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domenica 21 maggio 2023
Voli pindarici, Bianchi Icaro 1941
E' una vita che non scrivo qui , lo ammetto.
Oggi torno a rispolverare il vecchio blog per condividere l'emozione di questo ritrovamento.
Inatteso e mai più sognato.
Nella vita, come tutti, faccio sogni, voli pindarici, fantasie.
Coi piedi per terra.
Eppure ogni tanto, qualcosa si avvera.
Metti qualche minuto prima del pasto.
Metti i soliti annunci, da spiluccare e vedere se c'è qualche bella bici nelle vicinanze.
E poi compare lei.
Incredulo.
Tutta lei.
In quel grigio che sa ancora di guerra .
Con quelle greche che sanno del vero lusso.
"L'avranno venduta. ormai..." penso.
Ma sono un ottimista.
E faccio bene.
La risposta giunge rapida, l'accordo è per poche ore dopo.
Se fossi un fumatore avrei consumato una ciminiera.
"Era di uno zio lontano, stiamo sbaraccando l'alloggio e facciamo fuori tutto..."
Piove. Maledetta e benedetta pioggia.
Qualche goccia la lambisce ma sa già che a casa, in casa,in camera, riceverà attenzione.
Bianchi Icaro.
Una rarità assoluta. Conservata divinamente.
Solo alcuni dettagli rivelano un uso moderato e attento.
I pedali sono i suoi, in alluminio, i gommini sono state cambiati.Assieme alle manopole. Ed alla sella.
Mozzi sportivi, a fascetta.
Sul manubrio , scavato e intarsiato come solo lei, ancora tracce di grigio.
I freni frenano perfettamente: pattini come nuovi.
Partafanghi in alluminio , sul posteriore ancora la striscia bianca filettata.
Impianto luce Bosch.Funzionante!
E quei copertoni: 26 1/2 3/4, mai visti, ancora i Pirelli Stella originali.
Gonfiata, ha tenuto perfettamente.
Il telaio derivato dalle corsa del periodo, è comunque pesantino: al confronto, una Ganna Impero coeva, è davvero ben più leggera e scattante.
Ma tanto è.
Gioisco per il ritrovamento. Gioisco per la rarità.
Ed eccola . Con la sua patina che non toglierò.
Pronta per volare .
E stavolta, non per voli Pindarici!
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lunedì 2 marzo 2015
Bianchi Savoia, regina tra la regine
Le vere rarità o i pezzi da 90, avercene!, non esercitano su di me lo stesso fascino della bici
artigianale piemontese tenuta assieme col fil di ferro.
Insomma, la bici che sto per presentare non dovrei neppure
averla, a questo punto.
Ma ce l’ho, eccome.
E l’ho smontata e pulita e regolata tutta.
E con gran gusto.
Perché da quando la vidi fu una cosa sola desiderarla
comprarla smontarla studiarla ed esporla.
La SAVOIA era infatti il brand con il quale Bianchi
esportava in Sud America le proprie creazioni, anche se si trattava in realtà
di una..Touring altrimenti punzonata.
Amici collezionisti oltreoceano ne pubblicano talora qualcuna
e proprio a partire da questa conoscenza mi sono lanciato nell’ acquisizione
non appena se ne è presentata l’occasione!
Il nobile Marchio è ovunque: sella, mozzi, pedivelle …
Colpisce la presenza del copertone anteriore marcato TOURING
CORD, sicuramente quello fornito 76 anni orsono in dotazione originale.
Curiosa la presenza di questa bici sul territorio italiano,
forse più unica che rara: possibile che un operaio l’avesse acquistata
direttamente alla fabbrica ed abbia evitato alla signora un bel viaggetto per
mare…
Curiosità nella curiosità il patacchino Tebro: ormai non mi
stupisco più di nulla in casa Bianchi e chissà che anche questo misterioso
patacchino , Lodando Dio, un giorno non sveli la sua origine…
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sabato 20 dicembre 2014
aZZurrina, Bianchi Z 1930
"....a giocare col nero, perdi sempre.."
F. De Andrè, "Le storie di ieri"
Nel castello di Montebello pare esista il fantasma di una bambina dal nome Azzurrina.
Anche i più scettici affermano d averne udito la flebile voce.
Tornando a più umane faccende, voglio narrarvi invece la storia di un'altra azzurrina, fatta però di ferro e gomma e non di ectoplasmico etere.
Fu dopo una cena allegra ed un poco alcolica che l'amico mi disse di avere nel cofano i resti di una Touring balloncina.
"Mi servono i parafanghi!" dissi.
"Prendo il fanale ed è tua, se la vuoi...."
Aperto il cofano la povera era riversa col parafango posteriore barbaramente piegato .
Pistoncini piccoli zigrinati.
Carter stranissimo.
I parafanghi , era notte e quel goccio di alcool non aiutava, parevano quelli di una Sabina, ma poco più larghi.
"Con due martellatine-mi dissi- li adatto alla mia Z!"
Detto fatto, scaricammo il rottame sempre a gambe all'aria e ci avviammo al meritato sonno.
Quella notte non dormii.
Quel carter.
Quel disco cromato.
Che fosse poi lei?
Le prime luci dell'alba mi videro girare il cadavere nelle nebbioline langhette per scoprire qualcosa che in cuor mio già sapevo.
Patacchino Bianchi smaltato aquila ( che Dio sia sempre più Lodato!)
Pedivelle Bianchi corsivo.
Carter stranissimo, mai visto: e te credo! è di una Zeta!
Fulmineo pulisco l'ancor nichelato movimento centrale: 1930!
Mozzo anteriore giusto, il posteriore....ho dovuto aggiungerlo io prelevandolo dal rudere della mia storicissima zeta in perenne attesa dei parafanghi e di un carter.
Ubi maior minor cessat!
A questo punto nasceva un dilemma: riverniciare o conservare?
Sotto l'azzurrino, dato verosimilmente subito dopo la guerra, le nichelature al carter ed ai parafanghi comparivano: flebili, ma esistevano ancora.
Più sotto, solo il rosso dell'antiruggine.
Me la sono immaginata con i due copertoni bianchi a ballonetto che tenevo da parte da anni per la sorella Z incompleta.
Perché no, mi dissi.
Perché si, pensai.
Detto fatto.
Una smontata, una lucidata, una drizzata al povero parafango posteriore.
Il portapacchi con corda in canapa era già su, perché levarlo?
Anche la gemma Autarchia è un segno dei tempi.
Studiando il carter capisco perché così poco successo abbia riscosso: debole, fragile, scollato come quelli Dei.
Al confronto quelli delle Real sembrano fatti di acciaio inox!
Sostituito il cerchio posteriore, raggiato su mozzo Bianchi datato 1931 , e montato un bell'impianto luce Radsonne coevo, decido per una sella in cuoio come da catalogo.
I pedali andrebbero a trombetta, tipici delle Bianchi lusso del periodo ma, ahimè, l'orto soltanto uno ne offre e non credo che seminandolo crescerebbe a primavera fruttificandone altri.
Pace.
Supplisco alla mancanza della parte terminale del parafango anteriore con un bel paraspruzzo in crine di cavallo:
Monto due generici pedali a 6 gomme anni 30 e attendo che qualche trombetta capiti sul mio sentiero!
Proviamola!
Alla guida la comodità è stupefacente.
Il manubrio bianchi anni 30, nichelato. ha una posizione differente dai manubri bianchi dal 1933 in poi.
Più piegato, stretto, quasi sportivo.
Le gomme ballon scorrono leste e dalla guida la forcella a zanna con testa cromata si slancia a mordere la strada.
L'appoggio, la guardo.
Non sarà la Bianchi Zeta più perfetta del mondo, però è lei.
Azzurrina, unica.
Con la gioia gratuita di tutte le cose belle e rare successe per caso nella vita.
F. De Andrè, "Le storie di ieri"
Nel castello di Montebello pare esista il fantasma di una bambina dal nome Azzurrina.
Anche i più scettici affermano d averne udito la flebile voce.
Tornando a più umane faccende, voglio narrarvi invece la storia di un'altra azzurrina, fatta però di ferro e gomma e non di ectoplasmico etere.
Fu dopo una cena allegra ed un poco alcolica che l'amico mi disse di avere nel cofano i resti di una Touring balloncina.
"Mi servono i parafanghi!" dissi.
"Prendo il fanale ed è tua, se la vuoi...."
Aperto il cofano la povera era riversa col parafango posteriore barbaramente piegato .
Pistoncini piccoli zigrinati.
Carter stranissimo.
I parafanghi , era notte e quel goccio di alcool non aiutava, parevano quelli di una Sabina, ma poco più larghi.
"Con due martellatine-mi dissi- li adatto alla mia Z!"
Detto fatto, scaricammo il rottame sempre a gambe all'aria e ci avviammo al meritato sonno.
Quella notte non dormii.
Quel carter.
Quel disco cromato.
Che fosse poi lei?
Le prime luci dell'alba mi videro girare il cadavere nelle nebbioline langhette per scoprire qualcosa che in cuor mio già sapevo.
Patacchino Bianchi smaltato aquila ( che Dio sia sempre più Lodato!)
Pedivelle Bianchi corsivo.
Carter stranissimo, mai visto: e te credo! è di una Zeta!
Fulmineo pulisco l'ancor nichelato movimento centrale: 1930!
Mozzo anteriore giusto, il posteriore....ho dovuto aggiungerlo io prelevandolo dal rudere della mia storicissima zeta in perenne attesa dei parafanghi e di un carter.
Ubi maior minor cessat!
A questo punto nasceva un dilemma: riverniciare o conservare?
Sotto l'azzurrino, dato verosimilmente subito dopo la guerra, le nichelature al carter ed ai parafanghi comparivano: flebili, ma esistevano ancora.
Più sotto, solo il rosso dell'antiruggine.
Me la sono immaginata con i due copertoni bianchi a ballonetto che tenevo da parte da anni per la sorella Z incompleta.
Perché no, mi dissi.
Perché si, pensai.
Detto fatto.
Una smontata, una lucidata, una drizzata al povero parafango posteriore.
Il portapacchi con corda in canapa era già su, perché levarlo?
Anche la gemma Autarchia è un segno dei tempi.
Studiando il carter capisco perché così poco successo abbia riscosso: debole, fragile, scollato come quelli Dei.
Al confronto quelli delle Real sembrano fatti di acciaio inox!
Sostituito il cerchio posteriore, raggiato su mozzo Bianchi datato 1931 , e montato un bell'impianto luce Radsonne coevo, decido per una sella in cuoio come da catalogo.
I pedali andrebbero a trombetta, tipici delle Bianchi lusso del periodo ma, ahimè, l'orto soltanto uno ne offre e non credo che seminandolo crescerebbe a primavera fruttificandone altri.
Pace.
Supplisco alla mancanza della parte terminale del parafango anteriore con un bel paraspruzzo in crine di cavallo:
Monto due generici pedali a 6 gomme anni 30 e attendo che qualche trombetta capiti sul mio sentiero!
Proviamola!
Alla guida la comodità è stupefacente.
Il manubrio bianchi anni 30, nichelato. ha una posizione differente dai manubri bianchi dal 1933 in poi.
Più piegato, stretto, quasi sportivo.
Le gomme ballon scorrono leste e dalla guida la forcella a zanna con testa cromata si slancia a mordere la strada.
L'appoggio, la guardo.
Non sarà la Bianchi Zeta più perfetta del mondo, però è lei.
Azzurrina, unica.
Con la gioia gratuita di tutte le cose belle e rare successe per caso nella vita.
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sabato 22 novembre 2014
Bianchi Sabina 1934, un'anima persa
Sabina giunse anni fa in seguito ad uno scambio.
Era lustra, bella, fin troppo.
Ai miei occhi non saltarono all'occhio i parafanghi e il carter anni 50.
Il resto c'era.
Riverniciato, ma c'era.
Passano gli anni, alcuni cadaveri donano gli organi fondamentali e..voilà.
Un'anima persa si è ritrovata.
Bella come può esserlo una signorina di 80 anni.
Con dettagli gustosi, come il piccolo oliatore marcato Bianchi.
Forse più affascinante di allora ( gli anni donano al viso un'aura che solo i vecchi sanno).
I suoi copertoni ballonetto scorrono come allora su mozzi Bianchi a ingrassatore, scritta corsiva.
I pedali sono sempre i suoi, dei trombetta Bianchi che saran meno gustosi del gradevole ortaggio, ma scorrono bene assai ed è un piacere calcarli.
Qualche accessorio, un vezzo gradito.
Il fanalone Bosch spara che è un piacere, e la dinamo, Bosch anche essa, riesce ad accendere voglie anche al fanalino incorporato nel lucchetto retrostante.
Cavalletto Trionfo torino, in zama.
Il manubrio pare fatto ieri e anche il bel patacchino smaltato tipico delle Bianchi lusso di quegli anni, Dio sia Lodato, è al suo posto.
Il carter mi fece tribulare non poco, quel disco a doppio giro di cromo era una favola così bella quanto rara, ma anche lui è voluto esser presente alla rimpatriata.
Una Langa di mezzo sole, una mezza salita.
.
Una visita al camposanto poco sopra, un saluto alle mie origini.
Pare a suo agio nel brecciolino in mezzo alle tombe.
Per decenni l'anima ha vagabondato, spersa.
La luce di questo giorno, la ritrova più bella e più degna, pronta alla sfida del secolo che si avvia.
Semper adamas, Sabina!
Era lustra, bella, fin troppo.
Ai miei occhi non saltarono all'occhio i parafanghi e il carter anni 50.
Il resto c'era.
Riverniciato, ma c'era.
Passano gli anni, alcuni cadaveri donano gli organi fondamentali e..voilà.
Un'anima persa si è ritrovata.
Bella come può esserlo una signorina di 80 anni.
Con dettagli gustosi, come il piccolo oliatore marcato Bianchi.
I suoi copertoni ballonetto scorrono come allora su mozzi Bianchi a ingrassatore, scritta corsiva.
I pedali sono sempre i suoi, dei trombetta Bianchi che saran meno gustosi del gradevole ortaggio, ma scorrono bene assai ed è un piacere calcarli.
Qualche accessorio, un vezzo gradito.
Il fanalone Bosch spara che è un piacere, e la dinamo, Bosch anche essa, riesce ad accendere voglie anche al fanalino incorporato nel lucchetto retrostante.
Cavalletto Trionfo torino, in zama.
Il manubrio pare fatto ieri e anche il bel patacchino smaltato tipico delle Bianchi lusso di quegli anni, Dio sia Lodato, è al suo posto.
Il carter mi fece tribulare non poco, quel disco a doppio giro di cromo era una favola così bella quanto rara, ma anche lui è voluto esser presente alla rimpatriata.
Una Langa di mezzo sole, una mezza salita.
.
Una visita al camposanto poco sopra, un saluto alle mie origini.
Pare a suo agio nel brecciolino in mezzo alle tombe.
Per decenni l'anima ha vagabondato, spersa.
La luce di questo giorno, la ritrova più bella e più degna, pronta alla sfida del secolo che si avvia.
Semper adamas, Sabina!
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domenica 16 novembre 2014
Derelitta, bianchi S bis 1928
Dagli oggetti, spesso, questa scompare a causa degli anni e dell'incuria dell'uomo.
Ciò accade più che mai per questa Bianchi S bis del 1928, che fu un tempo macchina meravigliosa e desiderabile.
La ruggine ha invaso tutto, probabili anni e anni di pioggia intense..
Il telaio ha preso una bella botta e pure la forcella pare ubriachella nel suo percorso.
l'archetto freno anteriore coi pistoncini piccoli sono stati barbaramente tranciati e hanno lasciato il posto ad un economico e comune archetto, che scorre su leveraggi saldati ad hoc.
Sopravvive un solo pistoncino, piccolo come di uso fino al 1930.
Manubrio del commercio e parafanghi orrendi anni 50.
Del carter manco più l'ombra..resta di buono la guarnitura e il mozzo anteriore a 36 raggi Bianchi.
Che dire?
Difficile ma non impossibile il recupero di questa reliquia...il telaio danneggiato e l'infinità di parti mancanti rendono arduo il restauro, ma non demordo: più di una volta sul mio cammino altri relitti miracolosamente scampati al tempo hanno donato gli organi vitali per riesumare una sorella...
Al tempo l'ardua sentenza!
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lunedì 23 dicembre 2013
Bianchi Rondine 1936..e la storia di Elvira!
Quando qualcuno mi
propone una vecchia bici, io come quasi tutti gli amici collezionisti, domando
con una certa ansia , prima ancora della Marca, se è da uomo o da donna.
Se la risposta è uomo, con la “canna”come si dice dalle mie
parti, la cosa si fa interessante.
Ma se la risposta è l’altra, gli entusiasmi scemano.
Chissà perché.
In fondo la bici da donna è bella e caratteristica come, se non più ancora, di quella maschile.
Basta guardare le foto di una volta, e si vedrà quante ne
circolavano.
Non voglio credere sia solo una questione di Mercato,
essendo risaputo che una bici da donna vale economicamente sempre meno della
metà della corrispettiva da uomo.
Forse è un motivo d’uso: essendo noi maschietti il novantanove
per cento degli appassionati di ruggine, poco c’aggrada esporci al pubblico
ludibrio su telaio aperto e paragonna.
(Per inciso la bici che uso di più da sempre è una Dei
Imperiale del 1962 da donna, cerchio 28, bici magnifica e scorrevole come nessuna
).
Io, personalmente, le amo tutte, uomo o donna.
In particolare mi affascinano le bici “da prete”, quelle da
donna con cerchio da 28 pollici, che trovo non abbiano nulla da invidiare alle
cugine maschili per ragioni estetiche e
d’uso.
Questo lungo preambolo per giungere ad una delle ultime
scoperte, una Bianchi modello Rondine da 28 pollici del 1936, completamente
integra e conservata a parte la sella sostituita negli anni ’50.
La linea è quella filante delle Bianchi e ricorda molto la
sorella maschile Real, avendo gli stessi parafanghi a pagoda e il carter in 4
pezzi con sportello di ispezione.
I mozzi sono marcati Bianchi in corsivo, ancora un anno e
poi la scritta diventerà in stampato minuscolo nel riquadro.
Le cromature sono la parte che sempre più mi intriga e mi
spinge a lasciare le altre bici per lavorare su una Bianchi anteguerra: paiono
uscite or ora dal bagno di cromatura, tanti risplendono, specialmente quelle
prodotte in proprio dalla Bianchi, ossia manubrio , testa forcella e costa di
parafanghi e carter.
I cerchi, che credo venissero comperati già cromati, hanno
risentito più il tempo passato, pur mantenendo discreta la verniciatura al
centro e parte degli elegantissimi filetti rossi.
Le manopole sono in cartone pressato bicolore, e sono quelle
della linea economica Bianchi che molto le adoperò anche sulla Touring.
Pedali marcati Bianchi in corsivo, con gommini lunghi
originali dell’anteguerra.
Non so di chi possa essere stata questa Bianchi, forse di un
prete per davvero o più verosimilmente di qualche donna non
propriamente..pigmea, che però la adoperò con parsimonia e buon senso,
conservandola in questo ottimo stato sino al nostro 2013.
13-6 1936: la storia di Elvira.
Bici da donna, strani destini e diverse condizioni d’acquisto.
Tutte le anziane donne che ho avuto modo di intervistare,
parlano con nostalgia di quegli anni ‘30 e ‘40 che le videro ragazzine.
Allora era impensabile che una ragazza comperasse sua sponte
una bici ed era consuetudine pressochè universale che queste venissero regalate
in occasioni speciali e…potendo permetterselo!
Voglio raccontare la
storia di Elvira, oggi 91 anni, che ricorda le prime scorribande negli anni ‘30
sulla Wolsit da corsa del fratello ( vinta alla lotteria!) , alla quale avevano
saldato il manubrio al contrario per poterla usare anche da passeggio (
orrore!)
Questa, tornando un giorno dalla spesa dal paese vicino,
aveva 12 anni, si ritrovò con 20 kg di borse della spesa a tracolla e un tronco del manubrio in meno tra le mani..
Che spavento!E le scarpe nuove tutte rovinate!
Per fortuna che il droghiere Tuchin era nei pressi e la
sorresse!
A lei, in occasione del compleanno dei suoi 14 anni, il 13 Giugno 1936, i fratelli fecero una bella
sorpresa.
Risparmiarono mesi e decisero che la sorellina doveva avere una bella cavalcatura!
Risparmiarono mesi e decisero che la sorellina doveva avere una bella cavalcatura!
Quel giorno qualcuno le mandò a dire che il ciclista
doveva parlarle.
Chiesto permesso alla madre ( o tempora, o mores!), si recò
da costui, il quale le chiese quale delle biciclette esposte preferiva.
Lei era già alta per i suoi 14 anni e sulle bici da 26 si sentiva stretta, ricorda.
Imbarazzata, dopo non pochi tentennamenti scelse una
fiammante Bianchi nera da 28 ,e quando il ciclista le disse “vai pure, se ti piace , già tutto aggiustato”,
pensò al peggio.
Un tentativo di adescamento?
Uno sbaglio?
A casa la madre fece faville e solo l’arrivo di uno dei
fratelli calmò le acque e spiegò l’accaduto.
Ancora oggi lo ricorda come uno dei più bei giorni della sua
vita.
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lunedì 7 ottobre 2013
Copia d'Autore ( ignoto)
Lo ammetto: quando l'ho presa ieri , dopo un sonno di quasi 60 anni, il cuore mi è andato in gola.
Quella corona, ha acceso tutte le mie più recondite fantasie biciclare e anche il cascinaro se ne deve essere accorto, non mollando un centesimo di sconto sulla ruggine che andavo a caricarmi.
"I vecchi proprietari son andati a Mondovì nel '55, è stata vuota fino al '70 quando ho comprato io.In quella soffitta ci andavano le tortore e le galline a dormire, sarò salito salito venti volte se va bene in 40 anni.."
Vecchia è vecchia, assieme alla Prina del'30 che presenterò poi, fanno una bella accoppiata.
I mozzi sono tra i più grandi che abbia visto su una bici R e i cerchi sono strettissimi da corsa.
Ma soffermiamoci sul particolare che mi ha fatto sobbalzare: la corona con le 3 B!
Nodo stringisella, serie sterzo integrata, un tenue bluetto che sbuca da sotto la vernice: ho trovato una Bianchi !
E invece......NO!
Sulle pedivelle, non compare alcuna scritta e nonostante sul mozzo posteriore compaia una flebile scritta corsiva che pare essere il corsivo Bianchi...così non è!
Mi era già capitata una bici del genere nel garage di un appassionato, del tutto simile ad una bianchi..ma non Bianchi!
Il numero di serie, bassissimo, poi, indicherebbe proprio una produzione poco più che artigianale, forse non in concorrenza diretta con la casa Milanese, ma quel che basta per sviare quella..decina di clienti dall'acquisto di una vera Bianchi certificata, per una "copia" certamente meno costosa.
Immaginiamoci la scena.
Un contadino, o magari già un mezzadro, che vuole emanciparsi e desidera la bicicletta.
Che non deve mantenere come il cavallo, che non sporca ed è pure all'ultima moda.
Magari da corsa.
Ma costa troppo.
Magari di Marca, Bianchi, Stucchi o….
Troppi soldi.
“Caro signore, ho quel
che fa per lei.Guardi che meraviglia.Azzurrina, come le Bianchi da Corsa.Guardi
l’ingranaggio, identico, non per nulla costa un patrimonio farcelo arrivare
dalla Lombardia.
E che mozzi, con
grandi sfere per uno scorrimento ottimale.
Ora, signore, guardi
questa Bianchi, autentica: è praticamente identica, non trova? Ebbene, io
gliela vendo alla metà del prezzo, è o non è un affare? E proprio perché e lei,
anche una bella sella da viaggio e un chiarino in vetro posteriore..ma venga
con me in ufficio davanti ad un caffè discuteremo meglio.,..”
Se non proprio in questo modo, così mi immagino l’ipotetica
vendita di questa bici, che se per qualche minuto ha tratto in inganno un
fiutatore di ruggine par mio, avrà potuto sviare l’attenzione di qualche
ciclista di…anta anni fa!
I forcellini posteriori sono corsaioli così come i cerchi
delle ruote da 25 mm utili anche per copertoncino.
I parafanghi, a schiena d’asino, sono dello stesso colore
del telaio, azzurrino , mentre l’ultima porzione di quello posteriore è
ricoperta del bianco panna obbligatorio dal ‘39in poi.
Come dicevo, serie sterzo molto simile alle Bianchi, anche
se i freni fascettati a bacchetta montati dalla Grande casa erano ben diversi da
questi , tipicamente “del commercio”.
Sui mozzi non compare più alcuna scritta, forse una flebile “Invicta”
sul mozzo posteriuore ( atutta prima mi era parsa la scritta Bianchi!) ma di
questo non son sicuro.
Pedivelle e movimento centrale tacciono ( per sempre).
In definitiva, pur non essendo la bici che subito mi era
parsa, rappresenta comunque un bell’esempio se non di plagio, quantomeno di “copiatura”
di alcuni particolari di pregio che consentivano di competere a livello
artigianale e di bassa diffusione con le Case ben più blasonate ma, purtroppo,
anche più care.
Un po’come capiterà decenni più avanti con Fiat/Seat ,
Vespa/Chetak ..etc.
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