Reduce in questi giorni da uno stupido incidente col sidecar, mi trovo a dover trascorrere qualche settimana con le mani pulite che non possono assaggiar grasso e uncio.
Per fortuna, quasi una premonizione, nei giorni passati il lavoro fu alacre e fruttuoso e per una volta mi trovo solo ad ammirar il frutto di cotante fatiche.
Prima fra tutte ammiro questa Auro, sottomarca Amerio, che dal 1935 solca le strade piemontesi con le sue tozze ruote da 3/4 infischiandosene altamente di guerre, buche e distanze.
A ben guardare in questi giorni l'unica distanza seria pare essere il tempo, che scorre lento e implacabile.
I chilometri sono poca cosa di fronte ad ottanta anni di vita , ma anche di fronte a questi servono buone scarpe e una cura veloce ai freni.
Ecco allora nuove coperture da 3/4 x 2, misura extralarge da gonfiare a bassa pressione ( si sa mai che ad ottanta suonati non ci parta ancora un embolo), mentre i pattini grattano con cautela sui fragili cerchi dove il cromo e i filetti sono solo un ricordo lontano.
Che sia un 'Amerio, al di la della marcatura Auro su mozzi pedivelle col classico telaio a freno seminterno e il portafaro, non vi son dubbi.
Come un vampiro invecchiato, il canotto porta tracce del vermiglio che la casa alessandrina profondeva a larga manica , rendendoli riconoscibili a chilometri di distanza.
Forcella squisitamente Amerio, con attacco parafango in fusione.
Parafanghi a triplice costolatura, larghi e robusti.
Sul manubrio, una chicca: il signor Calligaris incise il suo nome, in modo che anche dopo la dipartita tutti sapessero che quella era stata qualcosa di molto suo.
E per dimostrare che costò soldi, e non pochi, utilizzò 2 lire come rondella al manubrio: mai vidi un investimento più sicuro e fruttuoso del vil danaro....
Basta.
Questa è una bici di quelle da usare davvero, sulle stradacce brutte di campagna, quelle, per intenderci. con i solchi dei trattori profondi mezzo metro e buche e sassi.
Non mi va davvero di isolarla in casa, pur bella come è.
Pur provata dagli anni e dalla tanta luce ed acqua , vuol correre ed ancora vedere.
Benissimo.
Le sue gomme rinforzate mi faran da sobrio cuscino durante i prossimi- e spero non troppo lontani- giri primaverili, riparandomi gli acciacchi dagli accidenti che le strade offriranno...
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sabato 12 marzo 2016
Auro ballon, comoda poltroncina!
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mercoledì 16 dicembre 2015
Amerio 1925, analisi epistemologica di un ritrovamento.
Quando vidi su un noto sito di vendite i resti di questa povera creatura, ammetto che non fui esaltato.
Poche foto, sbiadite, offrivano però al mio occhio ammalato di "Amerite" acuta, dettagli non trascurabili e di certo, a me, inediti.
Tralasciando le peripezie che la portarono alla mia officina ( ancora un sentito grazie all'appassionato Lorenzo, persona davvero distinta ed idealista in un mondo fatto d'avidi), la presento ora cogliendo i dettagli che ci fanno scoprire la fabbrica Amerio degli anni 20.
Il colpo d'occhio generale ci offre un bel biciclone da 26 3/8 tipico di metà anni 20, con geometrie alte ma fruibili dalla maggior parte della popolazione muliebre del tempo ( tutt'altro che alta).
Il telaio è di foggia alessandrina, con tubo ricurvo dalla tipica curvatura e diapason sottosella inconfondibile Amerio, dal tipicissimo doppio dado di serraggio.
Calotte di sterzo non integrate ma smontabili, tipo Durkopp ( ma italianissime).
Il manubrio presenta un'impipatura tipica del periodo, che troviamo anche sulle Gerbi ad esempio.
Un tempo questo era completamente ricoperto di solida cellulosa nera( ne resta traccia sulla parte destra), atta a proteggere e custodire il nobile ferro sottostante.
Patacchino Cicli Amerio Felizzano.
Inedito su di un'Amerio il sistema frenante, a leve interne nel manubrio e con rinvii saldati alla forcella ed al carro posteriore ( vero lusso per il 1925).
Il freno anteriore è comandato da un'asta che si infulcra direttamente con un bullone al leveraggio, scorre su di una guida saldata al piantone e aziona i pattini anteriori.
Quello posteriore presenta un leveraggio inedito in zona movimento centrale, addirittura con due fulcri saldati direttamente al telaio ( in modo grezzo ma efficace) che consentono la massima robustezza e scorrevolezza.
Manopole in osso in due pezzi e manopolini in osso ( assenti) completano la zona manubrio- freni.
Pedivelle marcate Amerio in stampato maiuscolo che ruotano su movimento centrale datato 1925 dotato di sfere di grande dimensione.( in pieno stile Maino-Dei)
Pedali da donna DIP originali, talmente piccoli che sembrano quelli di una bici da bimbo: son lontani i tempi nei quali le donne portavano il 35 di scarpa!
Passiamo alle ruote.
Alte, da 26 3/8, sono raggiate su mozzi SIAMT -Torino datati 1925 sulle calotte registrabili e marcati Amerio in corsivo.
I generosi copertoni Michelin ECO dell'epoca consentono di godere delle sensazioni della prima proprietaria, lasciando una traccia particolarissima col loro battistrada sulle ormai rare strade bianche.
Un occhiata golosa al carter ora: robusto, infulcrato al movimento centrale tramite 3 dadi e bulloni che si imperniano al telaio su attacchi saldai ad hoc: estraibile quindi con la massima facilità senza svitare la ghiera del movimento centrale.
Esso si rifà ai modelli Maino dell'epoca, con sportellino di ispezione anteriore ( mancante) e codino estraibile posteriore tipo Dei.
Interessante la presenza di un foro , forse posticcio, che serviva ad oliare la catena senza smontare ( e sporcare) alcunché.
Una nota sulla forcella, sulla falsariga dei modelli Maino ma già con le caratteristiche, sia pure molto larvate, che caratterizzano la produzione Amerio: parafango infulcrato direttamente al foro in fusione e rinforzi laterali ( molto molto leggeri).
I parafanghi sono del tutto identici ai modelli Maino anni 20, con costa larga centrale .
Tipici gli attacchi delle aste parafango alla ruota posteriore , molto eleganti, montati anche da Maino.
Semplice ed efficace la tiranteria della ruota, con rondella centrale che funge da stop al tiraggio bullone -vite.
La sella, aggiunta da me, è una classica Regina a tripla molla anni 20: efficace e comoda, acchè niuna novella amazzone abbia a dolersi alle pudenda dopo una piacevole cavalcata....
CONCLUDENDO...
Questa analisi vuole essere d'aiuto alla ricostruzione della storia di un marchio da troppi dimenticato ( persino un grande collezionista nei giorni passati mi disse di non conoscere il Marchio...molto male!!) e soprattutto è utile per verificare le modalità operative e le finiture di una fabbrica ancora in espansione.
Interessante notare come nel 1925, dopo 18 anni dalla fondazione , sicuramente inseguito a un reset numerico, si fosse a quota 4000 bici, ed ancora nel 1930 circa si fosse a 10000.
Mille bici all'anno, circa 3 al giorno!( in pratica una produzione artigianale!)
Numerosità che aumenterà esponenzialmente a metà anni 30 quando dal 1932 33 si passerà al 1937 con una produzione in 5 anni circa di oltre 15000 pezzi!
Sperando di aver fatto cosa gradita ai sostenitori della bici Amerio, auspichiamo nuovi e probanti ritrovamenti per ricostruire al meglio la storia di una grande fabbrica piemontese che merita sicuramente l'attenzione di tutti gli appassionati di Storia della bicicletta.
Ad majora!
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venerdì 6 marzo 2015
Ciclo Cugge , l'Amerio della Liguria
A cavallo di capodanno, mi trovavo dalle parti di Sanremo in festa e...vuoi non andare a vedere qualche rottame lì presso?
Ed ecco che dietro un mosquito che ha reso l'anima ai tempi di Saragat e una muntanbaic spacciata per d'epoca..trovo lei!
Poveretta, faceva pena.
" Ah , quella? L'ho trovata in una serra, ma va bene solo per ricambi..."
Succede così che la bella autovettura della moglie si trasforma per l'occasione in bilico trasporto rottami ferrosi ambulanti...
La bici, in sé , è una Amerio.
punzonata 1937 sul manubrio, numero di telaio sotto il reggisella...tutto collima.
Ma..ma...
Già al momento dell'acquisto, sotto il sole ligure , m'ero avveduto che qualcosa non quadrava.
Una C nel portafanale.
Il colore azzurro di parafanghi e canotto sterzo.
Mah?
A casa, dopo qualche tempo, smonta e smonta , scopro il marchio CUGGE sulle pedivelle e sui mozzi....
Ricerca su internet e....voilà!
dalle poche informazioni avute anche in loco, pare che Cugge fosse un rivenditore di Sanremo che aveva anche una piccola squadra corse ( e presto mi sa che ne vedremo una di queste corsaiole...)
A tale proposito ho visto tempo fa anche una AMERIO marca Ciclo NINO SANREMO, ...qui mi fermo...
Sarebbe curioso saperne di più , posso immaginare che entrambe le case si rifornissero alla Amerio, se poi fosse lo stesso Cugge...nin zo!
Massiccia, come tutte le balloncine, porta cerchi a 3/4 gonfiati a bassa pressione.
inizialmente volevo riportarla nella sua terra di origine per le passeggiate sul mare ma.....troppo pesante!
Oltretutto anche la sella, particolarissima per via del molleggio a balestre anzichè le solite molle, ispirava gioia per le mie terga....
Ammiratissimi quindi coloro che abitualmente facevano la spola magari dall'entroterra con carichi , giorno e notte...
Ci siamo guardati, ha guardato le mie gambe e mi ha sussurrato: "...gioventù d'oggi..."
Sconsolata , ha preso posto accanto ad una sua coetanea..
Tra loro si capiranno.
Ed ecco che dietro un mosquito che ha reso l'anima ai tempi di Saragat e una muntanbaic spacciata per d'epoca..trovo lei!
Poveretta, faceva pena.
" Ah , quella? L'ho trovata in una serra, ma va bene solo per ricambi..."
Succede così che la bella autovettura della moglie si trasforma per l'occasione in bilico trasporto rottami ferrosi ambulanti...
La bici, in sé , è una Amerio.
punzonata 1937 sul manubrio, numero di telaio sotto il reggisella...tutto collima.
Ma..ma...
Già al momento dell'acquisto, sotto il sole ligure , m'ero avveduto che qualcosa non quadrava.
Una C nel portafanale.
Il colore azzurro di parafanghi e canotto sterzo.
Mah?
A casa, dopo qualche tempo, smonta e smonta , scopro il marchio CUGGE sulle pedivelle e sui mozzi....
Ricerca su internet e....voilà!
dalle poche informazioni avute anche in loco, pare che Cugge fosse un rivenditore di Sanremo che aveva anche una piccola squadra corse ( e presto mi sa che ne vedremo una di queste corsaiole...)
A tale proposito ho visto tempo fa anche una AMERIO marca Ciclo NINO SANREMO, ...qui mi fermo...
Sarebbe curioso saperne di più , posso immaginare che entrambe le case si rifornissero alla Amerio, se poi fosse lo stesso Cugge...nin zo!
Massiccia, come tutte le balloncine, porta cerchi a 3/4 gonfiati a bassa pressione.
inizialmente volevo riportarla nella sua terra di origine per le passeggiate sul mare ma.....troppo pesante!
Oltretutto anche la sella, particolarissima per via del molleggio a balestre anzichè le solite molle, ispirava gioia per le mie terga....
Ammiratissimi quindi coloro che abitualmente facevano la spola magari dall'entroterra con carichi , giorno e notte...
Ci siamo guardati, ha guardato le mie gambe e mi ha sussurrato: "...gioventù d'oggi..."
Sconsolata , ha preso posto accanto ad una sua coetanea..
Tra loro si capiranno.
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lunedì 27 ottobre 2014
Amerio La balloncina, la resurrezione
Anni fa avevo portato a casa due ammassi di ruggine e legno.
Stavano per fare una brutta fine e reclamavano attenzione.
Per alcuni anni sono state speranzose in un angolo della boita, vedendo transitare moto e bici sul tavolo operatorio.
Poi, un giorno di fine estate, mi dico che quel legno deve essere recuperato.
Che è un'Amerio, e che fu una delle bici più rappresentative degli anni 30.
Insomma, via col restauro.
E allora si smonta e si spazzola e ...si pensa se riverniciare o...mantenere la sua storia di intemperia.
Una passata di cera, un'occhiata, ed è stato subito amore.
Sui cerchi ho lavorato delle belle sere, improvvisandomi falegname.
In alcuni punti l'umido aveva scollato gli strati: sono intervenuto con ampi inserti di colla vinavil e...attak.
Una centrata ai raggi con garbo, per non squassare tutto, e infine...un impregnante color Noce a rendere uniforme e piacevole il fasciame.
Una bella oliata ai Mozzi Amerio tipo sportivo con fascetta al centro e ...via che si corre!
I pedali sono ancora i suoi, a barra unica Amerio e a 6 gomme bianche.
A completare un tocco di classe con un paratubo NOS in lamierino.
rimane l'attacco pel seggiolino da bimbo, in alluminio: a quando il seggiolino?
Notevole la gemma posteriore in vetro, regolabile tramite un'asolina e due viti in altezza.
Finezze del bel tempo che fu!
Pedalare ora.
Piano, senza fretta e senza buche: i cerchi sembrano tenere in piedi il robusto ferro incerato, ma occhio: basterebbe un nulla a vedere distrutto il bel lavoro!
Notevole il manubrio ancora ricoperto della sua celluloide nera, tipico retaggi degli anni '20 nei quali la Maino fasciava spesso e volentieri le sue creazioni.
Due manopole in osso in due pezzi completano i superstiti manopolini, che comandano freni interni ancora ben scorrevoli.
Un tocco di misticismo ce lo offre la Madonna ancorata al canotto,
a supplire alle possibili bestemmie dovute ad una salita sulla quale spingere i quasi 20 kg di ferro e legno su copertoni 26 3/4 5/8 X2.
La sella Italia originale reclamava cure: ecco un bel coprisella NOS modello Donna anni 30 per proteggere le terga dal pungere delle molle redivive:
E pazienza se a qualcuno questa apparirà come una bici ancora da restauro.
Io e lei sappiamo il lavoro fatto e sorridendo ci guardiamo: lei nei miei occhi e io nel suo Dansi a cipolla.
Verrà la notte e verranno più sereni riposi:nel mio letto io, sopra di me nella collezione, lei.
( Venitela a vedere con le sue sorelle , vi aspetta!)
Stavano per fare una brutta fine e reclamavano attenzione.
Per alcuni anni sono state speranzose in un angolo della boita, vedendo transitare moto e bici sul tavolo operatorio.
Poi, un giorno di fine estate, mi dico che quel legno deve essere recuperato.
Che è un'Amerio, e che fu una delle bici più rappresentative degli anni 30.
Insomma, via col restauro.
E allora si smonta e si spazzola e ...si pensa se riverniciare o...mantenere la sua storia di intemperia.
Una passata di cera, un'occhiata, ed è stato subito amore.
Sui cerchi ho lavorato delle belle sere, improvvisandomi falegname.
In alcuni punti l'umido aveva scollato gli strati: sono intervenuto con ampi inserti di colla vinavil e...attak.
Una centrata ai raggi con garbo, per non squassare tutto, e infine...un impregnante color Noce a rendere uniforme e piacevole il fasciame.
Una bella oliata ai Mozzi Amerio tipo sportivo con fascetta al centro e ...via che si corre!
I pedali sono ancora i suoi, a barra unica Amerio e a 6 gomme bianche.
A completare un tocco di classe con un paratubo NOS in lamierino.
rimane l'attacco pel seggiolino da bimbo, in alluminio: a quando il seggiolino?
Notevole la gemma posteriore in vetro, regolabile tramite un'asolina e due viti in altezza.
Finezze del bel tempo che fu!
Pedalare ora.
Piano, senza fretta e senza buche: i cerchi sembrano tenere in piedi il robusto ferro incerato, ma occhio: basterebbe un nulla a vedere distrutto il bel lavoro!
Notevole il manubrio ancora ricoperto della sua celluloide nera, tipico retaggi degli anni '20 nei quali la Maino fasciava spesso e volentieri le sue creazioni.
Due manopole in osso in due pezzi completano i superstiti manopolini, che comandano freni interni ancora ben scorrevoli.
Un tocco di misticismo ce lo offre la Madonna ancorata al canotto,
a supplire alle possibili bestemmie dovute ad una salita sulla quale spingere i quasi 20 kg di ferro e legno su copertoni 26 3/4 5/8 X2.
La sella Italia originale reclamava cure: ecco un bel coprisella NOS modello Donna anni 30 per proteggere le terga dal pungere delle molle redivive:
E pazienza se a qualcuno questa apparirà come una bici ancora da restauro.
Io e lei sappiamo il lavoro fatto e sorridendo ci guardiamo: lei nei miei occhi e io nel suo Dansi a cipolla.
Verrà la notte e verranno più sereni riposi:nel mio letto io, sopra di me nella collezione, lei.
( Venitela a vedere con le sue sorelle , vi aspetta!)
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lunedì 18 ottobre 2010
Mandrogne...di legno!
Le Amerio mi perseguitano.
Non faccio in tempo a mettere a punto la sportiva che altre due sorelle mi piombano in casa dritte come un fuso ,ruggine e ragni, senza troppi complimenti.
E io lì a d aprire le porte del mio garage (che infinito non è)colpito da quel legno che sono i cerchioni e da quelle bacchette che non si vedono.
Anni di ruggine, anni di solaio, ma il legno ha tenuto bene.
Chissà se erano bici sorelle?
Chissà chi le usò?
Di certo gente a mezzi.
Solo qualche crepa qua e là , alla quale al più presto mi riprometto di metter mano.
Mi colpisce il cerchio di quella che giudico più recente: scanalature e raggi quasi tangenti.
Come sulle moderne BMW.
Immagino quelle creature nella loro terra astigiana, cavalcate da danarose donzelle in cerca di garbato marito, molleggiate dalle grosse gomme ballon a far da manto a quei legni.
I parafanghi avvolgenti non fan temere spruzzi e pozzanghere, perciò via!di corsa verso il casolare vicino: una festa è in corso, ma lontan le bici dal focolare.
Pericolo di incendi.
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venerdì 24 settembre 2010
Mandrogna sportiva
Mi guardava da anni sorniona, appesa tra i travi del mitico Bernardo.
"Era di una di Asti, che voleva la bici per fare dello sport.Tempi di una volta, robe del 50."
Quel manubrietto cosi assurdamente sportivo e bacchetta lasciava in me un senso di nostalgia e di voglia di pedalare chino, abbassato sui pedali in feltro , spingendo su quell'alluminio prelibato.
Colpiscono da subito i paffuti copertoni balloncino e la freneria completamente interna.
Il telaio mandrogno tipico di Maino, Verde e Quatrocchio, per citare i più celebri dell'alessandrino, lascia spazio a tubi paralleli e slanciati, con forcellini posteriori tipo sport con aggancio per cambio simplex 3velocità in fusione.
I cerchi (marcati OMB 1946) corrono grazie a filanti mozzi marcati Amerio simili ai coevi FB, flangiati alluminio.
Impianto luce Regina e maniglia saltafossi Rubino completano questa mandrognetta nata per correre sulle polverose strade che ancora sapevano di sangue e rabbia.
Il carter originale, per una volta, lascia posto a un analogo psitolotto ma di ottone, che a me piace tanto.
Io amo le bici dell'immediato dopoguerra e amo particolarmente questa, desiderata, moltissimo.
La prima pedalata, notturna, mi ha riportato all'autunno di 64 anni fa, quando fu bello pedalare finalmente senza pensieri, su quella bici dalla posizione assurda, pensando che tutto , per una volta, sarebbe stato possibile.
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lunedì 18 maggio 2009
Scambio di sensazioni.

Penso che alla base di qualsiasi oggetto ci sia alla base un'emozione.
Il collezionismo si spiega in ciò, essenzialmente, oltrechè in base al freddo e algido mercato monetario.
Sicchè se ci sono più persone che desiderano provare l'emozione del possesso, o dell'uso di un determinato oggetto,ne scaturirà di pari passo un maggior valore.
Ora, accade talvolta che un oggetto obiettivamente di valore, di cui siamo venuti in possesso nella maniera più fortuita, non ci trasmetta la benchè minima emozione.
Altri, poco considerati, una miriade.
Queste e molte altre cose pensavo la sera scorsa, quando un grande appassionato par mio mi proponeva in scambio la sua Amerio balloncina nientemeno che per una fiammante Taurus da donna.
Quel fanalone, quel cannotto rosso, quella vernice stinta dall'uso e il nome balloncina inciso in più punti, mi facevano tornare alla mente le mie terre, le storie della mia gente, un passato che sta affondando sempre più.
Tutte queste cose non le sapeva , l'altro appassionato.
Lui guardava il sistema dio frenata taurus e le leve intarsiate.
Non ci volle molto perchè il fatto si consumasse e io restassi con la balloncina nell'aria gelida della langa notturna, a contemplare queste emozioni.
Con trepidazione, la inforcai su per la salita che si perde a tiraculo nella collina, e , con un gesto antico, feci saltare la dinamo regina sul copertone Pirelli stella.
Un grande senso pionieristico mi invase, al vedere il tremulo fascio di luce anticiparmi sull'asfalto e il rullare della dinamo come unico compagno di quella notte.
Pedalai, con furia proprio, sino al vicino camposanto, dove riposano i miei antenati.
Che non sapevano di Taurus o altre marche blasonate,ma di Amerio,Maino, o altre marche locali che io non saprò mai, sapevano di sudore e fatica per guadagnarsi il pane, di buone cose nostre del Piemonte.
Solo allora, mi son reso conto del valore forte e prioritario, sempre, dell'emozione, e il succo di quella pedalata solitaria.
Ancora non me ne rendevo conto, ma insieme al grigio stinto della verniciatura, come molte altre volte, avevo fatto il pieno di sensazioni.
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