lunedì 11 luglio 2011

Luce cercata


Cercata luce
Desiderata e amata,
moltissimo.


Ultimi bagliori
d'estiva giornata
salutan sornioni
i buii del pianoro.

Non cedono il passo
a oscurità fresche
d'una collina calda
senz'aliti.


Sarà ricordo domani,
memoria dolcissima
in una fredda sera
colma di nevi.

S'assopisca ora,
si doni ad altri.
Noi in attesa,
il suo risveglio.

giovedì 23 giugno 2011

La scorrevolissima 2011:acque,calici e salamelle!



Non a mente fredda, ma decantando le sensazioni scrivo qualche ricordo della recente bacchettata organizzata in quel di Crema dall'amico Livio Libks.
Perchè proprio per amicizia e meno per bici queste bacchettate stanno organizzandosi in tutta Italia.
Proprio amicizia ho sentito, soprattutto da parte di chi del forum avevo solo sentito parlare oppure conosciuto tramite messaggi.
Ma non solo.
Anche tante, belle, bici.
Stupende quelle di tutti, da urlo le Taurus(di passaggio) del collezionista cremasco Carancini.
Percorso mozzafiato lungo i canali della cremasca,non sempre cosi scorrevole(qualche buca di troppo,ma poca roba nhè...)con qualche piccolo incidente di percorso (vedi la chiavella di Joal e il carter dell Dei di Silene).
Parte da leone il barbecue a gpl (!!) dell'ottimo Mario e truppa, con salamelle e costine a volontà che solo l'guardarle era un piacere (e guai a non condirle con dei calici, ostia!)
Mondiale l'amico di Mario (luigi???) che al quindicesimo calice , mangiando banane, sosteneva di essere la reincarnazione di un gorilla.
Premio simpatia al piccolo daniele che con la sua fiammante Frejus ha sfrecciato in lungo e in largo e ancora lo avrebbe fatto, se non per...ragioni di orario!
Grazie quindi a tutti e un consiglio: chi quest anno non è potuto esserci si prenoti di certo all'edizione 2012.
Calici e salamelle incluse.

giovedì 9 giugno 2011

La Rondinella:Chino Rivetti, Bra 1942


Sul forum decrivevo l'emozione di pedalare una Chino Rivetti.
Tra gli anziani braidesi ancora molti ricordano la mitica Rondinella ,ed ecco che
ripropongo un post di qualche settimana fa, ora che tutti possono ammirarla dopo un attentissimo restauro conservativo.

Un'emozione fortissima è in me stasera e voglio condividerla con voi che ,credo, potrete capirla bene.
C'entra una bici, e come non potrebbe?, ma in questo caso essa diventa solo un veicolo di sensazioni fortissime.
Non vi parlerò di essa in termini di Marca e blasone e quanto altro, ma di un semplice oggetto fabbricato anni fa nella mia città e che oggi capita tra le mie mani.
Parecchi anziani nella casa di riposo dove lavoro me ne avevano parlato come di un oggetto mitico e ambitissimo e, per caso (o no? ), è giunta a me proprio oggi.
Dovreste esserci stasera qui ai piedi della collina.
L'aria muove qualcosa di caldo e liscio e già qualcosa dell'estate brilla tra gli alberi in alto, latrati di cane in lontananza.
Lei è leggera, come la fece il ciclista corridore braidese di cui si innamorò mezzo paese , negli anni 30.
Chiudo gli occhi.
Nelle narici il profumo dei tigli e delle acacie in fiore , una solida e farraginosa terra sotto i piedi, mi aiuta a sognare quegli anni così lontani.
Gli ultimi raggi di luce muoiono dietro le montagne e dietro quell'orgoglio di Monviso io non sono più l'indaffarato professionista di questo stressante e caotico 2011 .
Anzi esso è lontano e mi appare solo come una data di un futuro lontanissimo.
Le osterie coi tavoli in legno e il ronzio delle dinamo si avvicinano e diventano cosa comune.
Nessun asfalto, nessuna plastica.
Silenzio.
Silenzio.
Silenzio.
Pochi minuti, forse meno, ma questa emozione fortissima, di potere ,nonostante tutto, strappare del Tempo e muoverlo a proprio piacere grazie a una reliquia di ferro e gomma , è qualcosa di molto mio che, spero, possa giungere a tutti voi.



Parti cadmiate, mozzi in alluminio Piuma, galletti in alluminio Binda, cerchi in alluminio, carter in alluminio.Manubrio Ambrosio e impianto luci CEV del tempo di guerra, con tanto di fanalino posteriore in bachelite rossa.
Corre veloce, in salita, verso il san Matteo.
Non tutti sapete i posti di Bra, ma quella siepe là dietro è stata molto in certe sere d'estate dove sentire l'odore della collina rotolare giù sapeva di antico e autentico.
Come il suo oro.

martedì 7 giugno 2011

Martinique (etè 2011)


Sei la poesia che non scriverò mai,

le strofe che mai

mai!

mai mi stancherò di leggere.

In ogni tuo verso io vivrò,

viaggiando per sentieri a noi

Sconosciuti.

Non paura,

ma amore,

amore!

solo amore

la Prima parola








l'Ultima.

mercoledì 11 maggio 2011

la bacchettata 2012


2012, non ho sbagliato...

Nella mente aleggia fresco il ricordo della fiumana di bacchettari immersi nella polvere che avvolge come un tempo le nostre cavalcature.
Non mi stancherò mai di ringraziare chi , come me, crede e trascorre tempo a recuperare e studiare le vecchie bici.
E a partecipare a questi incontri dove davvero il frutto del lavoro viene condiviso, vissuto, ammirato.
Strade bianche, qualche cascina diroccata, forse il sole.
Da sempre lo spirito allegro e scanzonato che per qualche ora ci riporta ai tempi andati delle bici che con tanto amore restauriamo.
Già mi proietto al prossimo anno, dove vedo un giro diverso, polveroso, affascinante.
La Legnano magari si riposerà un poco e il suo grasso si mescolerà al recente velame di pulviscolo.
Altre occasioni ci riuniranno, altre biciclette ritroveremo e rimetteremo in pista.
Io, aspettando, penserò tantissimo ai momenti che nessuna fotocamera può imprimere, ma che tanto bene vedo nel cuore.
E chudendo gli occhi rivedrò le nostre bici e Voi, che tanto gentilmente avete creduto e partecipato a questa quinta edizione.

Grazie ancora.
Corro a preparare la prossima edizione...

sabato 23 aprile 2011

la pioggia è gioia (13)


Nei turbini d'aria calda di quel mattino che diventavano incendio fuori dei portici, Eroe non potè smettere di pensare a quell'estate del '35.
Il colore del vino davanti a lui era ora quel serbatoio cromo oro e aquila dorata della Guzzi di Luisolo il Signore.
Pur senza parlare sapeva benissimo dove Bernardo sarebbe arrivato.
Nei silenzi di occhiate imbarazzate e ostinate sentiva il temporale che stava per scendere su di loro e ricordi bisognava tenere a mente e mai come ora le cose belle vengono al taglio e benvenute.
Quella Guzzi, nuova di fiamma, forse il magneto o l'"ausivalvula" , come diceva Luisolo, erano da revisionare.
Per una settimana la provò e riprovò in lungo e in largo, Luisolo ben felice di poter donare a quel giovane un momento di paradiso.
Invidia sprizzavano i paesani nel vedere quel ragazzo portare suono e tuono per le vie di terra , scarico libero e chiusino aperto.
Mai più sarebbe stato tanto felice e bene lo sapeva, consapevole proprio dell'eccezionalità del momento.
Poche piogge quell'Aprile e le strade senza una buca,lisce e bianche coi militi in divisa nera sulle biciclette e sui 500 Gilera e Guzzi a correre chissàdove .
Era la prima moto a molleggio poseriore e cambio a pedale che provava e Burdeis a dire "tutte balle, chissà doveandremo a finire, quante cose inutili..ai miei tempi, le moto si che erano una cosa seria."
Fu proprio con il Pe 238 che quelle ultime volte Eroe andò raggiante da Cia , portandola come una regina per le colline.
Con gli occhi fuori dalle orbite per la gioia immensa di potere sedere così in alto dietro all'uomo che amava, non disse più di no in quel bosco dell'America in cui dopo il giro erano finiti.
Gli alberi alti di castagno e la solitudine di quel prato nascosto parevano proprio la terra promessa e per tutto il pomeriggio e altri ancora quello fu letto e nido, in cui sognare qualcosa di molto loro e molto subito.
Erano due ragazzi, ma con una luce negli occhi con già qualcosa di uomo e donna.
Paesani camminavano sotto i portici per sfuggire alla calura e Eroe si distrasse un momento ad ascoltare un suono che non conosceva, con sguardo perplesso.
"Iso 125, cilindro sdoppiato.Bel motore ma un biroccino, non va avanti."
Pareva che quel ragazzo capisse al volo cosa stava pensando e ancora una volta si stupì, gelato da quel freddo che il blu profondo degli occhi emanava.
Nelle orecchie risuonava ancora il battito lento e cadenzato di quella Guzzi e quell'addio improvviso, poco tempo dopo.
Erano di Cia gli occhi di Bernardo.
Bernardo che nessuno sapeva bene donde venisse e dove fosse nato, non avendolo mai nessun braidese saputolo per certo.
Era tornato con Cia e il padre dopo la guerra e pare che proprio in Lombardia dove era andato per lavoro il padre avesse conosciuto una donna poi morta sotto i bombardamenti.
C'era qualcosa di suo in quei gesti e in quel sapersi capire al volo che ora prendevano una piega inattesa e chiara.
Non si perdonava il non aver più chiesto e cercato, ma quello era il suo carattere.
Da anni si aspettava quel momento, come una nube prossima a scoppiare d'estate e voi in basso che aspettate e nessuna previsione ma solo la certezza di una frescura capricciosa .
"Cia?"
"Mia madre"

Un tutt'uno divennero i ricordi di 15 anni fa e quel giovane davanti a lui.
Piangendo, entrambi iniziarono a parlare.
Senza pensare al lavoro lasciato a metà, i due ordinarono panino e birra.
Qualcosa di nuovo e lesto correva ora davanti a loro, ridendo con sicurezza.
Nulla sarebbe stato come prima.

martedì 19 aprile 2011

Venti neri


Non so cosa provo quando ti pedalo.
Quel faro enorme oscurato davanti e quel bianco panna stinto, al didietro, mi riportano a tempi di cui solo ho sentito parlare.
Non ero nemmeno un pensiero quando tu uscivi con la vernice nera da far male in un periodo in cui quello era un colore che tirava.
Non esisteva Andrea quando misero la museruola al tuo bel cipollone per evitare che dall'alto centrassero il tuo padroncino e la sua bella città.
La A sul canotto e il suo spadato simbolo hanno resistito ai sudori (caldi e freddi) di quegli anni e a tutti i successivi meno paurosi e di certo più allegri.
Nonostante quelli in cui sei nata fossero gli anni di un potere che tolse il lavoro al mio bisnonno perchè rispose di essere iscritto solo al partito della Pagnotta al gerarca che lo interrogò e fu poi messo al muro per aver difeso il figlio latitante e solo un prete lo salvò e anche la casa minacciata di fiamme per aver ospitato dei partigiani, ecco, nonostante tutto, l'emozione non è solo nera.
Mi ricorda la felicità di possedere le ali costosissime che ti permettevano di volare tra le pianure e le colline , a trovare fanciulle sincere e semplici, la gioia di andare la sera per prati buii sotto il cielo stellato, e la voglia di sognare un futuro se non meno nero almeno un poco più allegro e libero.
Quello si.
Non me ne vuole allora se sui parafanghi, una volta tanto, ritocco quel nero che lacrime e le pioggie hanno stinto , e non me ne vuole se le lascio quel faro così scuro, così vivo.
La gomma marcata Legnano dei pedali e l'osso delle manopole sfidano testardi il nuovo millennio, come lo sguardo di quei vecchi cocciuti centenari che nulla più spaura.
Il cielo ora è più sereno, non chiarissimo e qualche nuvola all'orizzonte, ma sapendo entrambi i venti neri alle spalle godiamo appieno delle emozioni che sappiamo donarci.
Liberamente.