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lunedì 6 giugno 2022

Scelte

Basta soffrì/ un ne posso più/,che è st'ansia/ ch' un m ' abbandona chiù?/dicon sia/ na bella allergia/ se'!/ N' allergia/a la vita mia/annamo dunque/ a daje paga' Er conto/ annamo ar fiume/ e famo no zompo/ un minuto, due,tre/ caro dolore, mancato ammore/ vienitene co mme'/ ah siggnori benestanti/ co milioni/manco tanti/ Er finale Nun ve piace? / comprateve n ammore/ la vera pace/ o zompate com me'/ ove tutto tace. (galeasso andrea)

venerdì 27 maggio 2016

Estiva






Buio.
Una luce danza giocosa
oltre i pini immoti.


Un vento che so
congeda primavere
e dice luce e soffochi.


Ritorna qualcosa:





un odore gentile, premuroso


un saluto, un abbraccio amico


un sorriso all'uomo


Che sogna Estate.




( pour un bonne ètè, joyeux et notre).

lunedì 27 luglio 2015

Su quelle lenzuola.





Una giornata d'estate
ci si abitua al calore.


Dalla frescura notturna
s'alza il calore
che lento diventa soffoco.


Una donna
non ci si abitua mai.


L'uomo cammina
per la sua strada
cercando frescure.


Non cerca donne,
ma bere e gelo,
due parole.


In due sorrisi
e una gamba nuda
tutta l'estate è già pronta.


Pure  l'uomo
vorrebbe pace,
un momento di requie.


Non sente la donna,
ma l'aria che scende
tra le frasche dei viali.


La sera,(per chi sa gustarsela)
si fa bere di gelo
e pace nello scuro.


Tutti escono
sui balconi e per le aie
a farsi ammazzare i sudori.


Ma non l'uomo,
che ridendo e scherzando con lei,
muore di un'estate violenta


su quelle lenzuola.

martedì 21 luglio 2015

la pioggia è gioia.


Dal nulla si materializzò Bernardo, che aveva sentito tutto nell’altra stanza.

Di colpo parve che le luci si fossero abbassate ed Eroe sentì un brivido freddo lungo la schiena, come quando i cantastorie nella stalla, anni prima, raccontavano di masche e briganti e lui si nascondeva nella sottana della mamma.

Vuoi davvero sapere della fine di tua madre? Vah che lo sai, sai tutto tu, anche se non ti si dice nulla.Tedesco.Mah, gioventù d’oggi.Tu invece, non la prenderai bene, ma Piera mi dice che se non te lo racconto ne farai una malattia.Allora vuoi saperlo davvero?”

Parla.”

Si fa presto a dire.Neta era moglie del Guerra che era fascistone sulla carta , ma di politica capiva e voleva capirne poco.Bastava mangiare a lui.Bene, su questo i due si intendevano, e non fu difficile durante la guerra a lui fare soldi e a lei cercare di difendere voi partigiani.."
"Difendere?Quale difendere?"
"Sei l'unico ormai a non capirlo, sei anche un Eroe ma di sicuro un ingenuo come pochi.Bernardo lo sa bene perché è morta sua madre, per quello per tanto tempo non ti ha cercato, anche quando sapeva già tutto..."
"Vuoi che lo dica io? Ho letto le lettere, so tutto."
"Ma si, parla un po'te, demonio impestato.."
"In quei giorni avrò avuto 8 anni e giocavo nei fossi , a cercare rane.Veniva da me qualche volta Michè il muratore, che allora era più grande di me di 4 anni.Parlavamo poco, ma ci capivamo.Capirai, io vivevo qui senza padre né madre, a lui mancava una madre e il padre era sempre ciucco.Ad ogni modo, in quel tempo  madre si adoperava per fare sapere ai partigiani delle informazioni utili a fare imboscate e robe così.Di politica non me ne intendo e mai ne voglio sapere.
Tra i nomi che il Guerra gli aveva dato c'era anche il tuo, una bella volta.
Basta.Parte sprombatata con la Topolino e cerca di venire da noi , ma poco dopo Alessandria una pattuglia tedesca la ferma .Non dovrebbe avere paura di nulla, è la moglie di un gerarca, ma quelli non la bevono e cercano di trattenerla.Lei scappa, aveva anche un po' di carattere, e, non chiedermi come, riesce a fargliela ai crucchi.
Arriva a notte al Comando di Cuneo e riesce a far sapere cosa doveva.Ma il comando teme un tradimento e allora vorrebbero quasi impallinarla.Lei dà da intendere chi è, fa il tuo nome e con quello può ripartire.Ma i crucchi, che poi così fessi non erano, la aspettano su tutte le strade che portano fuori città e proprio prima di Asti la imbrancano.
Sembra che volessero fucilarla lì per lì alla spalletta del ponte, ma un milite scrupoloso vuole portarla via per interrogarla.Qui viene il peggio."
"La uccisero?"
"Magari l'avessero piombata .Sarebbe stata la sua fortuna.La portarno invece al comando, dove per tutta la notte le fecero Dio solo sa cosa.Era forte ma a certe bastardate neanche un Santo resiste.
Basta, rivelò dove eravate .Al mattino lei e un tedesco vennero a Bra e qui convogliarono truppe da Cuneo.Quel giorno te lo ricordi bene, fu quando venne preso Onorino."
"Quel giorno...quel giorno lei era lì?"
"Come no.Se non avesse quasi indicato la strada, l'avrebbero fucilata .E con lei, me."
"Tu? Tu eri..."
"Vennero a prendermi al mattino prestissimo.Le magne furono pestate a sangue e io non piansi un attimo.Piacqui molto al comandante, che mi disse che ero coraggioso e avrebbe voluto lui un ragazzo cosi'.Io sapevo e non sapevo che era la mamma, ma sapevo bene che si andava a finire male.
Ci incamminiamo per il bosco.A un punto spunta fuori uno dei vostri e di colpo mitraglie e spari.
Io mi metto di fianco, accanto al comandante che sembra quasi farmi da scudo.Sei sicuro di voler sentire il resto?"
"Ormai.Mi sembra di vivere un'altra vita.Vai avanti."
"Voi ve la cavate bene, anche se in un attimo siete circondati e spacciati.Da dietro un cespuglio due persone sparano all'impazzata ed è qui che capita cosa non doveva."
"Cosa?"
"Un colpo passa appena sotto il mento di un crucco e va a piantarsi dritto in fronte a lei.Un attimo ed è caduta come un sacco di patate."
"Non è vero.Mi state raccontando delle balle.Mi state dicendo che io avrei ucciso Neta?"
"Tu o qualcuno dei tuoi.Non farti preoccupazione.Era guerra e voi sparavate .Avevate davanti un esercito pronto ad ammazzarvi come bestie.Era la guerra."
"Era la guerra un cavolo.Mi sembra di diventare matto.Giuratemi che non sono balle."
"Ero lì.L'ho vista morire.E sotterrare."
"Dove?"
"Dalla quercia enorme, in cima al crinale.Nessuno l'ha mai dissotterata e anche con le vecchie si è sempre creduto bene di lasciare correre."
Eroe si sentì male , così male da  svenire per la prima volta in vita sua.
Si risvegliò che l'aria sapeva di freddo, con un gusto acido in bocca.
Le vecchie lo avevano riempito di cognac mentre Piera lo schiaffeggiava.
"Guardalo lì l'eroe.Sei vecchio.Ecco cosa sei.Facevamo meglio a non dirti nulla.Vecchio che non sei altro."
Bernardo parlava secco e duro, con uno sguardo che avreste potuto dire indemoniato.
Provava un sottile gusto sadico nel guardare il padre per terra ancora in cimbali.
Lo sapeva da sempre, tutti lo sapevano.
Dietro alla maschera di eroe Andrea nascondeva una debolezza che era peggio di quella delle donne, e quella sera la maschera crollava.
Dal cielo scendevano losne inquietanti e pareva che anche le nuvole volessero piangere quella morte.
Piera aiutava Andrea  a rialzarsi, mentre le vecchie borbottando e ridendo sparivano dentro l'uscio di casa.
Bernardo non lo vide più nessuno, come uno spettro sparì.
"Devo andare a quel bosco, subito."
"Subito? Ma sono le due di notte e sta per piovere.Tu non muovi di qui, dovessi incatenarti."
"Nessuno mi ha mai incatenato.Io ci ero sopra.Chissà quanta gente ci è passato sopra , a quel posto."
"Non puoi farci più niente.Cosa conti di fare?Nemmeno i suoi parenti l'hanno più dissotterrata.
Loro la vogliono dimenticare.Tu la devi dimenticare.Persino Bernardo l'ha dimenticata."
"Bernardo posso capire.Una madre che ti abbandona.Ma io le volevo bene."
"Tu volevi bene a quella bambina di 16 anni.Avessi conosciuto la moglie del Guerra non credo piangeresti così ora."
"Andiamo a casa, che è meglio.Qui non ci devo più stare."
"Vieni da me stasera.Sono sola, è tanto che..."
"Non credo sia il momento giusto."
"A sentire te non è mai il momento giusto.Prendi una volta esempio da Bernardo.Lui si che è un uomo.A 14 anni ha capito come va il mondo.Ecco: lei ti ha lasciato, perché alla fine è questo che è successo, ha messo al mondo un figlio e invece di tornare da te ha sposato per interesse.E ha fatto la fine che doveva fare.Punto.Fine della storia.Ora ci sono io , e non scappo.Ti sto chiedendo di venire da me, passare la notte insieme, parlare, piangere ( e si che ne hai bisogno, o non credevi lo sapessi?) e tu cosa mi dici: lasciar stare.
O eroe! Son anni che lasci stare!Quando comincerai a guardarti in faccia?E non farmi quella faccia, scappi da tutti , dai tuoi, dagli amici, da te stesso, ma da me non scapperai.Stasera tu resti con me."
" E va bene.Andiamo solo.Questo posto sa troppo di morte."
La luna in cielo splendeva come d'estate e rade stelle illuminavano il sentiero.
Eroe vide una bicicletta appoggiata al muro e, con fare meccanico, prese a palpare le gomme.
" Tengono ancora"
"Cosa vuoi fare? è del fattore..."
"Me ne frego.Sono stanco .Su, bella gatta, vieni qui."
Piera salì sulla canna e, quasi a dimenticare per un momento il passato, si avviarono lesti per la stradina.Con loro il rumore famigliare della dinamo che sfregolava sul copertone, e una coperta di frescura ad avvolgerli.
"Quando ti fermi sotto casa non fare rumore.I vicini....".



lunedì 15 giugno 2015

La migliore ipotesi (Di desiderio e speranza, 1)

                                                                                                              
                                                                                                               


 "Assomiglia all'ingenuità la saggezza
  la vita è già una forma di disciplina (...)"
  G.Lindo Ferretti, Depressione Caspica






La migliore ipotesi
fosti quella sera di luna e stelle
quando il cuore si induriva
e tutto pareva perso.

La migliore ipotesi
fu vita che sarebbe fiorita
da passione e ludibrio
per passione e ludibrio.

La migliore ipotesi
fu pensarti vivo e gaudente
in un mondo bello e giocoso
Tu sereno e lieto.

La migliore ipotesi
si realizza nel tuo venire
pensiero e sogno
realizzatosi immanente.


La migliore ipotesi
sarà accettare la trista vacuità
tu gettata gettatezza
nel percorso che nessuno conosce,

La migliore ipotesi
sarai tu,
felice e sfogato,
arrabbiato e stanco,
odiato ed odiante,
innamorato ed amato,
accettato e rassegnato,
calmo e infocato,
immoto e non inerte
ed infine lieto,
per un solo istante,
che tutto ciò,
infine ed infine,
sia stato,

nella migliore delle ipotesi,
un sensato sogno benvoluto.




venerdì 24 maggio 2013

Vita drola


 

 

“Libertà, l’ho vista dormire nei campi coltivati

A cielo e denaro, a cielo ed amore,

protetta da un filo spinato..”

(De Andrè, Il suonatore Jones)

Chi si trovasse a passare per la strada che da Bra porta a Casa del bosco( ancora da asfaltare, ma ben tenuta, si svolta a destra dal Santuario della Madonna dei Fiori, quella del Miracolo del pruneto i cui fiori il prevosto vende carissimi in bustina),potrebbe forse scorgere carri e buoi e qualche cascina sperduta tra le nebbie.
Macchine no, al massimo motori e guardati con sospetto anche se da più di 50 anni alla battitura del grano arrivano nelle cascine con il loro battito regolare e  paglierini dietro a darci di ramazza e tagliolini e vino la sera e magari la bella casciniera da ripassare pur’essa.
In tutto questo , potreste essere tanto fortunati da imbattervi in Fonso, un mattino presto.
Fonso non è contadino, anche se ha terra poco o niente e nemmeno lavora da masoero per altri.
Vive solo, in una cascina mezza diroccata al fondo del paese dopo che la moglie Marieta lo ha lasciato che lui non aveva 40 anni.
Fonso è un bell’uomo, ma non sa di esserlo e nemmeno gli interessa.
Ha da vivere e regola il suo tempo in base alle stagioni e alla semina dell’orto quel che gli basta per mangiare bene e regalarne ai vicini, se l’annata è buona.
Carne, dopo che il vitello è morto d’accidente e i maiali son scappati per i campi ( o rubati, dice lui), non ne ha più voluto sapere.

Ha tre galline vecchie e spennate, e le chiama per nome, accarezzandole quando gli donano un uovo.
Ai vicini che gli predicono tisi e consunzione, risponde che mai sentito bene così, senza tribulazioni e veterinari e stomaci pesanti.

Che si dannassero loro a spaccarsi la schiena per poi vedere morire con gli occhi sbarrati quelle bestie per i quali si è patito fame sete e sonno.

Non ha ammazzato Fonso, in guerra, e conosce a vista chi ha sparato e perché.
Fonso, girando sulla sua bicicletta tutta ruggine e rattoppi, con la sella di sacco e corame invecchiato al sole, non sa di essere filosofo, avendo lui testa e tempo per pensare, che sono le ricchezze che ogni uomo dovrebbe imparare ad avere e conservare più a lungo possibile.
I vicini che lo dicono un po’gabbia vorrebbero almeno del minio su quei tubi che la ruggine consuma e lui ride sullo scherno e dice che tanto ci penserà il Buon Dio (che dice spesso di voler vedere presto, perché ha qualcosa in sospeso) , ci penserà Lui a far finire tutto come Lui fa fiorire e seccare le cose.
Perché dannarsi.

 Quando la ruggine mangerà la bici, allora sì ne comprerà un’altra, che non sarà più buona come questa che il padre comperò nel ’38 da Burdeis e ancora ricordava quel giorno, manco fosse arrivato uno sputnik nell’aia.
Suo padre.
Che aveva sputato e brigato per mettere i 9 soldi a fare la Lira e mai alzato la testa se non la domenica per dire di sì agli amici e al Prete che chiedeva la questua.
Il prete devi fare, Fonso, non il contadino.Mangia bene ,lui.Mani bianche e cervello fino.”
Ma la storia non lo aveva mai convinto e gira che rigira dopo la Guerra ( passata infrattato sotto un quintale di guano a maledire inglesi tedeschi italiani e la follia di essere al mondo) si era messo ad aiutare padre senza troppi discorsi.

E quando lui era morto di accidente e la madre anche lei di magone qualche mese dopo, aveva sposato Marieta, che gli parlava da prima della Guerra.
Con lei si sentiva uomo e soprattutto a posto col Mondo, non dovendo chiedere null’altro che un sorriso e un piatto a cena che non si aspettava per trovare la sua terra promessa.
E quando anche  lei se ne fu andata, dopo una notte di mali di pancia dovuti al bambino che doveva nascere e che con lei se ne andò in Cielo o da nessuna parte, come credeva ultimamente, finchè ci fu lei tutto continuò come doveva , con lavoro, campi e fatiche.
Non dopo .
Poi fu come se una luce lo avesse abbagliato e pur cieco sapesse vedere benissimo, e gli occhi piangessero per il gran tempo davanti da impiegare .
Poco alla volta lasciò il fitto dei campi e con gran ragnatele e croste, le stanze che non occupava presero a marcire e puzzare di chiuso.
Affittala, sei solo.Vai a stare a Bra.Coi soldi che hai, fai il papa.”
Con un cenno Fonso assentiva, ma , come sempre, faceva di testa sua.
Aveva provato una volta, in viaggio di nozze a Torino, a dormire fuori casa.
Peggio che il militare, pensò.
Troppo rumore, e quella luce che non era la sua, quell’odore di terra che mancava e troppa gente da considerare.
No, non era roba sua.
Come la moto.
Che tutti avevano ormai, e che lui era salito sopra ma appena sentito il motore aveva borbottato scendendo.
L’uomo non è fatto per questi macchinari.Scuotono il sangue.”

Le poche volte che era salito su una macchina aveva visto il mondo scorrere veloce ed era voluto scendere subito.

Non aveva più riconosciuto il fluire delle acque della bealera e il profumo dell’erba, così come il lento andirivieni delle erbe e delle terre al passaggio a piedi o in bicicletta.

“Ogni uomo ha la sua terra e ogni cosa ha il suo posto e il suo tempo

Questo si andava dicendo mentre pedalava la vecchia bici arrugginita, ricordando il padre e vedendo ora avvicinarsi ora allontanarsi la piccola salita che porta alla Frazione movendosi poco sulla sella di corame e paglia.
 

Tutto andava e veniva ad una velocità e secondo una logica che si era costrutta negli anni che nemmeno  lui avrebbe potuto scalfire.

Quella polvere sugli abiti, sulla pelle, sulla ruggine , erano il tempo trascorso e lui poteva misurarlo a sguardo, senza sbaglio.

Nel suo non fare, Fonso era un brulicare di pensieri e di ricerca, e a chi gli diceva grondaia che perde e campi da arare, rispondeva con un cenno che sapeva di ironia.

Ma anche di leggerezza e libertà, che lui, passeggiando , diceva “ nessuno ha perché nessuno la conosce”.

Forse nemmeno Fonso , lasciandosi scorrere addosso  gli eventi e  sapendo poco o nulla se non di sé,  ha saputo di questa famosa libertà.

Nemmeno la guerra, la morte e il dolore, gliel’hanno regalata come  la cantano i poeti.

Per questo, quando un paesano lo vede passare , la sera tardi, accompagnando la sua ruggine, lo compatisce, volta lo sguardo.

Dice di lui , vita drola.
 
NDR (Dal piemontese "Drolu", storto, sbagliato)

venerdì 1 marzo 2013

Orgogliosa.



 
 
 Sei la notte che non vivo, 
frutto che non assaporo,
 calore che deve giungere.
 
Fremi.
 
Sotto una luna di ghiaccio,
 
consumi voglie
 
che sanno di miele, di aceto.
 
Nel buio,
 
cerchi abbracci persi,
un capriccio frivolo.
 

Tu sogni l’amore.

giovedì 31 gennaio 2013

Lodando il bricco



Porta da te
La strada che rotola
Su per la collina.

Sa di cose
Che tu sai
D’una terra aspra.

Portan da me
I sentieri di uve
Assolati dal gelo.

Unanimi,
sosteremo il pensiero
alla brusca curva del ciliegio.

Diremo, lodando il bricco:
collina infingarda.

mercoledì 23 gennaio 2013

Candid' ardore.



A lento passo
Un uomo si trascina
Il lume in mano.

In candido manto cammina
Nell’ora che il mondo
Sprofonda se stesso.

Una luce è in cima
(Il bosco è la distanza)
 E la luce sa di lei.

Varrà fatica
Il bacio atteso,
il volto morbido.

Neve  le  fredde suole
Neve i seni caldi
Neve, ancora,  sopra il bosco.

Ardore
Scioglierà

Un tuo candore.

venerdì 11 gennaio 2013

Saprai di me.



Sarà un sapore nuovo,
quello di domattina sulle tue labbra,
saprà di me.

Distrattamente, senza conti,
Saprai di me e delle mie donne,
dei petali che non colsi
e della malinconia allegra.

I tuoi occhi forse s’apriranno,
e, curiosi, finalmente
vorranno vedere chi ascoltano.

Saprai di me,
dei mestieri che fui,
di quella sera d’estate
in cui giurai amore a un fiore.

Vedrai forse lacrime,
sorrisi, bestemmie,
una smorfia che sa di amore.


Saprai le mie  estati torride dal ferro rovente,
gli inverni col gelone a spaccar ghiaccio,
la Primavera dall’odore di mandorlo.

Le tue mani, calde,
vorranno stringere le mie,
stanche, vigorose.


Sapranno di polvere e di  fatica,
di terra e di vigna,
d’un sole smarrito.

Con calma,
tra colline aspre
o declivi di mare,
imparerai a conoscermi.

Qualcosa di me (già molto tuo, lo sai),
Balugina nell’aria che sa di cantina:
vorrebbe un abbraccio, un amore poco casto.

Ti regalerò un tramonto,
e poi un’alba,
e la notte intera.

E tu sarai mia,
sapendo di me,
del mio Sangue.

venerdì 4 gennaio 2013

Pagato di mano.


Sei terra e mare.

Mare,
che non navigherò più,
il tiepido che dimentico.

Terra,
sulla quale fu bello camminare,
e stendersi a volte.
Verranno giorni, e notti,
e feste.
Tu gioirai e rabbrividirai,
lontana.
Verrà la Primavera,
e non saprà più di te,
del tuo sorriso.
La tua voce,
i tuoi fianchi e quei seni,
diventano presto ombra mattutina che muore.
Facendo l’amore,
giocammo alla morte,
e quasi ci riuscimmo.
Ora il silenzio,
tenebro compagno di nostalgia,
chiede conti che non tornano.
Come oste che reclama,
anche la vita
vuol debito saldato.
Cuore amato non cede,
chiede un sorriso,
una parola che non giunge.
Pagherà tutto, ben lo sa.
Salderà il passato,
pagando di mano.

venerdì 28 dicembre 2012

Bastandoci.








 Tu viaggi.




Tra bui solitari,strade di nebbia,
mi pensi immoto in sonni d’inquiete,
addormentato al Mondo.


 Sei in me.


Nel pensiero,
tu corri a turbare una quiete
che tarda a venire.

Saremo insieme.

Il giorno che scalpita
Fenderà questo buio che sa di rabbia.
Basteremo all’amore.

                                           -Basteremo a noi.