martedì 3 febbraio 2015
la pioggia è gioia (20)
"Cosa succede?"
"Vai dalle magne stasera.Alle 9.Devono dirti."
"Non mi piace quelle donne.Sanno di sporco.Devo proprio?"
"Per me fai cosa vuoi.Io dico che se vai capisci meglio, poi fai tu.Se vieni ci vediamo là."
"Proprio della mia razza.Non strappa una parola che sia una "pensava Eroe.
"Vengo,dille che vengo.Ma nessuna moina o giro inutile.Se c'è da parlare si parla."
"Si capisce.A stasera."
Quella sera Eroe trovò più silenzio in casa e i suoi che gli sorridevano come si fa a un malato che deve morire.
Come a quel fascista che avevano dovuto consolare e raccontare barzellette prima di fucilarlo fuori, sull'aia.
"Qui cosa capita? Devo sapere qualcosa?"
"Le magne stasera.Ti diranno delle cose.ma tu non credere a tutto.Ascolta bene e fai tesoro.Situazione brutta la tua, ma se non ti agiti tanto va a finire che hai ancora da far guadagno.Muovi poco, ascolta tutto."
"Oh padre, qui mi si nasconde qualcosa.Lo vedo, non son gabbia.Parlate voi, che siete famiglia."
"Ma si, tanto vale dirtelo.No,madre?"
Dall'angolo lei approvava con la testa, zitta, pulendo i fagiolini e gettando le teste in un catino di ferro.
"Insomma, noi si sapeva tutto.Da anni.Il patto era che Bernardo, quando avesse avuto voglia e coraggio, ti avrebbe detto tutto, e così è stato.Per proteggerti.Chissà cosa faceva una testa come la tua.Devi capirci, è stato a fin di bene.Mica è stato facile per noi.No, non fare quella faccia, fammi andare avanti.Con le magne abbiamo parlato.Loro avrebbero provveduto a tutto perché Bernardo stesse bene e avesse di che vivere.Sono ricche loro, hanno 4 cascine, ma lo sai.Il fatto è che loro sono imparentate con la madre, e dove sia lei , questo non posso dirlo.Quando andranno in cielo, e non manca molto con gli anni e le sciatiche che hanno, quella roba sarà di Bernardo.E tua.
Quindi stasera vai lì, ascolti e non fai le tue solite piazzate partigiane.Nessuno ti fucilerà e non fucilerai nessuno.Capito?"
Ad Eroe montava una rabbia nera, ancor più vedendo madre che dall'angolo piangeva e continuava ad annuire.
"Perché questa scenata? Perché questi misteri? Sono o non sono vostro sangue? Cosa potevo fare se non volergli bene come a un figlio?Come e più di quello che avete voluto a me?Se volevate bene davvero dovevate parlare e non tacere.Capisco quel tedesco biondo, ma voi, voi no.
Andrò. Non finisce qui."
Andò a piedi.
Non aveva testa per guidare.
Passeggiare sarebbe servito a pensare, a dar sfogo ed a non arrivare con i bollori in 5 minuti per magari rovinare tutto con una sfuriata.
La sera portava odore di tini e di mosti, la vendemmia era andata bene quell'anno e Andrea pensava al buon vino che si sarebbe bevuto all'osteria di Luigi, su a La Morra.
Ci sarebbe stato da bere proprio due dita in quel momento, per non pensare e non agitare, per vedere chiaro con la vista annebbiata.
La piazza del pascolo si apriva come le gambe di una donna e faceva piacere buttarcisi dentro in quegli odori di vino e di tannino delle industrie.
Nessuno girava a quell'ora, essendo ora di cena e di piedi fermi sotto al tavolo.
Eroe sentiva il solito formicolio di quando devi essere attento e con occhi dritti, perché pur essendo solo donne erano le magne di Bernardo e sapendone una più del diavolo su tutto e tutti conoscevano di lui vita e miracoli.
Entrando nel fresco della campagna Eroe ebbe un brivido.
Già le luci della città erano un lontano brulichio, quando udì lo scoppiettare di un motore.
Era Tale della Tagliata che con la sua vecchia BSA tornava a casa con le ceste vuote.
Vedendolo, lo riconobbe e volle a tutti i costi dargli un passaggio.
Attaccato al vecchio giaccone di pelle , sobbalzando sui ciottoli della stradina, Andrea pensò a quanto era che non sentiva il freddo della notte assieme ad un motore, ad un amico, ad un osteria da prendere di mira.
Avere venti anni, pensò.
Ma ecco che già l'aia si faceva sotto le ruote spesse e fruste del BSA e con un cenno Tale salutò, la segala tra i denti neri.
Le vecchie, sospettose com'erano, avevano già aperto la porta e guardavano con sdegno e disapprovazione Eroe che si puliva i calzoni con una mano.
"Vecchie bagasce "pensava sorridendole.
"Buonasera" risposero loro nette e crude.
L'aria nella casa sapeva di mele e umido, dalla scalinata subito di fronte tirarono a destra , dove il fuoco scoppiettava allegro e quattro tazze di caffè fumavano liete sul tavolo.
"E allora."
"E allora ditemi voi.Bernardo mi ha detto di venire ed eccomi qui.Avanti, sono pronto, ho fatto la guerra."
"Sappiamo, sappiamo.ma qui non si tratta di fare guerre o ammazzare gente.Si tratta dell'avvenire.
Se era per noi si poteva benissimo andare avanti come sempre.Ma questo ragazzo si fissa che dobbiamo parlare e parlare e andare a fondo delle cose.Mah.Tempi di oggi dove i vecchi si sorpassano senza ritegni."
"Cosa volete da me?"
"Bernardo vuole che tu sappia come sono andate le cose.Perchè, non lo sappiamo neanche noi.Chi era la madre lo sai , no?Questo almeno, lo sai?"
"Si capisce.Mai più vista."
"Cosa che non sai è che prima della guerra, dopo che coi suoi è andata in una cascina dalle parti di Pavia, è scappata il mese dopo a Milano con un bel capomanipolo, il Guerra..Solo due mesi dopo si è accorta del fatto, ed è tornata di nascosto qui in cascina a metterlo al mondo.Figurarsi il Guerra, l'avrebbe eliminato subito, ma lei...La conoscevi no?
"Vai avanti."
"E allora esce al mondo Bernardo e subito sembra che lo vogliono tenere.Poi salta su una vecchia che si scopre essere la madre del Guerra che lo minaccia davanti a tutti se porta a casa un bastardo, già la storia di una di 16 anni con uno di 40 la inviperiva, ma altri tempi.In due ore avevano deciso, con lui che scappava con l'autista a Milano e lei in lacrime di sopra.Basta: appena svezzato lo ha lasciato qui rimandando sempre il momento di venirti a cercare.Ti avrà scritto cinquanta lettere che non ha mai avuto il coraggio di portare, ma neanche di bruciarle.Era una bambina, ancora, non potevo dirle nulla.Le aveva nascoste sotto un mattone di sopra.Dove due anni fa Bernardo le ha trovate."
"Che ne è stato di lei?"
"Mai più tornata.Quel fascista la teneva sotto chiave dopo averla sposata, l'anno dopo.Solo una volta è passata tutta ingioiellata della festa , come una foresta qualsiasi, per comprare delle uova.Vedendola mi è venuto un colpo ma lei con gli occhi mi ha guardato come la morte, come a dire Zitta o Muori!.Bernardo era fuori nel fosso che giocava con le rane , ma lei dopo uno sguardo se ne è andata.Dicono che durante la guerra facesse la spia sulle montagne e che un partigiano l'abbia scorciata assieme a delle altre, nel '44."
"Non fu nei bombardamenti, come mi dissero?"
"No.Se ti avessero detto che era contro i vostri, uno come te minimo la andava a cercare.E chissà che fine facevi, già ti è andata bene in mezzo a questi boschi."
"Pà e madre sapevano?"
"Gliel' ho detto una volta subito passata la guerra.Il bambino cresceva e finchè c'era guerra nessuno diceva nulla,ma poi una volta arriva il messo comunale e chiede i documenti.Gli faccio: la madre è morta il padre era un fascista, cosa devo dirvi?Basta, voleva un padre e una madre.Allora con tua madre l'aggiustammo col Sindaco che acconsentì a prendere il nostro cognome come zie.Lei voleva dirtelo, ma in quegli anni eri ancora come un mitra, saltavi su per ogni cosa e pensammo che era meglio non dire nulla a nessuno.Meglio, no?"
"Un paio di balle meglio.Potevate dirmelo che si sposava, o quando stavo per crepare, vecchie bagasce.Cosa sono?Un cane?Eh?"
"Primo, hai poco da arrabbiarti.Potevi anche sapere nulla e per noi era meglio.Ma siccome Bernardo ci teneva, ecco fatto.Hai poco da prendertela, se non con te stesso.In fondo è figlio tuo, o no?Secondo, hai solo da guadagnare.Cia era ricca da fare schifo, quel fascista ha rubato Dio solo sa quanto e qui in cascina...."
"Zitta"Stai zitta, piattola !"
"Ma si, giusto che sappia.Bernardo è ricchissimo.Nel '45 la madre del Guerra è passata di qui, mezza impazzita, gli avevano appena fucilato il marito e il figlio.Insomma, passa, entra-era seduta dove siamo ora ,mi sembra di vederla- e fa: sono sola al mondo.Non ho eredi.Tra poco morirò, sto male.Prendete, a voi servirà di più.E tira fuori una valigia.A tutta prima non faccio caso, tanto aveva gli occhi stralunati.Mi bacia sulle guance e se ne va.Io, apro e guardo: in quella borsa c'erano ,se va bene, tre chili d'oro.Lingotti.Oro: capisci?"
"Morissi e ti venisse un accidente..."
"Stai zitta, ormai è dentro.Insomma, lo nascondo in soffitta sotto una trave marcia e lo lascio lì.Neanche Bernardo lo sa.Ma quell'oro, mi son detta, sarebbe servito a Bernardo a farsi una vita, una famiglia.Dipende anche da te, adesso."
"Perché Bernardo non lo sa? Perché non lo avete mandato a studiare?"
"Quel tedesco? avrebbe bruciato non solo i libri, ma la scuola intera...però è un buon ciclista, quella è la sua strada.E la tua a quel che ne so.Che intendi fare?"
"Voglio sapere.Non credo ancora a tutte queste morti.Ai miei potevi anche contarla, son vecchi e ingenui.Ma io ho fatto la guerra, ho ammazzato.Tu sai cose che devi dirmi, stasera.Voglio sapere."
"Da qualcuno deve aver preso quel tedesco..sei proprio sicuro ?Non son belle cose."
"Si.Se sai qualcosa parla."
"Dopo.Dopo il caffè.Abbiamo già fatto troppe parole e ho la bocca asciutta."
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venerdì 30 gennaio 2015
Zenith ballon 1935, l'altra faccia di Dei
Chi mi frequenta ricorderà il mitico recupero delle 10 biciclette, con cane e fidanzata sulla ancor più eroica 500.
Era il 2008, l'altro ieri o duemila anni fa.
Tra le recuperate c'era anche questa stupenda balloncina, che se ne restò da allora in un angolo del garage ad ammiccare col parafango e la gemma.
Ogni tanto una scodinzolata dalle ruote in legno.
Che mi dicevo, farò poi, in legno, uh, ma se devo ri-raggiarle...
Cosa che infatti è avvenuto questo inverno, essendo quasi tutti i raggi marci e lenti...
Il telaio invece è sano, pesante, grigio come certe giornate di langa nelle quali l'unica cosa bella è bere vino caldo accanto alla stufa e guardare la bici che pian piano torna a sorridere.
La sella è ancora la sua, Zenith così come il lucchetto ( solo casa Dei aveva certe finezze..)
Mozzi Zenith con ingrassatore e copripedivelle per non intralciare i pantaloni ( questi un mio vezzo, NOS).
I cerchioni ( un po'tarlati ma via, hanno 80 anni...) scorrono su copertoni Clement ancora dotati del bollo in ceralacca originale..
Una finezza: il campanello in bronzo, presenta dettagli degni d'un Michelangelo: guardate con che precisione è scolpito il viso del calciatore e lo stemma sabaudo sulla maglietta....
E se c'è buio via con un bell'impianto Regina pesante come un trattore ma efficace e degno di codesta cavalcatura!
Ma ora è freddo, e buio e io sono anche un poco raffreddato.
Tu te ne starai buona tra le cugine dei in collezione e aspetterai la primavera.
Verranno giorni di luce e caldo e io guarirò.
E verrà la bacchettata e chissà che non sorteggi te...
Si?
D'accordo?
Bene, allora porgimi la maniglia e aiutami a sollevarti ...
Era il 2008, l'altro ieri o duemila anni fa.
Tra le recuperate c'era anche questa stupenda balloncina, che se ne restò da allora in un angolo del garage ad ammiccare col parafango e la gemma.
Ogni tanto una scodinzolata dalle ruote in legno.
Che mi dicevo, farò poi, in legno, uh, ma se devo ri-raggiarle...
Cosa che infatti è avvenuto questo inverno, essendo quasi tutti i raggi marci e lenti...
Il telaio invece è sano, pesante, grigio come certe giornate di langa nelle quali l'unica cosa bella è bere vino caldo accanto alla stufa e guardare la bici che pian piano torna a sorridere.
La sella è ancora la sua, Zenith così come il lucchetto ( solo casa Dei aveva certe finezze..)
Mozzi Zenith con ingrassatore e copripedivelle per non intralciare i pantaloni ( questi un mio vezzo, NOS).
I cerchioni ( un po'tarlati ma via, hanno 80 anni...) scorrono su copertoni Clement ancora dotati del bollo in ceralacca originale..
Una finezza: il campanello in bronzo, presenta dettagli degni d'un Michelangelo: guardate con che precisione è scolpito il viso del calciatore e lo stemma sabaudo sulla maglietta....
E se c'è buio via con un bell'impianto Regina pesante come un trattore ma efficace e degno di codesta cavalcatura!
Ma ora è freddo, e buio e io sono anche un poco raffreddato.
Tu te ne starai buona tra le cugine dei in collezione e aspetterai la primavera.
Verranno giorni di luce e caldo e io guarirò.
E verrà la bacchettata e chissà che non sorteggi te...
Si?
D'accordo?
Bene, allora porgimi la maniglia e aiutami a sollevarti ...
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martedì 13 gennaio 2015
Tamburina, mandrogna ben frenata!
che quando cercherai di convincerli
allora lo vedi che, sono proprio di legno..."
Paolo Conte, Diavolo rosso.
Non fu in una cascina e nemmeno per caso.
Avevo meno anni di ora e ben più capelli e me ne andavo a zonzo per un mercatino di moto d'epoca.
Dopo fanali carburatori e dinamo , l'occhio sempre più attento alle bici, mi capita questa ruota col mozzo a tamburo.
"Un mosquito" mi dico.
E no!
Alzo lo sguardo.
E vedo lei.
Grossa, grassa, con un fanalone che spara all'ingiù.
"è vecchia ragazzo, e ben frenata. Hai mai visto dei freni così?"
No, dico io.
Nemmeno io, dice lui.
Però la vende.
E cara pure.
E io ho mio padre dietro che controlla ( ero giovane e capelluto).
Pace.
Faccio un giro, compro qualche ammennicolo da moto, scarto un manubrio da corsa in ferro a pochi euro ( ero sempre giovane, capelluto e ingenuo).
Poi, sulla via del ritrono, mi fermo.
"Vai alla macchina, faccio ancora un giro.
"Compra mica quella bici, sai."
"Ma no, se ti dico."
Le bestemmie che disse in macchina, non le riporto ma le ricordo tutte.
Sono piemontese, e testa di legno.
Pochi mi convincono più di quel che già sono.
Però ero soddisfatto.
E lo sono ancora.
Solo il tirante del freno dissaldato stonava un poco, il resto era lei.
Con una bella decalca 1934 sul canotto e un telaio trugno e robusto da vera piemontese testa di legno.
Non so tuttora la marca né me ne frega più di tanto.
Manco ho pulito i mozzi, ai quali si flangiano i piccoli ma efficaci tamburini.
Che saranno stati montati in seguito da qualche prudente ciclista dell'anteguerra ( non erano da mosquito e mai fu montato su questa bici, altrimenti il carro sottostante avrebbe dei bei segni..)
Forse, più del bel manubrio che comanda i leveraggi lunghissimi come transatlantici o dei parafanghi larghi come una highway americana, amo quel giorno.
Era Giugno, avevo da poco una fidanzata, c'era il sole e sentivo i venti anni scorrere nelle vene.
Mi sentivo vivo.
E quella bici era la ciliegina sulla torta ( che poi ci godiamo sempre più la ciliegina alla fine che la torta, o no?).
Insomma, alla bici ho fatto poco.
Me la son goduta per anni in un angolo del garage , e solo l'ho un po' pettinata per renderla presentabile.
Sono passati gli anni, lei è più bella e io più stempiato, ma va bene così.
Felice di averla e di provare, per pochi attimi, quando son solo, il brivido della cazzata fatta a venti anni.
( per tacer di bestemmia e di padre ).
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sabato 20 dicembre 2014
aZZurrina, Bianchi Z 1930
"....a giocare col nero, perdi sempre.."
F. De Andrè, "Le storie di ieri"
Nel castello di Montebello pare esista il fantasma di una bambina dal nome Azzurrina.
Anche i più scettici affermano d averne udito la flebile voce.
Tornando a più umane faccende, voglio narrarvi invece la storia di un'altra azzurrina, fatta però di ferro e gomma e non di ectoplasmico etere.
Fu dopo una cena allegra ed un poco alcolica che l'amico mi disse di avere nel cofano i resti di una Touring balloncina.
"Mi servono i parafanghi!" dissi.
"Prendo il fanale ed è tua, se la vuoi...."
Aperto il cofano la povera era riversa col parafango posteriore barbaramente piegato .
Pistoncini piccoli zigrinati.
Carter stranissimo.
I parafanghi , era notte e quel goccio di alcool non aiutava, parevano quelli di una Sabina, ma poco più larghi.
"Con due martellatine-mi dissi- li adatto alla mia Z!"
Detto fatto, scaricammo il rottame sempre a gambe all'aria e ci avviammo al meritato sonno.
Quella notte non dormii.
Quel carter.
Quel disco cromato.
Che fosse poi lei?
Le prime luci dell'alba mi videro girare il cadavere nelle nebbioline langhette per scoprire qualcosa che in cuor mio già sapevo.
Patacchino Bianchi smaltato aquila ( che Dio sia sempre più Lodato!)
Pedivelle Bianchi corsivo.
Carter stranissimo, mai visto: e te credo! è di una Zeta!
Fulmineo pulisco l'ancor nichelato movimento centrale: 1930!
Mozzo anteriore giusto, il posteriore....ho dovuto aggiungerlo io prelevandolo dal rudere della mia storicissima zeta in perenne attesa dei parafanghi e di un carter.
Ubi maior minor cessat!
A questo punto nasceva un dilemma: riverniciare o conservare?
Sotto l'azzurrino, dato verosimilmente subito dopo la guerra, le nichelature al carter ed ai parafanghi comparivano: flebili, ma esistevano ancora.
Più sotto, solo il rosso dell'antiruggine.
Me la sono immaginata con i due copertoni bianchi a ballonetto che tenevo da parte da anni per la sorella Z incompleta.
Perché no, mi dissi.
Perché si, pensai.
Detto fatto.
Una smontata, una lucidata, una drizzata al povero parafango posteriore.
Il portapacchi con corda in canapa era già su, perché levarlo?
Anche la gemma Autarchia è un segno dei tempi.
Studiando il carter capisco perché così poco successo abbia riscosso: debole, fragile, scollato come quelli Dei.
Al confronto quelli delle Real sembrano fatti di acciaio inox!
Sostituito il cerchio posteriore, raggiato su mozzo Bianchi datato 1931 , e montato un bell'impianto luce Radsonne coevo, decido per una sella in cuoio come da catalogo.
I pedali andrebbero a trombetta, tipici delle Bianchi lusso del periodo ma, ahimè, l'orto soltanto uno ne offre e non credo che seminandolo crescerebbe a primavera fruttificandone altri.
Pace.
Supplisco alla mancanza della parte terminale del parafango anteriore con un bel paraspruzzo in crine di cavallo:
Monto due generici pedali a 6 gomme anni 30 e attendo che qualche trombetta capiti sul mio sentiero!
Proviamola!
Alla guida la comodità è stupefacente.
Il manubrio bianchi anni 30, nichelato. ha una posizione differente dai manubri bianchi dal 1933 in poi.
Più piegato, stretto, quasi sportivo.
Le gomme ballon scorrono leste e dalla guida la forcella a zanna con testa cromata si slancia a mordere la strada.
L'appoggio, la guardo.
Non sarà la Bianchi Zeta più perfetta del mondo, però è lei.
Azzurrina, unica.
Con la gioia gratuita di tutte le cose belle e rare successe per caso nella vita.
F. De Andrè, "Le storie di ieri"
Nel castello di Montebello pare esista il fantasma di una bambina dal nome Azzurrina.
Anche i più scettici affermano d averne udito la flebile voce.
Tornando a più umane faccende, voglio narrarvi invece la storia di un'altra azzurrina, fatta però di ferro e gomma e non di ectoplasmico etere.
Fu dopo una cena allegra ed un poco alcolica che l'amico mi disse di avere nel cofano i resti di una Touring balloncina.
"Mi servono i parafanghi!" dissi.
"Prendo il fanale ed è tua, se la vuoi...."
Aperto il cofano la povera era riversa col parafango posteriore barbaramente piegato .
Pistoncini piccoli zigrinati.
Carter stranissimo.
I parafanghi , era notte e quel goccio di alcool non aiutava, parevano quelli di una Sabina, ma poco più larghi.
"Con due martellatine-mi dissi- li adatto alla mia Z!"
Detto fatto, scaricammo il rottame sempre a gambe all'aria e ci avviammo al meritato sonno.
Quella notte non dormii.
Quel carter.
Quel disco cromato.
Che fosse poi lei?
Le prime luci dell'alba mi videro girare il cadavere nelle nebbioline langhette per scoprire qualcosa che in cuor mio già sapevo.
Patacchino Bianchi smaltato aquila ( che Dio sia sempre più Lodato!)
Pedivelle Bianchi corsivo.
Carter stranissimo, mai visto: e te credo! è di una Zeta!
Fulmineo pulisco l'ancor nichelato movimento centrale: 1930!
Mozzo anteriore giusto, il posteriore....ho dovuto aggiungerlo io prelevandolo dal rudere della mia storicissima zeta in perenne attesa dei parafanghi e di un carter.
Ubi maior minor cessat!
A questo punto nasceva un dilemma: riverniciare o conservare?
Sotto l'azzurrino, dato verosimilmente subito dopo la guerra, le nichelature al carter ed ai parafanghi comparivano: flebili, ma esistevano ancora.
Più sotto, solo il rosso dell'antiruggine.
Me la sono immaginata con i due copertoni bianchi a ballonetto che tenevo da parte da anni per la sorella Z incompleta.
Perché no, mi dissi.
Perché si, pensai.
Detto fatto.
Una smontata, una lucidata, una drizzata al povero parafango posteriore.
Il portapacchi con corda in canapa era già su, perché levarlo?
Anche la gemma Autarchia è un segno dei tempi.
Studiando il carter capisco perché così poco successo abbia riscosso: debole, fragile, scollato come quelli Dei.
Al confronto quelli delle Real sembrano fatti di acciaio inox!
Sostituito il cerchio posteriore, raggiato su mozzo Bianchi datato 1931 , e montato un bell'impianto luce Radsonne coevo, decido per una sella in cuoio come da catalogo.
I pedali andrebbero a trombetta, tipici delle Bianchi lusso del periodo ma, ahimè, l'orto soltanto uno ne offre e non credo che seminandolo crescerebbe a primavera fruttificandone altri.
Pace.
Supplisco alla mancanza della parte terminale del parafango anteriore con un bel paraspruzzo in crine di cavallo:
Monto due generici pedali a 6 gomme anni 30 e attendo che qualche trombetta capiti sul mio sentiero!
Proviamola!
Alla guida la comodità è stupefacente.
Il manubrio bianchi anni 30, nichelato. ha una posizione differente dai manubri bianchi dal 1933 in poi.
Più piegato, stretto, quasi sportivo.
Le gomme ballon scorrono leste e dalla guida la forcella a zanna con testa cromata si slancia a mordere la strada.
L'appoggio, la guardo.
Non sarà la Bianchi Zeta più perfetta del mondo, però è lei.
Azzurrina, unica.
Con la gioia gratuita di tutte le cose belle e rare successe per caso nella vita.
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sabato 22 novembre 2014
Bianchi Sabina 1934, un'anima persa
Sabina giunse anni fa in seguito ad uno scambio.
Era lustra, bella, fin troppo.
Ai miei occhi non saltarono all'occhio i parafanghi e il carter anni 50.
Il resto c'era.
Riverniciato, ma c'era.
Passano gli anni, alcuni cadaveri donano gli organi fondamentali e..voilà.
Un'anima persa si è ritrovata.
Bella come può esserlo una signorina di 80 anni.
Con dettagli gustosi, come il piccolo oliatore marcato Bianchi.
Forse più affascinante di allora ( gli anni donano al viso un'aura che solo i vecchi sanno).
I suoi copertoni ballonetto scorrono come allora su mozzi Bianchi a ingrassatore, scritta corsiva.
I pedali sono sempre i suoi, dei trombetta Bianchi che saran meno gustosi del gradevole ortaggio, ma scorrono bene assai ed è un piacere calcarli.
Qualche accessorio, un vezzo gradito.
Il fanalone Bosch spara che è un piacere, e la dinamo, Bosch anche essa, riesce ad accendere voglie anche al fanalino incorporato nel lucchetto retrostante.
Cavalletto Trionfo torino, in zama.
Il manubrio pare fatto ieri e anche il bel patacchino smaltato tipico delle Bianchi lusso di quegli anni, Dio sia Lodato, è al suo posto.
Il carter mi fece tribulare non poco, quel disco a doppio giro di cromo era una favola così bella quanto rara, ma anche lui è voluto esser presente alla rimpatriata.
Una Langa di mezzo sole, una mezza salita.
.
Una visita al camposanto poco sopra, un saluto alle mie origini.
Pare a suo agio nel brecciolino in mezzo alle tombe.
Per decenni l'anima ha vagabondato, spersa.
La luce di questo giorno, la ritrova più bella e più degna, pronta alla sfida del secolo che si avvia.
Semper adamas, Sabina!
Era lustra, bella, fin troppo.
Ai miei occhi non saltarono all'occhio i parafanghi e il carter anni 50.
Il resto c'era.
Riverniciato, ma c'era.
Passano gli anni, alcuni cadaveri donano gli organi fondamentali e..voilà.
Un'anima persa si è ritrovata.
Bella come può esserlo una signorina di 80 anni.
Con dettagli gustosi, come il piccolo oliatore marcato Bianchi.
I suoi copertoni ballonetto scorrono come allora su mozzi Bianchi a ingrassatore, scritta corsiva.
I pedali sono sempre i suoi, dei trombetta Bianchi che saran meno gustosi del gradevole ortaggio, ma scorrono bene assai ed è un piacere calcarli.
Qualche accessorio, un vezzo gradito.
Il fanalone Bosch spara che è un piacere, e la dinamo, Bosch anche essa, riesce ad accendere voglie anche al fanalino incorporato nel lucchetto retrostante.
Cavalletto Trionfo torino, in zama.
Il manubrio pare fatto ieri e anche il bel patacchino smaltato tipico delle Bianchi lusso di quegli anni, Dio sia Lodato, è al suo posto.
Il carter mi fece tribulare non poco, quel disco a doppio giro di cromo era una favola così bella quanto rara, ma anche lui è voluto esser presente alla rimpatriata.
Una Langa di mezzo sole, una mezza salita.
.
Una visita al camposanto poco sopra, un saluto alle mie origini.
Pare a suo agio nel brecciolino in mezzo alle tombe.
Per decenni l'anima ha vagabondato, spersa.
La luce di questo giorno, la ritrova più bella e più degna, pronta alla sfida del secolo che si avvia.
Semper adamas, Sabina!
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domenica 16 novembre 2014
Derelitta, bianchi S bis 1928
Dagli oggetti, spesso, questa scompare a causa degli anni e dell'incuria dell'uomo.
Ciò accade più che mai per questa Bianchi S bis del 1928, che fu un tempo macchina meravigliosa e desiderabile.
La ruggine ha invaso tutto, probabili anni e anni di pioggia intense..
Il telaio ha preso una bella botta e pure la forcella pare ubriachella nel suo percorso.
l'archetto freno anteriore coi pistoncini piccoli sono stati barbaramente tranciati e hanno lasciato il posto ad un economico e comune archetto, che scorre su leveraggi saldati ad hoc.
Sopravvive un solo pistoncino, piccolo come di uso fino al 1930.
Manubrio del commercio e parafanghi orrendi anni 50.
Del carter manco più l'ombra..resta di buono la guarnitura e il mozzo anteriore a 36 raggi Bianchi.
Che dire?
Difficile ma non impossibile il recupero di questa reliquia...il telaio danneggiato e l'infinità di parti mancanti rendono arduo il restauro, ma non demordo: più di una volta sul mio cammino altri relitti miracolosamente scampati al tempo hanno donato gli organi vitali per riesumare una sorella...
Al tempo l'ardua sentenza!
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mercoledì 5 novembre 2014
Moncherina, la bici dello zoppo
L'amico Gaetano mi chiamò giorni addietro per mostrarmi una bici ben particolare: carter a sinistra!
Incuriosito mi spinsi ad osservare lo strano cimelio e dopo una sommaria occhiata giunsi alla spiegazione: era una bici da zoppo!
Infatti di primo acchito mi saltarono agli occhi le pedivelle sfasate: una sola girava!
L'altra era fissa e serviva solo da appoggio alla protesi o alla gamba offesa.
Il carter era stato spostato a sinistra direttamente dal ciclista Conte ( la decalca è posizionata per il verso giusto) .
L'unica pedivella va a comandare un pignone fisso montato su un antico mozzo Monviso predisposto per la bisogna ( doppio filetto per avere la possibilità di stringere il pignone con una ghiera).
Il lato destro del movimento centrale, a differenza di altre bici simili montate più...rocambolescamente, ospita una ghiera dedicata e un raro coprichiavella della Paioli ( ditta che poi diverrà famosa per la costruzione di forcelle per moto)
La bici è stata sfruttata pochissimo, prova ne è l'ancor ottima verniciatura e le gomme quasi intonse dopo quasi 60 anni.Ho provato a pedalarla: sorprendentemente la pedalata è fluida e il pignone fisso aiuta l'unica gamba in..movimento a superare la risalita.
Dove invece mi son trovato spiazzato ...è stato in salita, non potendo contare sulla forza di ambo le pedivelle.
Questa bici, al di là della curiosità intrinseca, è un documento storico molto importante, in quanto testimonia la volontà di superare un handicap allora ben più diffuso ( si era a pochi anni dalla fine della guerra) con i mezzi e gli ingegni che il tempo di allora concedeva: meritatissimo quindi il suo angolino assieme alle altre sorelle esposte!
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