Le bici da bambino suscitano sempre simpatia.
Specialmente quelle molto datate.
Forse per un richiamo alla nostra infanzia, oppure a quella che immaginiamo sia stata per i nostri padri e nonni.
Oggi i bambini hanno tutto, troppo.
Una volta avevano poco, troppo poco.
Questo non vuol dire non si divertissero lo stesso, anzi!
Ma per i pochi che potevano avere il qualcosa, questo qualcosa spesso era una bicicletta.
In tempi che nemmeno un padre di famiglia, onestuomo lavoratore, spesso non poteva permettersi il lusso della bicicletta, vedere ragazzotti di 10 12 anni con la lor fiammante 24 doveva essere quanto mai un identificatore dello status sociale.
Più che all'indubbia felicità ed orgoglio che avrà provato il giovin ciclista su questa simil-Wolsit anni 20, immagino lo sguardo invidioso e livido di sana gelosia che la maggior parte del popolino fanciullesco avrà provato nel vederlo scendere in istrada magari accompagnato dal padre su nobilissima cavalcatura.
Questa bicicletta non è la classica bici da bambino, costruita con materiali e cure più scadenti, visto che andrà a finire in mani inesperte e malcuranti.
No.
Presenta le stesse pregevoli e accurate finiture delle sorelle maggiori: mozzi con ingrassatori, manubrio roller con frenate fascettate , parafanghi a schiena d'asino,campanello e gemma in vetro a melograno.
Oliatore sul movimento centrale e pedali a 4 gomme.
Su una pedivella si legge a malapena lo stinto marchio, che presenta due nomi: se riuscirò a decifrarlo lo pubblicherò.
Ma mai come in questo caso poco conta Marchio o blasone: conta il simbolo di un'epoca ormai passata, le reliquie di un tempo in cui c'era ancora l"'Io posso e Tu no" anche a questa età.
Abisso sostituito con poca fortuna dalle moderne diavolerie elettroniche che hanno appianato i ceti fanciulleschi, sia pure tristemente al ribasso per quanto riguarda fantasia e creatività.
mercoledì 14 ottobre 2015
Per giovinetti
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venerdì 9 ottobre 2015
Io non seguo, supero!
La moglie giaceva davanti a lui, nel letto di ospedale.
Stupidamente ferma ed ostinatamente sorridente nel rigore della morte.
"Ancora due mesi, tre se va bene" gli disse il Gran Professore dopo la visita in ospedale.
Chiara non era fessa e aveva capito tutto.
Il pianto che fece in auto poco dopo mise fine a qualsiasi discorso.
Fedele al loro stile di vita non si sarebbe curata ma avrebbe vissuto al massimo ciò che immaginava le restasse da vivere.
Angelo avrebbe organizzato un viaggio con degli amici: niente di fuorivia , un bel viaggio nel sud Italia che lei tanto amava.
E proprio al ritorno dal viaggio, il peggioramento, la crisi e la falce che non perdona.
Ora davanti all'ancor bella moglie sdraiata nella bara, Angelo pensava a tutto ciò che di bello erano stati gli anni che li avevano uniti.
I bei viaggi, la casa che si erano studiati a tavolino essendo entrambi brillanti architetti.
Non avendo mai avuto bambini si erano goduti quella malinconia di stanza vuota riempendola con ciò che di bello la vita offriva e no, no davvero, nessun rimpianto per nulla.
Davanti agli amici che si accalcavano contriti opponeva un sorriso quasi demoniaco che molti scambiavano per crisi di nervi.
In realtà Angelo ricordava con fermezza ed assoluta volontà uno dei momenti più belli della loro vita insieme: l'incontro ed il corteggiamento al Liceo.
Chiara aveva due anni in meno e lui se la studiava giorno e notte , senza il coraggio di avvicinarla.
Tutti sapevano di questa passione nascosta , persino Chiara.
Passarono gli anni, venne la maturità.
Chiara sembrava un ricordo ormai sbiadito quando durante una mattina di bighellonata Angelo si imbattè nella classe di Chiara all'uscita dalla palestra nell'ora di ginnastica.
Gli ozii universitari avevano allentato la timidezza del giovane, e senza pensarci si intruppò alla scolaresca.
Per puro caso era venuto a sapere di un alunno che mai si era presentato , tale Rigotti, e nulla fu più facile di entrare in classe, sedersi accanto alla bella Chiara sotto lo sguardo attonito ma attento dei compagni, che tutto sapevano e tutto avrebbero immaginato quel mattino, tranne quel diversivo.
"Nemmeno io sapevo come sarebbe andata a finire" confessava agli amici che anni dopo rimembravano quell'episodio.
Entrata la professoressa di Inglese, all'immancabile appello sgranò tanto di occhi quando alla chiamata del Rigotti rispose Angelo.
"E ti pare il momento di presentarti?"
"Non sapevo fosse iniziata la scuola, da noi non arrivano nemmeno i giornali"
Insomma, da lì a mettersi a fumare con i piedi sul banco il passo fu breve.
"Ma da dove vieni? Fumi in classe e nemmeno segui?"
"Io non seguo, supero!!!!Wrooommmm!!!"
Detto fatto, Angelo, sigaretta in bocca, sfrecciava col banco a mezz'aria per la classe, tra lo sbellicarsi dei compagni e lo sguardo ammirato e divertito di Chiara.
" Rigotti! Fuori! Dal preside!"
Ormai era fatta, e fu facile uscire e defilarsi in strada.
Il caos che ne seguì e il coinvolgimento del vero Rigotti divennero storia da bar e ancora oggi vi è chi favoleggia sull'accaduto aggiungendo qui e là fatti inventati.
Chiara lo amò da quel giorno e ogni giorno con lui fu per lei una copia di quella mattina: calda, emozionante , surreale.
Il corteo si avviava al camposanto e solo lui era rimasto con la salma.
Gli addetti chiesero se potevano chiudere la bara e lui non ebbe esitazioni nel dire di si ed uscire dalla stanza.
Qualcosa ballava in lui come una piccola stella e non riusciva ancora a capire come sarebbe andata a finire, esattamente come tanti anni fa.
Era soddisfatto.
Sereno.
"Noi cominciamo ad andare.Ci vediamo in Chiesa."
Quando tutti furono partiti e anche l'auto funebre si avviava mesta , salì in auto.
"Perché no? " si disse ridacchiando.
La Chiesa e il camposanto erano dall'altra parte della città e si doveva percorrere una piccola tangenziale.
Dopo pochi minuti si accodò alla moglie e rimase parecchi minuti in silenzio.
Dall'avvallamento un camion rimorchio sopraggiungeva e quella piccola pietra dentro prese a ballare sempre più forte: era una risata sonora e piena.
Prese anche lui a ridere , mentre la mano scalava di marcia ed il motore ruggiva a pieni giri.
Gli dispiacque non avere una sigaretta, della bella musica.
Rimase al fianco della moglie per parecchi istanti e in quell'istante estremo, sotto gli occhi esterrefatti degli autisti, la salutò ancora una volta:
"Io non seguo, supero".
Stupidamente ferma ed ostinatamente sorridente nel rigore della morte.
"Ancora due mesi, tre se va bene" gli disse il Gran Professore dopo la visita in ospedale.
Chiara non era fessa e aveva capito tutto.
Il pianto che fece in auto poco dopo mise fine a qualsiasi discorso.
Fedele al loro stile di vita non si sarebbe curata ma avrebbe vissuto al massimo ciò che immaginava le restasse da vivere.
Angelo avrebbe organizzato un viaggio con degli amici: niente di fuorivia , un bel viaggio nel sud Italia che lei tanto amava.
E proprio al ritorno dal viaggio, il peggioramento, la crisi e la falce che non perdona.
Ora davanti all'ancor bella moglie sdraiata nella bara, Angelo pensava a tutto ciò che di bello erano stati gli anni che li avevano uniti.
I bei viaggi, la casa che si erano studiati a tavolino essendo entrambi brillanti architetti.
Non avendo mai avuto bambini si erano goduti quella malinconia di stanza vuota riempendola con ciò che di bello la vita offriva e no, no davvero, nessun rimpianto per nulla.
Davanti agli amici che si accalcavano contriti opponeva un sorriso quasi demoniaco che molti scambiavano per crisi di nervi.
In realtà Angelo ricordava con fermezza ed assoluta volontà uno dei momenti più belli della loro vita insieme: l'incontro ed il corteggiamento al Liceo.
Chiara aveva due anni in meno e lui se la studiava giorno e notte , senza il coraggio di avvicinarla.
Tutti sapevano di questa passione nascosta , persino Chiara.
Passarono gli anni, venne la maturità.
Chiara sembrava un ricordo ormai sbiadito quando durante una mattina di bighellonata Angelo si imbattè nella classe di Chiara all'uscita dalla palestra nell'ora di ginnastica.
Gli ozii universitari avevano allentato la timidezza del giovane, e senza pensarci si intruppò alla scolaresca.
Per puro caso era venuto a sapere di un alunno che mai si era presentato , tale Rigotti, e nulla fu più facile di entrare in classe, sedersi accanto alla bella Chiara sotto lo sguardo attonito ma attento dei compagni, che tutto sapevano e tutto avrebbero immaginato quel mattino, tranne quel diversivo.
"Nemmeno io sapevo come sarebbe andata a finire" confessava agli amici che anni dopo rimembravano quell'episodio.
Entrata la professoressa di Inglese, all'immancabile appello sgranò tanto di occhi quando alla chiamata del Rigotti rispose Angelo.
"E ti pare il momento di presentarti?"
"Non sapevo fosse iniziata la scuola, da noi non arrivano nemmeno i giornali"
Insomma, da lì a mettersi a fumare con i piedi sul banco il passo fu breve.
"Ma da dove vieni? Fumi in classe e nemmeno segui?"
"Io non seguo, supero!!!!Wrooommmm!!!"
Detto fatto, Angelo, sigaretta in bocca, sfrecciava col banco a mezz'aria per la classe, tra lo sbellicarsi dei compagni e lo sguardo ammirato e divertito di Chiara.
" Rigotti! Fuori! Dal preside!"
Ormai era fatta, e fu facile uscire e defilarsi in strada.
Il caos che ne seguì e il coinvolgimento del vero Rigotti divennero storia da bar e ancora oggi vi è chi favoleggia sull'accaduto aggiungendo qui e là fatti inventati.
Chiara lo amò da quel giorno e ogni giorno con lui fu per lei una copia di quella mattina: calda, emozionante , surreale.
Il corteo si avviava al camposanto e solo lui era rimasto con la salma.
Gli addetti chiesero se potevano chiudere la bara e lui non ebbe esitazioni nel dire di si ed uscire dalla stanza.
Qualcosa ballava in lui come una piccola stella e non riusciva ancora a capire come sarebbe andata a finire, esattamente come tanti anni fa.
Era soddisfatto.
Sereno.
"Noi cominciamo ad andare.Ci vediamo in Chiesa."
Quando tutti furono partiti e anche l'auto funebre si avviava mesta , salì in auto.
"Perché no? " si disse ridacchiando.
La Chiesa e il camposanto erano dall'altra parte della città e si doveva percorrere una piccola tangenziale.
Dopo pochi minuti si accodò alla moglie e rimase parecchi minuti in silenzio.
Dall'avvallamento un camion rimorchio sopraggiungeva e quella piccola pietra dentro prese a ballare sempre più forte: era una risata sonora e piena.
Prese anche lui a ridere , mentre la mano scalava di marcia ed il motore ruggiva a pieni giri.
Gli dispiacque non avere una sigaretta, della bella musica.
Rimase al fianco della moglie per parecchi istanti e in quell'istante estremo, sotto gli occhi esterrefatti degli autisti, la salutò ancora una volta:
"Io non seguo, supero".
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martedì 18 agosto 2015
Perla della montagna
Per un anno abbandono le brezze marine e gli ombrelloni e mi rifugio tra i monti a trascorrere la vacanze.
tra lavori domestici e una taurus che chiede attenzioni, si fanno gite nei boschi e per i sentieri.
Ovviamente il pensiero è sempre quello e ogni boita può essere buona per ...un tesoro di ruggine!
Chiedi, domanda, rompi...ecco che un tale mi dice "Ho ancora la bici del nonno.Era in una baita su ai 1400.Se vieni domani la vedi."
Ovviamente la bici del nonno, di un signore di ...anta e più anni è sempre una cosa alettante!
Immaginate come passo la notte ...
Il giorno dopo l'appuntamento è al fienile che un tempo fu stalla e pollaio.
Con la macchina fotografica documento tutto, stavolta.
La bici è appoggiata alla rastrelliera del fieno.
Perla!
"Vediamo la marca, ragazzo..." e l'unghia spessa montanara sta per dissolvere l'antica decalca...
"è una Perla! dico io!salvando i residui di decals.
"La usavano il nonno e il papà a portare il burro a valle,,,,l'ultimo a usarla fui io nel 60 o giù di lì.."
Detto fatto, la bici invade la casetta ancora vergine dalla ruggine biciclara.
Tutta lei.
Mozzi, pedivelle e persino..pedali! marcati Perla.
Incredibile come ancora nel 1936 la Legnano offrisse una bicicletta con manubrio roller e parafanghi a schiena d'asino che fanno tanto anni 20!
Ruote da 5/8, ma telaio molto alto adatto ad ospitare anche i più alti 3/8...
Peccato la bottarella al telaio, ma tutto si aggiusta!
Uscendo dalla piccola officina che ho allestito mi ha guardato sorniona:
" Scordatelo.-le ho detto-qui non si pedala!Se vorrai, si pedalerà in piano!"
" Ai miei tempi..."
tra lavori domestici e una taurus che chiede attenzioni, si fanno gite nei boschi e per i sentieri.
Ovviamente il pensiero è sempre quello e ogni boita può essere buona per ...un tesoro di ruggine!
Chiedi, domanda, rompi...ecco che un tale mi dice "Ho ancora la bici del nonno.Era in una baita su ai 1400.Se vieni domani la vedi."
Ovviamente la bici del nonno, di un signore di ...anta e più anni è sempre una cosa alettante!
Immaginate come passo la notte ...
Il giorno dopo l'appuntamento è al fienile che un tempo fu stalla e pollaio.
Con la macchina fotografica documento tutto, stavolta.
La bici è appoggiata alla rastrelliera del fieno.
Perla!
"Vediamo la marca, ragazzo..." e l'unghia spessa montanara sta per dissolvere l'antica decalca...
"è una Perla! dico io!salvando i residui di decals.
"La usavano il nonno e il papà a portare il burro a valle,,,,l'ultimo a usarla fui io nel 60 o giù di lì.."
Detto fatto, la bici invade la casetta ancora vergine dalla ruggine biciclara.
Tutta lei.
Mozzi, pedivelle e persino..pedali! marcati Perla.
Incredibile come ancora nel 1936 la Legnano offrisse una bicicletta con manubrio roller e parafanghi a schiena d'asino che fanno tanto anni 20!
Ruote da 5/8, ma telaio molto alto adatto ad ospitare anche i più alti 3/8...
Peccato la bottarella al telaio, ma tutto si aggiusta!
Uscendo dalla piccola officina che ho allestito mi ha guardato sorniona:
" Scordatelo.-le ho detto-qui non si pedala!Se vorrai, si pedalerà in piano!"
" Ai miei tempi..."
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martedì 4 agosto 2015
La pioggia è gioia: fine.
"Forse facciamo ancora in tempo.Vai a chiamare il maresciallo, e anche un prete, che non si sa mai."
"Il maresciallo va bene, ma il Prete per cosa? Manco morto quello voleva preti intorno.Tu sai dove andare?"
"C'è solo un posto dove può essere.Io vado là, vedi di prenderti un impermeabile , con questa pioggia c'è da schiattare."
Erano le cinque di mattina e l'autunno piovoso braidese stava infangando le strade e i cuori tanto avvezzi ai soffochi estivi con folate di vento e pioggia.
" Ma quando ti sei accorta che non c'era più?"
" Saranno state le 4, 4.15.Siamo tornati che erano le due, abbiamo parlato poi siamo andati a dormire."
"A dormire.Lasciamo perdere.Porcaccioni."
"A dormire, a dormire.Nello stato che era quel ragazzo, cosa poteva fare?Ad ogni modo, se voi due non gli facevate cosa gli avete fatto, a quest'ora non era ...."
"Se gli è successo qualcosa è colpa tua! Porcona!"
"Pregate voi che non sia già freddo che pende da qualche albero.Impretati buoni a nulla.Gente come voi non meritava un uomo come lui."
"Smettetela.Litigherete dopo.Ora andiamo a cercare mio padre.Se lo merita."
Bernardo partì a tutta birra col Motom che faceva scintille dalla marmitta.Piera inforcò la bicicletta e sparì anche lei nei turbinii della pioggia.
Le strade erano deserte. e le sirene che avrebbero annunciato l'inizio della giornata in fabbrica tacevano mute e umide.
Solo il carretto del lattaio scendeva con fare lento dalla salita del San Michele e Piera ne approfittò per domandare se avesse visto qualcuno salire poco prima.
Con un cenno l'uomo negò e si avviò per la discesa.
La pioggia non accennava a diminuire e la luce fioca del fanale bastava a malapena ad illuminare la strada tra gli spruzzi.
Le ultime case si perdevano al principio della salita.
Un lungo ed immenso rettifilo si perdeva nella campagna sino all'America dei Boschi.
Piera se lo fece tutto col cuore in gola, sino ad arrivare all'osteria del bivio.
Qui lasciò la bici e si avviò col parapioggia in mano verso i boschi.
Non era Eroe e quelle stradette che si perdevano per le salite a tiraculo l'avrebbero persa ben presto, se non avesse visto in fondo alla radura un soprabito famigliare.
" Quel cretino.Se è ancora vivo lo ammazzo io."
Gli ultimi metri che portavano allo spiazzo ed al grande albero sembrò che tutta la pioggia del cielo si sfogasse proprio lì, in quel momento.
Piera appena vide la scena non osò più avvincinarsi.
Bernardo stava aiutando il padre a scendere dai tronchi vicini all' albero al quale stava per appendersi.
Ne aveva già portati due abbastanza grossi per salire e quel particolare, insieme alla corda che penzolava, fecero rabbrividire e svenire Piera.
Passarono pochi istanti,e mentre si riaveva, come per incanto si materializzarono due persone accanto a lei.
Non era certa di essere ancora in sé, ma quella donna gli stava facendo segno di andare col mento, mentre prendeva per mano un ragazzino e lo portava via.
Fu il tempo di aprire gli occhi appannati dalla pioggia, per accorgersi che davanti a lei non c'era nulla.
Andrea era seduto sul tronco, lo sguardo perso nel vuoto.
Non parlava, non accennava a nulla.
Bernardo , come se fosse la cosa più naturale del mondo, aveva preso a slegare la corda dal tronco , e come fu nelle sue mani la gettò dal dirupo sottostante.
E bene fece, perché di lì a pochi minuti giunsero padre e madre col Maresciallo.
"E allora? Son scherzi da fare?" chiosava il maresciallo.
Piera volle alzarsi e prima che Andrea riuscisse a mettere insieme due parole, lo prese sottobraccio e se lo trascinò in disparte.
Per molto parlarono i due, finchè il Maresciallo, convinto e rabbonito a non fare parole e denunce, non si avviò sotto l'ombrello verso la strada che riportava al paese.
Bernardo rimase ancora accanto al padre, senza dire nulla, fulminando con lo sguardo quelli che mai avrebbe accettato come nonni.
Piera si avvicinò e con lo sguardo disse a Bernardo che così andava bene, che poteva tornare a casa.
Bernardo pose un istante la mano sulla spalla del padre, poi corse via giù dalla stradetta coprendosi con la giacca blu.
Andrea continuava a guardare nel vuoto e per un attimo Piera temette qualsiasi gesto.
Poi lo vide piangere, e piangere e le lacrime che si confondevano con la pioggia sapevano di dolce e amaro assieme.
Per la prima volta Andrea si sentì meno solo e le pose un braccio a circondarla.
"Restiamo qui finchè vuoi, finchè non mettiamo le radici, finchè tutta la marmaglia che ti gira dentro non torna seppellita ai piedi di questo albero.Ma una volta uscita, la lasciamo qui.E non torniamo mai più."
"Si"
Passarono i minuti , quindi un'ora, e sempre pioveva e sempre Andrea senza dire una parola piangeva.
Piangeva per gli affetti che non aveva dato e non aveva ricevuto.
Piangeva per chi aveva ucciso e per chi non aveva potuto salvare.
Piangeva infine per sé, per le lacrime che non si era mai permesso di fare sgorgare.
Piangeva per il nero che vedeva davanti a sè.
E Piera gli teneva la mano ed era ancora una volta moglie, madre, amica e sorella.
Sopra di loro vibrò un tuono, secco e crepitante, e temendo il fulmine si alzarono per andare alla stradetta sotto.
Dal basso vedevano alcune nubi diradarsi e il farsi di una mattina che avrebbe portato sole sull'umido del legno del grande albero.
"Andiamo a casa.Ho un mucchio di lavoro da finire in officina.Qualcosa, noi due, faremo."
Non si stupì Piera per quel muro che aveva di nuovo alzato e che tanto somigliava a quello del figlio.
Un giorno forse avrebbe aperto una porta o teso una mano, per far visitare almeno a lei quello che davvero si celava dietro al suo sguardo .
Molte cose avrebbe voluto dirgli, ma sapeva che le parole con lui servivano e non servivano e tutto ciò che doveva fare senz'altro lo fece subito.
Alzandosi lo prese dunque sottobraccio e gli baciò la fronte.
Andrea, con un sorriso, si avviò a passo deciso giù dal sentiero.
Nell'allontanare un ramo che sporgeva sul sentiero la sua testa si voltò e contemplò ancora una volta la spianata.
La pioggia era cessata da poco e un rivolo gli correva accanto al naso.
Che fosse di gioia, questo Piera lo avrebbe giurato.
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lunedì 27 luglio 2015
Su quelle lenzuola.
Una giornata d'estate
ci si abitua al calore.
Dalla frescura notturna
s'alza il calore
che lento diventa soffoco.
Una donna
non ci si abitua mai.
L'uomo cammina
per la sua strada
cercando frescure.
Non cerca donne,
ma bere e gelo,
due parole.
In due sorrisi
e una gamba nuda
tutta l'estate è già pronta.
Pure l'uomo
vorrebbe pace,
un momento di requie.
Non sente la donna,
ma l'aria che scende
tra le frasche dei viali.
La sera,(per chi sa gustarsela)
si fa bere di gelo
e pace nello scuro.
Tutti escono
sui balconi e per le aie
a farsi ammazzare i sudori.
Ma non l'uomo,
che ridendo e scherzando con lei,
muore di un'estate violenta
su quelle lenzuola.
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poesie
martedì 21 luglio 2015
la pioggia è gioia.
Dal nulla si materializzò Bernardo, che aveva sentito tutto
nell’altra stanza.
Di colpo parve che le luci si fossero abbassate ed Eroe sentì
un brivido freddo lungo la schiena, come quando i cantastorie nella stalla, anni prima, raccontavano di masche e briganti e lui si nascondeva nella sottana
della mamma.
“Vuoi davvero sapere della fine di tua madre? Vah che lo
sai, sai tutto tu, anche se non ti si dice nulla.Tedesco.Mah, gioventù d’oggi.Tu
invece, non la prenderai bene, ma Piera mi dice che se non te lo racconto ne
farai una malattia.Allora vuoi saperlo davvero?”
“Parla.”
“Si fa presto a dire.Neta era moglie del Guerra che era
fascistone sulla carta , ma di politica capiva e voleva capirne poco.Bastava
mangiare a lui.Bene, su questo i due si intendevano, e non fu difficile durante
la guerra a lui fare soldi e a lei cercare di difendere voi partigiani.."
"Difendere?Quale difendere?"
"Sei l'unico ormai a non capirlo, sei anche un Eroe ma di sicuro un ingenuo come pochi.Bernardo lo sa bene perché è morta sua madre, per quello per tanto tempo non ti ha cercato, anche quando sapeva già tutto..."
"Vuoi che lo dica io? Ho letto le lettere, so tutto."
"Ma si, parla un po'te, demonio impestato.."
"In quei giorni avrò avuto 8 anni e giocavo nei fossi , a cercare rane.Veniva da me qualche volta Michè il muratore, che allora era più grande di me di 4 anni.Parlavamo poco, ma ci capivamo.Capirai, io vivevo qui senza padre né madre, a lui mancava una madre e il padre era sempre ciucco.Ad ogni modo, in quel tempo madre si adoperava per fare sapere ai partigiani delle informazioni utili a fare imboscate e robe così.Di politica non me ne intendo e mai ne voglio sapere.
Tra i nomi che il Guerra gli aveva dato c'era anche il tuo, una bella volta.
Basta.Parte sprombatata con la Topolino e cerca di venire da noi , ma poco dopo Alessandria una pattuglia tedesca la ferma .Non dovrebbe avere paura di nulla, è la moglie di un gerarca, ma quelli non la bevono e cercano di trattenerla.Lei scappa, aveva anche un po' di carattere, e, non chiedermi come, riesce a fargliela ai crucchi.
Arriva a notte al Comando di Cuneo e riesce a far sapere cosa doveva.Ma il comando teme un tradimento e allora vorrebbero quasi impallinarla.Lei dà da intendere chi è, fa il tuo nome e con quello può ripartire.Ma i crucchi, che poi così fessi non erano, la aspettano su tutte le strade che portano fuori città e proprio prima di Asti la imbrancano.
Sembra che volessero fucilarla lì per lì alla spalletta del ponte, ma un milite scrupoloso vuole portarla via per interrogarla.Qui viene il peggio."
"La uccisero?"
"Magari l'avessero piombata .Sarebbe stata la sua fortuna.La portarno invece al comando, dove per tutta la notte le fecero Dio solo sa cosa.Era forte ma a certe bastardate neanche un Santo resiste.
Basta, rivelò dove eravate .Al mattino lei e un tedesco vennero a Bra e qui convogliarono truppe da Cuneo.Quel giorno te lo ricordi bene, fu quando venne preso Onorino."
"Quel giorno...quel giorno lei era lì?"
"Come no.Se non avesse quasi indicato la strada, l'avrebbero fucilata .E con lei, me."
"Tu? Tu eri..."
"Vennero a prendermi al mattino prestissimo.Le magne furono pestate a sangue e io non piansi un attimo.Piacqui molto al comandante, che mi disse che ero coraggioso e avrebbe voluto lui un ragazzo cosi'.Io sapevo e non sapevo che era la mamma, ma sapevo bene che si andava a finire male.
Ci incamminiamo per il bosco.A un punto spunta fuori uno dei vostri e di colpo mitraglie e spari.
Io mi metto di fianco, accanto al comandante che sembra quasi farmi da scudo.Sei sicuro di voler sentire il resto?"
"Ormai.Mi sembra di vivere un'altra vita.Vai avanti."
"Voi ve la cavate bene, anche se in un attimo siete circondati e spacciati.Da dietro un cespuglio due persone sparano all'impazzata ed è qui che capita cosa non doveva."
"Cosa?"
"Un colpo passa appena sotto il mento di un crucco e va a piantarsi dritto in fronte a lei.Un attimo ed è caduta come un sacco di patate."
"Non è vero.Mi state raccontando delle balle.Mi state dicendo che io avrei ucciso Neta?"
"Tu o qualcuno dei tuoi.Non farti preoccupazione.Era guerra e voi sparavate .Avevate davanti un esercito pronto ad ammazzarvi come bestie.Era la guerra."
"Era la guerra un cavolo.Mi sembra di diventare matto.Giuratemi che non sono balle."
"Ero lì.L'ho vista morire.E sotterrare."
"Dove?"
"Dalla quercia enorme, in cima al crinale.Nessuno l'ha mai dissotterata e anche con le vecchie si è sempre creduto bene di lasciare correre."
Eroe si sentì male , così male da svenire per la prima volta in vita sua.
Si risvegliò che l'aria sapeva di freddo, con un gusto acido in bocca.
Le vecchie lo avevano riempito di cognac mentre Piera lo schiaffeggiava.
"Guardalo lì l'eroe.Sei vecchio.Ecco cosa sei.Facevamo meglio a non dirti nulla.Vecchio che non sei altro."
Bernardo parlava secco e duro, con uno sguardo che avreste potuto dire indemoniato.
Provava un sottile gusto sadico nel guardare il padre per terra ancora in cimbali.
Lo sapeva da sempre, tutti lo sapevano.
Dietro alla maschera di eroe Andrea nascondeva una debolezza che era peggio di quella delle donne, e quella sera la maschera crollava.
Dal cielo scendevano losne inquietanti e pareva che anche le nuvole volessero piangere quella morte.
Piera aiutava Andrea a rialzarsi, mentre le vecchie borbottando e ridendo sparivano dentro l'uscio di casa.
Bernardo non lo vide più nessuno, come uno spettro sparì.
"Devo andare a quel bosco, subito."
"Subito? Ma sono le due di notte e sta per piovere.Tu non muovi di qui, dovessi incatenarti."
"Nessuno mi ha mai incatenato.Io ci ero sopra.Chissà quanta gente ci è passato sopra , a quel posto."
"Non puoi farci più niente.Cosa conti di fare?Nemmeno i suoi parenti l'hanno più dissotterrata.
Loro la vogliono dimenticare.Tu la devi dimenticare.Persino Bernardo l'ha dimenticata."
"Bernardo posso capire.Una madre che ti abbandona.Ma io le volevo bene."
"Tu volevi bene a quella bambina di 16 anni.Avessi conosciuto la moglie del Guerra non credo piangeresti così ora."
"Andiamo a casa, che è meglio.Qui non ci devo più stare."
"Vieni da me stasera.Sono sola, è tanto che..."
"Non credo sia il momento giusto."
"A sentire te non è mai il momento giusto.Prendi una volta esempio da Bernardo.Lui si che è un uomo.A 14 anni ha capito come va il mondo.Ecco: lei ti ha lasciato, perché alla fine è questo che è successo, ha messo al mondo un figlio e invece di tornare da te ha sposato per interesse.E ha fatto la fine che doveva fare.Punto.Fine della storia.Ora ci sono io , e non scappo.Ti sto chiedendo di venire da me, passare la notte insieme, parlare, piangere ( e si che ne hai bisogno, o non credevi lo sapessi?) e tu cosa mi dici: lasciar stare.
O eroe! Son anni che lasci stare!Quando comincerai a guardarti in faccia?E non farmi quella faccia, scappi da tutti , dai tuoi, dagli amici, da te stesso, ma da me non scapperai.Stasera tu resti con me."
" E va bene.Andiamo solo.Questo posto sa troppo di morte."
La luna in cielo splendeva come d'estate e rade stelle illuminavano il sentiero.
Eroe vide una bicicletta appoggiata al muro e, con fare meccanico, prese a palpare le gomme.
" Tengono ancora"
"Cosa vuoi fare? è del fattore..."
"Me ne frego.Sono stanco .Su, bella gatta, vieni qui."
Piera salì sulla canna e, quasi a dimenticare per un momento il passato, si avviarono lesti per la stradina.Con loro il rumore famigliare della dinamo che sfregolava sul copertone, e una coperta di frescura ad avvolgerli.
"Quando ti fermi sotto casa non fare rumore.I vicini....".
"Difendere?Quale difendere?"
"Sei l'unico ormai a non capirlo, sei anche un Eroe ma di sicuro un ingenuo come pochi.Bernardo lo sa bene perché è morta sua madre, per quello per tanto tempo non ti ha cercato, anche quando sapeva già tutto..."
"Vuoi che lo dica io? Ho letto le lettere, so tutto."
"Ma si, parla un po'te, demonio impestato.."
"In quei giorni avrò avuto 8 anni e giocavo nei fossi , a cercare rane.Veniva da me qualche volta Michè il muratore, che allora era più grande di me di 4 anni.Parlavamo poco, ma ci capivamo.Capirai, io vivevo qui senza padre né madre, a lui mancava una madre e il padre era sempre ciucco.Ad ogni modo, in quel tempo madre si adoperava per fare sapere ai partigiani delle informazioni utili a fare imboscate e robe così.Di politica non me ne intendo e mai ne voglio sapere.
Tra i nomi che il Guerra gli aveva dato c'era anche il tuo, una bella volta.
Basta.Parte sprombatata con la Topolino e cerca di venire da noi , ma poco dopo Alessandria una pattuglia tedesca la ferma .Non dovrebbe avere paura di nulla, è la moglie di un gerarca, ma quelli non la bevono e cercano di trattenerla.Lei scappa, aveva anche un po' di carattere, e, non chiedermi come, riesce a fargliela ai crucchi.
Arriva a notte al Comando di Cuneo e riesce a far sapere cosa doveva.Ma il comando teme un tradimento e allora vorrebbero quasi impallinarla.Lei dà da intendere chi è, fa il tuo nome e con quello può ripartire.Ma i crucchi, che poi così fessi non erano, la aspettano su tutte le strade che portano fuori città e proprio prima di Asti la imbrancano.
Sembra che volessero fucilarla lì per lì alla spalletta del ponte, ma un milite scrupoloso vuole portarla via per interrogarla.Qui viene il peggio."
"La uccisero?"
"Magari l'avessero piombata .Sarebbe stata la sua fortuna.La portarno invece al comando, dove per tutta la notte le fecero Dio solo sa cosa.Era forte ma a certe bastardate neanche un Santo resiste.
Basta, rivelò dove eravate .Al mattino lei e un tedesco vennero a Bra e qui convogliarono truppe da Cuneo.Quel giorno te lo ricordi bene, fu quando venne preso Onorino."
"Quel giorno...quel giorno lei era lì?"
"Come no.Se non avesse quasi indicato la strada, l'avrebbero fucilata .E con lei, me."
"Tu? Tu eri..."
"Vennero a prendermi al mattino prestissimo.Le magne furono pestate a sangue e io non piansi un attimo.Piacqui molto al comandante, che mi disse che ero coraggioso e avrebbe voluto lui un ragazzo cosi'.Io sapevo e non sapevo che era la mamma, ma sapevo bene che si andava a finire male.
Ci incamminiamo per il bosco.A un punto spunta fuori uno dei vostri e di colpo mitraglie e spari.
Io mi metto di fianco, accanto al comandante che sembra quasi farmi da scudo.Sei sicuro di voler sentire il resto?"
"Ormai.Mi sembra di vivere un'altra vita.Vai avanti."
"Voi ve la cavate bene, anche se in un attimo siete circondati e spacciati.Da dietro un cespuglio due persone sparano all'impazzata ed è qui che capita cosa non doveva."
"Cosa?"
"Un colpo passa appena sotto il mento di un crucco e va a piantarsi dritto in fronte a lei.Un attimo ed è caduta come un sacco di patate."
"Non è vero.Mi state raccontando delle balle.Mi state dicendo che io avrei ucciso Neta?"
"Tu o qualcuno dei tuoi.Non farti preoccupazione.Era guerra e voi sparavate .Avevate davanti un esercito pronto ad ammazzarvi come bestie.Era la guerra."
"Era la guerra un cavolo.Mi sembra di diventare matto.Giuratemi che non sono balle."
"Ero lì.L'ho vista morire.E sotterrare."
"Dove?"
"Dalla quercia enorme, in cima al crinale.Nessuno l'ha mai dissotterata e anche con le vecchie si è sempre creduto bene di lasciare correre."
Eroe si sentì male , così male da svenire per la prima volta in vita sua.
Si risvegliò che l'aria sapeva di freddo, con un gusto acido in bocca.
Le vecchie lo avevano riempito di cognac mentre Piera lo schiaffeggiava.
"Guardalo lì l'eroe.Sei vecchio.Ecco cosa sei.Facevamo meglio a non dirti nulla.Vecchio che non sei altro."
Bernardo parlava secco e duro, con uno sguardo che avreste potuto dire indemoniato.
Provava un sottile gusto sadico nel guardare il padre per terra ancora in cimbali.
Lo sapeva da sempre, tutti lo sapevano.
Dietro alla maschera di eroe Andrea nascondeva una debolezza che era peggio di quella delle donne, e quella sera la maschera crollava.
Dal cielo scendevano losne inquietanti e pareva che anche le nuvole volessero piangere quella morte.
Piera aiutava Andrea a rialzarsi, mentre le vecchie borbottando e ridendo sparivano dentro l'uscio di casa.
Bernardo non lo vide più nessuno, come uno spettro sparì.
"Devo andare a quel bosco, subito."
"Subito? Ma sono le due di notte e sta per piovere.Tu non muovi di qui, dovessi incatenarti."
"Nessuno mi ha mai incatenato.Io ci ero sopra.Chissà quanta gente ci è passato sopra , a quel posto."
"Non puoi farci più niente.Cosa conti di fare?Nemmeno i suoi parenti l'hanno più dissotterrata.
Loro la vogliono dimenticare.Tu la devi dimenticare.Persino Bernardo l'ha dimenticata."
"Bernardo posso capire.Una madre che ti abbandona.Ma io le volevo bene."
"Tu volevi bene a quella bambina di 16 anni.Avessi conosciuto la moglie del Guerra non credo piangeresti così ora."
"Andiamo a casa, che è meglio.Qui non ci devo più stare."
"Vieni da me stasera.Sono sola, è tanto che..."
"Non credo sia il momento giusto."
"A sentire te non è mai il momento giusto.Prendi una volta esempio da Bernardo.Lui si che è un uomo.A 14 anni ha capito come va il mondo.Ecco: lei ti ha lasciato, perché alla fine è questo che è successo, ha messo al mondo un figlio e invece di tornare da te ha sposato per interesse.E ha fatto la fine che doveva fare.Punto.Fine della storia.Ora ci sono io , e non scappo.Ti sto chiedendo di venire da me, passare la notte insieme, parlare, piangere ( e si che ne hai bisogno, o non credevi lo sapessi?) e tu cosa mi dici: lasciar stare.
O eroe! Son anni che lasci stare!Quando comincerai a guardarti in faccia?E non farmi quella faccia, scappi da tutti , dai tuoi, dagli amici, da te stesso, ma da me non scapperai.Stasera tu resti con me."
" E va bene.Andiamo solo.Questo posto sa troppo di morte."
La luna in cielo splendeva come d'estate e rade stelle illuminavano il sentiero.
Eroe vide una bicicletta appoggiata al muro e, con fare meccanico, prese a palpare le gomme.
" Tengono ancora"
"Cosa vuoi fare? è del fattore..."
"Me ne frego.Sono stanco .Su, bella gatta, vieni qui."
Piera salì sulla canna e, quasi a dimenticare per un momento il passato, si avviarono lesti per la stradina.Con loro il rumore famigliare della dinamo che sfregolava sul copertone, e una coperta di frescura ad avvolgerli.
"Quando ti fermi sotto casa non fare rumore.I vicini....".
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lunedì 15 giugno 2015
La migliore ipotesi (Di desiderio e speranza, 1)
"Assomiglia all'ingenuità la saggezza
la vita è già una forma di disciplina (...)"
G.Lindo Ferretti, Depressione Caspica
La migliore ipotesi
fosti quella sera di luna e stelle
quando il cuore si induriva
e tutto pareva perso.
La migliore ipotesi
fu vita che sarebbe fiorita
da passione e ludibrio
per passione e ludibrio.
La migliore ipotesi
fu pensarti vivo e gaudente
in un mondo bello e giocoso
Tu sereno e lieto.
La migliore ipotesi
si realizza nel tuo venire
pensiero e sogno
realizzatosi immanente.
La migliore ipotesi
sarà accettare la trista vacuità
tu gettata gettatezza
nel percorso che nessuno conosce,
La migliore ipotesi
sarai tu,
felice e sfogato,
arrabbiato e stanco,
odiato ed odiante,
innamorato ed amato,
accettato e rassegnato,
calmo e infocato,
immoto e non inerte
ed infine lieto,
per un solo istante,
che tutto ciò,
infine ed infine,
sia stato,
nella migliore delle ipotesi,
un sensato sogno benvoluto.
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