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venerdì 1 maggio 2020

Sono ancora viva!


Così gridava allo stremo delle forze il mio idolo Henri Charriere, il Papillon che non si arrende e scappa fino ad ottenere l'agognata libertà.
Un po' me lo ricorda, questa bici .
Touring 26 pollici anni 20, marcata 25 sotto il manubrio Roller di casa Bianchi.
Giunta alla mia officina ancora sulle sue gomme ma disastrata come poche bici avessi mai visto.
Malconcia, come il Papillon che si era fatto due anni di carcere duro ed era uscito senza denti ed invecchiato 20 anni.
Forcella ubriaca come un veneto dopo una cena: con pazienza ho fatto del mio meglio per renderla pedalabile con meno patemi, anche se ammetto i miei limiti e si potrebbe ancora far meglio.
Curiosamente la scatola del movimento centrale è stata sostituita in tempi non troppo lontani, segno che a questa bici ci si teneva davvero !
Guarnitura Bianchi senza spostamento marcata 30, parafango posteriore Bianchi a schiena d'asino con finale delle aste a ghianda tipica.Pedali anonimi stretti, per bici 26.
Anteriormente troviamo un parafango stile touring ma...verniciato di verdino.
Consultando varie fonti ( raro imbattersi in una sorella simile..) si concorda sul fatto che il posteriore potrebbe essere  quello corretto, anche se non torna la datazione tra le pedivelle ed il manubrio che, col suo bel 25 marcato, collima con il seriale posto sul canotto inferiore a 133000 e rotti.
Ruote da 26 x 1x 3/8 basse e filanti, raggiate posteriormente su un mozzo non marcato ma decisamente simile ai Touring , mentre all'anteriore una anonimo mozzo anni 20 continua a scorrere egregio e silenzioso.La sella touring anni 20,e'un mio dono.
Bici strana, carica di emozione.
Più di un collezionista si è proposto per l'acquisto e la successiva cannibalizzazione.
Ma no, mi dico, sarebbe come denunciare Papillon! Ce l'ha fatta ormai! Un po' claudicante, mezzo a brandelli, sta uscendo dalla foresta tutto gongolante.
Lasciamolo tranquillo a camminare, pardon,  a pedalare e godere della nuova sensazione.
Se la merita ,dopo le fatiche che ha dovuto sopportare...

lunedì 2 marzo 2015

Bianchi Savoia, regina tra la regine


Le bici che amo di più sono quelle comuni, quelle che giravano “davvero” dalle mie parti.

Le vere rarità o i pezzi da 90, avercene!, non esercitano  su di me lo stesso fascino della bici artigianale piemontese tenuta assieme col fil di ferro.

Insomma, la bici che sto per presentare non dovrei neppure averla, a questo punto.

Ma ce l’ho, eccome.

E l’ho smontata e pulita e regolata tutta.

E con gran gusto.

Perché da quando la vidi fu una cosa sola desiderarla comprarla smontarla studiarla ed esporla.

Si tratta di una delle più rare sottomarche Bianchi, almeno in italia.


La SAVOIA era infatti il brand con il quale Bianchi esportava in Sud America le proprie creazioni, anche se si trattava in realtà di una..Touring altrimenti punzonata.



Amici collezionisti oltreoceano ne pubblicano talora qualcuna e proprio a partire da questa conoscenza mi sono lanciato nell’ acquisizione non appena se ne è presentata l’occasione!


Il nobile Marchio è ovunque: sella, mozzi, pedivelle …

Colpisce la presenza del copertone anteriore marcato TOURING CORD, sicuramente quello fornito 76 anni orsono in dotazione originale.


Curiosa la presenza di questa bici sul territorio italiano, forse più unica che rara: possibile che un operaio l’avesse acquistata direttamente alla fabbrica ed abbia evitato alla signora un bel viaggetto per mare…


Curiosità nella curiosità il patacchino Tebro: ormai non mi stupisco più di nulla in casa Bianchi e chissà che anche questo misterioso patacchino  , Lodando Dio,  un giorno non sveli la sua origine…