giovedì 2 dicembre 2010

Vissuta.




Dalla montagna è scesa, da ferri vecchi di cose che non si usano più.
Quasi dimenticata tra le altre, per mesi vedo il verde spiccare tra l'nero dei telai in attesa di sguardo e amore.
Verde speranza, verde rabbia, delle salite pigiate a sudore tra i colli monregalesi.
Gaggenau dicono le pedivelle, Gaggenau i mozzi.
Italiana?Francese?
Poco importa.
La foggia del telaio mi dice anni 10, i cerchi stretti in acciaio provengono da altra cavalcatura , sacrificata per fare rivivere la sua anima.
Tela grezza sul manubrio corsaiolo e freno unico posteriore , per fermarsi Presto (la marca, appunto) e bene.
La sella si molla?E mettici un pezzo di camera d'aria , come facevamo pochi giorni fa , prima che questa guerraccia contro gl'austriaci ci decimasse i figli.
Un'emozione mi prende forte nella boita fetente di ruggine nell'aria: la vernice è opaca ma onesta, schietta: il sudore l'ha consunta , conservata.
Saprà il mio vigore del nuovo millennio imprimere la stessa forza su tanto gravar di ferro?
La primavera(o qualche giorno senza candore in terra) risponderà.

martedì 30 novembre 2010

Ventisette


Il tuo viso è sereno:
Ride di luce fioca.

Non sa ancora,
l'uomo accanto,
beato nel calore

di te e della vita,
dei giorni piovuti addosso
trascorsi funesti
non lasciando tracce.
(così pare, cosi' appari)

Sapesse
chiederebbe paga
per chi passò prima
a rugare piano quei solchi
a fendere il bel sorriso.

Lacrime
bagneranno quegli occhi:
quasi le stesse,
quasi allora.

L'esattore è paziente:
Ventisette arriva sempre.

mercoledì 10 novembre 2010

La pioggia è gioia (11)


Bernardo era basso e tozzo, forte per i suoi 14 anni.
Era venuto su quasi da solo , giocando nei fossi della Riva e smontando e rimontando qualsiasi oggetto capitasse tra le mani.
Fu un affare per il meccanico ciclista Nuccio vederlo montare il copertone nuovo, un giorno di 5 anni fa .
Capì che quel bimbo coi pantaloncini e le ginocchia di terra un giorno sarebbe stato in gamba .
Ora tirava i raggi meglio di lui e sui motori era qualcosa di miracoloso.
Capiva da cento metri quale cuscinetto stava per rompersi e sapeva mettere a punto un Motom a occhi chiusi.
Il suo si sentiva girare la domenica mattina per tutta Bra.
Quel megafono aperto e il manubrio basso,unito al colore rosso fuoco e il parafango anteriore lunghissimo , come sulle moto da corsa, lo rendevano uno dei motorini più invidiati tra i coetanei, che neppure per scherzo cercavano la sfida,sapendosi perdenti.
Persino un Gilera 125 aveva bruciato, si diceva.
Veniva ora dalla Piazza con passo sicuro da cow- boy nella prateria, capelli biondi ben pettinati e tuta bianca con lunga cerniera blu.
Manteneva lo sguardo alto e sicuro, l'aria di sfida sempre presente.
Cercava Eroe, aveva di certo qualche ricambio da chiedere per biciclette che Nuccio non trattava.
Eroe si trovava bene con quel ragazzo, nonostante il doppio di età a separarli.
Perchè sapeva anche lui la Guerra, avendo fatto la staffetta come molti suoi coetanei,e rischiato la vita per un pezzo di carta o una rivoltella nascosta nel cestino della bici.
Per quello tutti lo rispettavano.
Per le moto , sopra le bici, aveva un amore quasi morboso.
Quando un cliente ne portava una , specialmente Morini, tutti vedevano i suoi occhi celesti e glaciali accendersi e farsi raggianti e davvero entrare in sintonia col motore prima che col proprietario.
Per lui moto sporche erano sinonimo di offesa.
Chi sporcava la moto non era di questo mondo.
Tutti si ricordano di quella Parilla appena tirata giù dalla bisarca suonare come un orologio.
Rossa fiammante che pareva dovesse incendiare l'aria, il minimo scandito da 500 Guzzi.
Tra la piccola folla che la ammirava rapita, solo Bernardo capì che i cuscinetti di banco stavano saltando.
Schernito, trovò conforto il mattino dopo, quando il panettiere che l'aveva comprata aveva rotto nella piana dopo il San Martino e chiedeva che venissero a riprenderlo, quel rottame.
Questa e molte altre cose lo fecero rispettare per la città, insieme al suo sguardo e al dannato carattere burbero che lo faceva temere e odiare pure.
"Avesse meno boria sarebbe da sposare.Sarà l'età."
Nuccio , che era da tutti definito uno dei più "grandi amatori di donne.Altrui."di tutta Bra, amava quel ragazzo come un figlio arrivando persino a portargli pane e salsiccia per la merenda, e la birra Moretti, ghiacciata da bere con calma.
Non pochi clienti si erano lamentati per il suo modo diretto di fare che spesso e volentieri diventava aperta sfida e parole di fuoco.
Il tedesco, qualcuno lo aveva chiamato, a buona ragione.
Quegli occhi mettevano paura e soggezione anche a clienti ben più anziani e c'era chi giurava d'aver visto più proprietari domandare permesso a Nuccio prima di parlare al garzone.
Trattando lui le sole bici Bianchi e Touring, capitava a volte Bernardo da Burdese per qualche ricambio Wolsit o Legnano, come pensò Eroe quel mattino.
"Bernardo.Come andiamo?"
"Male andiamo.lascia perdere quella roba.Dobbiamo parlare."
"Che diavolo?Di cosa?"
"Mia sorella."

Vedendo lo sguardo fisso e serio proprio, senza ombra di scherzo , Eroe chiese permesso al padrone, sentendo di nuovo quel freddo sudore odioso di tanti anni prima.

giovedì 4 novembre 2010

Non tu.


Questa sera,


non sarà
il tuo sorriso,
le tue mani,

frenetiche.

Non sarà
passi e risa
su selciati

e murivecchi.

Non vedrà
la tua luce
scintillare,

occhi negli occhi.

Non udirà
il mio respiro
forte sopra il tuo,

amanti.

Queste tremule luci,
pigre e ostinate
tra i buii,

non sapranno
il nostro sapore,

Non sapranno Noi.

lunedì 18 ottobre 2010

La pioggia è gioia(10)


La strada correva dritta, senza curve.
Lanciata a tutta velocità, la Topolino sfiorava i 100 di tachimetro,solo un sogno, un sogno da poco che specialmente in quei giorni fu la corona da portare sulla testa, con fermezza e allegria proprio.
Il sole batteva contro il finestrino, mandando lampi che abbagliavano la coppia costringendoli a mettere la mano davanti agli occhi ad ogni curva.
Insieme erano andati a ritirarla a Torino, e quasi piangendo Eroe pagò le 255000 lire, ma era buon patto e il venditore che giurava sulla velocità e sulla tenuta e sulle gomme, nuove che potresti metterle in camera da letto.
In un soffio la seppe sua e già nell'odore dell'interno indovinò le serate che sarebbero venute, con amici e fidanzata e strade perse in cui ritrovarsi.
Fu lei la prima passeggera.
"Tu sei matto."
"Si, mai stato tanto bene.Pazzo e felice."

Trenta volte volle passare sotto al portone di Neta, finchè lei lo vide e gli occhi che fece vedendolo e vedendo la macchina e lei al suo fianco lo inondarono di una gioia strana, mai assaporata prima.
"Come un gatto che la fa nella brace.Guarda che occhi."
Ridendo, scantonarono per la strada provinciale che portava fuori città.
"Oggi è festa e noi stiamo come il Papa.Andiamo a mangiare le bistecche a La morra.Conosoco un 'osteria che è la fine del mondo, vino buono e buona carne."
La statale si immetteva ora su per la ripida salita in terra che portava a Verduno ed Eroe non potè non pensare alla bici e al sudore, tanto , versato in tempo di guerra quando quell'osteria fu ritrovo di partigiani e al Guzzino, che sembrava scoppiare ad ogni curva tanta era la manetta richiesta.
E pensò bene a quelle domeniche col padre, quegli unici momenti in cui parlarsi da uomo a uomo, le rade parole sussurrate ai tavoli di legno tra il fumo azzurro e le grida dei giocatori di biliardo.
Quella domenica che manco 14 anni aveva e dopo la salita e il vino il padre gli offrì la sigaretta, dimenticandosi che ancora non fumava.
Quello e un mucchio di altre cose lo avevano fatto uomo , la guerra per prima lo aveva cresciuto in fretta, troppo in fretta, dandogli abitudini e l'immagine di cosa è vivere.
Parcheggiata l'auto sulla Piazza, non potè non scendere e pulire col fazzoletto le tracce di polvere e di fango.
"Finirai col diventare matto davvero.Una macchina."
"Col cavolo.Questa non è una macchina qualsiasi: è la nostra macchina."
"Ripetilo."
"Cosa?"
"La macchina: cosa è?"
"Nostra.Perchè?Perchè piangi?Oh Piera!"
"Cretina che sono.Andiamo a mangiare , muoio di fame."

Davanti all'ingresso paesani ridevano nel sole del mezzogiorno, mentre un rombo veniva da dietro il portico.
Incuriosito Eroe lasciò un attimo Piera e andò a curiosare.
Le moto gli erano sempre piaciute.
Gepe,che conosceva perchè cliente da anni, stava avvviando ora il Benelli 250 monoalbero per andare a trovare la sua Pierina.
"Oh Gepe, cosa combini?"
"Bastarda .Va maiUno di questi giorni vola giù da una riva."
"Con te sopra."

"Come ha fatto a fare da Milano a Taranto resta un mistero.E Ambrosini che continua a correrci con questa trappola.Si ammazzerà sicuro."
"Sei magro di carburazione: Spetta un momento."

Alzando la manica della camicia Eroe si mise a regolare le viti del grosso carburatore Dellorto 30 millimetri verniciato in rosso, accelerando e rilasciando con profondi risucchi dello scappamento libero.
Quella moto Gepe la comprò a Torino nel '46 appena passata la Guerra.Veniva dal reparto Corse e pare che Leoni ci avesse corso la Milano- Taranto, nel '39.
Beveva talmente tanto che occorreva una tanichetta per tornare in moto da Cherasco e la madre cominciava a buttare la pasta in tempo sentendolo arrivare sin da Vergne, sei chilometri di curve più in alto.
"Ora vai dalla tua di Pierina.Se io non torno dalla mia, mi ammazza."
"Fattela bene, vado prima che si fermi di nuovo."
"Ciao.vai piano!"

Nell'osteria , tra il fumo denso delle sigarette, un uomo alto e massiccio litigava giocosamente con un cliente,e rise sottecchi vedendoli entrare.
Quello era Luigi, il padre di Gepe, padrone della trattoria del Molino, della pompa di benzina Petrcaltex di fronte, e produttore del Barolo che anche quell'anno , come nel '48 e '49, aveva stravinto all'Esposizione.
I diplomi erano incorniciati in bella mostra all'ingresso.
"Mi danno il premio se non vado più.Davvero.Hai visto quel lazzarone di mio figlio?Si ammazzerà un giorno, con quella bestia.Io mi tengo la Della."
Luigi tra le altre cose era anche impresario e portava cazzuole e boglioli su una vecchia Della Ferrera sidecar 600 anteguerra,cambio a mano e doppia catena di trasmissione.
"Cosa mangia questa bella figlia?"
"Bistecche.Siam venuti dalla piana apposta."
"Ve ne faccio portare due con un barolo che vi farà piangere.Lucia, due bistecche ai giovani. Sveglia, sveglia!Qua si dorme!Parlando con licenza, se quella non si prende un urlo al minuto mi manda in rovina.Ma è una buona donna, di cattivo carattere, ma buona donna.Su, sedete là al sole, lontano da questi ciucchi balordi."

Seduto al tavolo, la sua Piera bella nella luce, Eroe si sentì davvero a posto, pensando al verde allegro della Topolino fuori.
Sapeva già in tutta quella bellezza qualcosa fuori posto, ma, pur sapendolo, si abbandonò al profumo delle bistecche, del vino e dei suoi capelli.

Mandrogne...di legno!



Le Amerio mi perseguitano.
Non faccio in tempo a mettere a punto la sportiva che altre due sorelle mi piombano in casa dritte come un fuso ,ruggine e ragni, senza troppi complimenti.
E io lì a d aprire le porte del mio garage (che infinito non è)colpito da quel legno che sono i cerchioni e da quelle bacchette che non si vedono.
Anni di ruggine, anni di solaio, ma il legno ha tenuto bene.


Chissà se erano bici sorelle?
Chissà chi le usò?
Di certo gente a mezzi.
Solo qualche crepa qua e là , alla quale al più presto mi riprometto di metter mano.
Mi colpisce il cerchio di quella che giudico più recente: scanalature e raggi quasi tangenti.
Come sulle moderne BMW.
Immagino quelle creature nella loro terra astigiana, cavalcate da danarose donzelle in cerca di garbato marito, molleggiate dalle grosse gomme ballon a far da manto a quei legni.
I parafanghi avvolgenti non fan temere spruzzi e pozzanghere, perciò via!di corsa verso il casolare vicino: una festa è in corso, ma lontan le bici dal focolare.



Pericolo di incendi.

lunedì 4 ottobre 2010

La volgare arte


"Ma le vende?"
Questo un po'tutti mi chiedono, quando sentono il numero delle bici che possiedo.
Sinora non avevo mai sentito la necessità , e per spazio e per ragioni di cuore.
Dicevo no, e basta.
Ora lo spazio non esiste più, ma le bici continuano a fluire copiose.
Ragion per cui, insieme alla mole di ricambi accumulata e al tempo che manca, mi trovo costretto a vendere o scambiare molto materiale e bici.
Tutto nella sezione in alto a destra di questo blog, alla voce Mercatino.
I prezzi sono indicativi, son assolutamente disposto alla trattativa e all'offerta, anche di scambio.
Alcune bici , tra cui Legnano e Bianchi da restauro ariveranno a giorni.
Odio farmi rèclame, ma stavolta ho davvero esagerato.
O escon le bici o esco io dalla casa.
Salvate queste povere diavole destinate al non restauro per chissà ancora quanti anni.
Provate, se ancora non lo avete fatto, a restaurare una bici d'epoca.
Ve ne sarà grata.
Io, con lei.