sabato 1 marzo 2014

Maino catenelle


L’amico e grande appassionato Giambattista da Ventimiglia ci stupisce di nuovo con un’altra magnifica bicicletta entrata nella sua collezione, una Maino Supersport con frenaggio a trasmissione rigida interna e archetti comandati da catenelle prodotta nella seconda metà degli anni 40.

Erano quelli gli ultimi anni nei quali le  grandi Case facevano a gara per stupire la ( ricca) clientela e si ingegnavano a chi nascondeva meglio la tiranteria oppure la studiava più meccanicamente interessante o complessa.

Pensiamo alle celebri Bianchi Impero, oppure alle Gloria con frenaggi a tenaglia, passando per le Olympia anche esse con tiranti bacchetta-tenaglia.


La Maino, dopo anni di produzione delle sue ben note Supersport e Superlusso a freni a bacchetta interni, decise nel dopoguerra di stupire con questo sistema a cantilever comandato da catenelle, un sistema che ritroveremo molti anni dopo sulle mountain bike, comandato però stavolta da un comune  filo d'acciaio .


Ottima la conservazione del color bronzo , che esalta l’eleganza e la sportività del mezzo.

Sul manubrio è fissato il classico patacchino Maino con la dicitura del modello , mentre le leve freno sono impreziosite dall’inserto in ottone marcato Maino.

Completa la bicicletta l'elegante campanello firmato Maino.
.

Un capolavoro di eleganza e di stile difficilmente imitabile che ancora una volta dimostra la bravura dei Piemontesi nell’arte della bicicletta!

giovedì 13 febbraio 2014

Torna la bacchettata di Primavera, 18 Maggio 2014!


Con largo anticipo annuncio a tutti i simpatizzanti l'ottava edizione della classicissima ed inimitabile Bacchettata di Primavera, a Bra il 18 Maggio.



Non prendete impegni quella domenica, venite a bacchettare e fare indigestione di ruggine.

Il bicarbonato è incluso !
I dettagli e gli orari saranno discussi assieme qualche settimana prima dell’evento, a inizio Maggio

per ogni dettaglio scrivetemi a: a.galeasso@libero.it

lunedì 27 gennaio 2014

100 anni di corsa!


Ci sono oggetti che vi parlano , non appena li guardate.

Se sapete ascoltarli, vi raccontano storie incredibili, basta aprire il cuore e la mente.

Questa bici mi ha fatto innamorare appena l’ho vista.

Rugginosa, fiera, aggressiva.

Come abbandonata in un angolo oltre 80 anni fa, per caso, attendeva qualcuno, qualcosa.
Una spolverata, due gomme, poco più.


Nessun marchio, nemmeno sui mozzi esulla guarnitura da corsa.

Solo quelle strisce gialle a ricordare l’antica fierezza e un guizzo che in corsa può far a differenza.

La forcella anteriore ha ancora gli steli chiusi, sintomo di un possibile freno a tampone anteriore.

Siamo negli anni 10 del 1900, i freni Bowden sono una novità, ed ecco che all’anteriore ne troviamo uno della più classica scuola francese, abbinato alla sua leva originale.

Al posteriore un italianissimo Universal con leva annessa ci ricorda una sostituzione in corso d’opera, le bici devono funzionare bene prima di tutto!

Manubrio in ferro, con superstiti cordami probabilmente ricavati da un vecchio copertone per ingentilire la presa del morsetto dei freni.

Anche sull’unico parafango superstite, il posteriore, compaiono qui e là strisce gialle: chissà che bolide da nuova!

Sui cerchi in ferro tipo R ho montato due vetuste coperture da corsa, Una Michelin da 3/8 al posteriore e una Pirelli Stella all’anteriore: ai limiti della guidabilità, ma…di grande effetto scenico!

Anche qui si intuisce la tendenza al risparmio: un cerchione, probabilmente quello anteriore , aveva  beccato una bella botta.

Oggi si butterebbe bici e tutto.

Invece no, ai tempi si smontò, si cambiò cerchione mantenendo il mozzo originale.

E se fu allora che il parafango passò a miglior vita, pace!Si va anche senza!

La sella Trionfo è stata ingrassata a dovere, mentre per scorta si è provveduto ad installare sotto di essa una camera d’aria in para marrone marca Spiga.

Le valvole delle camere d’aria sono state riutilizzate mantenendo quindi quelle originali anni 10-20: tengono ancora benissimo!


Sono consapevole che un restauro completo le avrebbe donato sine dubio una maggior funzionalità, ma…me ne sono innamorato cosi e così la vedrò bene ogni volta in collezione, in un angolo dedicato solo a lei.

mercoledì 1 gennaio 2014

Adler 3 gang modello 53

Cominciamo in bellezza questo nuovo anno ciclistico con una chicca molto crucca..
Non amo le bici straniere, ma quando mi è stata offerta questa ..davanti a quel popò di cambio non ho saputo dire di no!

Era tutta smontata, ma i pezzi c'erano .
Con calma, nelle fredde serate invernali, l'ho studiata bene, davanti al caminetto.
Adler, prodotta a Francoforte sul Meno, anno 1936 come confermato dalla data incisa sul mozzo Torpedo contropedale.

Particolarità di questa bici è il cambio all'interno del movimento centrale, che tramite una leva fissa comanda un treno di ingranaggi scorrevoli ( assomiglia molto al cambio che  troveremo sul Guzzino qualche anno dopo)

La cambiata è fluida e scorrevole, molto migliore dei coevi cambi a filo.
Per chi ha voglia di leggere un po'tedesco, ecco la scheda tecnica originale:

Unico neo...una pesantezza esagerata!
Le grosse gomme ballon da 26 pollici scorrono pesanti sull'asfalto, e dal grosso manubrio a corna con freno a tampone anteriore si controlla bene il mezzo.
La ruota davanti, in attesa che la sua originale venga raggiata, è stata presa in prestito da una balloncina anni 30.
Sul parafango anteriore i resti del simbolo della Adler, ormai decapitato dagli anni.
Robustissimo portapacchi al posteriore , sotto al quale troviamo la gemma bulldog che fa tanto moto militare tedesca del periodo bellico.

Non immagino chi possa aver posseduto questo panzer, so che fu venduto da tale Muller , come riportato sul campanello, ma nulla più.

Un soldato nazista?
Un povero cristo ucciso dalla guerra?
Chissà.
Su una cosa son certo, se mai ce ne fosse stato bisogno: nel periodo antecedente e contemporaneo la seconda guerra mondiale, la tanto vituperata Germania, eccelleva davvero su tutti in campo meccanico.
Che poi abbia provato ad eccellere su altri fronti e con quali risultati, è storia tristemente nota.


lunedì 30 dicembre 2013

Per chiudere l'anno: mostra a Bordighera!



Per chiudere in bellezza questo anno di cicloruggine, pubblico a beneficio di tutti alcune foto della magnifica mostra che il collezionista Giambattista Florio ha allestito nella splendida cornice della chiesa Anglicana di Bordighera.

Trovandomi spesso nella bella cittadina per vacanza, ho approfittato dell'evento per lustrarmi gli occhi con le  biciclette esposte.
Quel giorno era previsto un concerto, quindi con buona musica di sottofondo, ho fatto il pieno di bella meccanica.


Alcune tra tutte: la famosa Bianchi Z postata sul blog Paramanubrio ( ah, il patacchino!), una Pedersen, la Littorina Vianzone da donna, una sfilata di Umberto Dei degna di un negozio degli anni '30, tra le quali una balloncina con parafanghi corazzati,per poi concludere con Bianchi Super e Maino superlusso a freni interni.

Tutte bici di nota, come dicevo, che Giambattista mi racconta aver raccolto solo da pochi anni dopo lunga attesa fatta di passione sopita sin dall'adolescenza.
Si resta sempre stupiti di come alcuni singoli eventi, apparentemente innocui al momento, porteranno poi a fare e compiere decisioni come questa magnifica raccolta!
Sul quaderno per i visitatori , ricco di commenti, ho vergato queste parole, che reputo quanto mai vere:
"Ottimo è il frutto del seme che germoglia dopo lunga attesa"
Augurando a Giambattista altre scoperte e nuove belle mostre come questa, colgo l'occasione per augurare a tutti i lettori una buona fine d'anno e un lietissimo 2014!
Ad majora!

lunedì 23 dicembre 2013

Bianchi Rondine 1936..e la storia di Elvira!


 
Quando  qualcuno mi propone una vecchia bici, io come quasi tutti gli amici collezionisti, domando con una certa ansia , prima ancora della Marca, se è da uomo o da donna.

Se la risposta è uomo, con la “canna”come si dice dalle mie parti, la cosa si fa interessante.

Ma se la risposta è l’altra, gli entusiasmi scemano.

Chissà perché.

In fondo la bici da donna è bella  e caratteristica come, se non  più ancora, di quella maschile.

Basta guardare le foto di una volta, e si vedrà quante ne circolavano.

Non voglio credere sia solo una questione di Mercato, essendo risaputo che una bici da donna vale economicamente sempre meno della metà della corrispettiva da uomo.

Forse è un motivo d’uso: essendo noi maschietti il novantanove per cento degli appassionati di ruggine, poco c’aggrada esporci al pubblico ludibrio su telaio aperto e paragonna.

(Per inciso la bici che uso di più da sempre è una Dei Imperiale del 1962 da donna, cerchio 28, bici magnifica e scorrevole come nessuna ).

Io, personalmente, le amo tutte, uomo o donna.

In particolare mi affascinano le bici “da prete”, quelle da donna con cerchio da 28 pollici, che trovo non abbiano nulla da invidiare alle cugine maschili  per ragioni estetiche e d’uso.

Questo lungo preambolo per giungere ad una delle ultime scoperte, una Bianchi modello Rondine da 28 pollici del 1936, completamente integra e conservata a parte la sella sostituita negli anni ’50.
 

La linea è quella filante delle Bianchi e ricorda molto la sorella maschile Real, avendo gli stessi parafanghi a pagoda e il carter in 4 pezzi con sportello di ispezione.
 

I mozzi sono marcati Bianchi in corsivo, ancora un anno e poi la scritta diventerà in stampato minuscolo nel riquadro.
 

Le cromature sono la parte che sempre più mi intriga e mi spinge a lasciare le altre bici per lavorare su una Bianchi anteguerra: paiono uscite or ora dal bagno di cromatura, tanti risplendono, specialmente quelle prodotte in proprio dalla Bianchi, ossia manubrio , testa forcella e costa di parafanghi e carter.
 

I cerchi, che credo venissero comperati già cromati, hanno risentito più il tempo passato, pur mantenendo discreta la verniciatura al centro e parte degli elegantissimi filetti rossi.
 

Le manopole sono in cartone pressato bicolore, e sono quelle della linea economica Bianchi che molto le adoperò anche sulla Touring.

Pedali marcati Bianchi in corsivo, con gommini lunghi originali dell’anteguerra.
 

Non so di chi possa essere stata questa Bianchi, forse di un prete per davvero o più verosimilmente di qualche donna non propriamente..pigmea, che però la adoperò con parsimonia e buon senso, conservandola in questo ottimo stato sino al nostro 2013.

13-6 1936: la storia di Elvira.

Bici da donna, strani destini e diverse condizioni d’acquisto.
 

Tutte le anziane donne che ho avuto modo di intervistare, parlano con nostalgia di quegli anni ‘30 e ‘40 che le videro ragazzine.

Allora era impensabile che una ragazza comperasse sua sponte una bici ed era consuetudine pressochè universale che queste venissero regalate in occasioni speciali e…potendo permetterselo!

Voglio raccontare  la storia di Elvira, oggi 91 anni, che ricorda le prime scorribande negli anni ‘30 sulla Wolsit da corsa del fratello ( vinta alla lotteria!) , alla quale avevano saldato il manubrio al contrario per poterla usare anche da passeggio ( orrore!)

Questa, tornando un giorno dalla spesa dal paese vicino, aveva 12 anni, si ritrovò con 20 kg di borse della spesa a tracolla e un tronco  del manubrio in meno tra le mani..

Che spavento!E le scarpe nuove tutte rovinate!

Per fortuna che il droghiere Tuchin era nei pressi e la sorresse!

A lei, in occasione del compleanno dei suoi 14 anni, il 13 Giugno 1936, i fratelli fecero una bella sorpresa.
Risparmiarono mesi e decisero che la sorellina doveva avere una bella cavalcatura!

Quel giorno qualcuno le mandò a dire che il ciclista doveva parlarle.

Chiesto permesso alla madre ( o tempora, o mores!), si recò da costui, il quale le chiese quale delle biciclette esposte preferiva.
Lei era già alta per i suoi 14 anni e sulle bici da 26 si sentiva stretta, ricorda.

Imbarazzata, dopo non pochi tentennamenti scelse una fiammante Bianchi nera da 28 ,e quando il ciclista le disse “vai pure, se ti piace , già tutto aggiustato”, pensò al peggio.

Un tentativo di adescamento?

Uno sbaglio?

A casa la madre fece faville e solo l’arrivo di uno dei fratelli calmò le acque e spiegò l’accaduto.

Ancora oggi lo ricorda come uno dei più bei giorni della sua vita.

 

 

 

mercoledì 11 dicembre 2013

Le bici in testa: dal caos, una stella danzante

"Solo dal caos può nascere una stella danzante" diceva Nietsche.
Qui ci sarebbe stato spazio per almeno una galassia.
Dal 1928, anno in cui il mio bisnonno costruì la casa in cui vivo, questo è stato lo spazio dove gettare tutto ciò che non serve , o che servirà chissàquandononimportanonsigettanulla ( vizio di famiglia).

Salire per quella scala era , agli occhi del bambino che fui, salire in un mondo incantato e lontanissimo.
Quando a Luglio sono entrato con seria intenzione, mi è venuto freddo, e c'erano 40 gradi.
Questa soffitta avrebbe ospitato le più belle bici della mia raccolta.
Ordinate, catalogate, lucide.
Per onorarle, mostrarle, condividerle.
Poco a poco, come i sogni dei pazzi che però si avverano, la polvere e gli orpelli sono spariti.
Sono affiorate le memorie dei miei vecchi, gli attrezzi dei lavori che furono, come fantasmi dal passato.
Esporrò tutto, con le bici.
Alcune sono già in sede, e per ora non si sono lamentate, nonostante il freddo pungente.


Presto arriverà un bello strato isolante e qualche arredamento.
I tavoli dell'osteria e le vecchie sedie che sanno ancora di vino e fumo, serviranno da ristoro agli avventori che vorranno lustrarsi gli occhi da comodi, magari bevendo del buon vino.

La primavera porterà coi fiori e la luce che affiora dalle nuove finestre, una ventata di calore.

E insieme ad esso, effluvi di grasso, cera, odor di gomma fresca.
Un piccolo paradiso per chi, come me, ha e avrà sempre "Le bici in testa".