martedì 21 gennaio 2025
Beltramo , l'è tutta da rifare ..o no!
martedì 18 gennaio 2022
Franzosa:Automoto 1910
domenica 19 dicembre 2021
A volte ritornano: Gloria mod. B 1936
Per chi mi segue ed ha memoria buona, alla vista di questa Gloria ricorderà senz'altro il post di qualche anno fa.
Ero più giovane, correvo ancora sulla Tigra bruciando autovelox e inchiodavo per caricare bici arrugginite dai rigattieri.
Una di queste, era lei.
Affascinante nella sua polvere e nella sua ruggine che le conferivano una grazia tutta sua, mi ha tenuto compagnia per qualche anno nell'angolo della boita, ammiccando sorniona dal suo bel cipollone.
Ed io ogni volta a guardarla, dirle che si, c'era anche lei, l'avrei fatta passare sul banco chirurgico, avesse solo un po' di pazienza, perdio!
Poi, come sempre accade, un mattino me la ritrovai sempre lì, ma con uno sguardo diverso, quasi offeso.
Diamine, queste vecchiarde! Sanno ben loro come farsi prendere!
Mi ha fatto sudare e tribolare parecchio, questa Gloria. Tutto era arrugginito e bloccato, parafango posteriore sbrindellato e carter con elegante codino a cerniera...quasi tutto scollato!
Con calma e pazienza ho dovuto saldare ad ottone e ritrovare perizia nell'uso dei vecchi rivetti: alla moda vecchia, sia mai il contrario !, ogni cosa è andata al suo posto.
Quasi tutti i raggi erano corrosi dalla ruggine e con calma certosina, nei pomeriggi di afa e soffoco, ho provveduto a ri-raggiare i mozzi Gloria ad ingrassatore con settanta e due nuovi- vecchi raggi .
Dovendo riverniciare il carter risaldato, ho optato per un lieve lifting che conservasse la vernice rimasta e che desse comunque una patina vissuta alla più che ottuagenaria.
Particolari esaltanti : freno interno anteriore, dadi col logo Gloria smaltato di gran lusso, e, udite! udite!, forcellino tipo corsa !
Provata su strada, ha superato l'esame alla grande, dimostrandosi snella e silenziosa, davvero molto filante.
A presto dunque per nuove avventure!
martedì 7 settembre 2021
Zona marrone: wolsit ballon 1937.
Sono anni che ho smesso di comprare blocchi di bici ( o blocchi di ruggine, secondo altre vedute). Eppure, eppure. Anni fa, quando un amico mi portò a casa una letterale camionata di ferrovecchio, c'era anche lei.
mercoledì 1 luglio 2020
Gerbi, emozioni.
Chissà.
Vero è che questa Gerbi ha covato paziente nella mia cantinetta per almeno dieci anni prima che mi decidessi di riportarla agli antichi fasti.
Ha atteso paziente, perché
"Aspetta chi è aspettato /che sia compiuta l'attesa di chi attende / un suono strutturato/ in modo di poter reggere per molto tempo ancora" (CSI)
E molto reggerà, adesso.
Quando la presi, secoli fa, a malapena si capiva che fosse una bici, altro che Gerbi.
Solo la targhetta, pur ricoperta da uno strato di pessimo grigio, diceva Asti e Diavolo.
Faceva male a vederla, povera stella.
Eppure potevi pedalarla.
Male, ma la pedalavi.
I cuscinetti avevano fatto pace con le chilate di vernice profusa a piene e stolte mani e i parafanghi, quel che ne rimaneva, cigolavano come porte al vento di un castello diroccato.
Eppure tutto era marcato, calotte incluse.
Bastava sverniciare, pulire, ricomporre, pulire, oliare, ingrassare, tirare i raggi. Robette.
Con lo stesso spirito e la stessa passione ci ho messo mano durante questa chiusura per pestilenza.
La pace che cercavo l'ho trovata nella clausura dei monaci , nel tempo che fluisce molto proprio e in nessuna nessunissima fretta.
Solo così ho recuperato molto di ciò che forse, in tempo di normalità, avrei rovinato con quella fretta di chi macina le ore sul lavoro e vede le lancette scorrere troppo in fretta.
Questa superballoncina con ruotone da 26 3/4 ne ha viste tante.
Come tutte le Gerbi da passeggio che mi son passate per le mani, ha viaggiato tanto, è stata rattoppata ( ah, la giunta sul parafango posteriore!), ma è ancora qui.
Una Gerbi è come il maiale, non si butta nulla!
I mozzi nichelati scorrono divinamente ora che le sfere hanno solo grasso e più nulla di polvere vernice .
Innamorato di lei, le ho fatto dono di una bella sella anni 30 in crine e di un gruppo luce coevo a cipolla .
Mi piace immaginare Gerbi in persona che , incazzato nero, passa tra le fila delle sue bici e fa un mazzo così ad un operaio che magari ha sbagliato qualcosa, oppure , sempre bestemmiando, ripensa ad una vittoria mancata, suo antico cruccio.
Un Gerbi innamorato della bicicletta, che non costruisce bici di lusso a freni interni ma che mette un tappino col suo nome sul terminale della vite dell'expander del manubrio .
Oppure che mette, vera finezza, lo sportellino tipo Dei al padellino del carter.
Bici che dovevano durare, essere usate e strusate, fino all'inferno, dal quale sarebbero scampate avendo con sé diavolo e colore rosso.
Quindi eccola, ancora viva nonostante guerra e alto così di pedalate e maltrattamenti, più viva e più rossa, coi segni del tempo, rossa di inferno , rossa di amore.
Durante questo restauro ho parlato a lungo con lei, immaginandomi Gerbi a fianco intento a bere la famosa aranciata e dimentico della strada, nella controluce cantata da Conte e in un' eternità dove " tutto se ne va".
Solo ferro vecchio dirà qualcuno, ma ferro denso di emozioni : le cose più importanti , per un uomo.
venerdì 1 maggio 2020
Sono ancora viva!
Così gridava allo stremo delle forze il mio idolo Henri Charriere, il Papillon che non si arrende e scappa fino ad ottenere l'agognata libertà.
Un po' me lo ricorda, questa bici .
Touring 26 pollici anni 20, marcata 25 sotto il manubrio Roller di casa Bianchi.
Giunta alla mia officina ancora sulle sue gomme ma disastrata come poche bici avessi mai visto.
Malconcia, come il Papillon che si era fatto due anni di carcere duro ed era uscito senza denti ed invecchiato 20 anni.
Forcella ubriaca come un veneto dopo una cena: con pazienza ho fatto del mio meglio per renderla pedalabile con meno patemi, anche se ammetto i miei limiti e si potrebbe ancora far meglio.
Curiosamente la scatola del movimento centrale è stata sostituita in tempi non troppo lontani, segno che a questa bici ci si teneva davvero !
Guarnitura Bianchi senza spostamento marcata 30, parafango posteriore Bianchi a schiena d'asino con finale delle aste a ghianda tipica.Pedali anonimi stretti, per bici 26.
Anteriormente troviamo un parafango stile touring ma...verniciato di verdino.
Consultando varie fonti ( raro imbattersi in una sorella simile..) si concorda sul fatto che il posteriore potrebbe essere quello corretto, anche se non torna la datazione tra le pedivelle ed il manubrio che, col suo bel 25 marcato, collima con il seriale posto sul canotto inferiore a 133000 e rotti.
Ruote da 26 x 1x 3/8 basse e filanti, raggiate posteriormente su un mozzo non marcato ma decisamente simile ai Touring , mentre all'anteriore una anonimo mozzo anni 20 continua a scorrere egregio e silenzioso.La sella touring anni 20,e'un mio dono.
Bici strana, carica di emozione.
Più di un collezionista si è proposto per l'acquisto e la successiva cannibalizzazione.
Ma no, mi dico, sarebbe come denunciare Papillon! Ce l'ha fatta ormai! Un po' claudicante, mezzo a brandelli, sta uscendo dalla foresta tutto gongolante.
Lasciamolo tranquillo a camminare, pardon, a pedalare e godere della nuova sensazione.
Se la merita ,dopo le fatiche che ha dovuto sopportare...
giovedì 1 marzo 2018
Meglio di Prina
venerdì 23 dicembre 2016
There 's a Bike!
venerdì 13 maggio 2016
Un bel marrone
lunedì 22 febbraio 2016
8 Maggio , X edizione della Bacchettata di Primavera
Come ogni anno la Primavera porterà sole, verde e ...voglia di pedalare.
Sembra ieri che questo raduno di folli con sgangherate bici a bacchetta percorreva le strade di campagna sotto la muta commiserazione dei passanti.
Sono passati 9 anni.
La moda della bici a bacchetta ha preso piede ed in tutta Italia si organizzano raduni simili.
Quest'anno il percorso non seguirà la classicissima pista Bra-Casa del Bosco ma..si sposterà in terra Langarola.
Nessuna collina: una pista piana , su strada bianca ciclabile, che costeggia il fiume Tanaro e ci porterà dal ponte vecchio di Pollenzo ad Alba.
A metà percorso una pausa letteraria, con racconto inedito.
Giunti ad Alba ( dopo circa 8-9 km), si potrà fare un breve giro per la capitale langarola, fare acquisti a tema enogastronomico e poi..far ritorno sulla medesima strada.
Per il pranzo sarà gradito come ogni anno il contributo di ciascun partecipante, meglio ancora se col prodotto tipico della sua terra.
Se non saremo in troppi...si pranzerà direttamente a casa mia, in mezzo alle nostre amate bici!!!
Come sempre, esto a disposizione per ogni chiarimento ( a.galeasso@libero.it)
In caso di maltempo grave ed annunciato.....sposteremo la data!!!!
mercoledì 10 febbraio 2016
Inattesa: Prina Corsa 1934
Dall'alto Antonio Prina mi sorveglia e guida le sue creature , solo alcune ma belle, presso la mia boita.
Non potrebbe essere altrimenti.
Mettiamo questa Prina.
Non la cercavo, eppure mi fu offerta, smontata e da curare un poco, persino portata a casa.
Non volevo credere fosse una Prina fino a quando il mio nasone non sfiorò l'incavo del forcellino posteriore con la P in bella vista.
Allora si che rimasi a bocca aperta e potei passare a contemplare il resto.
Come ogni parte del movimento centrale marcato Prina 34.
Le pedivelle scanellate e la grossa corona a 48 denti.
I mozzi, finissimi per i tempi, anche essi Prina e dotati di foro per oliatore.
I pedali sono i classici Sheffield anni 30, da corsa mentre il manubrio, strettissimo , è completamente in ferro e con leve saldate anziché fascettate!
Freni a mensola spaiati, come del resto spesso mi è successo su bici ancora più conservate: tutto si rompe e si rompeva!
I cerchi sono quelli da mezza corsa del tempo, in ferro tipo R , stretti da 33 mm e calzano copertoncini bianchi da 1 /4.
La sella l'ho aggiunta io: una Brooks comoda e morbida, con l'immancabile camera d'aria in para di scorta sottostante.
Il parafanghino in alluminio davanti fa quello che può: scena e tanta nostalgia!.
Infine una nota sul telaio: leggero, dal colore blu metallizzato che al tempo sarà stato un non plus ultra, con addirittura il passaggio guaina interno al tubo superiore.
Una macchina affascinante, moderna, aggressiva.
Proprio come la volle il costruttore, che mai mi stancherò di ricordare ed onorare, risponde al nome di Antonio Prina.
martedì 12 gennaio 2016
Ganna modello 7 sport -corsa per signora, fuoriserie e fuoritempo
Di raro.
Una bici da corsa, o quantomeno supersportiva.
Per donne.
Anni 40.
Una fuoriserie.
Già la conoscevo per via di un articolo sul blog del buon Paolo, qualche anno fa.
Inoltre il mio studio custodisce al suo interno la sua sorella da uomo del '37.
Insomma, le Ganna sono bici che amo ed ancor più quelle di razza corsaiola.
Quelli erano tempi!
Chi aveva soldi poteva permettersi la bici da corsa in allestimento sportivo ed anche ...la sua signora!
Caso più unico che raro!
Il catalogo del 39 la indica come Corsa , ma con cerchioni tubolari in legno , cambio Vittoria e oliatore al canotto come da tradizione corsaiola.
Quella che presento oggi, recuperata dopo un mese di sverniciatura lenta e attenta, deve essere il corrispettivo sportivo di tale gioiello.
Analizziamola bene.
telaio ultraleggero con forcellini a G tipo corsa tipici ganna.
Le geometrie sono pazzesche: interasse estremamente corto per una posizione di guida raccolta e inclinata in avanti.
Parafango anteriore in due pezzi e posteriore con galletto di svitamento rapido sottostante.
Manubrio Ambrosio lusso con leve orizzontali ( aveva 3 fori per il posizionamento a scelta delle stesse)
Nessuna manopola ma corsaiolo nastro rosso!
Freni Universal brevettati, modernissimi per quei tempi fatti di mensole e fascette!
Ruote da 28 raggiate su mozzi da corsa Ganna con posteriore giroruota :fisso e pignone a 3 velocità.( notare il forcellino con la G)
Cambio Simplex 3v con manettino in ottone I serie, il massimo del periodo!
Copertoni da 28 1/4 completano la belva assetata di strada.
Sella Aquila in crine con coprisella originale del periodo bellico.
Nessun carter!
Pedali in ferro da mezza corsa su Pedivelle Ganna
Sopravvivono ancora le decals sul canotto sterzo e sul parafango posteriore...
Leggera , snella, doveva essere la gioia della signorina che la acquistò in quel triste 1940.
Fuori tempo a causa della guerra, forse non fu mai capita a fondo: il tempo non concedeva svaghi oltre a sopravvivere.
Come lei, altre bici ultralussuose di un periodo nimitabile, (l'apice delle bici a mio avviso)
non ebbero mai la considerazione che meritavano per decenni e molte solo oggi sono apprezzate , fortunatamente!
Chissà cosa avrebbe prodotto ancora l'industria italiana in quegli anni, se il rovinoso conflitto non fosse mai scoppiato.....
























