martedì 18 gennaio 2022
Franzosa:Automoto 1910
domenica 19 dicembre 2021
A volte ritornano: Gloria mod. B 1936
Per chi mi segue ed ha memoria buona, alla vista di questa Gloria ricorderà senz'altro il post di qualche anno fa.
Ero più giovane, correvo ancora sulla Tigra bruciando autovelox e inchiodavo per caricare bici arrugginite dai rigattieri.
Una di queste, era lei.
Affascinante nella sua polvere e nella sua ruggine che le conferivano una grazia tutta sua, mi ha tenuto compagnia per qualche anno nell'angolo della boita, ammiccando sorniona dal suo bel cipollone.
Ed io ogni volta a guardarla, dirle che si, c'era anche lei, l'avrei fatta passare sul banco chirurgico, avesse solo un po' di pazienza, perdio!
Poi, come sempre accade, un mattino me la ritrovai sempre lì, ma con uno sguardo diverso, quasi offeso.
Diamine, queste vecchiarde! Sanno ben loro come farsi prendere!
Mi ha fatto sudare e tribolare parecchio, questa Gloria. Tutto era arrugginito e bloccato, parafango posteriore sbrindellato e carter con elegante codino a cerniera...quasi tutto scollato!
Con calma e pazienza ho dovuto saldare ad ottone e ritrovare perizia nell'uso dei vecchi rivetti: alla moda vecchia, sia mai il contrario !, ogni cosa è andata al suo posto.
Quasi tutti i raggi erano corrosi dalla ruggine e con calma certosina, nei pomeriggi di afa e soffoco, ho provveduto a ri-raggiare i mozzi Gloria ad ingrassatore con settanta e due nuovi- vecchi raggi .
Dovendo riverniciare il carter risaldato, ho optato per un lieve lifting che conservasse la vernice rimasta e che desse comunque una patina vissuta alla più che ottuagenaria.
Particolari esaltanti : freno interno anteriore, dadi col logo Gloria smaltato di gran lusso, e, udite! udite!, forcellino tipo corsa !
Provata su strada, ha superato l'esame alla grande, dimostrandosi snella e silenziosa, davvero molto filante.
A presto dunque per nuove avventure!
martedì 7 settembre 2021
Zona marrone: wolsit ballon 1937.
Sono anni che ho smesso di comprare blocchi di bici ( o blocchi di ruggine, secondo altre vedute). Eppure, eppure. Anni fa, quando un amico mi portò a casa una letterale camionata di ferrovecchio, c'era anche lei.
giovedì 19 agosto 2021
Prina di agosto
Nulla. Io e le Prina abbiamo un legame indissolubile, ricorsivo.Succede così che al consueto mercatino cebano di ferragosto sia con la famigliola al mercatino che tanto amo.Bici non ne voglio comperare, ma gli attrezzi per smontare eventuali acquisti, ci sono. Passeggia, passeggia, sul ponte mi imbatto in una sequela di vecchie scassone insieme alla bellemeglio.
Le guardo distratto,robetta penso.
Ma ecco che tra le solite bacchette uno stemma attira la mia attenzione! Savoiarda! Rimaneggiata ma integra nelle parti che contano,con su due bei siamt corsa giroruota. I parafanghi in alluminio in quattro pezzi mi mozzano il respiro, così come il manubriaccio moderno e l' orrendo filetto stickers che la adorna...sparito il cambio simplex, sparito il magnifico leve rovesce che rimetterò su...sparito il carter in alluminio...con calma tornerà splendida, rullante, una vera savoiarda!!A presto per il dopo lifting!
mercoledì 23 giugno 2021
Grazie,Graziella e......
In molti mi chiedono perché non abbia più pubblicato nulla, rispetto alle bici. Mi chiedono se sia ancora appassionato, se non abbia cambiato interesse....robe così.Ebbene no, non è cambiato nulla, quasi nulla. Preso da fatiche letterarie inesauste che mi hanno portato a stendere due libri in contemporanea, non ho mai smesso davvero di cercare e restaurare bici. Sono cambiati i ritmi, sono cambiati i tempi. Le passioni sono a volte messe alla prova e quando queste vengono abbandonate, di fronte alla prova del fuoco di tempi duri per l' anima o il portafogli, nessuno può biasimare nulla a nessuno. Nel mio caso ho volutamente lasciato raffreddare la fiamma sotto braci innocue, mentite spoglie di un nulla che non c'è. Ben se ne sono accorti i soliti amici quando, ad un recente mercatino, ho adottato senza troppo contrattare questa bestiola arrugginita che ancora mancava alla collezione. Numero bassi, sotto i diecimila, completamente originale in tutta la sua solidità portata con rugginosa dignità.
Analizzandola nella pace della boita domestica, mi sono chiesto se non fosse meglio scambiarla, cederla.Edotto della notizia, mio figlio seienne mi ha redarguito con le peggio parole, adducendo che una Graziella, di quel modello, ancora mancava in collezione. Ecco, pur non pretendendo che i figli seguano per forza le passioni genitoriali, mi son sentito bene e a posto, amando ancora di più questa follia che mi ha portato ad accumulare le tonnellate di ruggine e gomma che sono i miei garage .La pausa letteraria estiva porterà nuovi lavori ciclistici e state ben certi che ne scriverò su, nel bene e nel male. In risposta a chi mi chiede se la passione sia finita, se voglia cedere le mie bici....sia per loro bonaria risposta questo titolo.
martedì 16 marzo 2021
I volti del diavolo
lunedì 23 novembre 2020
La Mito, il sogno, il ragazzino.
Era l'estate del 92. O del 93, cambia niente.
Io ero un ragazzino, già pieno di passione e con le mani sporche di grasso.
La cosa più figa era smontare i dellorto da 12 e aumentare getti, ipotizzando fantastiche prestazioni al garellino di turno.
Avevo 11 o 12 anni, manco ci potevo andare in moto.
Però ci andavo.
Di nascosto, in giardino, in garage, un giro per strada senza che nessuno vedesse.
Robe così.
E poi c'era la Mito.
Rossa, bella,veloce.
Invidiata.Inarrivabile.
Ai tempi dove vivevo io ne giravano pochine e una era quella di Gionny.
Tal uomo veniva a trovare la fidanzatina alle medie e ogni giorno alle 12:30 me la sentivo arrivare, sgasando.
Gionny era un pluri ripetente, non aveva nemmeno finito le medie, forse era pure in un giro strano. Brutto.
Anzi, di sicuro.
Epperò ci aveva la Mito.
E la fidanzata.
Ma non era quello il momento che amavo di più.
La notte, esaltava la Mito.
Potevano essere le 21, forse le due di notte.
Io la sentivo.
Ai tempi non c'erano rotonde o semafori o dossi.
C'era un rettilineo.
Così lungo che potevi uscire dalla città lanciato e accucciarti sotto il cupolino per chilometri e chilometri.
Sperando che tutti rispettassero gli stop.
Gionny usciva dal centro abitato in terza piena, al massimo dei giri.
Sapevamo per certo che non era originale, che aveva il 160 ( o il 180) e che la Arrow si che era una marmitta.
Gionny portava ogni marcia al limite di rottura e davanti all'incrocio con la mia via passava di certo i 120.
Rimanevo immobile come in contemplazione mistica, auscultando ogni cambio marcia.
L'ultima la infilava entrando nel paese vicino , a tre o quattro chilometri da me.
Era la settima.
Ormai il ruggito del motore si perdeva nella notte e io lo immaginavo ben oltre i 200 accucciato a fendere l'aria, felice.
Lo ero anche io, felice.
Ero un ragazzino, avevo salute, sogni e pure dei giocattoli che ti facevano sognare.
Non in mano mia però.
La Mito che ho adesso l'ho presa tanti anni dopo, quando l'età mi avrebbe consentiuto di gestire la cavalleria e , forse!, non farmi del male.
Troppa gente è morta minorenne , sparata ai 170 sognandosi pilota.
Oggi, nel mio garage, il suo rosso brilla e chiede ancora corsa e decisione.
Non cadono i capelli, a lei.
In cuor mio ringrazio ora i miei genitori che tanto maledissi e che mi salvarono da morte probabile Ma,ancora più, ringrazio Gionny, ovunque sia.
Tu non lo sapevi,Gionny, , ma, oltre a fiumi di TTS , su quel viale distribuivi felicità. E sogni.