lunedì 27 luglio 2015
Su quelle lenzuola.
Una giornata d'estate
ci si abitua al calore.
Dalla frescura notturna
s'alza il calore
che lento diventa soffoco.
Una donna
non ci si abitua mai.
L'uomo cammina
per la sua strada
cercando frescure.
Non cerca donne,
ma bere e gelo,
due parole.
In due sorrisi
e una gamba nuda
tutta l'estate è già pronta.
Pure l'uomo
vorrebbe pace,
un momento di requie.
Non sente la donna,
ma l'aria che scende
tra le frasche dei viali.
La sera,(per chi sa gustarsela)
si fa bere di gelo
e pace nello scuro.
Tutti escono
sui balconi e per le aie
a farsi ammazzare i sudori.
Ma non l'uomo,
che ridendo e scherzando con lei,
muore di un'estate violenta
su quelle lenzuola.
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martedì 21 luglio 2015
la pioggia è gioia.
Dal nulla si materializzò Bernardo, che aveva sentito tutto
nell’altra stanza.
Di colpo parve che le luci si fossero abbassate ed Eroe sentì
un brivido freddo lungo la schiena, come quando i cantastorie nella stalla, anni prima, raccontavano di masche e briganti e lui si nascondeva nella sottana
della mamma.
“Vuoi davvero sapere della fine di tua madre? Vah che lo
sai, sai tutto tu, anche se non ti si dice nulla.Tedesco.Mah, gioventù d’oggi.Tu
invece, non la prenderai bene, ma Piera mi dice che se non te lo racconto ne
farai una malattia.Allora vuoi saperlo davvero?”
“Parla.”
“Si fa presto a dire.Neta era moglie del Guerra che era
fascistone sulla carta , ma di politica capiva e voleva capirne poco.Bastava
mangiare a lui.Bene, su questo i due si intendevano, e non fu difficile durante
la guerra a lui fare soldi e a lei cercare di difendere voi partigiani.."
"Difendere?Quale difendere?"
"Sei l'unico ormai a non capirlo, sei anche un Eroe ma di sicuro un ingenuo come pochi.Bernardo lo sa bene perché è morta sua madre, per quello per tanto tempo non ti ha cercato, anche quando sapeva già tutto..."
"Vuoi che lo dica io? Ho letto le lettere, so tutto."
"Ma si, parla un po'te, demonio impestato.."
"In quei giorni avrò avuto 8 anni e giocavo nei fossi , a cercare rane.Veniva da me qualche volta Michè il muratore, che allora era più grande di me di 4 anni.Parlavamo poco, ma ci capivamo.Capirai, io vivevo qui senza padre né madre, a lui mancava una madre e il padre era sempre ciucco.Ad ogni modo, in quel tempo madre si adoperava per fare sapere ai partigiani delle informazioni utili a fare imboscate e robe così.Di politica non me ne intendo e mai ne voglio sapere.
Tra i nomi che il Guerra gli aveva dato c'era anche il tuo, una bella volta.
Basta.Parte sprombatata con la Topolino e cerca di venire da noi , ma poco dopo Alessandria una pattuglia tedesca la ferma .Non dovrebbe avere paura di nulla, è la moglie di un gerarca, ma quelli non la bevono e cercano di trattenerla.Lei scappa, aveva anche un po' di carattere, e, non chiedermi come, riesce a fargliela ai crucchi.
Arriva a notte al Comando di Cuneo e riesce a far sapere cosa doveva.Ma il comando teme un tradimento e allora vorrebbero quasi impallinarla.Lei dà da intendere chi è, fa il tuo nome e con quello può ripartire.Ma i crucchi, che poi così fessi non erano, la aspettano su tutte le strade che portano fuori città e proprio prima di Asti la imbrancano.
Sembra che volessero fucilarla lì per lì alla spalletta del ponte, ma un milite scrupoloso vuole portarla via per interrogarla.Qui viene il peggio."
"La uccisero?"
"Magari l'avessero piombata .Sarebbe stata la sua fortuna.La portarno invece al comando, dove per tutta la notte le fecero Dio solo sa cosa.Era forte ma a certe bastardate neanche un Santo resiste.
Basta, rivelò dove eravate .Al mattino lei e un tedesco vennero a Bra e qui convogliarono truppe da Cuneo.Quel giorno te lo ricordi bene, fu quando venne preso Onorino."
"Quel giorno...quel giorno lei era lì?"
"Come no.Se non avesse quasi indicato la strada, l'avrebbero fucilata .E con lei, me."
"Tu? Tu eri..."
"Vennero a prendermi al mattino prestissimo.Le magne furono pestate a sangue e io non piansi un attimo.Piacqui molto al comandante, che mi disse che ero coraggioso e avrebbe voluto lui un ragazzo cosi'.Io sapevo e non sapevo che era la mamma, ma sapevo bene che si andava a finire male.
Ci incamminiamo per il bosco.A un punto spunta fuori uno dei vostri e di colpo mitraglie e spari.
Io mi metto di fianco, accanto al comandante che sembra quasi farmi da scudo.Sei sicuro di voler sentire il resto?"
"Ormai.Mi sembra di vivere un'altra vita.Vai avanti."
"Voi ve la cavate bene, anche se in un attimo siete circondati e spacciati.Da dietro un cespuglio due persone sparano all'impazzata ed è qui che capita cosa non doveva."
"Cosa?"
"Un colpo passa appena sotto il mento di un crucco e va a piantarsi dritto in fronte a lei.Un attimo ed è caduta come un sacco di patate."
"Non è vero.Mi state raccontando delle balle.Mi state dicendo che io avrei ucciso Neta?"
"Tu o qualcuno dei tuoi.Non farti preoccupazione.Era guerra e voi sparavate .Avevate davanti un esercito pronto ad ammazzarvi come bestie.Era la guerra."
"Era la guerra un cavolo.Mi sembra di diventare matto.Giuratemi che non sono balle."
"Ero lì.L'ho vista morire.E sotterrare."
"Dove?"
"Dalla quercia enorme, in cima al crinale.Nessuno l'ha mai dissotterata e anche con le vecchie si è sempre creduto bene di lasciare correre."
Eroe si sentì male , così male da svenire per la prima volta in vita sua.
Si risvegliò che l'aria sapeva di freddo, con un gusto acido in bocca.
Le vecchie lo avevano riempito di cognac mentre Piera lo schiaffeggiava.
"Guardalo lì l'eroe.Sei vecchio.Ecco cosa sei.Facevamo meglio a non dirti nulla.Vecchio che non sei altro."
Bernardo parlava secco e duro, con uno sguardo che avreste potuto dire indemoniato.
Provava un sottile gusto sadico nel guardare il padre per terra ancora in cimbali.
Lo sapeva da sempre, tutti lo sapevano.
Dietro alla maschera di eroe Andrea nascondeva una debolezza che era peggio di quella delle donne, e quella sera la maschera crollava.
Dal cielo scendevano losne inquietanti e pareva che anche le nuvole volessero piangere quella morte.
Piera aiutava Andrea a rialzarsi, mentre le vecchie borbottando e ridendo sparivano dentro l'uscio di casa.
Bernardo non lo vide più nessuno, come uno spettro sparì.
"Devo andare a quel bosco, subito."
"Subito? Ma sono le due di notte e sta per piovere.Tu non muovi di qui, dovessi incatenarti."
"Nessuno mi ha mai incatenato.Io ci ero sopra.Chissà quanta gente ci è passato sopra , a quel posto."
"Non puoi farci più niente.Cosa conti di fare?Nemmeno i suoi parenti l'hanno più dissotterrata.
Loro la vogliono dimenticare.Tu la devi dimenticare.Persino Bernardo l'ha dimenticata."
"Bernardo posso capire.Una madre che ti abbandona.Ma io le volevo bene."
"Tu volevi bene a quella bambina di 16 anni.Avessi conosciuto la moglie del Guerra non credo piangeresti così ora."
"Andiamo a casa, che è meglio.Qui non ci devo più stare."
"Vieni da me stasera.Sono sola, è tanto che..."
"Non credo sia il momento giusto."
"A sentire te non è mai il momento giusto.Prendi una volta esempio da Bernardo.Lui si che è un uomo.A 14 anni ha capito come va il mondo.Ecco: lei ti ha lasciato, perché alla fine è questo che è successo, ha messo al mondo un figlio e invece di tornare da te ha sposato per interesse.E ha fatto la fine che doveva fare.Punto.Fine della storia.Ora ci sono io , e non scappo.Ti sto chiedendo di venire da me, passare la notte insieme, parlare, piangere ( e si che ne hai bisogno, o non credevi lo sapessi?) e tu cosa mi dici: lasciar stare.
O eroe! Son anni che lasci stare!Quando comincerai a guardarti in faccia?E non farmi quella faccia, scappi da tutti , dai tuoi, dagli amici, da te stesso, ma da me non scapperai.Stasera tu resti con me."
" E va bene.Andiamo solo.Questo posto sa troppo di morte."
La luna in cielo splendeva come d'estate e rade stelle illuminavano il sentiero.
Eroe vide una bicicletta appoggiata al muro e, con fare meccanico, prese a palpare le gomme.
" Tengono ancora"
"Cosa vuoi fare? è del fattore..."
"Me ne frego.Sono stanco .Su, bella gatta, vieni qui."
Piera salì sulla canna e, quasi a dimenticare per un momento il passato, si avviarono lesti per la stradina.Con loro il rumore famigliare della dinamo che sfregolava sul copertone, e una coperta di frescura ad avvolgerli.
"Quando ti fermi sotto casa non fare rumore.I vicini....".
"Difendere?Quale difendere?"
"Sei l'unico ormai a non capirlo, sei anche un Eroe ma di sicuro un ingenuo come pochi.Bernardo lo sa bene perché è morta sua madre, per quello per tanto tempo non ti ha cercato, anche quando sapeva già tutto..."
"Vuoi che lo dica io? Ho letto le lettere, so tutto."
"Ma si, parla un po'te, demonio impestato.."
"In quei giorni avrò avuto 8 anni e giocavo nei fossi , a cercare rane.Veniva da me qualche volta Michè il muratore, che allora era più grande di me di 4 anni.Parlavamo poco, ma ci capivamo.Capirai, io vivevo qui senza padre né madre, a lui mancava una madre e il padre era sempre ciucco.Ad ogni modo, in quel tempo madre si adoperava per fare sapere ai partigiani delle informazioni utili a fare imboscate e robe così.Di politica non me ne intendo e mai ne voglio sapere.
Tra i nomi che il Guerra gli aveva dato c'era anche il tuo, una bella volta.
Basta.Parte sprombatata con la Topolino e cerca di venire da noi , ma poco dopo Alessandria una pattuglia tedesca la ferma .Non dovrebbe avere paura di nulla, è la moglie di un gerarca, ma quelli non la bevono e cercano di trattenerla.Lei scappa, aveva anche un po' di carattere, e, non chiedermi come, riesce a fargliela ai crucchi.
Arriva a notte al Comando di Cuneo e riesce a far sapere cosa doveva.Ma il comando teme un tradimento e allora vorrebbero quasi impallinarla.Lei dà da intendere chi è, fa il tuo nome e con quello può ripartire.Ma i crucchi, che poi così fessi non erano, la aspettano su tutte le strade che portano fuori città e proprio prima di Asti la imbrancano.
Sembra che volessero fucilarla lì per lì alla spalletta del ponte, ma un milite scrupoloso vuole portarla via per interrogarla.Qui viene il peggio."
"La uccisero?"
"Magari l'avessero piombata .Sarebbe stata la sua fortuna.La portarno invece al comando, dove per tutta la notte le fecero Dio solo sa cosa.Era forte ma a certe bastardate neanche un Santo resiste.
Basta, rivelò dove eravate .Al mattino lei e un tedesco vennero a Bra e qui convogliarono truppe da Cuneo.Quel giorno te lo ricordi bene, fu quando venne preso Onorino."
"Quel giorno...quel giorno lei era lì?"
"Come no.Se non avesse quasi indicato la strada, l'avrebbero fucilata .E con lei, me."
"Tu? Tu eri..."
"Vennero a prendermi al mattino prestissimo.Le magne furono pestate a sangue e io non piansi un attimo.Piacqui molto al comandante, che mi disse che ero coraggioso e avrebbe voluto lui un ragazzo cosi'.Io sapevo e non sapevo che era la mamma, ma sapevo bene che si andava a finire male.
Ci incamminiamo per il bosco.A un punto spunta fuori uno dei vostri e di colpo mitraglie e spari.
Io mi metto di fianco, accanto al comandante che sembra quasi farmi da scudo.Sei sicuro di voler sentire il resto?"
"Ormai.Mi sembra di vivere un'altra vita.Vai avanti."
"Voi ve la cavate bene, anche se in un attimo siete circondati e spacciati.Da dietro un cespuglio due persone sparano all'impazzata ed è qui che capita cosa non doveva."
"Cosa?"
"Un colpo passa appena sotto il mento di un crucco e va a piantarsi dritto in fronte a lei.Un attimo ed è caduta come un sacco di patate."
"Non è vero.Mi state raccontando delle balle.Mi state dicendo che io avrei ucciso Neta?"
"Tu o qualcuno dei tuoi.Non farti preoccupazione.Era guerra e voi sparavate .Avevate davanti un esercito pronto ad ammazzarvi come bestie.Era la guerra."
"Era la guerra un cavolo.Mi sembra di diventare matto.Giuratemi che non sono balle."
"Ero lì.L'ho vista morire.E sotterrare."
"Dove?"
"Dalla quercia enorme, in cima al crinale.Nessuno l'ha mai dissotterata e anche con le vecchie si è sempre creduto bene di lasciare correre."
Eroe si sentì male , così male da svenire per la prima volta in vita sua.
Si risvegliò che l'aria sapeva di freddo, con un gusto acido in bocca.
Le vecchie lo avevano riempito di cognac mentre Piera lo schiaffeggiava.
"Guardalo lì l'eroe.Sei vecchio.Ecco cosa sei.Facevamo meglio a non dirti nulla.Vecchio che non sei altro."
Bernardo parlava secco e duro, con uno sguardo che avreste potuto dire indemoniato.
Provava un sottile gusto sadico nel guardare il padre per terra ancora in cimbali.
Lo sapeva da sempre, tutti lo sapevano.
Dietro alla maschera di eroe Andrea nascondeva una debolezza che era peggio di quella delle donne, e quella sera la maschera crollava.
Dal cielo scendevano losne inquietanti e pareva che anche le nuvole volessero piangere quella morte.
Piera aiutava Andrea a rialzarsi, mentre le vecchie borbottando e ridendo sparivano dentro l'uscio di casa.
Bernardo non lo vide più nessuno, come uno spettro sparì.
"Devo andare a quel bosco, subito."
"Subito? Ma sono le due di notte e sta per piovere.Tu non muovi di qui, dovessi incatenarti."
"Nessuno mi ha mai incatenato.Io ci ero sopra.Chissà quanta gente ci è passato sopra , a quel posto."
"Non puoi farci più niente.Cosa conti di fare?Nemmeno i suoi parenti l'hanno più dissotterrata.
Loro la vogliono dimenticare.Tu la devi dimenticare.Persino Bernardo l'ha dimenticata."
"Bernardo posso capire.Una madre che ti abbandona.Ma io le volevo bene."
"Tu volevi bene a quella bambina di 16 anni.Avessi conosciuto la moglie del Guerra non credo piangeresti così ora."
"Andiamo a casa, che è meglio.Qui non ci devo più stare."
"Vieni da me stasera.Sono sola, è tanto che..."
"Non credo sia il momento giusto."
"A sentire te non è mai il momento giusto.Prendi una volta esempio da Bernardo.Lui si che è un uomo.A 14 anni ha capito come va il mondo.Ecco: lei ti ha lasciato, perché alla fine è questo che è successo, ha messo al mondo un figlio e invece di tornare da te ha sposato per interesse.E ha fatto la fine che doveva fare.Punto.Fine della storia.Ora ci sono io , e non scappo.Ti sto chiedendo di venire da me, passare la notte insieme, parlare, piangere ( e si che ne hai bisogno, o non credevi lo sapessi?) e tu cosa mi dici: lasciar stare.
O eroe! Son anni che lasci stare!Quando comincerai a guardarti in faccia?E non farmi quella faccia, scappi da tutti , dai tuoi, dagli amici, da te stesso, ma da me non scapperai.Stasera tu resti con me."
" E va bene.Andiamo solo.Questo posto sa troppo di morte."
La luna in cielo splendeva come d'estate e rade stelle illuminavano il sentiero.
Eroe vide una bicicletta appoggiata al muro e, con fare meccanico, prese a palpare le gomme.
" Tengono ancora"
"Cosa vuoi fare? è del fattore..."
"Me ne frego.Sono stanco .Su, bella gatta, vieni qui."
Piera salì sulla canna e, quasi a dimenticare per un momento il passato, si avviarono lesti per la stradina.Con loro il rumore famigliare della dinamo che sfregolava sul copertone, e una coperta di frescura ad avvolgerli.
"Quando ti fermi sotto casa non fare rumore.I vicini....".
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La pioggia è gioia
lunedì 15 giugno 2015
La migliore ipotesi (Di desiderio e speranza, 1)
"Assomiglia all'ingenuità la saggezza
la vita è già una forma di disciplina (...)"
G.Lindo Ferretti, Depressione Caspica
La migliore ipotesi
fosti quella sera di luna e stelle
quando il cuore si induriva
e tutto pareva perso.
La migliore ipotesi
fu vita che sarebbe fiorita
da passione e ludibrio
per passione e ludibrio.
La migliore ipotesi
fu pensarti vivo e gaudente
in un mondo bello e giocoso
Tu sereno e lieto.
La migliore ipotesi
si realizza nel tuo venire
pensiero e sogno
realizzatosi immanente.
La migliore ipotesi
sarà accettare la trista vacuità
tu gettata gettatezza
nel percorso che nessuno conosce,
La migliore ipotesi
sarai tu,
felice e sfogato,
arrabbiato e stanco,
odiato ed odiante,
innamorato ed amato,
accettato e rassegnato,
calmo e infocato,
immoto e non inerte
ed infine lieto,
per un solo istante,
che tutto ciò,
infine ed infine,
sia stato,
nella migliore delle ipotesi,
un sensato sogno benvoluto.
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lunedì 4 maggio 2015
Ideor-Savona 1939, mare e sole!
Ideor di mare e di sole.
Ideor di un passato lontano che il nero e il tempo hanno
intaccato.
Ideor di Liguria, terra aspra e di poca parola, ma concreta
e solida.
Ideor semplice, nessun carter e ammennicolo, per scalare con
gioia i saliscendi sul mare.
E ora, basta parlare, Ideor sotto e si pedala!
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mercoledì 29 aprile 2015
Gira la ruota
(Maino del 1910 modificata da donna, cerchi 28 3/8, sella Pullman in cuoio, leva rovesciata per frenaggio anteriore come da catalogo)
Ci fu un tempo nel quale la famiglia dei Cànova era la prima del paese.
I Cà nova devono questo nome ad un’antenata , Ghitina, che rimasta figlia sola di 3 fratelli morti per accidente, ereditò tutta la fortuna del padre, un ricco possidente.
Ghitina aveva allora neanche venti anni ed il padre decise di far dono a lei e al suo fidanzato di una stupenda casa appena fuori del paese.
Da allora e per due generazioni la famiglia visse ricca e prospera nel lusso che il paese e il tempo poteva offrire.
A quel tempo si vendevano forte pellami, a Bra, e Guglielmo, il figlio di Ghitina, lavorava giorno e notte alla conceria del padre che da piccola e con due operai era diventata una grande industria sulla strada per la Riva.
La moglie gli aveva dato un figlio, Mariolino: nulla pareva potesse andare meglio.
Venne la guerra, e con la guerra soldi a palate dalla vendita dei pellami che l’esercito continuava a chiedere per le commesse militari.
La fine fu una benedizione per quasi tutti gli italiani ma non per i Cà nova, che esaltati dai guadagni perpetrati a spese della povera gente, cercavano con ossessione una via che li portasse ancora più in alto.
Fu l’esponente del nuovo partito fascista, tale Guerra, che lo convinse che a sostenere questo partito ci sarebbe stato da guadagnarne per tutti, in tutti i sensi.
“Voi ci date un milione ora, e questo milione negli anni noi ve lo daremo centuplicato.Parola.”
Basta, tanto disse che Guglielmo sborsò l’enormità ( persino Mussolini gli telefonò a congratularsi, dicendo ..”qualsiasi cosa abbiate bisogno…”
Quello fu l’inizio dell’ascesa che porterà i Cànova ad estinguersi quasi del tutto.
Gugliemo , come era prevedibile, finì a Roma e non ci mise molto ad adattarsi al lusso ed alla vita che la sua nuova condizione gli forniva.
Mariolino e la moglie Cetta preferivano restare in Piemonte, e lui nulla ebbe da obiettare.
“Non sapete cosa perdete “diceva sempre alla famiglia ed ai paesani che lo circondavano certe domeniche chiedendo di Mussolini e della politica.
Ma di politica Guglielmo se ne curava poco.
A lui bastavano le commesse che l’esercito continuava a domandare e della sua fabbrica di pellami che stava diventando la più grande in italia.
Passarono gli anni, e con essi la giovinezza di Mariolino che imparava ad andare in bici sulla Maino del papà, una delle bici più lussuose del paese e che usava di nascosto solo quando lui era a Roma.
Perché anche avendo ora la Balilla e un autista, non dimenticava nulla dei suoi possedimenti , nemmeno una briciola sfuggita ad una domestica nella cucina.
Arrivò la guerra, arrivarono altre commesse e Guglielmo era contento come mai.
“Questa guerra porterà ricchezza all’Italia, e a lei caro Guglielmo” continuava a ricordare crapapelata.
Purtroppo le cose iniziarono ad andare storte nel 1943.
Guglielmo perse d’improvviso ogni fiducia e altrettanto fecero i suoi operai nella conceria appena fuori del paese.
Prudenzialmente decise di spostare la moglie il figlio ormai prossimo alle armi in un casolare sperduto su tra i monti , mentre lui avrebbe affrontato la cosa “da uomo, sino all’ultimo”.
Così decise di morire quando una ventina di operai, capeggiati dal comando partigiano, lo costrinsero al muro contro le pelli stese ad asciugare.
Non volle vomitare parole contro al mare di insulti che gli piovevano, non voleva sprecare quegli ultimi istanti.
Come suo padre , e così il padre di suo padre, aveva creduto nell’eterna salita, in una rimonta che affondava le radici nel fondo dei secoli.
Stavolta era andata così.
Pazienza, pensava.
Chissà Mariolino.
Ormai erano tutti spianati contro di lui e l’unica cosa che gli venne facile fu un sorriso al ricordo di Mariolino allegro, che scorrazzava per il prato davanti a casa.
Poi basta.
Cetta la presero che andava a prendere il latte dal margaro.
Forse fu lui a fare la spiata.
Nemmeno si accorse del mitra che la freddava in mezzo alla strada.
Mariolino si salvò per miracolo.
A causa di un’otite era partito per fare delle cure ad Acqui terme e , chiuso nell’albergo e registrato a nome falso, con una barba così, era sfuggito ai rastrellamenti partigiani che pure erano stati minuziosissimi.
La guerra era finita.
La famiglia, il patrimonio, erano perduti.
Per fortuna , dopo i primi giorni di terrore e di insulti, era riuscito a rientrare nella vecchia casa ormai diroccata.
Aveva una morosa, Tilde, che pochi mesi dopo avrebbe sposato e nel '47 gli avrebbe dato una bella bimba, Rosa.
Le feste, i balli, la grande allegria erano per lui fonte di continua tristezza e malinconia.
Non eran più suoi quegli anni, ma si consolava con la bella bimba che prendeva le caratteristiche del padre.
Chiusa, taciturna ma molto furba e arguta.
Quando venne il tempo per tilde di andare in bicicletta, Mario pensò alla vecchia Maino.
Era ancora là, appoggiata al fondo del garage oltre la macchia d’olio, unico ricordo dei tempi della Balilla.
La guardò.
“Chissà cosa direbbe il vecchio” pensò.
Le gomme tenevano ancora , e la ruggine era l’unica testimone delle due guerre che aveva visto.
Con gioia e con rabbia, si recò dal ciclista , che fu colto da stupore nel vedere quel mezzo.
”Ma è ancora lei?Oh Dio Santo.Questa bici ha una storia.Ma sei poi sicuro?”
“Vai avanti.“è un lavoro lungo.vai a casa, torna stasera.”
“ No, voglio vedere.Cose mie.”
“Sei ancora a tempo.Pensaci.Se vuoi una bici da ragazza te la do io.Me la pagherai quando puoi.”
“No, mai chiesto sconti, mai chiesto crediti.Ho la bici.pagherò la modifica.”
“Come vuoi.Parati solo gli occhi quando saldo.”
Dopo un mezzo pomeriggio, tagliando e abbassando, la vecchi Maino prese un aspetto inconsueto.Nel prezzo Burdeis ci mise anche due vecchi parafanghi sciancati che aveva adattato alla bell’è meglio.
Il carter mancava e a nulla valsero le sue insistenze.
“Si farà furba.è sempre mia figlia, o no?”
“Quanto devo?”
“Mille lire.Va bene?”
Dalla tasca Cànova tirò fuori i due grandi biglietti piegati come si conviene a qualcosa che conta, e senza fiatare li presentò al ciclista.
“Non garantisco vada dritta.Provala.”
Senza fiatare e senza girarsi inforcò la bici e sparì oltre la caserma.
Era orgoglioso per ciò che aveva fatto, e pensò alla faccia della bambina quando avrebbe visto la sua nuova bici.
Passarono gli anni.
Rosa era diventata una bella ragazza, slanciata, e avendo studiato si era impiegata al locale ospedale.
Ora usciva con un medico e il padre, vedendo l’antica gloria dei Cà nova risorgere, osservava inorgoglito la fiammante spider con la quale il futuro genero veniva a trovare la figlia.
Ma non scordava quel momento nel quale tutto parve scomparire , e con esso anche lui.
Per questo , anche nelle fredde sere invernali, inforcava la vetusta Maino e con la mantella girava per il paese.
A quelli che lo indicavano, leggendogli la vita del nonno e del padre, guardava con mestizia, dicendo, ma non a tutti, “la ruota può sempre girare”.
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mercoledì 15 aprile 2015
Durkopp Ciclo Ugo, la crucca cuneese!
Giaceva immota in un parcheggio desolato, sotto una tettoia.
Assieme a lei, altre sorelle che avevano reso l'anima a sciacalli privi di scrupoli.
A lei avevano rapito il sistema frenante posteriore e la sella...
Il cerchio davanti aveva subito l'onta della pioggia e dell'abbandono, ma ancora si reggeva fiero sul mozzo Durkopp a chiocciola regolabile.
Lo stemma UGO sa di Francia e non me ne stupisco, essendo il ciclista a un tiro di schioppo dalle cime che separano le due nazioni.
Il telaio , la guarnitura e i mozzi sono squisitamente teutonici, probabile il rimescolamento con i pezzi italiani nell'epoca del patto roma berlino tokio....non mi stupirei di trovare anche qualche componente nipponico!
Carter e parafanghi sono invece italianissimi, anche se un po' ovunque regna la decalca "D" simbolo della Durkopp.
Il telaio è abbastanza simile a quello delle migliaia di balloncine che circolavano negli anni 30 in Italia, robusto e pesante.
I cerchi sono in legno, misura classica 26 1/2 5/8: i copertoni sono anche essi dell'epoca, con l'anteriore rigato alla moda motociclistica del tempo.
Curiosamente la livrea dei parafanghi è invertita rispetto allo standard del tempo che vuole costa nichelata o cromata e resto in tinta: qui la costa è nera e il resto è ben cromato!
Anche il padellino del carter riprende la medesima foggia!
Questa bici, se ce ne fosse mai bisogno, dimostra con quanta bravura e quanto impegno i piccoli artigiani lavoravano nelle cittadine, consentendo ai loro lavori di fare concorrenza diretta alle grandi marche con soluzioni di pregio e lusso, oltre che...durare e resistere alle avversità del tempo.
Assieme a lei, altre sorelle che avevano reso l'anima a sciacalli privi di scrupoli.
A lei avevano rapito il sistema frenante posteriore e la sella...
Il cerchio davanti aveva subito l'onta della pioggia e dell'abbandono, ma ancora si reggeva fiero sul mozzo Durkopp a chiocciola regolabile.
Lo stemma UGO sa di Francia e non me ne stupisco, essendo il ciclista a un tiro di schioppo dalle cime che separano le due nazioni.
Il telaio , la guarnitura e i mozzi sono squisitamente teutonici, probabile il rimescolamento con i pezzi italiani nell'epoca del patto roma berlino tokio....non mi stupirei di trovare anche qualche componente nipponico!
Carter e parafanghi sono invece italianissimi, anche se un po' ovunque regna la decalca "D" simbolo della Durkopp.
Il telaio è abbastanza simile a quello delle migliaia di balloncine che circolavano negli anni 30 in Italia, robusto e pesante.
I cerchi sono in legno, misura classica 26 1/2 5/8: i copertoni sono anche essi dell'epoca, con l'anteriore rigato alla moda motociclistica del tempo.
Curiosamente la livrea dei parafanghi è invertita rispetto allo standard del tempo che vuole costa nichelata o cromata e resto in tinta: qui la costa è nera e il resto è ben cromato!
Anche il padellino del carter riprende la medesima foggia!
Questa bici, se ce ne fosse mai bisogno, dimostra con quanta bravura e quanto impegno i piccoli artigiani lavoravano nelle cittadine, consentendo ai loro lavori di fare concorrenza diretta alle grandi marche con soluzioni di pregio e lusso, oltre che...durare e resistere alle avversità del tempo.
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venerdì 6 marzo 2015
Ciclo Cugge , l'Amerio della Liguria
A cavallo di capodanno, mi trovavo dalle parti di Sanremo in festa e...vuoi non andare a vedere qualche rottame lì presso?
Ed ecco che dietro un mosquito che ha reso l'anima ai tempi di Saragat e una muntanbaic spacciata per d'epoca..trovo lei!
Poveretta, faceva pena.
" Ah , quella? L'ho trovata in una serra, ma va bene solo per ricambi..."
Succede così che la bella autovettura della moglie si trasforma per l'occasione in bilico trasporto rottami ferrosi ambulanti...
La bici, in sé , è una Amerio.
punzonata 1937 sul manubrio, numero di telaio sotto il reggisella...tutto collima.
Ma..ma...
Già al momento dell'acquisto, sotto il sole ligure , m'ero avveduto che qualcosa non quadrava.
Una C nel portafanale.
Il colore azzurro di parafanghi e canotto sterzo.
Mah?
A casa, dopo qualche tempo, smonta e smonta , scopro il marchio CUGGE sulle pedivelle e sui mozzi....
Ricerca su internet e....voilà!
dalle poche informazioni avute anche in loco, pare che Cugge fosse un rivenditore di Sanremo che aveva anche una piccola squadra corse ( e presto mi sa che ne vedremo una di queste corsaiole...)
A tale proposito ho visto tempo fa anche una AMERIO marca Ciclo NINO SANREMO, ...qui mi fermo...
Sarebbe curioso saperne di più , posso immaginare che entrambe le case si rifornissero alla Amerio, se poi fosse lo stesso Cugge...nin zo!
Massiccia, come tutte le balloncine, porta cerchi a 3/4 gonfiati a bassa pressione.
inizialmente volevo riportarla nella sua terra di origine per le passeggiate sul mare ma.....troppo pesante!
Oltretutto anche la sella, particolarissima per via del molleggio a balestre anzichè le solite molle, ispirava gioia per le mie terga....
Ammiratissimi quindi coloro che abitualmente facevano la spola magari dall'entroterra con carichi , giorno e notte...
Ci siamo guardati, ha guardato le mie gambe e mi ha sussurrato: "...gioventù d'oggi..."
Sconsolata , ha preso posto accanto ad una sua coetanea..
Tra loro si capiranno.
Ed ecco che dietro un mosquito che ha reso l'anima ai tempi di Saragat e una muntanbaic spacciata per d'epoca..trovo lei!
Poveretta, faceva pena.
" Ah , quella? L'ho trovata in una serra, ma va bene solo per ricambi..."
Succede così che la bella autovettura della moglie si trasforma per l'occasione in bilico trasporto rottami ferrosi ambulanti...
La bici, in sé , è una Amerio.
punzonata 1937 sul manubrio, numero di telaio sotto il reggisella...tutto collima.
Ma..ma...
Già al momento dell'acquisto, sotto il sole ligure , m'ero avveduto che qualcosa non quadrava.
Una C nel portafanale.
Il colore azzurro di parafanghi e canotto sterzo.
Mah?
A casa, dopo qualche tempo, smonta e smonta , scopro il marchio CUGGE sulle pedivelle e sui mozzi....
Ricerca su internet e....voilà!
dalle poche informazioni avute anche in loco, pare che Cugge fosse un rivenditore di Sanremo che aveva anche una piccola squadra corse ( e presto mi sa che ne vedremo una di queste corsaiole...)
A tale proposito ho visto tempo fa anche una AMERIO marca Ciclo NINO SANREMO, ...qui mi fermo...
Sarebbe curioso saperne di più , posso immaginare che entrambe le case si rifornissero alla Amerio, se poi fosse lo stesso Cugge...nin zo!
Massiccia, come tutte le balloncine, porta cerchi a 3/4 gonfiati a bassa pressione.
inizialmente volevo riportarla nella sua terra di origine per le passeggiate sul mare ma.....troppo pesante!
Oltretutto anche la sella, particolarissima per via del molleggio a balestre anzichè le solite molle, ispirava gioia per le mie terga....
Ammiratissimi quindi coloro che abitualmente facevano la spola magari dall'entroterra con carichi , giorno e notte...
Ci siamo guardati, ha guardato le mie gambe e mi ha sussurrato: "...gioventù d'oggi..."
Sconsolata , ha preso posto accanto ad una sua coetanea..
Tra loro si capiranno.
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