sabato 18 luglio 2026

L' ombra delle farfalle ,un restauro che cambia la vita

A breve sarà edito il mio ultimo romanzo," L' ombra delle farfalle" . Il protagonista , un ingegnoso ingegnere sull'orlo di una crisi esistenziale, incontra un mattino un ciclista restauratore che si prenderà cura della sua bici elettrica a patto che ...una vecchia Bianchi del '49 ..riprenda vita! Potrà questa inattesa avventura mutare il corso dell' apparente inamovibile destino del protagonista? Quanti di noi hanno ridimensionato le proprie vite o, almeno, i propri weekend grazie ad una bici in restauro?Consigliato quindi a tutti ,ma in particolar modo a chi da poco o..da tanto... si diletta nei restauri .A presto in libreria auspicando ottime recensioni !

domenica 24 maggio 2026

Demm: disagio e malattia mentale?

Oggi ho portato a casa l'ennesimo carciofo: demm turismo 1958/59. preso per poco , preso per ricambi...vuoi mica metterti a rendere decente un mezzo cosi? Questo mi dice il proprietario , mentre lo smonto serafico sotto un ciliegio vecchissimo." Era di un signore molto buono, girava per campi...e' mancato dal barbiere, pensa te..". Intanto la mente gira gira gira ed a casa guardo la vernice che resta, il blu posticcio ormai fattosi simbiotico col tutto. Il motore sembra un blocco di cemento. Sembra,appunto.Smonto il carter, l'albero ha gioco.Via la testa ,ed ecco che la mia è partita, nel vedere il pistone sfilarsi con poco.Scintilla, debole. Il serbatoio è sanissimo internamente...ed è fatta: l'ennesimo recupero per...ricambi ,fattosi l'ennesimo mezzo in attesa di restauro... Ragiono. Dovrei fare come certi commercianti,prendere smontare canibalizzare,infischiarsene altamente di storie e sentimenti. Eppure fila cosi, e me lo vedo col suo fanale pendulo ed il parafango scodinzolando, a dirmi...grazie, non farmi finire male...Pensieri,solo pensieri .Ed emozioni,che credo siano alla base di ogni recupero, restauro e collezione. Che vanno benissimo fino ad un certo punto, oltre ...si scivola nel disagio e nella malattia mentale!

mercoledì 11 giugno 2025

Gente di loro

Langa,1963. Un mondo al confine tra il 1800 e la modernità.Leggi e usi ancestrali che possono uccidere. Un torinese e la sua eredità. Un amore improvviso , forte, pericoloso.Questi sono gli ingredienti del mi ultimo noir ambientato in Langa, "Gente di loro". Un dialogo continuo tra due mondi,vdue modi di vivere, un'ingenuità che si rivelerà pericolosa.

lunedì 31 marzo 2025

Se Dio volesse

E se Dio mi dicesse/ disegna: disegna una donna / io, io disegnerei te/ ed avresti la luce del sole/ la bellezza della luna/ il profumo della rugiada / ma io/ io/ non so disegnare/ e Dio / Dio ti ha creata/ più bella ancora/ e sei la mia gioia/ sempre,ogni ora .

lunedì 10 febbraio 2025

La cura

Il tenente D.H. Lawrence, il celebre Lawrence. d'Arabia, soleva trascorrere certi weekend in cui la depressione era troppo forte,a cavallo della sua Brough Superior. Amico personale di George Brough, passava in fabbrica il venerdi sera per un tagliando e mettere gomme nuove . Non di rado faceva ritorno il lunedi mattina con le gomme usurate da migliaia di miglia percorsi a veloce andatura sulle strade inglesi. Allo stesso modo mi piace pensare alle mie motociclette come una cura personalissima ai mali del vivere oppure come un simpatico condimento delle belle giornate, dove il loro rombo va a fondersi con le malinconie e le gioie, mentre le ruote rotolano ora piano ora leste per strade amiche . Così mi successe ieri ,la sorniona 883 complice,in una primavera invernale assolata. E accelerando per le strade strette di campagna che amo, solitario tra solitari , mi trovo ad accelerare il bicilindrico americano che sfoga il suo rombo, che va a perdersi oltre ed oltre. Mi piace pensare che, come me, molti vivano i chilometri come cura e mi piace ancor più pensare a Lawrence, il suo spirito intelligente e sorridente,mentre da chissà dove spia noi raminghi in questa valle di lacrime. E pazienza se il bicilindrico sa di yankee anziché di brughiera...

martedì 21 gennaio 2025

Beltramo , l'è tutta da rifare ..o no!

Guarda a destra ,guarda a sinistra...qualche bici da comperare esce sempre ! e stavolta .... è Beltramo! non azzurra, non completa ...ma Inequivocabilmente lei!Contropedale fine anni 30, bella massiccia ma coi dettagli del telaio corsaiolo che accendono i sogni! il venditore, un appassionato fiorentino , la cede con decalcomanie "a.linari Firenze " . Già una bici cosi torinese e così..lontana , è un fatto strano ,ma tanto è. All' appello manca il carter ...rimedieremo!
Giunta a casa, comunico il seriale alla sempre solerte Signora Maddalena Beltramo, figlia di Lino e custode delle memorie paterne..e qui ..sorpresa! Venduta il 16/8/1938 al signor...Linari di Firenze! Quindi assoluto restauro conservativo e..per una volta, decals al suo posto! È sempre emozionante lavorare su pezzi cosi unici ,ma risalire al primo proprietario e alla data di consegna...costituisce un unicum difficilmente eguagliabile! Sotto dunque col.ripristino per la prossima bacchettata di primavera!

sabato 31 agosto 2024

Persa di vista

Ci si perdona tutto e tutto si perdona ma non un amore perso /abbandonato. Come fior reciso cademmo a terra e petali fummo sparsi/ arsi di sole . Nell'ora tarda tu ti mostri intera, vivagioiosa il volto madido /terso. L' immagine tua incisa a forza non vorrà sbiadire.

martedì 2 aprile 2024

uhh, catenelle!

Millenni fa l'amico Marco intitolava alla stessa maniera un suo post relativo a questa meraviglia di casa Maino. Catenelle: un nome che nel nostro campo evoca solo una bicicletta: Maino supersport con frenaggio ad aste rigide interne e rinvio a cantilever comandati da catenelle su cerchi sport in alluminio .
La vedo su un annuncio, inconfondibile: quelle catenelle sono le uniche che accetto e che mi legano indissolubili al mondo delle bacchette! Non credevo ne avrei mai trovata una , in questo stato poi. Meravigliosa, assaggio i dettagli : non è mai stata manomessa nei suoi settanta ed oltre anni di età: sella originale Maino in crine e portaoggetti in cuoio !
Pedali Maino in fusione di alluminio, marcati Maino sulla barra. Mozzi FB per Maino flangiati alluminio. Parafanghi e carter in alluminio, fragilissimi...ma così leggeri! Guarnitura Gnutti a millerighe per Maino derivata direttamente dalle corsaiole.
Sul manubrio compare la mitica placchetta recante la dicitura "supersport" , riportata anche dalla decalca sul cannotto di sterzo. Manopole in osso, leve freno marcate Maino con inserti in bronzo. Il colore oro le dona una piacevole aura di eleganza: ancora oggi esprime bene un mix di classicità unito ad una finezza tecnica che rappresenta uno degli apici delle bici "erre" degli anni 50 ( con buona pace di chi la vorrebbe poco significativa ). A breve, tornerà insieme ad una vecchia amica...aerodinamica ...sempre di casa Maino! Buona primavera e buone pedalate a tutti!

martedì 16 gennaio 2024

Da prendere con le molle: Monterosa extra lusso

Quando ti dicono che sono esperti, va preso con le molle. Quando ti dicono che sanno quali sono le bici importanti, quelle giuste, idem. Per questo hanno lasciato ammuffire sul web questa meraviglia, con le molle. Una volata nell'alessandrino ed è subito entrata a fare parte del mucchio selvaggio!
Monterosa Extra lusso, fine anni '40, completamente originale e montata in fabbrica con forcella a parallelogramma con frenata Monterosa dedicata. Meraviglioso ed unico il manubrio con frenata mista cavo-bacchetta costruito anche esso in Monterosa.
Decalcomanie, filetti, marcature su mozzi e pedivelle, persino la sella, ogni cosa dice Monterosa!
Probabilmente questa bici era stata costruita oper ospitare un motore ausiliario , anche se non ho trovato traccia alcuna sul telaio che indichi che esso sia mai stato effettivamente montato.
Dall'usura dei pattini e le gomme Pirelli Stella bianche ancora semi-integre deduco che essa sia stata usata pochissimo, un vero peccato.
Dopo attenta pulizia e prudenziale sostituzione delle coperture, sarà un piacere condividerla alla prossima bacchettata di primavera di Maggio 2024 !

domenica 21 maggio 2023

Voli pindarici, Bianchi Icaro 1941

E' una vita che non scrivo qui , lo ammetto. Oggi torno a rispolverare il vecchio blog per condividere l'emozione di questo ritrovamento. Inatteso e mai più sognato. Nella vita, come tutti, faccio sogni, voli pindarici, fantasie. Coi piedi per terra. Eppure ogni tanto, qualcosa si avvera. Metti qualche minuto prima del pasto. Metti i soliti annunci, da spiluccare e vedere se c'è qualche bella bici nelle vicinanze. E poi compare lei.
Incredulo. Tutta lei. In quel grigio che sa ancora di guerra . Con quelle greche che sanno del vero lusso. "L'avranno venduta. ormai..." penso. Ma sono un ottimista. E faccio bene. La risposta giunge rapida, l'accordo è per poche ore dopo. Se fossi un fumatore avrei consumato una ciminiera. "Era di uno zio lontano, stiamo sbaraccando l'alloggio e facciamo fuori tutto..." Piove. Maledetta e benedetta pioggia. Qualche goccia la lambisce ma sa già che a casa, in casa,in camera, riceverà attenzione. Bianchi Icaro. Una rarità assoluta. Conservata divinamente. Solo alcuni dettagli rivelano un uso moderato e attento.
I pedali sono i suoi, in alluminio, i gommini sono state cambiati.Assieme alle manopole. Ed alla sella. Mozzi sportivi, a fascetta. Sul manubrio , scavato e intarsiato come solo lei, ancora tracce di grigio.
I freni frenano perfettamente: pattini come nuovi.
Partafanghi in alluminio , sul posteriore ancora la striscia bianca filettata. Impianto luce Bosch.Funzionante! E quei copertoni: 26 1/2 3/4, mai visti, ancora i Pirelli Stella originali. Gonfiata, ha tenuto perfettamente. Il telaio derivato dalle corsa del periodo, è comunque pesantino: al confronto, una Ganna Impero coeva, è davvero ben più leggera e scattante. Ma tanto è. Gioisco per il ritrovamento. Gioisco per la rarità. Ed eccola . Con la sua patina che non toglierò. Pronta per volare . E stavolta, non per voli Pindarici!

lunedì 6 giugno 2022

Scelte

Basta soffrì/ un ne posso più/,che è st'ansia/ ch' un m ' abbandona chiù?/dicon sia/ na bella allergia/ se'!/ N' allergia/a la vita mia/annamo dunque/ a daje paga' Er conto/ annamo ar fiume/ e famo no zompo/ un minuto, due,tre/ caro dolore, mancato ammore/ vienitene co mme'/ ah siggnori benestanti/ co milioni/manco tanti/ Er finale Nun ve piace? / comprateve n ammore/ la vera pace/ o zompate com me'/ ove tutto tace. (galeasso andrea)

martedì 18 gennaio 2022

Franzosa:Automoto 1910

Lo ammetto, con le estere non ho mai avuto chissà quali rapporti... Nazionalista ( su certi aspetti), ho sempre trovato giusto e sacrosanto preferire il prodotto italiano. Eppure..eppure.. Questa Automoto giaceva mesta e scopertonata in un annuncio, dotata però del suo faro a carburo. Automoto: tutto tranne una bicicletta, verrebbe a pensare dal nome! Impietosito, decido di portarla a casa e studiarmela un poco... La geometria è slanciata, il manubrio impone un'andatura eretta che conferisce stile ed eleganza alla ciclista più sparuta. Parliamo del restauro! La vernice,ancora presente, ha resistito agli oltre cento anni di intemperie, anche se la serie sterzo ...chiede pietà dopo i mille e mille scossoni... I cerchioni, come da migliore tradizione d'oltralpe, presentano la classica targhetta con inciso il nome del produttore.
All'anteriore mozzo enorme FN , al posteriore mozzo contropedale ( al limite dell'usura ). Siccome Totò recitava che "la prudenzia non è mai troppo", fu posto , forse più avanti, un pratico freno fascettato sempre alla ruota posteriore che compie ancora oggi il suo egregio dovere. Nel tempo uno dei parafanghi , probabilmente il posteriore,ha ceduto il posto ad un fratellino meno concio e ugualmente protettivo...
Manopole in legno con anello di fissaggio, campanello enorme e straordinariamente effice. In Italia questa sarebbe stata classificata a buon rigore come balloncina, montando ruote da furgone 26 3/4, molto comode. Ovviamente, da buon meccanico ciclista d'antan..non si butta nulla! Entrambi sono stati recuperati con tecniche antiche ..in modo da poter rullare ancora con qualche sano scossone anti addormentamento! Sicuramente non sarà la Automoto più completa e corretta della terra, ma come esperienza culturale e ciclistica credo sia valsa la pena studiarla e darle nuova vita.
E se la notte si farà buia...sotto col carburo!

domenica 19 dicembre 2021

A volte ritornano: Gloria mod. B 1936

 Per chi mi segue ed ha memoria buona, alla vista di questa Gloria ricorderà senz'altro il post di qualche anno fa.

Ero più giovane, correvo ancora sulla Tigra bruciando autovelox e inchiodavo per caricare bici arrugginite dai rigattieri.

Una di queste, era lei.

Affascinante nella sua polvere e nella sua ruggine che le conferivano una grazia tutta sua, mi ha tenuto compagnia per qualche anno nell'angolo della boita, ammiccando sorniona dal suo bel cipollone.

Ed io ogni volta a guardarla, dirle che si, c'era anche lei, l'avrei fatta passare sul banco chirurgico, avesse solo un po' di pazienza, perdio!

Poi, come sempre accade, un mattino me la ritrovai sempre lì, ma con uno sguardo diverso, quasi offeso.

Diamine, queste vecchiarde! Sanno ben loro come farsi prendere!

Mi ha fatto sudare e tribolare parecchio, questa Gloria. Tutto era arrugginito e bloccato, parafango posteriore sbrindellato e carter con elegante codino a cerniera...quasi tutto scollato!

Con calma e pazienza ho dovuto saldare ad ottone e ritrovare perizia nell'uso dei vecchi rivetti: alla moda vecchia, sia mai il contrario !, ogni cosa è andata al suo posto.

Quasi tutti i raggi erano corrosi dalla ruggine e con calma certosina, nei pomeriggi di afa e soffoco, ho provveduto a ri-raggiare i mozzi Gloria ad ingrassatore con settanta e due nuovi- vecchi  raggi .

Dovendo riverniciare il carter risaldato, ho optato per un lieve lifting che conservasse la vernice rimasta e che desse comunque una patina vissuta alla più che ottuagenaria.

Particolari esaltanti : freno interno anteriore, dadi col logo Gloria smaltato di gran lusso, e, udite! udite!, forcellino tipo corsa !

Provata su strada, ha superato l'esame alla grande, dimostrandosi snella e silenziosa, davvero molto filante.

A presto dunque per nuove avventure!




martedì 7 settembre 2021

Zona marrone: wolsit ballon 1937.


Sono anni che ho smesso di comprare blocchi di bici ( o blocchi di ruggine, secondo altre vedute). Eppure, eppure. Anni fa, quando un amico mi portò a casa una letterale camionata di ferrovecchio, c'era anche lei.


 Era tra le prime ad essere scaricate, le andò bene e le andò male. Bene perchè una bici, se entra nella mia corte, non ne esce. Male perchè ha atteso quasi due anni prima di essere liberata dalla morsa delle sorelle che le stavano davanti. Ubi maior minor cessat!! 


Quando la studiai, nei pochi istanti dello scarico, avevo già capito tutto. Coperta di guano e di paglia e di polvere, sembrava la classica carcassa da discarica, marrone di ruggine. Il mio occhio ormai incallito, aveva radiografato quelle tracce di vernice e quella completezza che, lavorando di fino e di mano, faranno poi del rottame un piacevole conservato. E così fu, credo. Sul parafango alcune tracce di bianco dicevano ancora coprifuoco e guerra. 


La gemma bugnata era solo da raddrizzare e sotto poche spazzolate compariva il marchio Wolsit dovunque...persino sulle gomme dei pedali! Bici usata pochissimo! Di certo fu utilizzata come bici da trasporto..per comodità ho tolto il pesante portapacchi , che le dava un'aria poco aggraziata , mantenendo la tela sul manubrio messa mille anni fa a mò di protezione.


 I copertoni ballon, devastati dall'acqua e dal tempo, sono stati sostituiti da cugini egualmente vetusti ma meglio conservati. Le ho regalato un impianto luce a cipolla, credo lo meritasse. " Ed ora quando mi porti a passeggio?" "Prestissimo, anzi. Subito. Coprifuoco  permettendo.."

giovedì 19 agosto 2021

Prina di agosto


 Nulla. Io e le Prina abbiamo un legame indissolubile, ricorsivo.Succede così che al consueto mercatino cebano di ferragosto sia con la famigliola al mercatino che tanto amo.Bici non ne voglio comperare, ma gli attrezzi per smontare eventuali acquisti, ci sono. Passeggia, passeggia, sul ponte mi imbatto in una sequela di vecchie scassone insieme alla bellemeglio.



Le guardo distratto,robetta penso. 

Ma ecco che tra le solite bacchette uno stemma attira la mia attenzione! Savoiarda! Rimaneggiata ma integra nelle parti che contano,con su due bei siamt corsa giroruota. I parafanghi in alluminio in quattro pezzi mi mozzano il respiro, così come il manubriaccio moderno e l' orrendo filetto stickers  che la adorna...sparito il cambio simplex, sparito il magnifico leve rovesce che rimetterò su...sparito il carter in alluminio...con calma tornerà splendida, rullante, una vera savoiarda!!A presto per il dopo lifting!

mercoledì 23 giugno 2021

Grazie,Graziella e......

 


In molti mi chiedono perché non abbia più pubblicato nulla, rispetto alle bici. Mi chiedono se sia ancora appassionato, se non abbia cambiato interesse....robe così.Ebbene no, non è cambiato nulla, quasi nulla. Preso da fatiche letterarie inesauste che mi hanno portato a stendere due libri in contemporanea, non ho mai smesso davvero di cercare e restaurare bici. Sono cambiati i ritmi, sono cambiati i tempi. Le passioni sono a volte messe alla prova e quando queste vengono abbandonate, di fronte alla prova del fuoco di tempi duri per l' anima o il portafogli, nessuno può biasimare nulla a nessuno. Nel mio caso ho volutamente lasciato raffreddare la fiamma sotto braci innocue, mentite spoglie di un nulla che non c'è. Ben se ne sono accorti i soliti amici quando, ad un recente mercatino, ho adottato senza troppo contrattare questa bestiola arrugginita che ancora mancava alla collezione. Numero bassi, sotto i diecimila, completamente originale in tutta la sua solidità portata con rugginosa dignità.

Analizzandola nella pace della boita domestica, mi sono chiesto se non fosse meglio scambiarla, cederla.Edotto della notizia, mio figlio seienne mi ha redarguito con le peggio parole, adducendo che una Graziella, di quel modello, ancora mancava in collezione. Ecco, pur non pretendendo che i figli seguano per forza le passioni genitoriali, mi son sentito bene e a posto, amando ancora di più questa follia che mi  ha portato ad accumulare le tonnellate di ruggine e gomma che sono i miei garage .La pausa letteraria estiva porterà nuovi lavori ciclistici e state ben certi che ne scriverò  su, nel bene e nel male. In risposta a chi mi chiede se la passione sia finita, se voglia cedere le mie bici....sia per loro bonaria risposta questo titolo.


martedì 16 marzo 2021

I volti del diavolo

Con grande orgoglio prsento la mia ultima fatica letteraria! Dopo Casa del Diavolo, ritorna la saga di Luigi Branda e del suo Barolo americano....ben condita da gangster e pistole! Per chi fosse interessato ad averne una copia, mi contatti pure al telefono 3932880990 Grazie e buona lettura!!

lunedì 23 novembre 2020

La Mito, il sogno, il ragazzino.

 


Era l'estate del 92. O del 93, cambia niente.

Io ero un ragazzino, già pieno di passione e con le mani sporche di grasso.

La cosa più figa era smontare i dellorto da 12 e aumentare getti, ipotizzando fantastiche prestazioni al garellino di turno.

Avevo 11 o 12 anni, manco ci potevo andare in moto.

Però ci andavo.

Di nascosto, in giardino, in garage, un giro per strada senza che nessuno vedesse.

Robe così.

E poi c'era la Mito.

Rossa, bella,veloce.

Invidiata.Inarrivabile.

Ai tempi dove vivevo io ne giravano pochine e una era quella di Gionny.

Tal uomo veniva a trovare la fidanzatina alle medie e ogni giorno alle 12:30 me la sentivo arrivare, sgasando.

Gionny era un pluri ripetente, non aveva nemmeno finito le medie, forse era pure in un giro strano. Brutto.

Anzi, di sicuro.

Epperò ci aveva la Mito.

E la fidanzata.

Ma non era quello il momento che amavo di più.

La notte, esaltava la Mito.

Potevano essere le 21, forse le due di notte.

Io la sentivo.

Ai tempi non c'erano rotonde o semafori o dossi.

C'era un rettilineo.

Così lungo che potevi uscire dalla città lanciato e accucciarti sotto il cupolino per chilometri e chilometri.

Sperando che tutti rispettassero gli stop.

Gionny usciva dal centro abitato in terza piena, al massimo dei giri.

Sapevamo per certo che non era originale, che aveva il 160 ( o il 180) e che la Arrow si che era una marmitta.

Gionny portava ogni marcia al limite di rottura e davanti all'incrocio con la mia via passava di certo i 120.

Rimanevo immobile come in contemplazione mistica, auscultando ogni cambio marcia.

L'ultima la infilava entrando nel paese vicino , a tre o quattro chilometri da me.

Era la settima.

Ormai il ruggito del motore si perdeva nella notte e io lo immaginavo ben oltre i 200 accucciato a fendere l'aria, felice.

Lo ero anche io, felice.

Ero un ragazzino, avevo salute, sogni e pure dei giocattoli che ti facevano sognare.

Non in mano mia però.

La Mito che ho adesso l'ho presa tanti anni dopo, quando l'età mi avrebbe consentiuto di gestire la cavalleria e , forse!, non farmi del male.

Troppa gente è morta minorenne , sparata ai 170 sognandosi pilota.

Oggi, nel mio garage, il suo rosso brilla e chiede ancora corsa e decisione.

Non cadono i capelli, a lei.

In cuor mio ringrazio ora i miei genitori che tanto maledissi e che mi salvarono da morte probabile Ma,ancora più, ringrazio Gionny, ovunque sia.

Tu non lo sapevi,Gionny, , ma, oltre a fiumi di TTS , su quel viale distribuivi felicità. E sogni.



mercoledì 1 luglio 2020

Gerbi, emozioni.

Dicono che le passioni più grandi siano state covate per anni sotto la brace della continenza.
Chissà.
Vero è che questa Gerbi ha covato paziente nella mia cantinetta per almeno dieci anni prima che mi decidessi di riportarla agli antichi fasti.
Ha atteso paziente, perché
"Aspetta chi è aspettato /che sia compiuta l'attesa di chi attende / un suono strutturato/ in modo di poter reggere per molto tempo ancora" (CSI)
E molto reggerà, adesso.

Quando la presi, secoli fa, a malapena si capiva che fosse una bici, altro che Gerbi.
Solo la targhetta, pur ricoperta da uno strato di pessimo grigio, diceva Asti e Diavolo.
Faceva male a vederla, povera stella.
Eppure potevi pedalarla.
Male, ma la pedalavi.
I cuscinetti avevano fatto pace con le chilate di vernice profusa a piene e stolte mani e i parafanghi, quel che ne rimaneva, cigolavano come porte al vento di un castello diroccato.
Eppure tutto era marcato, calotte incluse.

Bastava sverniciare, pulire, ricomporre, pulire, oliare, ingrassare, tirare i raggi. Robette.
Con lo stesso spirito e la stessa passione ci ho messo mano durante questa chiusura per pestilenza.
La pace che cercavo l'ho trovata nella clausura dei monaci , nel tempo che fluisce molto proprio e in nessuna nessunissima fretta.
Solo così ho recuperato molto di ciò che forse, in tempo di normalità, avrei rovinato con quella fretta di chi macina le ore sul lavoro e vede le lancette scorrere troppo in fretta.
Questa superballoncina con ruotone da 26 3/4 ne ha viste tante.

Come tutte le Gerbi da passeggio che mi son passate per le mani, ha viaggiato tanto, è stata rattoppata ( ah, la giunta sul parafango posteriore!), ma è ancora qui.

Una Gerbi è come il maiale, non si butta nulla!
I mozzi nichelati scorrono divinamente ora che le sfere hanno solo grasso e più nulla di polvere  vernice .
Innamorato di lei, le ho fatto dono di una bella sella anni 30 in crine e di un gruppo luce coevo a cipolla .

Mi piace immaginare Gerbi in persona che , incazzato nero, passa tra le fila delle sue bici e fa un mazzo così ad un operaio che magari ha sbagliato qualcosa, oppure , sempre bestemmiando, ripensa ad una vittoria mancata, suo  antico cruccio.
Un Gerbi innamorato della bicicletta, che non costruisce bici di lusso a freni interni ma che mette un tappino col suo nome sul terminale della vite dell'expander del manubrio .

Oppure che mette, vera finezza, lo sportellino tipo Dei al padellino del carter.

Bici che dovevano durare, essere usate e strusate, fino all'inferno, dal quale sarebbero scampate avendo con sé  diavolo e colore rosso.
Quindi eccola, ancora viva nonostante guerra e alto così di pedalate e maltrattamenti, più viva e più rossa, coi segni del tempo, rossa di inferno , rossa di amore.
Durante questo restauro ho parlato a lungo con lei, immaginandomi Gerbi a fianco intento  a bere la famosa aranciata e dimentico della strada, nella controluce cantata da Conte e in un' eternità dove " tutto se ne va".
Solo ferro vecchio dirà qualcuno, ma  ferro denso di emozioni : le cose più importanti , per un uomo.

venerdì 1 maggio 2020

Sono ancora viva!


Così gridava allo stremo delle forze il mio idolo Henri Charriere, il Papillon che non si arrende e scappa fino ad ottenere l'agognata libertà.
Un po' me lo ricorda, questa bici .
Touring 26 pollici anni 20, marcata 25 sotto il manubrio Roller di casa Bianchi.
Giunta alla mia officina ancora sulle sue gomme ma disastrata come poche bici avessi mai visto.
Malconcia, come il Papillon che si era fatto due anni di carcere duro ed era uscito senza denti ed invecchiato 20 anni.
Forcella ubriaca come un veneto dopo una cena: con pazienza ho fatto del mio meglio per renderla pedalabile con meno patemi, anche se ammetto i miei limiti e si potrebbe ancora far meglio.
Curiosamente la scatola del movimento centrale è stata sostituita in tempi non troppo lontani, segno che a questa bici ci si teneva davvero !
Guarnitura Bianchi senza spostamento marcata 30, parafango posteriore Bianchi a schiena d'asino con finale delle aste a ghianda tipica.Pedali anonimi stretti, per bici 26.
Anteriormente troviamo un parafango stile touring ma...verniciato di verdino.
Consultando varie fonti ( raro imbattersi in una sorella simile..) si concorda sul fatto che il posteriore potrebbe essere  quello corretto, anche se non torna la datazione tra le pedivelle ed il manubrio che, col suo bel 25 marcato, collima con il seriale posto sul canotto inferiore a 133000 e rotti.
Ruote da 26 x 1x 3/8 basse e filanti, raggiate posteriormente su un mozzo non marcato ma decisamente simile ai Touring , mentre all'anteriore una anonimo mozzo anni 20 continua a scorrere egregio e silenzioso.La sella touring anni 20,e'un mio dono.
Bici strana, carica di emozione.
Più di un collezionista si è proposto per l'acquisto e la successiva cannibalizzazione.
Ma no, mi dico, sarebbe come denunciare Papillon! Ce l'ha fatta ormai! Un po' claudicante, mezzo a brandelli, sta uscendo dalla foresta tutto gongolante.
Lasciamolo tranquillo a camminare, pardon,  a pedalare e godere della nuova sensazione.
Se la merita ,dopo le fatiche che ha dovuto sopportare...