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sabato 18 luglio 2026

L' ombra delle farfalle ,un restauro che cambia la vita

A breve sarà edito il mio ultimo romanzo," L' ombra delle farfalle" . Il protagonista , un ingegnoso ingegnere sull'orlo di una crisi esistenziale, incontra un mattino un ciclista restauratore che si prenderà cura della sua bici elettrica a patto che ...una vecchia Bianchi del '49 ..riprenda vita! Potrà questa inattesa avventura mutare il corso dell' apparente inamovibile destino del protagonista? Quanti di noi hanno ridimensionato le proprie vite o, almeno, i propri weekend grazie ad una bici in restauro?Consigliato quindi a tutti ,ma in particolar modo a chi da poco o..da tanto... si diletta nei restauri .A presto in libreria auspicando ottime recensioni !

martedì 18 gennaio 2022

Franzosa:Automoto 1910

Lo ammetto, con le estere non ho mai avuto chissà quali rapporti... Nazionalista ( su certi aspetti), ho sempre trovato giusto e sacrosanto preferire il prodotto italiano. Eppure..eppure.. Questa Automoto giaceva mesta e scopertonata in un annuncio, dotata però del suo faro a carburo. Automoto: tutto tranne una bicicletta, verrebbe a pensare dal nome! Impietosito, decido di portarla a casa e studiarmela un poco... La geometria è slanciata, il manubrio impone un'andatura eretta che conferisce stile ed eleganza alla ciclista più sparuta. Parliamo del restauro! La vernice,ancora presente, ha resistito agli oltre cento anni di intemperie, anche se la serie sterzo ...chiede pietà dopo i mille e mille scossoni... I cerchioni, come da migliore tradizione d'oltralpe, presentano la classica targhetta con inciso il nome del produttore.
All'anteriore mozzo enorme FN , al posteriore mozzo contropedale ( al limite dell'usura ). Siccome Totò recitava che "la prudenzia non è mai troppo", fu posto , forse più avanti, un pratico freno fascettato sempre alla ruota posteriore che compie ancora oggi il suo egregio dovere. Nel tempo uno dei parafanghi , probabilmente il posteriore,ha ceduto il posto ad un fratellino meno concio e ugualmente protettivo...
Manopole in legno con anello di fissaggio, campanello enorme e straordinariamente effice. In Italia questa sarebbe stata classificata a buon rigore come balloncina, montando ruote da furgone 26 3/4, molto comode. Ovviamente, da buon meccanico ciclista d'antan..non si butta nulla! Entrambi sono stati recuperati con tecniche antiche ..in modo da poter rullare ancora con qualche sano scossone anti addormentamento! Sicuramente non sarà la Automoto più completa e corretta della terra, ma come esperienza culturale e ciclistica credo sia valsa la pena studiarla e darle nuova vita.
E se la notte si farà buia...sotto col carburo!

domenica 19 dicembre 2021

A volte ritornano: Gloria mod. B 1936

 Per chi mi segue ed ha memoria buona, alla vista di questa Gloria ricorderà senz'altro il post di qualche anno fa.

Ero più giovane, correvo ancora sulla Tigra bruciando autovelox e inchiodavo per caricare bici arrugginite dai rigattieri.

Una di queste, era lei.

Affascinante nella sua polvere e nella sua ruggine che le conferivano una grazia tutta sua, mi ha tenuto compagnia per qualche anno nell'angolo della boita, ammiccando sorniona dal suo bel cipollone.

Ed io ogni volta a guardarla, dirle che si, c'era anche lei, l'avrei fatta passare sul banco chirurgico, avesse solo un po' di pazienza, perdio!

Poi, come sempre accade, un mattino me la ritrovai sempre lì, ma con uno sguardo diverso, quasi offeso.

Diamine, queste vecchiarde! Sanno ben loro come farsi prendere!

Mi ha fatto sudare e tribolare parecchio, questa Gloria. Tutto era arrugginito e bloccato, parafango posteriore sbrindellato e carter con elegante codino a cerniera...quasi tutto scollato!

Con calma e pazienza ho dovuto saldare ad ottone e ritrovare perizia nell'uso dei vecchi rivetti: alla moda vecchia, sia mai il contrario !, ogni cosa è andata al suo posto.

Quasi tutti i raggi erano corrosi dalla ruggine e con calma certosina, nei pomeriggi di afa e soffoco, ho provveduto a ri-raggiare i mozzi Gloria ad ingrassatore con settanta e due nuovi- vecchi  raggi .

Dovendo riverniciare il carter risaldato, ho optato per un lieve lifting che conservasse la vernice rimasta e che desse comunque una patina vissuta alla più che ottuagenaria.

Particolari esaltanti : freno interno anteriore, dadi col logo Gloria smaltato di gran lusso, e, udite! udite!, forcellino tipo corsa !

Provata su strada, ha superato l'esame alla grande, dimostrandosi snella e silenziosa, davvero molto filante.

A presto dunque per nuove avventure!




martedì 29 agosto 2017

umberto dei A1 bis Turismo 1924: bollo pagato!

Nella vita ne ho fatte di cose, penso spesso.
Cose belle, cose stupide, cose folli.
Come portare a casa 17 bici, in due viaggi.
Con la macchina carica all'inverosimile, la gente che ti guarda storto e la fidanzata che forse non ti guarderà mai più.
Invece no.
Tutti sono ancora al suo posto:
Io con la mania delle bici, la fidanzata che si è rassegnata, il venditore che si gode ancora il ricavato della vendita della ruggine e..i passanti che continuano a passare.
Tutte quelle bici le ho prese per una sola: lei.
" Ma io voglio solo quella..."
"No, o tutte o nulla..."
"Ma sono tante..."
"E tu fanne cosa vuoi..coricati vicino se credi..."
 Ha atteso molti anni perché era davvero malconcia e toglieva la voglia di metterci mano  persino  ad un restauratore matto come me.
Poi, un giorno, durante il trasloco, l'ho vista in cantina.
Triste, malinconica, senza speranza.
Come quando la vidi la prima volta, sotto un portico in mezzo a tanta di quell'immondizia che faceva male al cuore.

Umberto Dei: A1 bis Turismo, 1924.
Modello di base di una schiatta che durerà sino ai primi anni 60.
Chissà come l'avrà decantata il venditore, prima di incassare i bei quattrini che valeva ...
" Provi, signore, provi  e poi mi dica...Bollo pagato per il 1924 incluso nel prezzo.."

Svitol, ne ho usato poco: tutti i dadi scorrevano meravigliosamente bene, e la nichelatura sopravvissuta è stata ben oltre le mie aspettative.
Qualità eccezionale, robustezza.

Bici vissuta questa: il proprietario, per chissà quale ragione, ha pensato bene di segare i fermi degli archetti saldati alla forcella, sostituendoli con due fascette roller.
Son stato indeciso: in fondo bastava tagliare e saldare.
Ma che senso avrebbe avuto? Cosa mi avrebbe detto poi la bici?
No, lasciare come è, smontare, pulire, smerigliare e stop.
Infatti la bici frena che è una meraviglia e scorre sul rosolio.
Non nascondo che la sto usando ogni sera e che ogni volta mi ripaga con una silenziosità ed una scorrevolezza in salita che pochissime bici vantano.
Alcuni decantano le Dei Imperiale come le migliori bici, le più scorrevoli.
Provino una di queste , i signori, e poi...mi dicano.

sabato 22 novembre 2014

Bianchi Sabina 1934, un'anima persa

Sabina giunse anni fa in seguito ad uno scambio.
Era lustra, bella, fin troppo.
Ai miei occhi non saltarono all'occhio i parafanghi e il carter anni 50.
Il resto c'era.
Riverniciato, ma c'era.
Passano gli anni, alcuni cadaveri donano gli organi fondamentali e..voilà.
Un'anima persa si è ritrovata.


Bella come può esserlo una signorina di 80 anni.
Con dettagli gustosi, come il piccolo oliatore marcato Bianchi.


Forse più affascinante di allora ( gli anni donano al viso un'aura che solo i vecchi sanno).
I suoi copertoni ballonetto scorrono come allora su mozzi Bianchi a ingrassatore, scritta corsiva.
I pedali sono sempre i suoi, dei trombetta  Bianchi  che saran meno gustosi del gradevole ortaggio, ma scorrono bene assai ed è un piacere calcarli.

Qualche accessorio, un vezzo gradito.
Il fanalone Bosch spara che è un piacere, e la dinamo, Bosch anche essa, riesce ad accendere voglie anche al fanalino incorporato nel lucchetto retrostante.


Cavalletto Trionfo torino, in zama.

Il manubrio pare fatto ieri e anche il bel patacchino smaltato tipico delle Bianchi lusso di quegli anni, Dio sia Lodato, è al suo posto.


Il carter mi fece tribulare non poco, quel disco a doppio giro di cromo era una favola così bella quanto rara, ma anche lui è voluto esser presente alla rimpatriata.

Una Langa  di mezzo sole, una mezza salita.



.
Una visita  al camposanto poco sopra, un saluto  alle mie origini.
Pare a suo agio nel brecciolino in mezzo alle tombe.
Per decenni l'anima ha vagabondato, spersa.
La luce di questo giorno, la ritrova più bella e più degna, pronta alla sfida del secolo che si avvia.



Semper adamas,  Sabina!



domenica 16 novembre 2014

Derelitta, bianchi S bis 1928


Dicono che di noi, dopo la morte, sopravviva l'anima.

Dagli oggetti, spesso, questa scompare a causa degli anni e dell'incuria dell'uomo.

Ciò accade più che mai per questa Bianchi S bis del 1928, che fu un tempo macchina meravigliosa e desiderabile.

La ruggine ha invaso tutto, probabili anni e anni di pioggia intense..

Il telaio ha preso una bella botta e pure la forcella pare ubriachella nel suo percorso.


l'archetto freno anteriore coi pistoncini piccoli sono stati barbaramente tranciati e hanno lasciato il posto ad un economico e comune archetto, che scorre su leveraggi saldati ad hoc.

Sopravvive un solo pistoncino, piccolo come di uso fino al 1930.



Manubrio del commercio e parafanghi orrendi anni 50.



Del carter manco più l'ombra..resta di buono la guarnitura e il  mozzo anteriore a 36 raggi Bianchi.



Che dire?



Difficile ma non impossibile il recupero di questa reliquia...il telaio danneggiato e l'infinità di parti mancanti rendono arduo il restauro, ma non demordo: più di una volta sul mio cammino altri relitti miracolosamente scampati al tempo hanno donato gli organi vitali per riesumare una sorella...

Al tempo l'ardua sentenza!

giovedì 4 ottobre 2012

R di rola, R di ruggine.



Ti risveglio dopo un sonno di quasi 50 anni.

Non ti ha donato molto tutto questo riposare, ruggine, ruggine, ruggine.

Eppure hai un fascino che non so spiegare, mi colpisci come una bella ragazza e non so stare senza guardarti, mentre il tuo padrone spiega e spiega per carpirmi quell’obolo in più.

Che pago senza fiatare perché sono estasiato dalla sella, dalle cuciture, da copertoni come non se ne vedono più da mille anni e non ho il coraggio di togliere quella polvere che ti avvolge come un’impermeabile.

Tu sei il simbolo di anni passati, mi sembra un delitto addirittura rimuovere quella patina per avere conferma della tua origine: Rola, torino.


Dovevo ben immaginarlo, penso strizzandoti gli occhi: quel giroruota posteriore, quel mozzo, quei dadi…mi avevi ben abbagliato là sotto.

Passo davanti a te, nel mio garagino: penso , è giusto smontarti, restaurarti?

Perderai qualcosa, lo so già.

Come quei due amici matti come me per la ruggine che hanno una bici da corsa nel tuo stato, e non la restaurano e fanno bene, perché quello è il fascino.

Correnti di pensiero.

Forse un giorno vorrò smontarti, capirò che vuoi correre, che sei triste messa così.

Per ora ti godo con le rughe del tempo, con i segni che dicono che tu sei una bici davvero vecchia ( anziana, pardon) .

Queste, a mio avviso, sono le Vere bici d’epoca, queste quelle che ricordo da bambino circolare con gli anziani ai mercati della frutta.

Quelle gemme, quella ruggine, quei fanali enormi e dinamo ottonate vecchissime.

Le bici che circolavano per davvero e potevi incontrare a qualsiasi angolo, ai Bar.

Forse sei solo la proiezione di un ricordo, una rievocatrice di pensieri.

Forse pensi che son matto, che dovrei smontare sabbiare riverniciare e correre.

Magari più avanti, senza fretta.
 

giovedì 22 marzo 2012

Gerbi Boasso: dalla ruggine con amore.


Giaceva senza speranze accatastata a un mucchio di ferraccio senza forme.
Spiccava il suo rosso, contro i lamierati di lavatrici e portoni.
Per tutti, era solo più un dieci chili di ferro da pesare e fondere.
Per me, una Bicicletta.
“Ma sei sicuro che la vuoi?”
“Sicuro.”
“Chissà di che marca era?”
“Marca Risu.” (Tradz.Marca Ruggine)
“Mai sentita.”
“Dalle mie parti ne girano, parecchie
.” risposi serio, ma non troppo.
Caricatala con maggior cura del solito, non potei non notare carter e parafanghi sottili come carta velina e ormai prossimi alla rugginosa putrefazione.
Restò con me.
In un angolo.
Ogni tanto, mentre passavo, chiaccheravamo.
Lei, nel suo indolento e muto esistere, che mi raccontava di abbandono e bei tempi, mi comunicava ancora voglia di vivere, correre.
Fu una sera, alle 20,23 che la sentìì mormorare:
Si fa!”
“Si fa!”
risposi io.
La Impero e la Maino mi guardavano dall’alto della loro boriosa superiorità blasonata, giudicandomi pazzo, forsennato, innamorato.
Smontarla non fu facile: porto ancora i segni sulle dita delle trapanate violente, delle smolettate acide, ma necessarie.
Chissà chi avrebbe creduto tanto in te?
Chi avrebbe visto sotto quella coltre marrone ciò che io immaginai forte, sicuro?
I capelli e le narici ti respirarono, o meglio respirarono ciò che di te non poteva più restare e doveva scomparire.

Gli occhi ammiravano ammaliati quel Rosso che voleva tornare a rilucere, orgoglioso.
Una pedivella mi disse Gerbi, le decalche “Boasso, Baldichieri”.
Poco importa se tu nascesti dell’una o dell’altra casa: tu c’eri, e il tuo esistere tornava ad essere un vigoroso Essere.
Persi due sere sui pedali, tant’erano inchiodati.
Ora rullano sul rosolio, e questa è soddisfazione.
Mi son divertito insieme a te a ricostruire parafanghi, improvvisato battilastra e Ribattinatore.
Hai gioito nel vedere le coperture da ¾ tornare su quei cerchi spazzolati .
Ti godrai il portapacchi, che accoglierà una cassetta in legno e magari delle trappole per topi, o del cibo.
Come vorremo.
Ci siamo emozionati , quando montata la catena e il carter, alla prima pedivellata, solo lo scorrere dei rulli abbiamo udito.
Come mille anni fa, chissàdove, per chissàchi.
Torneremo a pedalare assieme, questo è certo.
Sulla tua sella in cuoio io, sui tuoi copertoncini, tu.

sabato 8 gennaio 2011

Macchina da guerra




Qualcuno ricorderà un mio vecchio post in cui descrivevo la scoperta di nobile ferraglia, avvenuta in montagna(dalla montagna con amore).
Una di queste, rivisitata in questi giorni, scopro non essere la Star che credevo ma una.....Irack.
Nome sconosciuto ma....tristemente rassomigliante a quell'Iraq a tutti noto.
Non bastasse, un bel colore verde ..quasi militare.Mah?
Di certo combattè le sue battaglie, su e giù dalla montagna , con in groppa qualche baldo margaro che si avventurava nella piana.
La cosa che mi colpì da subito furono i forcellini posteriori, tipo corsa, con un bel giroruota originale con tanto di galletti in ottone.
Dopo una sommaria lettura, avevo scambiato la scritta Irack con...Star!
Succede, ma nel ripulirla meglio, mi accorgo di quanto ovunque sia stampigliato il curioso marchio: mozzi, guarnitura completa, addirittura...la catena!!!!
Se il telaio tradisce la sua origine corsaiola (a proposito, sotto la scatola della guarnitura spicca un bel CA C..corsa competizione???), a comandare la macchina provvede un bel manubrio Bowden con impianto frenante della stessa casa Inglese.
Pedali in ferro , a sega, senza marca alcuna.
Solo il parafango posteriore era sopravvissuto, stretto, tipo maino.
Non essendoci più l'anteriore, ho pensato di far risaltare l'anzianità e...la vocazione corsaiola...togliendoli del tutto, nella speranza di trovarne un analogo anteriore.
Solo una manopola in cartone parla: Colombo, Diano MArina.Un rivenditore?Un grossista?Mah?
Aspettiamo la primavera per provarla insieme alle altre ...anta sorelle in attesa!!

mercoledì 8 settembre 2010

Unte ( e bisunte).



Un amico mi scriveva ier l'altro chiedendomi per l'ennesima volta , lui come altri, perchè io restaurassi come restauro.
Senza vernici o filetti nuovi e cromi e via dicendo.
Smontando e ungendo e bisungendo all'inverosimile.
Lasciando ruggini e righe e velando con vaselina sterile o grasso.
Pantaloni bianchi lontani da me!
Un po'tutti quelli con cui ho parlato, conoscono il mio modus operandi.
Condiviso o meno, ma in cui credo ciecamente.
Vi racconto un aneddoto gustoso.
L'anno passato, dopo aver speso del buon tempo nel riportare su strada una Dei Oro, a mio avviso un buon conservato, giunge serafica mia nonna.
"Questa meriterebbe secondo me, quando la sistemi?"
Ecco, in questa ingenuità c'è tutto lo spirito di chi a volte osserva e ancora non sa.
Una quindicina di anni fa restauravo forte i motorini.
Prendevo smontavo scartavetravo verniciavo rimontavo.
Un giorno a un mercatino mi imbatto in un modello simile a quello che avevo appena finito, un Torpadino del 62.
Commento al proprietario che ne possiedo uno identico, ma più bello, riverniciato, cavolo!
Lui, serenamente, commenta che sì, la vernice nuova è una cosa, ma quella vernice è proprio quella che ha visto trascorrere gli anni 60 e 70, ha resistito all'inquinamento alla pioggia e all'incuria.
Merita ucciderla ora, freddamente?
Oppure occorre valorizzare ciò che il tempo ci ha concesso?
Tanto disse che lo comperai, per farla breve.
Identico con le bici.
Merita distruggere quelle meravigliose sbavature sulla canna dovute a milioni di sfregamenti che ci parlano di lavoro e sudore?
Merita annullare con una cromatura nuova i segni dei quintali di pacchi e merci passati sui manubrii, tra i punti di rugginella e cromo, che ancora scodinzola festoso alla vista di una pagliettina?
Merita barattare con selle bellissime e inglesi quelle Robur o Aquila o Poltrona che hanno portato le terga dei nostri vecchi a fare ciò che noi siamo ora?
Io tremo dall'emozione quando vedo un bel conservato, meno quando contemplo un ottimo restauro.
Merita rovinare le tracce di quei filetti che hanno corso per chilometri sui cerchioni delle nostre amate?
Perchè il conservato emoziona genuinamente, spartanamente.
Come un bel pane salame e vinello al confronto del più raffinato gourmet.
De gustibus non est disputandum.
Penso alla bicicletta della buonanima del mio prozio, fu partigiano.
Quella bici non ha più corso dal 1945 al 2007.
I mozzi portano ancora la polvere che si posò durante le fughe.
Il carter è tagliato , e quel taglio è fretta e disperazione(la disperazione impone dei doveri).
Chi avrebbe il coraggio di ripulire e mettere a nuovo una Storia?
Non di tutte le bici sappiamo la storia, ma ciò non toglie che ne abbiano una.
Da rispettare.
Valorizzare.
Tramandare.
Quanti restauri integrali hanno distrutto per sempre segni che erano simboli di un'epoca?
Conservando non si corre questo rischio.
Al limite lasciando ruggine, perchè se un oggetto ha quasi 100 anni, deve dimostrare i suoi 100 gloriosi benedetti 100 anni.
Se rifatta a nuovo, chi può dire se davvero ha 100 anni oppure è una replicaccia fatta nel 2009??
Certe ruggini non si creano in due anni(apparte sulle bici di oggi).
Ecco,a tal guisa concludo con la frase di un celebre esteta,che vuole essere l'emblema della mia filosofia:

"Il falso può assumere qualsiasi forma, bella o brutta, l'Autentico una soltanto".

lunedì 30 novembre 2009

Nosografia


Un fugace scambio di battute sul post precedente , mi porta a riflettere ancora una volta sul perchè del collezionismo, in questo caso di biciclette.
L'amico mi diceva di collezionisti con bici e bici ammassate su cui nessuno probabilmente metterà le mani.
Io sono tra questi, anche se sulle mie, le mani, le ho messe.
Su tutte.
E ce le metterò, in futuro.
E le userò.
E troveranno degna locazione, forse museale, se la vita me lo concederà.
Concordo appieno sul concetto di patologia: c'è del malato, nosograficamente parlando, nel raccogliere con una certa ostinazione e sistematicità, oggetti che differiscono tra loro per minime variazioni.
Di bici, in teoria ne basta una.
Al massimo due, se anche la moglie viene con noi.
Io mi trovo ad averne quasi 200.
Oltre a quasi altrettante motociclette.
Scrissi qualche tempo fa la mia considerazione esistenzialista sulla faccenda (è il mio credo).
Oggi posso aggiungere, oltre a ciò, la questione didattica.
Per me un oggetto, oltre all'indubbio lato pratico, rappresenta una forma di investimento didattico .
Quando iniziai a raccogliere bici, non sapevo alla perfezione ciò che raccoglievo, ma lo mettevo da parte, in attesa di documentazione, o altri modelli per raffronto.
Avendo ora di alcuni modelli la collezione completa, posso riflettere sulla storia di una Casa, le modifiche a cui son state sottoposte nel tempo.
Questo è ciò che io chiamo cultura.
Se poi tutto ciò si può trasformare in un investimento di moneta, tanto meglio!
è quando vale solo l'ultima cosa che il collezionare perde importanza.
La mia smania la definirei quindi in senso lato possessiva: bramo possedere cultura, condividerla(le foto su flikr, questi post..).
Condivido la necessità di manutenzione , mai detto il contrario.
Ma lavorando da mane a sera su questioni altre che riguardano l'umana sfera , trovo appena il tempo per l'ordinaria manutenzione, che comunque mi porta alla fine a poter utilizzare tutte le mie creaturine , con una certa sicurezza.
Verissimo, la ruggine va combattuta, sempre.
Anche se io la vivo maggiormente come un plusvalore, quando minima, che il tempo e la Storia hanno posato perchè quell'oggetto ci dicesse: io ho vissuto.
E che in taluni casi trovo delittuoso distruggere a suon di sabbiature, ferox, vernici e chi più ne ha più ne metta.
Ma qui la parola si perda, e faccia luogo a un salutare suon di spazzola e stridor di viti...