lunedì 2 marzo 2015

Bianchi Savoia, regina tra la regine


Le bici che amo di più sono quelle comuni, quelle che giravano “davvero” dalle mie parti.

Le vere rarità o i pezzi da 90, avercene!, non esercitano  su di me lo stesso fascino della bici artigianale piemontese tenuta assieme col fil di ferro.

Insomma, la bici che sto per presentare non dovrei neppure averla, a questo punto.

Ma ce l’ho, eccome.

E l’ho smontata e pulita e regolata tutta.

E con gran gusto.

Perché da quando la vidi fu una cosa sola desiderarla comprarla smontarla studiarla ed esporla.

Si tratta di una delle più rare sottomarche Bianchi, almeno in italia.


La SAVOIA era infatti il brand con il quale Bianchi esportava in Sud America le proprie creazioni, anche se si trattava in realtà di una..Touring altrimenti punzonata.



Amici collezionisti oltreoceano ne pubblicano talora qualcuna e proprio a partire da questa conoscenza mi sono lanciato nell’ acquisizione non appena se ne è presentata l’occasione!


Il nobile Marchio è ovunque: sella, mozzi, pedivelle …

Colpisce la presenza del copertone anteriore marcato TOURING CORD, sicuramente quello fornito 76 anni orsono in dotazione originale.


Curiosa la presenza di questa bici sul territorio italiano, forse più unica che rara: possibile che un operaio l’avesse acquistata direttamente alla fabbrica ed abbia evitato alla signora un bel viaggetto per mare…


Curiosità nella curiosità il patacchino Tebro: ormai non mi stupisco più di nulla in casa Bianchi e chissà che anche questo misterioso patacchino  , Lodando Dio,  un giorno non sveli la sua origine…

giovedì 26 febbraio 2015

26 Aprile , torna la bacchettata di Primavera!





Amici appassionati, con questo breve post ricordo a tutti i simpatizzanti del mitico raduno di bici d'epoca che si tiene dal 2007 a Bra che il  26 Aprile si svolgerà la nona edizione!


Consueto il programma: ritrovo a Bra , giretto di una decina di chilometri in pianura e poi....pranzo tutti insieme coi prodotti della sua terra che ognuno deciderà di portare!
Al pomeriggio ( o già sabato per chi viene da fuori) ...ancora un bel giro !
Ricordo anche che , per chi volesse, il 25 Aprile si organizza ogni anno un mercatino delle pulci a Bra: un motivo in più per venire !


Scrivete a  a.galeasso@libero.it   per maggiori dettagli o delucidazioni!




Vi aspetto numerosi!

lunedì 16 febbraio 2015

Misteriosa: Bersagliera Prototipo


Da un po' di tempo a questa parte mi attirano le bici da bersagliere.
Un po' per la tecnica che racchiudono, un po' per la storia che le circonda...
Insomma oltre a quella da ufficiale che già presentai su queste pagine, ora ne giunge un'altra.
A tutta prima rifiutai l'acquisto, parendomi una pasticciata bici con poco di interessante.
Studiandola meglio però, ho notato particolari che hanno fatto e fanno sudare anche i più incalliti esperti di bici militari.


Vediamo.
Telaio con giunzioni tipo Legnano Bozzi anni 10, tipica anche la chiusura sella.
Numero di telaio sulla sinistra del tubo reggisella, numero alto sui 50000.
Il portafanale con la W di Wolsit potrebbe essere più originale di quanto pare, ma ...mai vista una wolsit da bersagliere anche se.....anche se....

Manubrio strano, con leveraggio a destra che comanda il tipico freno a ganascia delle bersagliere, ma con cerniere inedite.

E poi..udite udite....pistoncini del molleggio anteriore interni alle forcelle: mai visto prima !

Il tiraggio della catena avviene grazie al movimento centrale montato su eccentrico come sulle Triumph anteguerra o sui tandem.

Completa il tutto il molleggio con mollone posteriore simile ma non identico alle ben comuni Bianchi.

Ruote piene da 24 pollici montate su mozzi tipo durkopp con chiocciola registrabile.

Pedivelle anonime.
L'unico parafango superstite pare il suo ed è a  schiena d'asino come in voga in quegli anni.
Qualcuno ne sa di più?
Al momento i più grandi esperti di bici da bersagliere la inquadrano come uno dei tanti prototipi che furono costruiti negli anni 10 per  gli appalti che l'Esercito bandiva in vista dell'imminente conflitto e che furono poi soppiantati dalla Bianchi.
Bici quindi costruita magari in pochissimi esemplari, ma non per questo meno funzionante: provata su ghiaccio ( !!!!!!) ha dimostrato ottimo tiro anche in salita e una discreta guidabilità
Se qualcuno ne ha vista una simile o sa dare una paternità...riceverà un premio alla prossima bacchettata di primavera!


martedì 3 febbraio 2015

la pioggia è gioia (20)





"Cosa succede?"
"Vai dalle magne stasera.Alle 9.Devono dirti."
"Non mi piace quelle donne.Sanno di sporco.Devo proprio?"
"Per me fai cosa vuoi.Io dico che se vai capisci meglio, poi fai tu.Se vieni ci vediamo là."
"Proprio della mia razza.Non strappa una parola che sia una "pensava Eroe.
"Vengo,dille che vengo.Ma nessuna moina o giro inutile.Se c'è da parlare si parla."
"Si capisce.A stasera."
Quella sera Eroe trovò più silenzio in casa e i suoi che gli sorridevano come si fa a un malato che deve morire.
Come a quel fascista che avevano dovuto consolare e raccontare barzellette prima di fucilarlo fuori, sull'aia.
"Qui cosa capita? Devo sapere qualcosa?"
"Le magne stasera.Ti diranno delle cose.ma tu non credere a tutto.Ascolta bene  e fai tesoro.Situazione brutta la tua, ma se non ti agiti tanto va a finire che hai ancora da far guadagno.Muovi poco, ascolta tutto."
"Oh padre, qui mi si nasconde qualcosa.Lo vedo, non son gabbia.Parlate voi, che siete famiglia."
"Ma si, tanto vale dirtelo.No,madre?"
Dall'angolo lei approvava con la testa, zitta, pulendo i fagiolini e gettando le teste in un catino di ferro.
"Insomma, noi si sapeva tutto.Da anni.Il patto era che Bernardo, quando avesse avuto voglia e coraggio, ti avrebbe detto tutto, e così è stato.Per proteggerti.Chissà cosa faceva una testa come la tua.Devi capirci, è stato a fin di bene.Mica è stato facile per noi.No, non fare quella faccia, fammi andare avanti.Con le magne abbiamo parlato.Loro avrebbero provveduto a tutto perché Bernardo stesse bene e avesse di che vivere.Sono ricche loro, hanno 4 cascine, ma lo sai.Il fatto è che loro sono imparentate con la madre, e  dove sia lei , questo non posso dirlo.Quando andranno in cielo, e non manca molto con gli anni e le sciatiche che hanno, quella roba sarà di Bernardo.E tua.
Quindi stasera vai lì, ascolti e non fai le tue solite piazzate partigiane.Nessuno ti fucilerà e non fucilerai nessuno.Capito?"
Ad Eroe montava una rabbia nera, ancor più vedendo madre che dall'angolo piangeva e continuava ad annuire.
"Perché  questa scenata? Perché questi misteri? Sono o non sono vostro sangue? Cosa potevo fare se non volergli bene come a un figlio?Come e più di quello che avete voluto a me?Se volevate bene davvero dovevate parlare e non tacere.Capisco quel tedesco biondo, ma voi, voi no.
Andrò. Non finisce qui."
Andò a piedi.
Non aveva testa per guidare.
Passeggiare sarebbe servito a pensare, a dar sfogo ed a non arrivare con i bollori in 5 minuti per magari rovinare tutto con una sfuriata.
La sera portava odore di tini e di mosti, la vendemmia era andata bene quell'anno e Andrea pensava al buon vino che si sarebbe bevuto all'osteria di Luigi, su a La Morra.
Ci sarebbe stato da bere proprio due dita in quel momento, per non pensare e non agitare, per vedere chiaro con la vista annebbiata.
La piazza del pascolo si apriva come le gambe di una donna e faceva piacere buttarcisi dentro in quegli odori di vino e di tannino delle industrie.
Nessuno girava a quell'ora, essendo ora di cena e di piedi fermi sotto al tavolo.
Eroe sentiva il solito formicolio di quando devi essere attento e con occhi dritti, perché pur essendo solo donne erano le magne di Bernardo e sapendone una più del diavolo su tutto e tutti conoscevano di lui vita e miracoli.
Entrando nel fresco della campagna Eroe ebbe un brivido.
Già le luci della città erano un lontano brulichio, quando udì lo scoppiettare di un motore.
Era Tale della Tagliata che con la sua vecchia BSA tornava a casa con le ceste vuote.
Vedendolo, lo riconobbe e volle a tutti i costi dargli un passaggio.
Attaccato al vecchio giaccone di pelle , sobbalzando sui ciottoli della stradina, Andrea pensò a quanto era che non sentiva il freddo della notte assieme ad un motore, ad un amico, ad un osteria da prendere di mira.
Avere venti anni, pensò.
Ma ecco che già  l'aia si faceva sotto le ruote spesse e fruste del BSA e con un cenno Tale salutò, la segala tra i denti neri.
Le vecchie, sospettose com'erano, avevano già aperto la porta e guardavano con sdegno e disapprovazione Eroe che si puliva i calzoni con una mano.
"Vecchie bagasce "pensava sorridendole.
"Buonasera" risposero loro nette e crude.
L'aria nella casa sapeva di mele e umido, dalla scalinata subito di fronte tirarono a destra , dove il fuoco scoppiettava allegro e quattro tazze di caffè fumavano liete sul tavolo.
"E allora."
"E allora ditemi voi.Bernardo mi ha detto di venire ed eccomi qui.Avanti, sono pronto, ho fatto la guerra."
"Sappiamo, sappiamo.ma qui non si tratta di fare guerre o ammazzare gente.Si tratta dell'avvenire.
Se era per noi si poteva benissimo andare avanti come sempre.Ma questo ragazzo si fissa che dobbiamo parlare e parlare e andare a fondo delle cose.Mah.Tempi di oggi dove i vecchi si sorpassano senza ritegni."
"Cosa volete da me?"
"Bernardo vuole che tu sappia come sono andate le cose.Perchè, non lo sappiamo neanche noi.Chi era la madre lo sai , no?Questo almeno, lo sai?"
"Si capisce.Mai più vista."
"Cosa che non sai è che prima della  guerra, dopo che coi suoi è andata in una cascina dalle parti  di Pavia, è scappata il mese dopo  a Milano con un bel capomanipolo, il Guerra..Solo  due mesi dopo si è accorta del fatto, ed è tornata di nascosto qui in cascina a metterlo al mondo.Figurarsi il Guerra, l'avrebbe eliminato subito, ma lei...La conoscevi no?
"Vai avanti."
"E allora esce al mondo Bernardo e subito sembra che lo vogliono tenere.Poi salta su una vecchia che si scopre essere la madre del Guerra che lo minaccia davanti a tutti se porta a casa un bastardo, già la storia di una di 16 anni con uno di 40 la inviperiva, ma altri tempi.In due ore avevano deciso, con lui che scappava con l'autista a Milano e lei in lacrime di sopra.Basta: appena svezzato lo ha lasciato qui rimandando sempre il momento di venirti a cercare.Ti avrà scritto cinquanta lettere che non ha mai avuto il coraggio di portare, ma neanche di bruciarle.Era una bambina, ancora, non potevo dirle nulla.Le aveva nascoste sotto un mattone di sopra.Dove due anni fa Bernardo le ha trovate."
"Che ne è stato di lei?"
"Mai più tornata.Quel fascista la teneva sotto chiave dopo averla sposata, l'anno dopo.Solo una volta è passata tutta ingioiellata della festa , come una foresta qualsiasi, per comprare delle uova.Vedendola mi è venuto un colpo ma lei con gli occhi mi ha guardato come la morte, come a dire Zitta o Muori!.Bernardo era fuori nel fosso che giocava con le rane , ma lei dopo uno sguardo se ne è andata.Dicono che durante la guerra facesse  la spia sulle montagne e che un partigiano l'abbia scorciata assieme a delle altre, nel '44."
"Non fu nei bombardamenti, come mi dissero?"
"No.Se ti avessero detto che era  contro i vostri, uno come te minimo la andava a cercare.E chissà che fine facevi, già ti è andata bene in mezzo a questi boschi."
"Pà e madre sapevano?"
"Gliel' ho detto una volta subito passata la guerra.Il bambino cresceva e finchè c'era guerra nessuno diceva nulla,ma poi una volta arriva il messo comunale e chiede i documenti.Gli faccio: la madre è morta il padre era un fascista, cosa devo dirvi?Basta, voleva un padre e una madre.Allora con tua madre l'aggiustammo col Sindaco che acconsentì a prendere il nostro cognome come zie.Lei voleva dirtelo, ma in quegli anni eri ancora come un mitra, saltavi su per ogni cosa e pensammo che era meglio non dire nulla a nessuno.Meglio, no?"
"Un paio di balle meglio.Potevate dirmelo che si sposava, o quando stavo per crepare, vecchie bagasce.Cosa sono?Un cane?Eh?"
"Primo, hai poco da arrabbiarti.Potevi anche sapere nulla e per noi era meglio.Ma siccome Bernardo ci teneva, ecco fatto.Hai poco da prendertela, se non con te stesso.In fondo è figlio tuo, o no?Secondo, hai solo da guadagnare.Cia era ricca da fare schifo, quel fascista ha rubato Dio solo sa quanto e qui in cascina...."
"Zitta"Stai zitta, piattola !"
"Ma si, giusto che sappia.Bernardo è ricchissimo.Nel '45 la madre del Guerra è passata di qui, mezza impazzita, gli avevano appena fucilato il marito e il figlio.Insomma, passa, entra-era seduta dove siamo ora ,mi sembra di vederla- e fa: sono sola al mondo.Non ho eredi.Tra poco morirò, sto male.Prendete, a voi servirà di più.E tira fuori una valigia.A tutta prima non faccio caso, tanto aveva gli occhi stralunati.Mi bacia sulle guance e se ne va.Io, apro e guardo: in quella borsa c'erano ,se va bene, tre chili d'oro.Lingotti.Oro: capisci?"
"Morissi e ti venisse un accidente..."
"Stai zitta, ormai è dentro.Insomma, lo nascondo in soffitta sotto una trave marcia e lo lascio lì.Neanche Bernardo lo sa.Ma quell'oro, mi son detta, sarebbe servito a Bernardo a farsi una vita, una famiglia.Dipende anche da te, adesso."
"Perché Bernardo non lo sa? Perché non lo avete mandato a studiare?"
"Quel tedesco? avrebbe bruciato non solo i libri, ma la scuola intera...però è un buon ciclista, quella è la sua strada.E la tua a quel che ne so.Che intendi fare?"
"Voglio sapere.Non credo ancora  a tutte queste morti.Ai miei potevi anche contarla, son vecchi e ingenui.Ma io ho fatto la guerra, ho ammazzato.Tu sai cose che devi dirmi, stasera.Voglio sapere."
"Da qualcuno deve aver  preso quel tedesco..sei proprio sicuro ?Non son belle cose."
"Si.Se sai qualcosa parla."
"Dopo.Dopo il caffè.Abbiamo già fatto troppe parole e ho la bocca asciutta."






















venerdì 30 gennaio 2015

Zenith ballon 1935, l'altra faccia di Dei

Chi mi frequenta ricorderà il mitico recupero delle 10 biciclette, con cane e fidanzata sulla ancor più eroica 500.
Era il 2008, l'altro ieri o duemila anni fa.
Tra le recuperate c'era anche questa stupenda balloncina, che se ne restò da allora in un angolo del garage ad ammiccare col parafango e la gemma.
Ogni tanto una scodinzolata dalle ruote in legno.
Che mi dicevo, farò poi, in legno, uh, ma se devo ri-raggiarle...
Cosa che infatti è avvenuto questo inverno, essendo quasi tutti i raggi marci e lenti...

Il telaio invece è sano, pesante, grigio come certe giornate di langa nelle quali l'unica cosa bella è bere vino caldo accanto alla stufa e guardare la bici che pian piano torna a sorridere.

La sella è ancora la sua, Zenith così come il lucchetto ( solo casa Dei aveva certe finezze..)

Mozzi Zenith con ingrassatore e copripedivelle per non intralciare i pantaloni ( questi un mio vezzo, NOS).
I cerchioni ( un po'tarlati ma via, hanno 80 anni...) scorrono su copertoni Clement ancora dotati del bollo in ceralacca originale..

Una finezza: il campanello in bronzo, presenta dettagli degni d'un Michelangelo: guardate con che precisione è scolpito il viso del calciatore e lo stemma sabaudo sulla maglietta....

E se c'è buio via con un bell'impianto Regina pesante come un trattore ma efficace e degno di codesta cavalcatura!


Ma ora è freddo, e buio e io sono anche un poco raffreddato.
Tu te ne starai buona tra le cugine dei in collezione e aspetterai la primavera.
Verranno giorni di luce e caldo e io guarirò.
E verrà la bacchettata e chissà che non sorteggi te...
Si?
D'accordo?
Bene, allora porgimi la maniglia e aiutami a sollevarti ...


martedì 13 gennaio 2015

Tamburina, mandrogna ben frenata!


"........uomini grossi come alberi
che quando cercherai di convincerli
allora lo vedi che, sono proprio di legno..."



Paolo Conte, Diavolo rosso.






Non fu in una cascina e nemmeno per caso.
Avevo meno anni di ora e ben più capelli e me ne andavo a zonzo per un mercatino di moto d'epoca.
Dopo fanali carburatori e dinamo , l'occhio sempre più attento alle bici, mi capita questa ruota col mozzo a tamburo.
"Un mosquito" mi dico.
E no!
Alzo lo sguardo.
E vedo lei.
Grossa, grassa, con un fanalone che spara all'ingiù.
"è vecchia ragazzo, e ben frenata. Hai mai visto dei freni così?"
No, dico io.
Nemmeno io, dice lui.
Però la vende.
E cara pure.
E io ho mio padre dietro che controlla ( ero giovane e capelluto).
Pace.
Faccio un giro, compro qualche ammennicolo da moto, scarto un manubrio da corsa in ferro a pochi euro ( ero sempre giovane, capelluto e ingenuo).
Poi, sulla via del ritrono, mi fermo.
"Vai alla macchina, faccio ancora un giro.
"Compra mica quella bici, sai."
"Ma no, se ti dico."
Le bestemmie che disse in macchina, non le riporto ma le ricordo tutte.
Sono piemontese, e testa di legno.
Pochi mi convincono più di quel che già sono.
Però ero soddisfatto.
E lo sono ancora.
Solo il tirante del freno dissaldato stonava un poco, il resto era lei.
Con una bella decalca 1934 sul canotto e un telaio trugno e robusto da vera piemontese testa di legno.




Non so tuttora la marca né me ne frega più di tanto.
Manco ho pulito i mozzi, ai quali si flangiano i piccoli ma efficaci tamburini.


Che saranno stati montati in seguito da qualche prudente ciclista dell'anteguerra ( non erano da mosquito e mai fu montato su questa bici, altrimenti il carro sottostante avrebbe dei bei segni..)


Forse, più del bel manubrio che comanda i leveraggi lunghissimi come transatlantici o dei parafanghi larghi come una highway americana, amo quel giorno.

Era Giugno, avevo da poco una fidanzata, c'era il sole e sentivo i venti anni scorrere nelle vene.
Mi sentivo vivo.
E quella bici era la ciliegina sulla torta ( che poi ci godiamo sempre più la ciliegina alla fine che la torta, o no?).
Insomma, alla bici ho fatto poco.
Me la son goduta per anni in un angolo del garage , e solo  l'ho un po' pettinata per renderla presentabile.
Sono passati gli anni, lei è più bella e io più stempiato, ma va bene così.
Felice di averla e di provare, per pochi attimi, quando son solo, il brivido della cazzata fatta a venti anni.
( per tacer di bestemmia e di padre ).



sabato 20 dicembre 2014

aZZurrina, Bianchi Z 1930

"....a giocare col nero, perdi sempre.."

F. De Andrè, "Le storie di ieri"




Nel castello di Montebello pare esista il fantasma di una bambina dal nome Azzurrina.
Anche i più scettici affermano d averne udito la flebile voce.
Tornando a più umane faccende, voglio narrarvi invece la storia di un'altra azzurrina, fatta però di ferro e gomma e non di ectoplasmico etere.
Fu dopo una cena allegra ed un poco alcolica che l'amico mi disse di avere nel cofano i resti di una Touring balloncina.
"Mi servono i parafanghi!" dissi.
"Prendo il fanale ed è tua, se la vuoi...."
Aperto il cofano la povera era riversa col parafango posteriore barbaramente piegato .
Pistoncini piccoli zigrinati.
Carter stranissimo.

I parafanghi , era notte e quel goccio di alcool non aiutava, parevano quelli di una Sabina, ma poco più larghi.
"Con due martellatine-mi dissi- li adatto alla mia Z!"
Detto fatto, scaricammo il rottame sempre a gambe all'aria e ci avviammo al meritato sonno.
Quella notte non dormii.
Quel carter.
Quel disco cromato.
Che fosse poi lei?

Le prime luci dell'alba mi videro girare il cadavere nelle nebbioline langhette per scoprire qualcosa che in cuor mio già sapevo.
Patacchino Bianchi smaltato aquila ( che Dio sia sempre più Lodato!)
Pedivelle Bianchi corsivo.
Carter stranissimo, mai visto: e te credo! è di una Zeta!
Fulmineo pulisco l'ancor nichelato movimento centrale: 1930!
Mozzo anteriore giusto, il posteriore....ho dovuto aggiungerlo io prelevandolo dal rudere della mia storicissima zeta in perenne attesa dei parafanghi e di un carter.

Ubi maior minor cessat!

A questo punto nasceva un dilemma: riverniciare o conservare?
Sotto l'azzurrino, dato verosimilmente subito dopo la guerra, le nichelature al carter ed ai parafanghi comparivano: flebili, ma esistevano ancora.
Più sotto, solo il rosso dell'antiruggine.


Me la sono immaginata con i due copertoni bianchi a ballonetto che tenevo da parte da anni per la sorella Z incompleta.
Perché no, mi dissi.
Perché si, pensai.
Detto fatto.
Una smontata, una lucidata, una drizzata al povero parafango posteriore.
Il portapacchi con corda in canapa era già su, perché levarlo?

Anche la gemma Autarchia è un segno dei tempi.
Studiando il carter capisco perché così poco successo abbia riscosso: debole, fragile, scollato come quelli Dei.
Al confronto quelli delle Real sembrano fatti di acciaio inox!
Sostituito il cerchio posteriore, raggiato su mozzo Bianchi datato 1931 , e montato un bell'impianto luce  Radsonne coevo, decido per una sella in cuoio come da catalogo.
I pedali andrebbero a trombetta, tipici delle Bianchi lusso del periodo ma, ahimè, l'orto soltanto uno ne offre e non credo che seminandolo crescerebbe a primavera fruttificandone altri.
Pace.
Supplisco alla mancanza della parte terminale del parafango anteriore con un bel paraspruzzo in crine di cavallo:

Monto due generici pedali a 6 gomme anni 30 e attendo che qualche trombetta capiti sul mio sentiero!


Proviamola!


Alla guida la comodità è stupefacente.
Il manubrio bianchi anni 30, nichelato. ha una posizione differente dai manubri bianchi dal 1933 in poi.
Più piegato, stretto, quasi sportivo.

Le gomme ballon scorrono leste e dalla guida la forcella a zanna con testa cromata si slancia a mordere la strada.
L'appoggio, la guardo.
Non sarà la Bianchi Zeta più perfetta del mondo, però è lei.
Azzurrina, unica.
Con la gioia gratuita di tutte le cose belle e rare  successe per caso nella vita.