre, che sei triste messa così.

Per ora ti godo con le rughe del tempo, con i segni che dicono che tu sei una bici davvero vecchia ( anziana, pardon) .

Queste, a mio avviso, sono le Vere bici d’epoca, queste quelle che ricordo da bambino circolare con gli anziani ai mercati della frutta.

Quelle gemme, quella ruggine, quei fanali enormi e dinamo ottonate vecchissime.

Le bici che circolavano per davvero e potevi incontrare a qualsiasi angolo, ai Bar.

Forse sei solo la proiezione di un ricordo, una rievocatrice di pensieri.

Forse pensi che son matto, che dovrei smontare sabbiare riverniciare e correre.

Magari più avanti, senza fretta.
 

sabato 29 settembre 2012

Mostra dell' AVP a Racconigi

Con un poco di ritardo, il resoconto della manifestazione del 17 Settembre a Racconigi, organizzata dall'AVP.
Circa 30 le bici in mostra che hanno catalizzato l'attenzione del pubblico presente alla Fiera.
Grande attenzione è stata riservata alle bici di fine '800 e primi '900, senza dimenticare il Reparto corse ricco di buoni vecchi Marchi Piemontesi come Frejus e Benotto.
Sin dal mattino i primi passanti hanno potuto osservare i   soci allestire la Mostra, e  da quel momento non sono mancate le domande, i "mi ricordo" e, peggio, " ne avevo una cosi...l'ho buttata nel fer rut..."
Pur mancando quell'affluenza che caratterizza le Grandi Fiere, nel pomeriggio una moltitudine di persone si è affollata per Via Spada , ove erano esposti i mezzi, e tutti, dall'appassionato al semplice curioso, hanno potuto soddisfare i loro dubbi i loro quesiti.
A quel punto , con le biciclette più antiche, i soci si sono esibiti in abiti d'epoca per le Vie cittadine, attirando l'attenzione di grandi e piccini, alcuni dei quali hanno voluto farsi fotografare accanto ai velocipedisti.
Al tavolo sul quale erano esposti cimeli vari e la "bibbia" del catalogo universale Febbre e Gagliardi, è stato possibile per alcuni appassionati iscriversi all'Associazione o semplicemente scambiare opinioni con i soci...più stanchi .
In serata alcuni di noi sono saliti sul palco per una simbolica "premiazione" , con la promessa di ripetere l'evento ..anche negli anni a venire!
 Un ringraziamento particolare corre agli amici che sono voluti essere presenti sobbarcandosi centinaia di chilometri  e ... alla Pro Loco che ha reso possibile il tuttto.
Arrivederci alla prossima Mostra che,lo ricordo in anteprima, si terrà  San Maurizio Canavese il 20 e 21 Ottobre.

sabato 15 settembre 2012

Terra cruda.

 Terra Cruda

Noi siamo gente che viene dalla collina.
Rotolando giù ci siamo sparsi pel mondo, ma la collina è dentro noi, con la sua durezza, la sua fierezza.
Sappiamo il lavoro duro e la fame.
Antenati seppero inventare e costruire, tribolando per i 9 soldi per fare la lira.
Eppure la collina è lì, sorniona, beffarda, viva.
Ha conosciuto amori che furono quelli dei bisnonni , persone di guerra e di grandi ideali, che molto  seppero sopportare, molto ingegnarsi.
Con la loro stoica volontà di Langa sopravvissero a epidemie, mali governi e tempeste.
Come quello zio, che il medico lasciò senza scampo e lui rideva, proprio di gusto rideva, e si congratulava, dicendo che aveva una gran voglia di rivedere il Padrino.
Quel Padrino era il mio bisnonno che diede una festa colossale al suo funerale e mezzo paese rideva era ubriaco e ancora oggi qualcuno ricorda quel giorno.
Stoici ma con sentimento, perchè la vita è amore, e dall'amore viene.
Se qualcuno troppe volte andò a fare commissioni in Liguria e per quelle il profumo volava a litri, ecco, ancora gli sposi si legano come le radici dell'uva alla terra brulla.
C'è poco in Langa, anche se con quel poco siam riusciti a tirare su case vigne figli.
Dalla terra scoscesa abbiamo strappato un vino che nessuno sa fare e se volete bere bene proprio da noi dovete venire, in quelle cucine di terra cotta e odori di conigli che vengono dal pemntolone nero.
Allora capirete cosa vuol dire mangiare da uomo, e some d'aglio senza scuse da strappare con morsi netti, mentre si parla di raccolti e del tempo che non va.
Queste e un mucchio di altre mi hanno fatto ciò che sono, e credo che chi non abbia mai fatto passi per quella terra bagnata , la pioggia fine in testa, o non abbia mai sopportato i soffochi tremendi tra i noccioleti, si sia perso non qualcosa  soltanto, ma un Mondo proprio.
Per questo fremo ai primi freddi, quando le nebbie coprono come una coperta le terre bramose di acqua, qualcosa ritorna e in un attimo gli stivali si riempono di pauta ed è bello respirare quell'umido e quel muschio sapendo le raviole a casa e un barolo giusto.
Perciò io dico a chi vuol sapere di me di vedere quei saliscendi, quelle curve impossibili e prendere in mano quella terra asciutta.
Di rompersi il fiato per quelle calzagne a rompicollo delle vigne, bestemmiando  "terra cruda".



martedì 4 settembre 2012

Mostra a Racconigi16 settembre: buone bici e buoni cibi!

In occasione della Festa del Mais a Racconigi ( CN), il 16 settembre L'Associazione Velocipedistica Piemontese organizzerà  una Mostra di bici d'epoca in Via Angelo Spada.
La Mostra sarà visibile a partire dalle  ore 11:00 a seguito della manifestazione di Fitwalking della prima mattinata.
Quel giorno per tutto il paese sarà possibile rivivere atmosfere di altri tempi grazie a una moltitudine di persone vestite in abiti d'epoca, nonchè ad una concomitante mostra di Trattori d'epoca.
Sarà possibile effettuare assaggi di prodotti enogastronomici locali presso i vari stand dislocati per le Vie cittadine.
Il direttivo dell' AVP si presenterà in abiti d'epoca e sfilerà per le strade con alcune biciclette esposte , mentre a turno altri resteranno allo stand per descrivere i mezzi esposti ai visitatori .
Si prospetta l'esposizione di oltre 40 biciclette, coprendo un periodo che va dalla metà dell'800 agli anni '40 del secolo scorso.
Prestigiosi i mezzi presenti: dal Michaux del 1870, Columbia del 1899 a cardano,   le bici da Bersagliere della Prima Guerra Mondiale sino alla lussuosa Bianchi Impero del 1942 e all'americaneggiante Rolando con telaio Aerodyne.
Non mancherà un piccolo Reparto Corse, ove si potranno rivivere le gesta dei primi eroici corridori in sella a biciclette come la  torinese Frejus del 1934.
Queste sono solo alcune delle biciclette che sarà possibile ammirare, unitamente ad altre scelte per particolarità tecniche e rilevanza storica.
Tutti i mezzi saranno corredati di scheda tecnica e sarà possibile chiedere ulteriori spiegazioni ai Soci presenti .
All'occasione sarà possibile tesserarsi presso la AVP a condizioni vantaggiose che verranno ulteriormente spiegate in loco.
Chi volesse partecipare all'evento con la propria bici d'epoca sarà ospite gradito, meglio ancora se in abiti d'epoca.
Chi invece volesse semplicemente osservare le bici e ...dare vita a una nuova passione o approfondire le proprie conoscenze di Storia ciclistica...troverà pane per i suoi denti!
Vi aspettiamo pertanto numerosi il 16 Settembre: buone bici e buoni cibi , per tutti!

giovedì 31 maggio 2012

Passerai.


Viene la notte.

Tristi pensieri,

tra lo strider dei grilli,

m’annebbiano festosi.

Sono il mio passato,

i giorni che vengono,

una donna che manca.

Un’eco lontana

Mi dice festa

E vociare allegro:

non per me stasera,

non gaiezze,

non gioie.

Verranno,

saranno il profumo di donna che piace,

un abbraccio inaspettato,

il bacio atteso.

Passerà la notte,

passerai tu.

lunedì 28 maggio 2012

Nasce l'Associazione Velocipedistica piemontese!!


Ci sono dei tali, mezzi matti, che si sono messi a raccogliere le bici …non quelle nuove, quelle vecchie, anche arrugginite..cosa ci troveranno poi…”

Questa e molte altre frasi hanno sentito coloro che come me hanno fatto della collezione delle bici d’epoca la loro passione : commenti a volte positivi, altri meno, ma quasi tutti piuttosto confusi.

Appunto: perché raccogliere delle vecchie bici?

A che pro tenerne ben più di una , e non accontentarsi mai?

Perchè interessarsi della vecchia bici del nonno e scoprirne le caratteristiche peculiari?

Di fronte a domande come questa, nate spontaneamente lungo le serate trascorse tra appassionati a discutere di bici, è sorta l’idea di associarsi e contribuire a fare luce e chiarezza sul mondo del collezionismo della bici d’epoca e sulla enorme portata a livello storico e culturale che essa ha rivestito.

L’Associazione Velocipedistica Piemontese nasce per volontà di:

Francesco di Sario, Presidente,

Massimo Rubeo,  Vicepresidente

 Flavio Rosso,  Tesoriere

  Galeasso Andrea  e Massimo Chiesa, Consiglieri

L’Associazione Velocipedistica Piemontese poggia le basi su questi ideali: diffondere e promuovere la cultura Ciclistica attraverso  Mostre, Convegni, Tavole Rotonde, Corsi  sulla Tecnica della bicicletta, rivolto alla fascia più larga della popolazione: tutti coloro che desiderano approfondire questi temi, siano essi giovani curiosi o anziani conoscitori del velocipede.

A tal proposito si desidera contribuire a rendere giustizia all’immensa importanza che questo mezzo ha rivestito nella storia degli ultimi 150 anni , apprezzandone non solo le particolarità e gli sviluppi tecnici, ma anche le valenze culturali ad essi associate ( racconti , storie, testimonianze dirette).

Nel corso degli eventi suddetti, sarà possibile tesserarsi ed entrare a fare parte di una grande famiglia, al momento dispersa tra mille piccoli collezionisti e cerchie di nicchia, e di contribuire così a conoscere e fare conoscere ciò che non deve  più essere considerata una Passione per pochi, ma un diritto al Sapere di tutti.

Oltre a questi aspetti culturali sarà premura dell’Associazione promuovere itinerari cicloturistici studiati per le bici d’epoca , a programmazione annuale.

A prestissimo dunque, nell’attesa del primo evento in programma : ci conosceremo tutti e anche voi potrete entrare a fare parte del mondo “dei matti che amano la  ruggine





sabato 26 maggio 2012

La pioggia è : gioia .(17)


D'impeto sentì nascere qualcosa da quel vuoto che lo attanagliava da giorni .
Non era allegria, nemmeno speranza.
Percepiva nette delle emozioni che  non ricordava di avere mai provato prima in vita sua.
Tutto ora gli appariva estraneo, di troppo.
Poichè era domenica e sul serio il vociare che veniva dalla piazza lo turbava oltremodo, decise di prendere la strada dei boschi, una volta ancora.
Inforcata la bici, si avviò deciso verso la salita dell'America , ben sapendo cosa andava fatto.
Nubi nerissime si addensavano su quelle colline, e turbini di vento, a folate, spostavano a onde le foglie dei platani del Viale.
La polvere cominciava ad alzarsi a  cerchi concentrici tra le piante mentre madri spingevano i figli in casa, per carità non una polmonite doppia, in questa stagione poi.
Serissimo in volto, sentiva qualcosa di allegro ballargli dentro, come una pietra. Non come sotto le coperte con Neta , non come un lavoro ben fatto.
Qualcosa di nuovo gli girava dentro, liscio e tondo come un fianco .
Tra arie che sapevano d'inverno e solitudini boschive , appoggiò la bici e si inerpicò per il sentierino. Mai come quella volta sentì vivo il desiderio di solitudine, di piangere, di capirsi bene dentro, di vuotare la bottiglia.
Troppe cose lo avevano fatto quello che era ora, nel bene e nel male, forgiandolo indurendolo, impermeabilizzandolo.

"Se tu davvero vuoi essere mio padre, comincia ad accettare che lo sei davvero, e non per d'avviso.Io non mi vergogno di te, ma tu?Pensaci."

Bernardo lo aveva inchiodato al muro, la sera dopo la gara, quando tutto pareva sistemato e la gioia regnava sovrana.
Perchè ci sarebbero voluti anni per accettarsi, capirsi, riscriversi dentro gli anni passati ad essere padre e figlio senza sapere l'uno dell'altro.
Se padre doveva essere, doveva prima morire quel figlio arrabbiato, quell'uomo in collera con le ingiustizie del mondo , con se stesso per primo. Aveva ragione quel biondino di 14 anni: lui poteva ben dirsi figlio, sarebbe però stato lui padre?
Non bastava aver amato una donna e saperla ora morta sotto i bombardamenti, troppi anni fa.
Non bastava sapere quel ragazzo simile a lui e esserne orgogliosi per mestiere e per il suo buon guidare. Qualcosa di più profondo sarebbe dovuto uscire e lo avrebbe costretto a mettersi in confronto con tutto e tutti, prima di tutto con lui, con gli anni spesi e le malinconie trascorse.
Intanto le nubi si infittivano, pure una nebbiolina  calava ora tra i rami.
Giunto alla sommità della collina, stanco, sfiancato, si aggrappò ad un albero, un castagno enorme. Fu in quel momento che un boato spaventoso esplose in tutto il suo fragore tra lo strano buio mattutino , come un urlo liberatorio che da tempo attendeva di vociare.
Rispose a quell'urlo, Eroe, rispose dopo anni e anni di attesa rabbiosa, di silenzi tormentati e tormentanti che reclamavano ora tutto lo spazio necessario, e pianse , con rabbia proprio e gioia, e pianse mentre sopra di lui il cielo inondava la valle con una pioggia attesa da troppo e insieme piangevano e un liberato fiume sgorgava da entrambi, all'unisono.
Pianse come non gli era mai accaduto, come mai si era sognato fosse possibile piangere, e davvero avrebbe voluto che i suoi genitori, suo padre soprattutto, vedesse quelle lacrime fuoriuscire dagli occhi che tutti sapevano sempre seri, perchè cose serie avevano veduto e fatto, troppo presto, senza sfoghi, senza rancori.
Sapeva che la vita era una sola, che non c'era ritorno, che occorre accettare  e ciò che gli eventi ci hanno portato come destino, tutto questo era da sapere,da ricordare sempre e portare con sè,con orgoglio.
Bagnato come un pulcino, abbracciava quell'albero e riuscì a percepirne la linfa, le foglie che si rinvigorivano dopo la stagione secca e domandavano acqua, ancora una volta.
Quell'acqua tanto odiata, attesa, maledetta, necessaria, ora lo ricopriva totalmente e lavava via i suoi mali pensieri, tutte le sporche malefatte di cui si sentiva partecipe, e sentendola scorrere via e di nuovo ricoprire , rise, come mai aveva riso e sentì, bene lo sentì, che quella pioggia era gioia , e la gioia lo avrebbe accompagnato per molto tempo, sapendola lui accettare.
Tutto era giunto a lui come disegno prefigurato e non la religione nè prete lo avrebbero dissuaso o convinto con sermoni più di quello che ora quella pioggia gli diceva, benevola e amica.
L'acqua delle lacrime si confondeva con quella caduta dal cielo, e bagnava il terreno attorno a lui con la medesima misericordia: l'albero gliene era grato. Tutto girava attorno, e non seppe mai se fossero trascorsi minuti od ore. Quando se ne riebbe il temporale era passato e un sole pallido baluginava tra le nubi.
Per molti minuti non riuscì a staccarsi da quel tronco, infreddolito ma felice.

Verrà l'estate.

Verrà l’estate,
e con lei ,
i soffochi terribili,
le piogge salvifiche.
Porterà un amore forte :
un calore nel sangue,
ribollirà con le acque
dalle anse di Tanaro.
Sarà vento caldo la sera,
note lontane,
cicale e paglie secche.
Sarà sole, brucio e passione.
Non piangeremo
Per la sua durezza,
sfidandola sempre,
il vento assente.

venerdì 25 maggio 2012

la bacchettata 2012: per pochi, ma buoni.

Eravamo in pochi a questa bacchettata, ma tutti molto ben intenzionati a pedalare e a stare assieme, che è ciò che conta. Il meteo non dava speranze , anche se la domenica mattina ci ha regalato qualche sprazzo di sole e...altro. Il sole di sabato pomeriggio ha consentito ad alcuni amici di osservare il mio accumulo di ruggine e scattare qualche fotografia. La sera, pizza in compagnia in quel di Savigliano, madrina di eccezione...il mio vetusto FIAT 124 giallo mutua!
Come dicevo, pedalata per pochi la domenica, dopo che alcuni coraggiosi vennero per salutarci ma non pedalare... Qualche chilometro di strada asfaltata e poi...strada bianca lungo il canale Brunotta da Cavallerleone a Racconigi. Qualche goccia di pioggia e poi..il centro!
Le vivande erano state caricate preventivamente e ci aspettavano al centro cicogne: fu là che un dio al quale stavano antipatiche le bici scatenò il diluvio...meno male che le Signore stavano all'asssiutto!|
Detto fatto, al primo accenno di asciutto ..armi e bagagli e ...a casa della Marty per fare il più bel pranzo che ricordi, a base di Piada, Porchetta e Squacquerone.(Grande Marco spiadinatore d'eccellenza!)
Torta Resegone e ottime frittate e ciliege hanno completato il tutto. Al pomeriggio, salutati i partenti per zone lontane, una visita a una mostra locale con bici ...da urlo, ha completato la giornata. Questi i fatti. Indicibili le emozioni di tutto questo meraviglioso w-end dedicato alla bici d'epoca, ma soprattutto all'amicizia, quella vera. A partire dall'inaspettato regalo dell 'Amico Claudio, che qui ringrazio pubblicamente: una Benotto che presto tornerà a splendere comne ...anta anni fa! Questa edizione, particvolarmente funesta dal punto di vista meteo, mi rimarrà per sempre nel cuore: eravamo in pochi, tutti provenienti da variegate zone di Italia, ma con la setssa voglia, lo stesso genuino spirito. Per questo decisi nel 2007 di dare vita alle Bacchettate, per questo continuerò a organizzarne e a parteciparvi.. Grazie dunque ai pochi che vennero e ...pazienza per chi non ha potuto/voluto esserci: lo attende una nuova edizione, ancora più ..lunga (speriamo) e ..soleggiata! Grazie a tutti. Di cuore. Corro a preparare l'edizione 2013.....

giovedì 3 maggio 2012

La bacchettata di Primavera 2012: 20 Maggio!

Come da tradizione , torna anche quest'anno la tradizionale Bacchettata di Primavera, raduno e passeggiata per bici storiche da passeggio ( e non) , in quel di Racconigi. Un'occasione da anni per incontrarsi tra appassionati di bici a bacchetta, condividere un percorso godibile e rilassante tra le campagne piemontesi e ...mangiare un buon pasto tutti assieme all'arrivo! Dal 2007 la sostanza non cambia: aria pura, tanta voglia di stare assieme e fare rullare un po'le nostre amate bici, sfoggiandole con il giusto orgoglio. La location sarà la stessa dello scorso anno, Racconigi, ma con un percorso tutto diverso per la maggior parte in strada di campagna e bianca. Ho deciso però di aggiungere un tocco di eno-gastronomia alla manifestazione, anche per renderla un poco più campanilista.. Dopo il consueto giro di una diecina di chillllometri , ci si fermerà presso una vecchia cascina nei pressi del Centro cicogne Lipu (ci siamo passati accanto anche lo scorso anno, è nei pressi del luogo dell'unica foratura dell'edizione 2011..) Scelta campanilista perchè ogni partecipante sarà incaricato di portare un piatto tipico delle proprie zone di provenienza per condividere un po' della sua terra.. Una volta appurato chi parteciperà chiederei di comunicarmi quale sarà il vostro contributo culinario in modo da non trovarci con 25 primi e nessun dolce...graditissime bevande alcooliche e non! Unico neo, se così si può dire, sarà un minimo contributo pro capite per l'uso della Cascina (munita di ogni confort), ideale anche in caso di maltempo improvviso e per la sicurezza dei bimbi presenti: 6 euri a cranio. Ecco di seguito il PROGRAMMA : In linea di massima si partirà dal Castello di Racconigi alle 10 circa, il ritrovo è fissato intorno alle 9..e dico intorno pechè chi vien da molto fuori può incorrere in qualche malaugurato ritardo causa code , incidenti..etc.. Poi, giro in bici su strada bianca e piccola strada di campagna(sarà un giro nuovo, rispetto all'altra edizione), quindi sosta verso le 1230-1300 alla cascina a fianco della Lipu. Le cibarie le porterà la suocera o io stesso dopo averle raccolte , direttamente al luogo di ristoro...resteranno in frigo, in modo da evitare che vadano a male o sciolgano.. Poi dopo le 1300..pranzo, bevute..etc a piacere! Si capisce che chi deve macinare chilometri è meglio parta verso le 15-1600, ma per chi resta offro ancora un giretto in bici alternativo, magari quello della vecchia edizione, giusto per stare in compagnia.... Per chi invece volesse, al sabato pomeriggio si potrà fare un giro asieme a me e magari ammirare il mio ammasso di ruggine.. A DISPOSIZIONE PER OGNI CHIARIMENTO! Vi aspetto numerosi!!

sabato 21 aprile 2012

Do it yourself (cerca d turnè a cà)

Avevamo lasciato la Gerbi Boasso serena e tranquilla di restauro, con la sua cera appena data. Oggi pomeriggio, complice il bel tempo, ho deciso di metterla a lla prova sulle stradine del braidese. Cagnolina al guinzaglio e via che si pedala allegri. Pedala pedala, al nono chilometro...pfffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff. Che fare? Sole. Cane che mi guarda allegro nell'erba ed è lontano anni luce dal mio problema. Lui c'ha l'erba e il fiumicello. Io una gomma bucata. Tra una cristonata e l'altra, passa una gentile vecchina, che con l'accento più piemontese che abbia mai sentito mi apostrofa: "Ha da manca?Vuole un pompino?" Brivido. Perchè no? Pompa che ti pompa, la gomma non si gonfia. "è un po'vecchiotta, nhhhhè?" "Già." Che fare? A quel punto penso a un vecchio racconto del tempo di guerra ( sempre lì andiamo a parare) nel quale un milite tornava a casa dopo l'8 Settembre con una Guzzi bucata. Come? Mettendo delle foglie dentro al copertone! Sotto lo sguardo stupefatto della vecchina, che ha così dato uns enso al suo pomeriggio, smonto con un pezzo di legno il copertone e strappo la camera d'aria bucata. Poi,novello contadino, strappo busche d'erba a gogò e riempo ben bene la ballon 3/4. Con un po' di mestiere la rimetto su e ....vaiiii!!! La vecchietta ha imparato una cosa nuova, il cane bestemmia in caninesco per l'interrotta pausa e io pedalo felice. Anche questo è bici d'epoca, anche questo è vivere appieno questo fantastico mondo. Un brivido mi scorre dentro, ripensando a questa biciclina che ha rischiato di essere schiacciata, e che ora trotta di nuovo. Sento vicino, ma la voce è lontana, qualcuno sorridere . Qualcuno che settanta anni fa già si trovò a tornare a casa, dai figli, dalla sua bella . Una gomma bucata, dell'erba, forse la paura. Come spesso accade, anche questa volta una bici mi ha aiutato a rivivere qualcosa di lontano, che io, come altri, continuo a sentirmi dentro e vicino.

mercoledì 4 aprile 2012

Tu ridi.


Tu non dici parole,
sei la cantina chiusa
che serba buon vino.

Sei la notte e il giorno,
un buio silente,
l'alba che non viene.

Sai gli sguardi,
le occhiate golose,
il desiderio d'altri.

Un sole forte
Ti fece bella,
di generosa luce.

Tra frette straniere
e vuotezze d'animi,
Tu ridi.

giovedì 22 marzo 2012

Gerbi Boasso: dalla ruggine con amore.


Giaceva senza speranze accatastata a un mucchio di ferraccio senza forme.
Spiccava il suo rosso, contro i lamierati di lavatrici e portoni.
Per tutti, era solo più un dieci chili di ferro da pesare e fondere.
Per me, una Bicicletta.
“Ma sei sicuro che la vuoi?”
“Sicuro.”
“Chissà di che marca era?”
“Marca Risu.” (Tradz.Marca Ruggine)
“Mai sentita.”
“Dalle mie parti ne girano, parecchie
.” risposi serio, ma non troppo.
Caricatala con maggior cura del solito, non potei non notare carter e parafanghi sottili come carta velina e ormai prossimi alla rugginosa putrefazione.
Restò con me.
In un angolo.
Ogni tanto, mentre passavo, chiaccheravamo.
Lei, nel suo indolento e muto esistere, che mi raccontava di abbandono e bei tempi, mi comunicava ancora voglia di vivere, correre.
Fu una sera, alle 20,23 che la sentìì mormorare:
Si fa!”
“Si fa!”
risposi io.
La Impero e la Maino mi guardavano dall’alto della loro boriosa superiorità blasonata, giudicandomi pazzo, forsennato, innamorato.
Smontarla non fu facile: porto ancora i segni sulle dita delle trapanate violente, delle smolettate acide, ma necessarie.
Chissà chi avrebbe creduto tanto in te?
Chi avrebbe visto sotto quella coltre marrone ciò che io immaginai forte, sicuro?
I capelli e le narici ti respirarono, o meglio respirarono ciò che di te non poteva più restare e doveva scomparire.

Gli occhi ammiravano ammaliati quel Rosso che voleva tornare a rilucere, orgoglioso.
Una pedivella mi disse Gerbi, le decalche “Boasso, Baldichieri”.
Poco importa se tu nascesti dell’una o dell’altra casa: tu c’eri, e il tuo esistere tornava ad essere un vigoroso Essere.
Persi due sere sui pedali, tant’erano inchiodati.
Ora rullano sul rosolio, e questa è soddisfazione.
Mi son divertito insieme a te a ricostruire parafanghi, improvvisato battilastra e Ribattinatore.
Hai gioito nel vedere le coperture da ¾ tornare su quei cerchi spazzolati .
Ti godrai il portapacchi, che accoglierà una cassetta in legno e magari delle trappole per topi, o del cibo.
Come vorremo.
Ci siamo emozionati , quando montata la catena e il carter, alla prima pedivellata, solo lo scorrere dei rulli abbiamo udito.
Come mille anni fa, chissàdove, per chissàchi.
Torneremo a pedalare assieme, questo è certo.
Sulla tua sella in cuoio io, sui tuoi copertoncini, tu.