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martedì 2 aprile 2024

uhh, catenelle!

Millenni fa l'amico Marco intitolava alla stessa maniera un suo post relativo a questa meraviglia di casa Maino. Catenelle: un nome che nel nostro campo evoca solo una bicicletta: Maino supersport con frenaggio ad aste rigide interne e rinvio a cantilever comandati da catenelle su cerchi sport in alluminio .
La vedo su un annuncio, inconfondibile: quelle catenelle sono le uniche che accetto e che mi legano indissolubili al mondo delle bacchette! Non credevo ne avrei mai trovata una , in questo stato poi. Meravigliosa, assaggio i dettagli : non è mai stata manomessa nei suoi settanta ed oltre anni di età: sella originale Maino in crine e portaoggetti in cuoio !
Pedali Maino in fusione di alluminio, marcati Maino sulla barra. Mozzi FB per Maino flangiati alluminio. Parafanghi e carter in alluminio, fragilissimi...ma così leggeri! Guarnitura Gnutti a millerighe per Maino derivata direttamente dalle corsaiole.
Sul manubrio compare la mitica placchetta recante la dicitura "supersport" , riportata anche dalla decalca sul cannotto di sterzo. Manopole in osso, leve freno marcate Maino con inserti in bronzo. Il colore oro le dona una piacevole aura di eleganza: ancora oggi esprime bene un mix di classicità unito ad una finezza tecnica che rappresenta uno degli apici delle bici "erre" degli anni 50 ( con buona pace di chi la vorrebbe poco significativa ). A breve, tornerà insieme ad una vecchia amica...aerodinamica ...sempre di casa Maino! Buona primavera e buone pedalate a tutti!

domenica 21 maggio 2023

Voli pindarici, Bianchi Icaro 1941

E' una vita che non scrivo qui , lo ammetto. Oggi torno a rispolverare il vecchio blog per condividere l'emozione di questo ritrovamento. Inatteso e mai più sognato. Nella vita, come tutti, faccio sogni, voli pindarici, fantasie. Coi piedi per terra. Eppure ogni tanto, qualcosa si avvera. Metti qualche minuto prima del pasto. Metti i soliti annunci, da spiluccare e vedere se c'è qualche bella bici nelle vicinanze. E poi compare lei.
Incredulo. Tutta lei. In quel grigio che sa ancora di guerra . Con quelle greche che sanno del vero lusso. "L'avranno venduta. ormai..." penso. Ma sono un ottimista. E faccio bene. La risposta giunge rapida, l'accordo è per poche ore dopo. Se fossi un fumatore avrei consumato una ciminiera. "Era di uno zio lontano, stiamo sbaraccando l'alloggio e facciamo fuori tutto..." Piove. Maledetta e benedetta pioggia. Qualche goccia la lambisce ma sa già che a casa, in casa,in camera, riceverà attenzione. Bianchi Icaro. Una rarità assoluta. Conservata divinamente. Solo alcuni dettagli rivelano un uso moderato e attento.
I pedali sono i suoi, in alluminio, i gommini sono state cambiati.Assieme alle manopole. Ed alla sella. Mozzi sportivi, a fascetta. Sul manubrio , scavato e intarsiato come solo lei, ancora tracce di grigio.
I freni frenano perfettamente: pattini come nuovi.
Partafanghi in alluminio , sul posteriore ancora la striscia bianca filettata. Impianto luce Bosch.Funzionante! E quei copertoni: 26 1/2 3/4, mai visti, ancora i Pirelli Stella originali. Gonfiata, ha tenuto perfettamente. Il telaio derivato dalle corsa del periodo, è comunque pesantino: al confronto, una Ganna Impero coeva, è davvero ben più leggera e scattante. Ma tanto è. Gioisco per il ritrovamento. Gioisco per la rarità. Ed eccola . Con la sua patina che non toglierò. Pronta per volare . E stavolta, non per voli Pindarici!

domenica 19 dicembre 2021

A volte ritornano: Gloria mod. B 1936

 Per chi mi segue ed ha memoria buona, alla vista di questa Gloria ricorderà senz'altro il post di qualche anno fa.

Ero più giovane, correvo ancora sulla Tigra bruciando autovelox e inchiodavo per caricare bici arrugginite dai rigattieri.

Una di queste, era lei.

Affascinante nella sua polvere e nella sua ruggine che le conferivano una grazia tutta sua, mi ha tenuto compagnia per qualche anno nell'angolo della boita, ammiccando sorniona dal suo bel cipollone.

Ed io ogni volta a guardarla, dirle che si, c'era anche lei, l'avrei fatta passare sul banco chirurgico, avesse solo un po' di pazienza, perdio!

Poi, come sempre accade, un mattino me la ritrovai sempre lì, ma con uno sguardo diverso, quasi offeso.

Diamine, queste vecchiarde! Sanno ben loro come farsi prendere!

Mi ha fatto sudare e tribolare parecchio, questa Gloria. Tutto era arrugginito e bloccato, parafango posteriore sbrindellato e carter con elegante codino a cerniera...quasi tutto scollato!

Con calma e pazienza ho dovuto saldare ad ottone e ritrovare perizia nell'uso dei vecchi rivetti: alla moda vecchia, sia mai il contrario !, ogni cosa è andata al suo posto.

Quasi tutti i raggi erano corrosi dalla ruggine e con calma certosina, nei pomeriggi di afa e soffoco, ho provveduto a ri-raggiare i mozzi Gloria ad ingrassatore con settanta e due nuovi- vecchi  raggi .

Dovendo riverniciare il carter risaldato, ho optato per un lieve lifting che conservasse la vernice rimasta e che desse comunque una patina vissuta alla più che ottuagenaria.

Particolari esaltanti : freno interno anteriore, dadi col logo Gloria smaltato di gran lusso, e, udite! udite!, forcellino tipo corsa !

Provata su strada, ha superato l'esame alla grande, dimostrandosi snella e silenziosa, davvero molto filante.

A presto dunque per nuove avventure!




venerdì 8 febbraio 2019

Gira che ti rigira.

Fa freddo eppure qualcosa da fuori mi chiama.
La luce del primo crepuscolo balugina incerta sopra i tetti di Bra e lo sguardo di mia madre mentre infilo sciarpa e guanti vale già la strada che farò.
" Col freddo che fa" mi dice.
Sorrido.
Guardandole appese  sorrido imbarazzato ma, dico davvero, è dalla sera prima che sento di volerla pedalare.
Sudando come un dannato scarto almeno 8 biciclette prima di togliere dal gancio la vecchia Lygie.
" Freni a tenaglia, gomme giù.." penso .
Una bella gonfiata e qualche pacca di straccio le ridanno il bel vigore  che ancora sa offrire.
Uno dei pochi restauri non miei, ma ben fatto: qualcosa da rivedere c'è,  più avanti. Magari in primavera, penso, mentre già il viale si fa sotto e le prime luci delle auto sfrecciano anonime verso chissà dove.
Pedalo e so già che andare a fare la commissione è solo una scusa e so ancor meglio  come allungare a bella posta il tragitto.
Mille anni che non pedalo eppure la gioia è sempre lei; solo la fatica si sente : gioia pur essa.
Gira che ti rigira tra i dedali che ho amato e ancora desidero finisco sempre al vecchio mercato del bestiame, dove da piccolissimo osservavo le vecchie bici appoggiate alle traverse e mi specchiavo nelle gemme impolverate misurando la mia piccolezza rispetto ai copertoni altissimi.
" Ero piccolo" penso appoggiando la Lygie.
Mi siedo.
Intorno molto è cambiato e molto cambierà ancora, ma se qualcosa vorrei conservare è proprio quella piazza con la terra e i giocatori di bocce e anche le bestemmie e le cappelline d'estate e le canottiere sudate.
Paesani muoiono a frotte e nuova gente e nuove culture  prendono piede nella città: il mondo fila così.
Pure, perché tutto scorra senza rancori e senza troppe rabbie, qualcosa dovrà restare, qualcosa che dia senso e continuità a ciò che fummo per farci migliori e più fermi in ciò che saremo.
Queste e molte altre cose ho pensato, pedalando dopo i cinque minuti di allegra nostalgia sotto quel portico di cemento, tra la polvere ghiacciata di una piazza che non muore.
La bicicletta di queste cose se ne infischia altamente e scorre lieta sugli asfalti in pendenza che mi riporteranno a casa, sudato .
Mia madre, compassionevole, studierà con un'occhiata i miei sudori e, porgendomi qualcosa di caldo sarà lesta a dirmi: gira che ti rigira.



martedì 5 febbraio 2019

Peggio di Prina.



Mille secoli fa pubblicai un post relativo all'eccezionale ritrovamento di una Prina del 1947 ( Meglio di Prina).

Oggi presento i resti di quel che fino a poche settimane fa furono le spoglie mortali di una magnifica Prina ballon anni 40.
Purtroppo le mani folli del solito commerciantucolo di turno hanno violato e malmenato quel che gli anni avevano conservato discretamente.
Novello tombarolo da strapazzo, il de cuius ha nell'ordine:

-tagliato col flessibile il raro carter tipo taurus
- eliminato pedivelle e pedali
- tagliato col flessibile il portafaro ( costava tanto togliere una vite? )
-quasi tagliato il manubrio per togliere il campanello ( ci giuro, marcato Prina).

Non ancora ebbro della follia prinicida ha poi strappato la dinamo e la gemma posteriore , salvando per fortuna la sella marcata prina.

Con la pena nel cuore attendo che qualche colpo di fortuna salvi i poveri resti strappati alla morsa della pressa, anche se di lacrime, per l'amaro prinicidio, ne ho versate parecchie....

mercoledì 11 novembre 2015

Nobile popolare, Taurus 18 1937

Qui in Piemonte le Taurus han sempre girato poco.
Un po'per la mancanza di concessionari.
Un po' per la rudezza che ci contraddistingue ( un piemontese me lo vedo bene in sella a una Gerbi, meno su di una una Taurus...).
Per questo forse , tra i collezionisti locali, le Taurus, pur essendo sicuramente rispettate, godono di minor considerazione.

Sia come sia in collezione me ne son capitate alcune, per caso o per volontà.
Una di queste è il modello 18 che presento ora.
Il modello 18 era il modello di base della casa milanese, con chiavelle alla guarnitura anziché l'elegante sistema a campana e frenata posteriore esterna.

Il telaio però intriga davvero rispetto ad una produzione più normalizzata, come quella della Bianchi.
I tubi sono schiacciati e rastremati al carro posteriore e...udite ! udite!, nessun dado stringisella ma un expander nel canotto sella.

Massima eleganza per fare risaltare anche il fine telaio a giunzioni invisibili!

Il carter, croce e delizia di ogni taurista, era per una volta completo ed in buono stato, con acnora alloggiata sulla parte alta la farfalla che funge da sportellino per introdurre l'olio per  lubrificare la catena.

Il colore verde oliva, che ha resistito ad anni e anni di abbandono, figura ancora ben elegante quasi 80 anni dopo tra una chiazza e l'altra di sana ruggine.
I pedali sono ancora gli originali, marcati taurus.

Dapprima volevo cimentarmi con cerchioni in legno, ma nonostante la grave ruggine, all'interno ho trovato tracce di colore verde e mi è spiaciuto disperdere quella nobile ferraglia che da così tanto si accompagna assieme!

Ecco che allora i cerchioni da 26 1/2 ( non ballon per una volta) girano ancora allegri con alcuni raggi nuovi addosso!
Completano il tutto una bella sella LUPA anni 30 e un impianto luce anni 30 con dinamo Elios e faro Dansi a vetro giallo, cooredato dall'immancabile gemma in vetro pallinato al posteriore.

C'è da dire che la bici fila bene e leggera , quasi da sportiva, anche le salite con un po' di fiato si affrontano serene.
Non ci ho lasciato comunque il cuore e nonostante un restauro appassionato, da buon piemontese le preferirò le meno famose marche locali.

Per una volta....ubi minor, major cessat!







lunedì 27 ottobre 2014

Amerio La balloncina, la resurrezione

Anni fa avevo portato a casa due ammassi di ruggine e legno.
Stavano per fare una brutta fine e reclamavano attenzione.
Per alcuni anni sono state speranzose in un angolo della boita, vedendo transitare moto e bici sul tavolo operatorio.
Poi, un giorno di fine estate, mi dico che quel legno deve essere recuperato.
Che è un'Amerio, e che fu una delle bici più rappresentative degli anni 30.
Insomma, via col restauro.

E allora si smonta e si spazzola e ...si pensa se riverniciare o...mantenere la sua storia di intemperia.
Una passata di cera, un'occhiata, ed è stato subito amore.
Sui cerchi ho lavorato delle belle sere, improvvisandomi falegname.
In alcuni punti l'umido aveva scollato gli strati: sono intervenuto con ampi inserti di colla vinavil e...attak.

Una centrata ai raggi con garbo, per non squassare tutto, e infine...un impregnante color Noce a rendere uniforme e piacevole il fasciame.
Una bella oliata ai Mozzi Amerio tipo sportivo con fascetta al centro e ...via che si corre!
I pedali sono ancora i suoi, a barra unica Amerio e a 6 gomme bianche.
A completare un tocco di classe con un paratubo NOS in lamierino.
rimane l'attacco pel seggiolino da bimbo, in alluminio: a quando il seggiolino?
Notevole la gemma posteriore in vetro, regolabile tramite un'asolina e due viti in altezza.
Finezze del bel tempo che fu!
Pedalare ora.
Piano, senza fretta e senza buche: i cerchi sembrano tenere in piedi il robusto ferro incerato, ma occhio: basterebbe un nulla a vedere distrutto il bel lavoro!
Notevole il manubrio ancora ricoperto della sua celluloide nera, tipico retaggi degli anni '20 nei quali la Maino fasciava spesso e volentieri le sue creazioni.

Due manopole in osso in due pezzi completano i superstiti manopolini, che comandano freni interni ancora ben scorrevoli.
Un tocco di misticismo ce lo offre la Madonna ancorata al canotto,
 a supplire alle possibili bestemmie dovute ad una salita sulla quale spingere i quasi 20 kg di ferro e legno su copertoni 26 3/4 5/8 X2.
La sella Italia originale reclamava cure: ecco un bel coprisella NOS modello Donna anni 30 per proteggere le terga dal pungere delle molle redivive:

E pazienza se a qualcuno questa apparirà come una bici ancora da restauro.

Io e lei sappiamo il lavoro fatto e sorridendo ci guardiamo: lei nei miei occhi e io nel suo Dansi a cipolla.
Verrà la notte e verranno più sereni riposi:nel mio letto io, sopra di me  nella collezione, lei.




( Venitela a vedere con le sue sorelle , vi aspetta!)







sabato 1 marzo 2014

Maino catenelle


L’amico e grande appassionato Giambattista da Ventimiglia ci stupisce di nuovo con un’altra magnifica bicicletta entrata nella sua collezione, una Maino Supersport con frenaggio a trasmissione rigida interna e archetti comandati da catenelle prodotta nella seconda metà degli anni 40.

Erano quelli gli ultimi anni nei quali le  grandi Case facevano a gara per stupire la ( ricca) clientela e si ingegnavano a chi nascondeva meglio la tiranteria oppure la studiava più meccanicamente interessante o complessa.

Pensiamo alle celebri Bianchi Impero, oppure alle Gloria con frenaggi a tenaglia, passando per le Olympia anche esse con tiranti bacchetta-tenaglia.


La Maino, dopo anni di produzione delle sue ben note Supersport e Superlusso a freni a bacchetta interni, decise nel dopoguerra di stupire con questo sistema a cantilever comandato da catenelle, un sistema che ritroveremo molti anni dopo sulle mountain bike, comandato però stavolta da un comune  filo d'acciaio .


Ottima la conservazione del color bronzo , che esalta l’eleganza e la sportività del mezzo.

Sul manubrio è fissato il classico patacchino Maino con la dicitura del modello , mentre le leve freno sono impreziosite dall’inserto in ottone marcato Maino.

Completa la bicicletta l'elegante campanello firmato Maino.
.

Un capolavoro di eleganza e di stile difficilmente imitabile che ancora una volta dimostra la bravura dei Piemontesi nell’arte della bicicletta!

giovedì 8 marzo 2012

Partigianissima: Maino Supersport 1941


Un giovane di nome Thierry mi scrisse anni fa.
Ritrovò la bici del nonno, partigiano, che era ferma in garage dal 1997.
Bici strana, tutta la freneria era interna.
Dalle foto capii subito che era di casa alessandrina, Maino.
Trovammo un accordo e la bici passò da Pordenone al Piemonte.
Lo stemma davanti però, era rovinato:
"Lo rigò il nonno, quando in tempo di guerra cercavano un partigiano su una Maino..e allora non pensò meglio che rendere irriconoscibile la scritta.."I parafanghi e il carter originali hanno lasciato il posto ad altre unità in ottone e acciaio, molto leggere e sportiveggianti.
Ancora la decalca sul tubo discendente, ancora il mozzo anteriore flangiato alluminio.
Modello supersport, forcellini sportivi dietro e alluminio qui e là, come sui tiranti dei freni, sui mozzi.
Manopole e manopolini in osso, un bel 1941 sulla ghiera del movimento centrale.
Pedivelle e pedali Maino originali a gommini bianchi.
La strada è buia? Un bel faro Lince con regolatore di fascio luminoso nel disotto, si sà mai.
Le salite son dure?
E allora un Simplex Campione del Mondo ci alleggerirà la fatica (poca, la bici è leggerissima).
Non una bici da catalogo, ma qualcosa ricco di storia e fascino.
Non bella come uscì dalla fabbrica, ma bella come gli anni ce l'han tramandata.
Da poco ho terminato il restauro della Impero Bianchi: bellissima, impeccabile, per carità.
Ma un carro armato al confronto: il doppio di peso, la metà di maneggevolezza.
Senza contare l'emozione della sua Storia.
Questa primavera la Bianchi non s'offenderà certo se saprò a chi preferirla.

mercoledì 22 febbraio 2012

Noblesse oblige: Bianchi Impero bicolore 1942


Bici strana , questa.
Di lusso, anzi, gran lusso.
Anche il titolo, qui: in genere trovo sempre qualcosa che una bicicletta mi ispira, al di là della sua tecnologia, la sua storia.
Questa , no.
E si che ci ho lavorato quasi 6 mesi, dannatamente, ogni sera.
Sverniciata millimetro per millimetro da quell'orrendo oro con la quale la portai a casa.
Bianchi Impero: un sogno inseguito per anni, tra ferrivecchi e inserzioni golose.
Un amico di ruggine , di quelli veri, qualche mail , ed è stata mia.
Ero felice come una Pasqua , quest'autunno.
Ti spingevo con timore per le vie del capoluogo, osservandoti goloso dei tuoi particolari ricercati.
Abbiam avuto modo di conoscerci a fondo, durante le frede sere invernali, quando ti spogliai di quell'orrendo vestito dorato, e tu rinascesti , araba fenice.
Non nera,colore tanto in voga nel tuo tempo, ma un bel verde militare, lucido e raggiante è tornato timido a rilucere.
Addirittura, sui tubi del carro posteriore, tracce di vernice bianca a pennello: quella data o per ritocco o..per necessità al parafango posteriore, come da prescrizione.
Il carter invece mi disse grigio chiaro, così i bei parafanghi carenati.
Cadmio sui mozzi, cadmio sulle pedivelle: siamo in tempo di guerra!!!
I mozzi son quelli delle normali bici popolari, con ingrassatore, altro che i bei Siamt Bianchi da catalogo!
Il tanto discusso tempo di guerra, tempo di utilizzare ciò che avanzava in magazzino, e allora alluminio o no, pedalare!!!!
La cromatura del manubrio ha tenuto bene, così come quella dei pedali a trombetta, anche essi marcati c42: altra stranezza rispetto a quelli a centro intero da catalogo.


Questa bici è tutta una stranezza!
Completano l'opera un bel gruppo luce Dansi a luce gialla tipica di quel buio periodo (con tanto di paraspruzzo sulla dinamo!) e un paramanubrio extralusso in alluminio e gomma.
In sella:
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I freni interni si son mantenuti egregiamente e alla prima curva non ho invocato nessun Santo, anzi: un pateravegloria al buon Edoardo, che ancora oggi, a distanza di 70 anni, sa regalare emozioni rare e intense.
Non vedrai mai il garage, se non per la manutenzione: la tua casa ora è il salotto.
Noblesse oblige.