martedì 18 marzo 2008

Addio, fratello!


"Va bene per le 9:30.Poi mio papà inizia a lavorare e non c'è più verso di smuoverlo!"

La via è stretta, ma le case son curatissime.

Davanti ad una minuscola porticina in legno, ci accoglie la signora di cui sopra.

Nella stanzetta, un mucchio ci ciarpame più o meno utile racconta la storia di una vita passata a lavorare su scarpe e cuoio.

In un angolo, seminsascosto dal buio e illuminato da una striminzita lampada da 25 watt, si sente un tamburellare ritmato.

"Ha iniziato ora, ma credo che un momento smetterà".

L'ometto è piccolo, i capelli di neve e sulle ginocchia un grembiule in cuoio consumato dall'uso e dal tempo.

Sotto i baffetti bianchi il sorriso è quello di un ragazzino, lo sguardo attento e vispo.

"Voi siete quelli per la bici.Ma chi la userà, lui o quella bella figliola?"

"Tutti e due" rispondiamo all'unisono.

Il ghiaccio è rotto, con un cenno sbrigativo ci indica un telo, che lesto scopro.

Sotto lo spettacolo è notevole: Frejus 28 completamente integra, ben curata, con le gomme gonfie e addirittura un velo di grasso su tutto il corpo.

Fanale Cev allungato e dinamo originale.

Mi colpisce la gomma messa sotto il campanello, per non rovinare la cromatura.
Particolare di cura, di Amore.

"L'ho comprata io nel '48, quando ci furono le elezioni.Allora avevo 28 anni e mi ci erano voluti dei bei mesi per racimolare la somma necessaria.Ricordo ancora il giorno che la portai a casa, filava che era un piacere, in meno di un'ora andavo e venivo da Cuneo.Bei tempi!"

Quasi commosso, mi mostra alcune fotografie che lo ritraggono con lei, nella campagna assolata degli anni 50, zaino stracolmo in spalla.

"Ma davvero la vuol dar via?"

"E che me ne faccio?Di vecchio qua ci sono io, mi basto e m'avanzo.Solo una cosa: che resti così com'è, con questa bella vernice verde lucido e che venga usata, sempre!Guardate come sono arrivato io a 88 anni senza mai fermarmi un attimo!"

Non possiamo che annuire.
Durante un buon caffè, fatto alla moda vecchia, le parole raccontano i segreti del cuoio, i personaggi importanti da lui "scarpati"-sono sue parole- e l'importanza di aver avuto sempre un buon mezzo di trasporto: lei.
Anche quando arrivò la Lambretta e poi la 500.
"Non l'avrei mai lasciata. Mai.Per me, come un fratello."

Al momento della consegna, visibilmente emozionato, da una vecchia credenza tira fuori un involucro della Cev con una dinamo nuova dentro.

"La comprai cinquanta anni fa.Allora la notte era buia e se per caso la dinamo faceva cilecca, ne avevo sempre una nuova di scorta.Mai usata!Fanno ancora oggetti così?"

No, caro ciabattino.

E nemmeno uomini in grado di amare gli oggetti come Te, purtroppo.

Dopo la solenne promessa che la bici l'avrei custodita io in persona, che l'avrei curata e amata allo stesso modo, lui non resiste alla tentazione di alzarla e mostrarmi la scorrevolezza:

"Rulla come sul rosolio: grasso a volontà, ragazzo!"

E nemmeno si esime dal donarmi la coperta in cui per tanti anni è stata avvolta: almeno la notte si sentirà a casa.

Colpito da tanto amore richiedo se sia davvero intenzionato a cederla:

"Cosa fatta capo ha" risponde secco.

E, voltandosi, riprende il suo lavoro ticchettante.

Una lacrimuccia, ne son certo, inumidirà oggi quel cuoio.


1 commento:

mayno ha detto...

Emozionante!
Il dono della coperta, mi ha lasciato senza parole