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martedì 2 aprile 2024
uhh, catenelle!
Millenni fa l'amico Marco intitolava alla stessa maniera un suo post relativo a questa meraviglia di casa Maino.
Catenelle: un nome che nel nostro campo evoca solo una bicicletta: Maino supersport con frenaggio ad aste rigide interne e rinvio a cantilever comandati da catenelle su cerchi sport in alluminio .
La vedo su un annuncio, inconfondibile: quelle catenelle sono le uniche che accetto e che mi legano indissolubili al mondo delle bacchette!
Non credevo ne avrei mai trovata una , in questo stato poi.
Meravigliosa, assaggio i dettagli : non è mai stata manomessa nei suoi settanta ed oltre anni di età: sella originale Maino in crine e portaoggetti in cuoio !
Pedali Maino in fusione di alluminio, marcati Maino sulla barra.
Mozzi FB per Maino flangiati alluminio.
Parafanghi e carter in alluminio, fragilissimi...ma così leggeri!
Guarnitura Gnutti a millerighe per Maino derivata direttamente dalle corsaiole.
Sul manubrio compare la mitica placchetta recante la dicitura "supersport" , riportata anche dalla decalca sul cannotto di sterzo.
Manopole in osso, leve freno marcate Maino con inserti in bronzo.
Il colore oro le dona una piacevole aura di eleganza: ancora oggi esprime bene un mix di classicità unito ad una finezza tecnica che rappresenta uno degli apici delle bici "erre" degli anni 50 ( con buona pace di chi la vorrebbe poco significativa ).
A breve, tornerà insieme ad una vecchia amica...aerodinamica ...sempre di casa Maino!
Buona primavera e buone pedalate a tutti!
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mercoledì 18 maggio 2016
Maino sport 1944: abbassati e pedala!
Quando ritrovai su un fienile questa bici, non aveva molto di bello da mostrare, se non un inusuale telaio a canna parallela molto leggero.
Nessun doppio diapason al posteriore ma esili e sottili tubi diritti stile bici da corsa.
Allora non sapevo datare bene le mie bici, e l'avevo scambiata per una Maino degli anni 50 60.
Il proprietario assieme alla bici mi disse che la bici, comperata dalla madre in tempo di guerra, era diversa: col tempo aveva subito l'asportazione di " un manubrio basso, con le leve strane, scomodo da matti..." e delle ruote " erano sportive, in alluminio dietro aveva la corona doppia....".
Basta.
Non do molto peso a queste parole e do una pulita sommaria alla bici, relegandola in un angolo del soppalco.
Col tempo arrivano un paio di cerchi Vianzone in alluminio raggiati su mozzi SIAMT giroruota in ferro.
E un manubrio a bacchetta molto sportivo, cadmiato,come quelli montati sulle Amerio del dopoguerra.
Spolverata la bici, scopro il numero di serie 144803, che corrisponde benissimo a un 1944.
Insomma, dopo due sere quasi insonni, la bella Maino torna a ruggire!
E scopro particolari non da poco: pedivelle super alleggerite come sulle corsaiole, con pedali a centro intero a perno forato.
Il perno del movimento centrale, montato su ghiere Magistroni, è anche esso forato: tutto deve essere leggerissimo!
Carter Pratic in alluminio!
Alle ruote non dadi, ma pratici galletti in ottone!
Guidare questa Maino è un'esperienza unica: bassa, slanciata, leggera, divora la strada e ad ogni metro sembra ripeterti una sola cosa: abbassati e.....Pedala!
Nessun doppio diapason al posteriore ma esili e sottili tubi diritti stile bici da corsa.
Allora non sapevo datare bene le mie bici, e l'avevo scambiata per una Maino degli anni 50 60.
Il proprietario assieme alla bici mi disse che la bici, comperata dalla madre in tempo di guerra, era diversa: col tempo aveva subito l'asportazione di " un manubrio basso, con le leve strane, scomodo da matti..." e delle ruote " erano sportive, in alluminio dietro aveva la corona doppia....".
Basta.
Non do molto peso a queste parole e do una pulita sommaria alla bici, relegandola in un angolo del soppalco.
Col tempo arrivano un paio di cerchi Vianzone in alluminio raggiati su mozzi SIAMT giroruota in ferro.
E un manubrio a bacchetta molto sportivo, cadmiato,come quelli montati sulle Amerio del dopoguerra.
Spolverata la bici, scopro il numero di serie 144803, che corrisponde benissimo a un 1944.
Insomma, dopo due sere quasi insonni, la bella Maino torna a ruggire!
E scopro particolari non da poco: pedivelle super alleggerite come sulle corsaiole, con pedali a centro intero a perno forato.
Il perno del movimento centrale, montato su ghiere Magistroni, è anche esso forato: tutto deve essere leggerissimo!
Carter Pratic in alluminio!
Alle ruote non dadi, ma pratici galletti in ottone!
Guidare questa Maino è un'esperienza unica: bassa, slanciata, leggera, divora la strada e ad ogni metro sembra ripeterti una sola cosa: abbassati e.....Pedala!
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mercoledì 29 aprile 2015
Gira la ruota
(Maino del 1910 modificata da donna, cerchi 28 3/8, sella Pullman in cuoio, leva rovesciata per frenaggio anteriore come da catalogo)
Ci fu un tempo nel quale la famiglia dei Cànova era la prima del paese.
I Cà nova devono questo nome ad un’antenata , Ghitina, che rimasta figlia sola di 3 fratelli morti per accidente, ereditò tutta la fortuna del padre, un ricco possidente.
Ghitina aveva allora neanche venti anni ed il padre decise di far dono a lei e al suo fidanzato di una stupenda casa appena fuori del paese.
Da allora e per due generazioni la famiglia visse ricca e prospera nel lusso che il paese e il tempo poteva offrire.
A quel tempo si vendevano forte pellami, a Bra, e Guglielmo, il figlio di Ghitina, lavorava giorno e notte alla conceria del padre che da piccola e con due operai era diventata una grande industria sulla strada per la Riva.
La moglie gli aveva dato un figlio, Mariolino: nulla pareva potesse andare meglio.
Venne la guerra, e con la guerra soldi a palate dalla vendita dei pellami che l’esercito continuava a chiedere per le commesse militari.
La fine fu una benedizione per quasi tutti gli italiani ma non per i Cà nova, che esaltati dai guadagni perpetrati a spese della povera gente, cercavano con ossessione una via che li portasse ancora più in alto.
Fu l’esponente del nuovo partito fascista, tale Guerra, che lo convinse che a sostenere questo partito ci sarebbe stato da guadagnarne per tutti, in tutti i sensi.
“Voi ci date un milione ora, e questo milione negli anni noi ve lo daremo centuplicato.Parola.”
Basta, tanto disse che Guglielmo sborsò l’enormità ( persino Mussolini gli telefonò a congratularsi, dicendo ..”qualsiasi cosa abbiate bisogno…”
Quello fu l’inizio dell’ascesa che porterà i Cànova ad estinguersi quasi del tutto.
Gugliemo , come era prevedibile, finì a Roma e non ci mise molto ad adattarsi al lusso ed alla vita che la sua nuova condizione gli forniva.
Mariolino e la moglie Cetta preferivano restare in Piemonte, e lui nulla ebbe da obiettare.
“Non sapete cosa perdete “diceva sempre alla famiglia ed ai paesani che lo circondavano certe domeniche chiedendo di Mussolini e della politica.
Ma di politica Guglielmo se ne curava poco.
A lui bastavano le commesse che l’esercito continuava a domandare e della sua fabbrica di pellami che stava diventando la più grande in italia.
Passarono gli anni, e con essi la giovinezza di Mariolino che imparava ad andare in bici sulla Maino del papà, una delle bici più lussuose del paese e che usava di nascosto solo quando lui era a Roma.
Perché anche avendo ora la Balilla e un autista, non dimenticava nulla dei suoi possedimenti , nemmeno una briciola sfuggita ad una domestica nella cucina.
Arrivò la guerra, arrivarono altre commesse e Guglielmo era contento come mai.
“Questa guerra porterà ricchezza all’Italia, e a lei caro Guglielmo” continuava a ricordare crapapelata.
Purtroppo le cose iniziarono ad andare storte nel 1943.
Guglielmo perse d’improvviso ogni fiducia e altrettanto fecero i suoi operai nella conceria appena fuori del paese.
Prudenzialmente decise di spostare la moglie il figlio ormai prossimo alle armi in un casolare sperduto su tra i monti , mentre lui avrebbe affrontato la cosa “da uomo, sino all’ultimo”.
Così decise di morire quando una ventina di operai, capeggiati dal comando partigiano, lo costrinsero al muro contro le pelli stese ad asciugare.
Non volle vomitare parole contro al mare di insulti che gli piovevano, non voleva sprecare quegli ultimi istanti.
Come suo padre , e così il padre di suo padre, aveva creduto nell’eterna salita, in una rimonta che affondava le radici nel fondo dei secoli.
Stavolta era andata così.
Pazienza, pensava.
Chissà Mariolino.
Ormai erano tutti spianati contro di lui e l’unica cosa che gli venne facile fu un sorriso al ricordo di Mariolino allegro, che scorrazzava per il prato davanti a casa.
Poi basta.
Cetta la presero che andava a prendere il latte dal margaro.
Forse fu lui a fare la spiata.
Nemmeno si accorse del mitra che la freddava in mezzo alla strada.
Mariolino si salvò per miracolo.
A causa di un’otite era partito per fare delle cure ad Acqui terme e , chiuso nell’albergo e registrato a nome falso, con una barba così, era sfuggito ai rastrellamenti partigiani che pure erano stati minuziosissimi.
La guerra era finita.
La famiglia, il patrimonio, erano perduti.
Per fortuna , dopo i primi giorni di terrore e di insulti, era riuscito a rientrare nella vecchia casa ormai diroccata.
Aveva una morosa, Tilde, che pochi mesi dopo avrebbe sposato e nel '47 gli avrebbe dato una bella bimba, Rosa.
Le feste, i balli, la grande allegria erano per lui fonte di continua tristezza e malinconia.
Non eran più suoi quegli anni, ma si consolava con la bella bimba che prendeva le caratteristiche del padre.
Chiusa, taciturna ma molto furba e arguta.
Quando venne il tempo per tilde di andare in bicicletta, Mario pensò alla vecchia Maino.
Era ancora là, appoggiata al fondo del garage oltre la macchia d’olio, unico ricordo dei tempi della Balilla.
La guardò.
“Chissà cosa direbbe il vecchio” pensò.
Le gomme tenevano ancora , e la ruggine era l’unica testimone delle due guerre che aveva visto.
Con gioia e con rabbia, si recò dal ciclista , che fu colto da stupore nel vedere quel mezzo.
”Ma è ancora lei?Oh Dio Santo.Questa bici ha una storia.Ma sei poi sicuro?”
“Vai avanti.“è un lavoro lungo.vai a casa, torna stasera.”
“ No, voglio vedere.Cose mie.”
“Sei ancora a tempo.Pensaci.Se vuoi una bici da ragazza te la do io.Me la pagherai quando puoi.”
“No, mai chiesto sconti, mai chiesto crediti.Ho la bici.pagherò la modifica.”
“Come vuoi.Parati solo gli occhi quando saldo.”
Dopo un mezzo pomeriggio, tagliando e abbassando, la vecchi Maino prese un aspetto inconsueto.Nel prezzo Burdeis ci mise anche due vecchi parafanghi sciancati che aveva adattato alla bell’è meglio.
Il carter mancava e a nulla valsero le sue insistenze.
“Si farà furba.è sempre mia figlia, o no?”
“Quanto devo?”
“Mille lire.Va bene?”
Dalla tasca Cànova tirò fuori i due grandi biglietti piegati come si conviene a qualcosa che conta, e senza fiatare li presentò al ciclista.
“Non garantisco vada dritta.Provala.”
Senza fiatare e senza girarsi inforcò la bici e sparì oltre la caserma.
Era orgoglioso per ciò che aveva fatto, e pensò alla faccia della bambina quando avrebbe visto la sua nuova bici.
Passarono gli anni.
Rosa era diventata una bella ragazza, slanciata, e avendo studiato si era impiegata al locale ospedale.
Ora usciva con un medico e il padre, vedendo l’antica gloria dei Cà nova risorgere, osservava inorgoglito la fiammante spider con la quale il futuro genero veniva a trovare la figlia.
Ma non scordava quel momento nel quale tutto parve scomparire , e con esso anche lui.
Per questo , anche nelle fredde sere invernali, inforcava la vetusta Maino e con la mantella girava per il paese.
A quelli che lo indicavano, leggendogli la vita del nonno e del padre, guardava con mestizia, dicendo, ma non a tutti, “la ruota può sempre girare”.
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giovedì 10 luglio 2014
Maino 1944, dalla guerra con furore.
Chi mi conosce sa bene la mia passione per gli oggetti e le biciclette del tempo di guerra.
Tutto ciò che è cadmio e fanali oscurati mi trasmette delle emozioni indefinibili: certamente qualche ricordo della mia vita passata !
Tutto ciò per presentare questo reperto bellico di primaria importanza.
Dal 1942 in avanti sono pochissime le Case ciclistiche che ancora producono a buon ritmo : la Bianchi verrà bombardata nel 1943 e stessa sorte subiranno altre Case, altre chiuderanno in attesa di migliori eventi.
Stupisce quindi trovare impressa sui cerchioni di questa Maino la data 44 , anno che coincide benissimo col numero di matricola .
Dopo tante e tante bici , mai nessuna avevo trovato datata 43, 44 o 45.
Quelli sono anni bui e certamente chi faceva bici non si perdeva in finezze di punzonature come anni prima...
Ricordiamoci inoltre che questo è un anno nel quale la circolazione di auto moto e bici era strettamente controllata e il documento che allego ne è una testimonianza:
Quante bici saranno state assemblate proprio in quegli anni , magari a partire da telai più vecchi o fondo di magazzino!
Parafango bianco posteriore e cadmio , per questa alessandrina!
I cerchi sono da 28 pollici, profilo R e mozzi...cadmiati ma senza ingrassatore!
Una finezza: nipples in alluminio, certamente fondo di magazzino di qualche reparto corse!
Tutto è cosparso di porporina alluminio: a tutta prima pensavo a un rifacimento del dopoguerra, ma grattando qui e là, anche sui cerchi..noto il ferro vivo sotto!
Un po' come su certe moto prodotte in periodo bellico, quando tutto era cosparso di vernice utile più a proteggere dagli agenti atmosferici che ...a dar bellezza!
Particolare che denota lo stato di quel momento, è la testa forcella: dipinta di rosso, come su altre Maino, ma...ancora le colature su freni e forca!
Insomma, si doveva fare la bici, venderla ( sottobanco) e ....pedalarla!
Sui pedali, a corpo cadmiato compare la scritta GIRA: sicuramente anche essi fondo di magazzino della branca Girardengo-Maino!
Curiosa una pedivella, dove la stampigliatura Maino compare piu volte ribattute: fretta di guerra!
Completano il quadro un bel manubrio a leve rovesce Ambrosio , dalla presa sicura e sportiva.
Le leve rovesce comandano ganasce Universal Brev 361666 guarda caso..cadmiate!
Il gruppo luce non poteva che rispecchiare il 1944: cadmio per la dinamo Dansi e....oscuramento in ferro per il faro!
Questa Maino a molti sembrerà solo un vecchio rottame, ma oltreché all'appassionato di bici questo mezzo rappresenta una testimonianza storica di raro e indubbio valore anche allo storico, che grazie ai particolari sopra descritti può meglio capire quel particolarissimo periodo storico che sono stati gli anni 1943-1945: anni bui, incerti, intrisi di morte e violenza ma anche di valenti artigiani che sfidarono il tempo per dar dignità e foggia al loro lavoro.
Tutto ciò che è cadmio e fanali oscurati mi trasmette delle emozioni indefinibili: certamente qualche ricordo della mia vita passata !
Tutto ciò per presentare questo reperto bellico di primaria importanza.
Dal 1942 in avanti sono pochissime le Case ciclistiche che ancora producono a buon ritmo : la Bianchi verrà bombardata nel 1943 e stessa sorte subiranno altre Case, altre chiuderanno in attesa di migliori eventi.
Stupisce quindi trovare impressa sui cerchioni di questa Maino la data 44 , anno che coincide benissimo col numero di matricola .
Dopo tante e tante bici , mai nessuna avevo trovato datata 43, 44 o 45.
Quelli sono anni bui e certamente chi faceva bici non si perdeva in finezze di punzonature come anni prima...
Ricordiamoci inoltre che questo è un anno nel quale la circolazione di auto moto e bici era strettamente controllata e il documento che allego ne è una testimonianza:
Quante bici saranno state assemblate proprio in quegli anni , magari a partire da telai più vecchi o fondo di magazzino!
Parafango bianco posteriore e cadmio , per questa alessandrina!
I cerchi sono da 28 pollici, profilo R e mozzi...cadmiati ma senza ingrassatore!
Una finezza: nipples in alluminio, certamente fondo di magazzino di qualche reparto corse!
Tutto è cosparso di porporina alluminio: a tutta prima pensavo a un rifacimento del dopoguerra, ma grattando qui e là, anche sui cerchi..noto il ferro vivo sotto!
Un po' come su certe moto prodotte in periodo bellico, quando tutto era cosparso di vernice utile più a proteggere dagli agenti atmosferici che ...a dar bellezza!
Particolare che denota lo stato di quel momento, è la testa forcella: dipinta di rosso, come su altre Maino, ma...ancora le colature su freni e forca!
Insomma, si doveva fare la bici, venderla ( sottobanco) e ....pedalarla!
Sui pedali, a corpo cadmiato compare la scritta GIRA: sicuramente anche essi fondo di magazzino della branca Girardengo-Maino!
Curiosa una pedivella, dove la stampigliatura Maino compare piu volte ribattute: fretta di guerra!
Completano il quadro un bel manubrio a leve rovesce Ambrosio , dalla presa sicura e sportiva.
Le leve rovesce comandano ganasce Universal Brev 361666 guarda caso..cadmiate!
Il gruppo luce non poteva che rispecchiare il 1944: cadmio per la dinamo Dansi e....oscuramento in ferro per il faro!
Questa Maino a molti sembrerà solo un vecchio rottame, ma oltreché all'appassionato di bici questo mezzo rappresenta una testimonianza storica di raro e indubbio valore anche allo storico, che grazie ai particolari sopra descritti può meglio capire quel particolarissimo periodo storico che sono stati gli anni 1943-1945: anni bui, incerti, intrisi di morte e violenza ma anche di valenti artigiani che sfidarono il tempo per dar dignità e foggia al loro lavoro.
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sabato 1 marzo 2014
Maino catenelle
L’amico e grande appassionato Giambattista da Ventimiglia ci
stupisce di nuovo con un’altra magnifica bicicletta entrata nella sua
collezione, una Maino Supersport con frenaggio a trasmissione rigida interna e archetti
comandati da catenelle prodotta nella seconda metà degli anni 40.
Erano quelli gli ultimi anni nei quali le grandi Case facevano a gara per stupire la (
ricca) clientela e si ingegnavano a chi nascondeva meglio la tiranteria oppure
la studiava più meccanicamente interessante o complessa.
Pensiamo alle celebri Bianchi Impero, oppure alle Gloria con
frenaggi a tenaglia, passando per le Olympia anche esse con tiranti
bacchetta-tenaglia.
La Maino, dopo anni di produzione delle sue ben note
Supersport e Superlusso a freni a bacchetta interni, decise nel dopoguerra di
stupire con questo sistema a cantilever comandato da catenelle, un sistema che
ritroveremo molti anni dopo sulle mountain bike, comandato però stavolta da un comune filo d'acciaio .
Ottima la conservazione del color bronzo , che esalta l’eleganza
e la sportività del mezzo.
Sul manubrio è fissato il classico patacchino Maino con la
dicitura del modello , mentre le leve freno sono impreziosite dall’inserto in
ottone marcato Maino.
Completa la bicicletta l'elegante campanello firmato Maino.
Un capolavoro di eleganza e di stile difficilmente imitabile
che ancora una volta dimostra la bravura dei Piemontesi nell’arte della
bicicletta!
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giovedì 8 marzo 2012
Partigianissima: Maino Supersport 1941
Un giovane di nome Thierry mi scrisse anni fa.
Ritrovò la bici del nonno, partigiano, che era ferma in garage dal 1997.
Bici strana, tutta la freneria era interna.
Dalle foto capii subito che era di casa alessandrina, Maino.
Trovammo un accordo e la bici passò da Pordenone al Piemonte.
Lo stemma davanti però, era rovinato:
"Lo rigò il nonno, quando in tempo di guerra cercavano un partigiano su una Maino..e allora non pensò meglio che rendere irriconoscibile la scritta.."I parafanghi e il carter originali hanno lasciato il posto ad altre unità in ottone e acciaio, molto leggere e sportiveggianti.
Ancora la decalca sul tubo discendente, ancora il mozzo anteriore flangiato alluminio.
Modello supersport, forcellini sportivi dietro e alluminio qui e là, come sui tiranti dei freni, sui mozzi.
Manopole e manopolini in osso, un bel 1941 sulla ghiera del movimento centrale.
Pedivelle e pedali Maino originali a gommini bianchi.
La strada è buia? Un bel faro Lince con regolatore di fascio luminoso nel disotto, si sà mai.
Le salite son dure?
E allora un Simplex Campione del Mondo ci alleggerirà la fatica (poca, la bici è leggerissima).
Non una bici da catalogo, ma qualcosa ricco di storia e fascino.
Non bella come uscì dalla fabbrica, ma bella come gli anni ce l'han tramandata.
Da poco ho terminato il restauro della Impero Bianchi: bellissima, impeccabile, per carità.
Ma un carro armato al confronto: il doppio di peso, la metà di maneggevolezza.
Senza contare l'emozione della sua Storia.
Questa primavera la Bianchi non s'offenderà certo se saprò a chi preferirla.
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lunedì 14 dicembre 2009
Maino 1953: in vendita o scambio!

In genere non uso questo spazio per annunci o similia.
Ma questa maino merita anche un po' di luce, per la sua storia.
E siccome decido di separarmene poichè tutto non si può tenere, voglio prima parlarne un attimo qui.
Il vecchio proprietario mi dice 1953 l'anno di acquisto, quando nacque la sua unica figlia.
Da allora è sempre stata tenuta "come un bombone" e usata anche dalla moglie per andare al mercato, quando non veniva usata per andare alla CMB, vecchia fabbrica Braidese poi fallita.
Me lo ricordo da bambino , Giuàn, passare col toni (tuta da lavoro qui in Piemonte)e la merenda sul portapacchi, sfrecciando tra le auto al lavoro.
Le gambe non ci sono quasi più ora, e la bici da qualche anno reclama uso.
Uso che i miei mille impegni non mi permettono , ma che auguro a qualcheduno amante del Marchio alessandrino.
Tutta come in origine, mozzi, pedivelle , tutto marcato Maino.
Solo la sella è stata sostuita, quando quella vecchia "perdeva i tòc".
Ripulita e ingrassata a dovere, fila come una sposa.
Se interessa, o se volete barattarla con altre bici, scrivetemi alla mia mail a.galeasso@libero.it
Con l'augurio, mio e di Giuàn, che torni a rullare presto da qualche parte.
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venerdì 17 luglio 2009
Ultime nubi

Sono da troppi anni che il clima è scuro e grigio, forse anche a causa di ciò il telaio in tubi leggeri ha preso questa tinta.
Come potrebbe essere altrimenti, in quei giorni di sbando?
Eppure alla Maino non si perdono d'animo , e montano le cose rimaste, telai, forcelle, manubri, cerchi.
Non importa che i pezzi non siano proprio corretti, l'importante è correre e scappare, agire.
Cerchi r su una sportiva?ma anche si, però marchiamoli,44, perchè qualcuno possa ricordare che anche in quei giorni tenebrosi si pensa alle cose più allegre.
E coloriamo di rosso la testa della forcella, perchè rosso è il sangue che scorre in questi giorni, troppo.
Parafango bianco come di obbligo, far oscurato e via!, una missione partigiana o solo la fidanzata lontana su una collina, un profumo che non si sente da troppo, forse sarà l'ultima volta.
Chi può dire "domani" in giorni come questi?
E la Maino fa sognare , ti porta e pedala e tu pedali e speri,speri che domani ci sia, e che sia bello per tutti, non importa se parla tedesco o italiano.
Mi piace saperla intatta anche oggi,con i suoi segni terribili.
E se tra le tante foto ho scelto la più scura, un motivo c'è.
Lei è nata tra nubi, le più scure.
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sabato 31 gennaio 2009
Mandrogna

La nonna mi diceva sempre di non fidarmi di quella ragazza di Alessandria.
"Non fidarti mai dei mandrogni" mi diceva sulla porta da buona langhetta.
La fidanzata poi sparì, ma non il mio amore per le belle mandrogne.
"Cicli Risotti super Lusso, Incisa" è scritto sul tagliavento in bachelite di questa bella mandrognina.
Quando vidi sotto la neve e la luce fievole di quel cortile i suoi forcellini sottosella e la curva del telaio squisitamente Maino, decisi comunque che doveva essere mia.
Solo quella R del portafanale e una forcella del commercio mi misero in guardia.
E i pedali con la sigla GMA.
Mal che vada troverò una forcella originale, mi dissi.
Magari il bandito Maino voleva mantenersi in incognito, sui pedali.
E invece no, vatti a fidare di 'sti alessandrini.
Mozzi Risotti originali, con oliatore.
Cerchi da 26 x 1/2 ballon.
Sella in vero crine di cavallo.
Guarda cosa ti combinano da un telaio maino e parafanghi con costolatura cromata!
Liscia e scorrevole come l'olio, è in attesa ora di trovare il compagno .
Chi ne sa di più?
Nell'attesa non azzardo uscite impegnative.
"Mai fidarsi...."
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