Fa freddo eppure qualcosa da fuori mi chiama.
La luce del primo crepuscolo balugina incerta sopra i tetti di Bra e lo sguardo di mia madre mentre infilo sciarpa e guanti vale già la strada che farò.
" Col freddo che fa" mi dice.
Sorrido.
Guardandole appese sorrido imbarazzato ma, dico davvero, è dalla sera prima che sento di volerla pedalare.
Sudando come un dannato scarto almeno 8 biciclette prima di togliere dal gancio la vecchia Lygie.
" Freni a tenaglia, gomme giù.." penso .
Una bella gonfiata e qualche pacca di straccio le ridanno il bel vigore che ancora sa offrire.
Uno dei pochi restauri non miei, ma ben fatto: qualcosa da rivedere c'è, più avanti. Magari in primavera, penso, mentre già il viale si fa sotto e le prime luci delle auto sfrecciano anonime verso chissà dove.
Pedalo e so già che andare a fare la commissione è solo una scusa e so ancor meglio come allungare a bella posta il tragitto.
Mille anni che non pedalo eppure la gioia è sempre lei; solo la fatica si sente : gioia pur essa.
Gira che ti rigira tra i dedali che ho amato e ancora desidero finisco sempre al vecchio mercato del bestiame, dove da piccolissimo osservavo le vecchie bici appoggiate alle traverse e mi specchiavo nelle gemme impolverate misurando la mia piccolezza rispetto ai copertoni altissimi.
" Ero piccolo" penso appoggiando la Lygie.
Mi siedo.
Intorno molto è cambiato e molto cambierà ancora, ma se qualcosa vorrei conservare è proprio quella piazza con la terra e i giocatori di bocce e anche le bestemmie e le cappelline d'estate e le canottiere sudate.
Paesani muoiono a frotte e nuova gente e nuove culture prendono piede nella città: il mondo fila così.
Pure, perché tutto scorra senza rancori e senza troppe rabbie, qualcosa dovrà restare, qualcosa che dia senso e continuità a ciò che fummo per farci migliori e più fermi in ciò che saremo.
Queste e molte altre cose ho pensato, pedalando dopo i cinque minuti di allegra nostalgia sotto quel portico di cemento, tra la polvere ghiacciata di una piazza che non muore.
La bicicletta di queste cose se ne infischia altamente e scorre lieta sugli asfalti in pendenza che mi riporteranno a casa, sudato .
Mia madre, compassionevole, studierà con un'occhiata i miei sudori e, porgendomi qualcosa di caldo sarà lesta a dirmi: gira che ti rigira.
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venerdì 8 febbraio 2019
giovedì 17 ottobre 2013
Legnano 1923, i miei primi 90 anni!
Presento quest’oggi una Legnano davvero molto vecchia, senza dubbio tra le più vecchie conosciute al momento ( numero di telaio 60000 circa).
Quando la vidi pensai alla mia da signora del ’25 e che questa sia del 1923, credo le andrà bene: insomma, in genere è sempre il marito ad esser qualche anno più stagionato, o no?
Conservatosi peraltro benissimo, questo maritino di casa Bozzi: mozzi, pedivelle, cerchioni e manubrio, tutto originale.
Analizziamo con calma i particolari più ghiotti.
Il manubrio, presenta la particolarità delle leve esterne rivolte verso il guidatore, con un complesso sistema di rinvii per il freno anteriore.
Da notare anche come gli archetti poggino su due battute saldate al telaio, infulcrate direttamente dal bullone del gommino freno, il quale, conico, va a
scorrere all’interno di essi in maniera sorprendentemente fluida.
Il patacchino è un omaggio allo stile Liberty imperante in quel periodo:
Legnano- Bozzi, ma anche un po’ di rèclame alla Pirelli non guasta !

Felice periodo di pubblicità semi-occulta!
Manopole e manopolini sono in corno d’osso lavorato.
Le ruote sono da 28 x 1/3/8 , da 670 mm, montate su mozzi “Legnano” a 32 fori l’anteriore e 40 fori il posteriore.
La ruota libera è dell’inglese Perry con oleatore a lancetta.
I parafanghi sono a schiena d’asino.
Questa macchina nasce senza il carter catena, ma già in tempi antichi, forse
addirittura negli anni ’20, è stato montato questo carter a pistola molto sottile che i meccanici chiamavano ”di riparazione”.
Esso consente di montare anche in presenza di guarniture da corsa, come questa, e garantire così adeguata protezione ai calzoni del pilota.
I pedali non sono quasi sicuramente gli originali, anche se sono quelli che ho trovato montati: a 6 gommini, bianchi, come la migliore tradizione Legnano.
Originariamente dovevano essere a sega in ferro, provvederò a montarli appena..li troverò!
Infine, la sella è una Mercurio in cuoio montata su molle: in pratica una transizione tra la moderna sella a molle che consociamo con copertina in cuoio o similpelle e quelle più antiche con corpo a riccioli.
Questa bici è stata, a mio avviso, rinfrescata da un ciclista molto bravo negli anni ’40, che ha provveduto a mettere anche una decal a coppale sul tubo discendente ( nell’anteguerra si usavano quelle piccole con Alberto da
Giussano).
La patina del tempo ha fatto il resto ed oggi questa signora ( pardon, questo
marito) porta con eleganza e fascino i suoi primi…90 anni!
Quando la vidi pensai alla mia da signora del ’25 e che questa sia del 1923, credo le andrà bene: insomma, in genere è sempre il marito ad esser qualche anno più stagionato, o no?
Conservatosi peraltro benissimo, questo maritino di casa Bozzi: mozzi, pedivelle, cerchioni e manubrio, tutto originale.
Analizziamo con calma i particolari più ghiotti.
Il manubrio, presenta la particolarità delle leve esterne rivolte verso il guidatore, con un complesso sistema di rinvii per il freno anteriore.
Da notare anche come gli archetti poggino su due battute saldate al telaio, infulcrate direttamente dal bullone del gommino freno, il quale, conico, va a
scorrere all’interno di essi in maniera sorprendentemente fluida.
Il patacchino è un omaggio allo stile Liberty imperante in quel periodo:
Legnano- Bozzi, ma anche un po’ di rèclame alla Pirelli non guasta !
Felice periodo di pubblicità semi-occulta!
Manopole e manopolini sono in corno d’osso lavorato.
Le ruote sono da 28 x 1/3/8 , da 670 mm, montate su mozzi “Legnano” a 32 fori l’anteriore e 40 fori il posteriore.
La ruota libera è dell’inglese Perry con oleatore a lancetta.
I parafanghi sono a schiena d’asino.
Questa macchina nasce senza il carter catena, ma già in tempi antichi, forse
addirittura negli anni ’20, è stato montato questo carter a pistola molto sottile che i meccanici chiamavano ”di riparazione”.
Esso consente di montare anche in presenza di guarniture da corsa, come questa, e garantire così adeguata protezione ai calzoni del pilota.
I pedali non sono quasi sicuramente gli originali, anche se sono quelli che ho trovato montati: a 6 gommini, bianchi, come la migliore tradizione Legnano.
Originariamente dovevano essere a sega in ferro, provvederò a montarli appena..li troverò!
Infine, la sella è una Mercurio in cuoio montata su molle: in pratica una transizione tra la moderna sella a molle che consociamo con copertina in cuoio o similpelle e quelle più antiche con corpo a riccioli.
Questa bici è stata, a mio avviso, rinfrescata da un ciclista molto bravo negli anni ’40, che ha provveduto a mettere anche una decal a coppale sul tubo discendente ( nell’anteguerra si usavano quelle piccole con Alberto da
Giussano).
La patina del tempo ha fatto il resto ed oggi questa signora ( pardon, questo
marito) porta con eleganza e fascino i suoi primi…90 anni!
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lunedì 24 ottobre 2011
Rola, per caso.
Metti una domenica mattina di freddo e quattro banchi per il paese.
Metti due chiacchere con un buon amico di bici.
Mettici le bici, sempre, appoggiate a una balaustra dei portici.
Mettici pennellate sparse, brutte, cattive.
Mettici le manopole di osso e il carterone, i bei pedali a sei gommini.
Mettici pochi euro, e mettitela tra le mani.
Mettila in cortile, lesto.
Mettici attenzione: i forcellini dietro sanno di corsa, la R del portafanale non è un caso.
Mettici i mozzi con oliatore a fascetta.
Metti che sia una Rola, per caso.
Mettere quelle manopole e quei pedali a ricambio?
Metti di no, è una Rola!
Rola, cercata spesso, sottomarca di Frejus-Torino, particolare proprio per quelle prelibatezze, era bicicletta ben considerata dai ciclisti e diffusa nelle mie zone.
E ora, ragazzo, mettiti sotto.
Nessuna scusa, è una Rola!
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lunedì 17 ottobre 2011
Parola mia, che bici!
Parola, dissi all'anziano in quella cantina buia che sapeva di vino e di paglia, mai vista una bici del genere.
Tra bottiglie vuote e cartoni l'umido aveva corroso le gomme e buona parte del legno del cerchio posteriore.
Ma non quelle decalche che resistono ai freddi e agl'anni che corrono.
Manubrio marcato Confa 1938 e tracce di vernici con colori che non usano più da lustri.
Era d'un imbianchino?
Parola mia, non posso giurarlo, ma sarebbe delitto cancellare quelle lacrime colorate e allora vai di lucido, paglietta e cera, ma lontano da loro che orgoliose raccontano una Parola dimenticata.
Il bianco del parafango dietro tiene bene, così la gemma in vetro, ussara ancora per i tempi che verranno.
Paura per chi ci segue?
Una Parola farsi vedere,aggiungiamoci un lucchetto con luce, sì da scoraggiare malintenzionati e tamponatori.
Al campanello provvedette il buon Parola, regalandoci il suo, firmato, e appendendocelo stretto stretto alla sinistra del manubrio, così stertto che ancora lì proprio diffonde il suo cicalare.
A vedere davanti un Dansi vorrà illuminarci il cammino, pur non troppo ostile per non impensierire i lignei cerchioni.
Chissà quante ne sono sopravvissute, chissà se una sorellina a telaio aperto uscirà fuori da qualche parte.
Che sia l'unica, non posso dirlo: sarebbe la mia Parola contro la vostra.
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martedì 4 ottobre 2011
L'arte di arrangiarsi.
Ci sono oggetti che devono viverci dentro, per avere un’identità.
A ben pensarci, ogni oggetto, per essere tale, deve essere definito in un
contesto e da una volontà.
Senza perderci nella filosofia, oggi contemplo queste reliquie italo tedesche
che ci giungono da un’epoca in cui salvare era obbligo, non virtù.
Guardo il canotto di questa bicicletta: è lo stesso che mi affascinò un
pomeriggio d’ozio speso a vagabondare in cerca di vecchie trappole.
Buttata lì, tra altre consorelle senza più alcuna apparente dignità, faceva
male a vedersi.
La polvere e la ruggine l’avevano ricoperta e lei non era più un mezzo di
trasporto: era mozzi con oliatore e una bella dinamo a cipolla anni 20.
Buffo come spesse volte non ci si renda conto di perdere il senso globale di
un uomo, di una cosa, e la si veda sotto certe lenti così spesse da farci
apparire come un Unico solo certi dettagli che la compongono.
Per me era un’Epoca, un modo di intendere la vita, una concezione persa.
Un bel telaio tedesco Durkopp con movimento serrato da un dado sulla sinistra,
tubi stretti a congiunzioni invisibili, manubrio roller ben nichelato.
Belle cose, ma certo.
Ma il canotto tranciato o storto in epoche passate era stato con maestria
sostituito da un altro ben saldato a ottone e brasato e limato di fino per
farci stare nuove chiocciole.
Il tutto guarnito da spessorame vario per dare un tocco di funzionalità alla
faccenda.
Dio come ho amato subito questa bici!
L’ho preferita ad altre di ben più nobile lignaggio dedicandole le migliori
ore della serata o gli ultimi calori pomeridiani di un settembre morente.
E mi ha ripagato, ogni volta.
Come ora, che dopo il primo giro mi par di sentire le anime di quegli
artigiani passati fondersi col rotolare delle gomme gonfie, ancora una volta,
lo stridore lieve del pattino sul cerchione.
Quell’aroma di cera d’api è vita sui ferri e sull’ottone che riluce come
millenni fa, quando eravamo uomini Faber e non Consumer.
Uomini intelligenti che se la sapevano cavare non solo con agevoli e un poco
vigliacche sostituzioni, ma con l’Arte di arrangiarsi e recuperare , di
risparmiare per necessità più che per mera soddisfazione.
In quest’epoca di consumismo sfrenato (ma ancora per poco , dico io), questa
bici vuole essere esempio di passione che va elegante a fondersi con la
necessità di un tempo lontano sempre più vicino.
Di momenti d’un Autentica arte che nulla spartisce con le rovinose possibilità
odierne.
Per fortuna o purtroppo.
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martedì 20 settembre 2011
Un bel sedere
Un bel sedere è stato ritrovarti.
Per caso.
Come si incontrano le persone più interessanti.
Uno sgombero improvviso, una telefonata, un regalo al buio.
Potevi essere qualsiasi cosa, anche una cosa su due ruote che chissàcosè.
Invece sei Dei, ancora una, ancora una volta.
Imperiale, anno 56, ben sull'attenti a parte le gomme mosce e la polvere degli anni che non hai visto.
Ti basta poco per farti bella, una lucidata e un'ingrassata.
La cromatura lucida ti ringalluzzisce e ti fa giovane, ancora.
Poi la cera, vanitosa.
Ancora oggi esibisci il tuo bel sedere con quel diapason e quella scritta che incanta.
Un bel sedere è stare accoccolati su di te e farsi portare in giro dalla tua snella andatura.
I mozzi sono proprio i tuoi e io li sento, e gioisco nell'averti sotto di me.
Per fortuna.
Per amore.
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Umberto Dei
giovedì 8 settembre 2011
Ghiacciata
Silenziosa scorri sulle stradette notturne che non conosci.
Già qualcosa dell'autunno è nell'aria e tu me lo dici con la tua verniciatura opzionale bianco ghiaccio.
Nessuna storia romantica alle spalle, stavolta.
Uno scambio con chi ti teneva alla pioggia e preferiva qualche tua nipotina , senz'altro più vendibile ma meno affascinante.
Sei felice senza la morchia degli anni, sì che ne son passati più di 70 da quando qualcuno ti comprò preferendoti al nero tanto in voga allora.
Ti volle bene quel padroncino, anche i cerchi con costa verniciata e bordata in rosso preservò, marchiati 39 come ghiere, manubrio e serie sterzo.
Le gomme ballon Pirelli tengono ancora ed è piacere portarti sugli sterrati e molleggiare soffici.
Spingere, come allora, sui pedali a 6 gommini bianchi con catarifrangenti opzionali, unica modifica del dopoguerra.
Il carter è ancora quello che naque con te e senza pieghe consente silenzio alla catena che scorre all'interno.
Un piacere, come allora, da condividere con gli amici.
Qui lo dico e qui ...lo affermo: la prossima bacchettata ,a Bra, sarà in onore di sciùr Emilio.
Preparate sin da ora le vostre Legnanine, Wolsit, Perlà , Aura e chi più ne ha ne metta!
Lei vi aspetta, glaciale.
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Legnano
giovedì 23 giugno 2011
La scorrevolissima 2011:acque,calici e salamelle!
Non a mente fredda, ma decantando le sensazioni scrivo qualche ricordo della recente bacchettata organizzata in quel di Crema dall'amico Livio Libks.
Perchè proprio per amicizia e meno per bici queste bacchettate stanno organizzandosi in tutta Italia.
Proprio amicizia ho sentito, soprattutto da parte di chi del forum avevo solo sentito parlare oppure conosciuto tramite messaggi.
Ma non solo.
Anche tante, belle, bici.
Stupende quelle di tutti, da urlo le Taurus(di passaggio) del collezionista cremasco Carancini.
Percorso mozzafiato lungo i canali della cremasca,non sempre cosi scorrevole(qualche buca di troppo,ma poca roba nhè...)con qualche piccolo incidente di percorso (vedi la chiavella di Joal e il carter dell Dei di Silene).
Parte da leone il barbecue a gpl (!!) dell'ottimo Mario e truppa, con salamelle e costine a volontà che solo l'guardarle era un piacere (e guai a non condirle con dei calici, ostia!)
Mondiale l'amico di Mario (luigi???) che al quindicesimo calice , mangiando banane, sosteneva di essere la reincarnazione di un gorilla.
Premio simpatia al piccolo daniele che con la sua fiammante Frejus ha sfrecciato in lungo e in largo e ancora lo avrebbe fatto, se non per...ragioni di orario!
Grazie quindi a tutti e un consiglio: chi quest anno non è potuto esserci si prenoti di certo all'edizione 2012.
Calici e salamelle incluse.
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scorrevolissima
sabato 8 gennaio 2011
Macchina da guerra
Qualcuno ricorderà un mio vecchio post in cui descrivevo la scoperta di nobile ferraglia, avvenuta in montagna(dalla montagna con amore).
Una di queste, rivisitata in questi giorni, scopro non essere la Star che credevo ma una.....Irack.
Nome sconosciuto ma....tristemente rassomigliante a quell'Iraq a tutti noto.
Non bastasse, un bel colore verde ..quasi militare.Mah?
Di certo combattè le sue battaglie, su e giù dalla montagna , con in groppa qualche baldo margaro che si avventurava nella piana.
La cosa che mi colpì da subito furono i forcellini posteriori, tipo corsa, con un bel giroruota originale con tanto di galletti in ottone.
Dopo una sommaria lettura, avevo scambiato la scritta Irack con...Star!
Succede, ma nel ripulirla meglio, mi accorgo di quanto ovunque sia stampigliato il curioso marchio: mozzi, guarnitura completa, addirittura...la catena!!!!
Se il telaio tradisce la sua origine corsaiola (a proposito, sotto la scatola della guarnitura spicca un bel CA C..corsa competizione???), a comandare la macchina provvede un bel manubrio Bowden con impianto frenante della stessa casa Inglese.
Pedali in ferro , a sega, senza marca alcuna.
Solo il parafango posteriore era sopravvissuto, stretto, tipo maino.
Non essendoci più l'anteriore, ho pensato di far risaltare l'anzianità e...la vocazione corsaiola...togliendoli del tutto, nella speranza di trovarne un analogo anteriore.
Solo una manopola in cartone parla: Colombo, Diano MArina.Un rivenditore?Un grossista?Mah?
Aspettiamo la primavera per provarla insieme alle altre ...anta sorelle in attesa!!
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pensiero di restauro
mercoledì 8 settembre 2010
Unte ( e bisunte).

Un amico mi scriveva ier l'altro chiedendomi per l'ennesima volta , lui come altri, perchè io restaurassi come restauro.
Senza vernici o filetti nuovi e cromi e via dicendo.
Smontando e ungendo e bisungendo all'inverosimile.
Lasciando ruggini e righe e velando con vaselina sterile o grasso.
Pantaloni bianchi lontani da me!
Un po'tutti quelli con cui ho parlato, conoscono il mio modus operandi.
Condiviso o meno, ma in cui credo ciecamente.
Vi racconto un aneddoto gustoso.
L'anno passato, dopo aver speso del buon tempo nel riportare su strada una Dei Oro, a mio avviso un buon conservato, giunge serafica mia nonna.
"Questa meriterebbe secondo me, quando la sistemi?"
Ecco, in questa ingenuità c'è tutto lo spirito di chi a volte osserva e ancora non sa.
Una quindicina di anni fa restauravo forte i motorini.
Prendevo smontavo scartavetravo verniciavo rimontavo.
Un giorno a un mercatino mi imbatto in un modello simile a quello che avevo appena finito, un Torpadino del 62.
Commento al proprietario che ne possiedo uno identico, ma più bello, riverniciato, cavolo!
Lui, serenamente, commenta che sì, la vernice nuova è una cosa, ma quella vernice è proprio quella che ha visto trascorrere gli anni 60 e 70, ha resistito all'inquinamento alla pioggia e all'incuria.
Merita ucciderla ora, freddamente?
Oppure occorre valorizzare ciò che il tempo ci ha concesso?
Tanto disse che lo comperai, per farla breve.
Identico con le bici.
Merita distruggere quelle meravigliose sbavature sulla canna dovute a milioni di sfregamenti che ci parlano di lavoro e sudore?
Merita annullare con una cromatura nuova i segni dei quintali di pacchi e merci passati sui manubrii, tra i punti di rugginella e cromo, che ancora scodinzola festoso alla vista di una pagliettina?
Merita barattare con selle bellissime e inglesi quelle Robur o Aquila o Poltrona che hanno portato le terga dei nostri vecchi a fare ciò che noi siamo ora?
Io tremo dall'emozione quando vedo un bel conservato, meno quando contemplo un ottimo restauro.
Merita rovinare le tracce di quei filetti che hanno corso per chilometri sui cerchioni delle nostre amate?
Perchè il conservato emoziona genuinamente, spartanamente.
Come un bel pane salame e vinello al confronto del più raffinato gourmet.
De gustibus non est disputandum.
Penso alla bicicletta della buonanima del mio prozio, fu partigiano.
Quella bici non ha più corso dal 1945 al 2007.
I mozzi portano ancora la polvere che si posò durante le fughe.
Il carter è tagliato , e quel taglio è fretta e disperazione(la disperazione impone dei doveri).
Chi avrebbe il coraggio di ripulire e mettere a nuovo una Storia?
Non di tutte le bici sappiamo la storia, ma ciò non toglie che ne abbiano una.
Da rispettare.
Valorizzare.
Tramandare.
Quanti restauri integrali hanno distrutto per sempre segni che erano simboli di un'epoca?
Conservando non si corre questo rischio.
Al limite lasciando ruggine, perchè se un oggetto ha quasi 100 anni, deve dimostrare i suoi 100 gloriosi benedetti 100 anni.
Se rifatta a nuovo, chi può dire se davvero ha 100 anni oppure è una replicaccia fatta nel 2009??
Certe ruggini non si creano in due anni(apparte sulle bici di oggi).
Ecco,a tal guisa concludo con la frase di un celebre esteta,che vuole essere l'emblema della mia filosofia:
"Il falso può assumere qualsiasi forma, bella o brutta, l'Autentico una soltanto".
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domenica 13 giugno 2010
Bang!Bang!Di colpo lei..Bang!Bang!

Come una fucilata in mezzo agli occhi fu l'emozione che provai a quel mercatino di Novembre.
I caricatori erano scarichi, ma una puntatina a un malato come me, seppe ancora giocarsela.
E vinse.
Fidanzata preoccupata (di miei eventuali acquisti...) e gelo polare , mi facevano procedere circospetto tra il ciarpame.
Ai mercatini delle pulci trovo sempre fanali e giargiatule varie, quasi mai bici.
Sbiancammo entrambi quando all'angolo apparve il mucchio di ruggine che era la di cui sopra..
Ella temendo per gli interni della sua macchinina, io per la brama di averla all'istante.
"Deve essere una Bianchi, c'è una B sui pedali!"
"Come no!Per me la sigla BSa era incontestabilmente un Bisogna Subito Averla!"
Inoltre, parcheggiata accanto, una bella Gerbi Diavolo Rosso a mezza corsa, anni 40.
Poverette, mi dico.
Poveri noi, dice la fidanzata.
Raggiunto un accordo dopo una trattativa che mi avrebbe consentito una Laurea in Trattative Arabe al Suk, carichiamo entrambe le belve sulla povera macchinina.
A casa i tre fucili sono davvero scarichi e arrugginiti, ma man mano scopro deliziosi particolari: pedali marcati, ma con oliatori!
Mozzi Bsa a oliatore e frenata al manubrio davvero particolare, con un sistema simile alla Dei, ma doppio.
Carter in due pezzi, con alcune stagnature come non se ne vedono più.
Doveva amarla molto il suo padrone, prima di abbandonarla.
Passano i mesi e solo la sorellina trovata dal buon Max mi mette voglia di terminare i lavori.
Sono contro la caccia per eccellenza , ma questi tre fucili li terrò ben oliati.
Non si sa mai.
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venerdì 28 maggio 2010
Robe du 50

Nadin Bergunsola e Gipi l'bel avevano poco da fare in quel torrido luglio del 1950, per le vie di Bra.
Si che tra poco cominciavano le sagre paesane piene di belle figliole e vino a litri, ma per combattere come si deve quelle tre del pomeriggio afoso braidese, pieni di vita e senza un picchino in tasca, serviva fantasia e molto coraggio.
"Farei un giro al San matteo, all'osteria del Barbabuc.Servono angurie fresche e cocacola."
"Fottiti. Parlami di angurie e cocacola sotto sto caldo.Chi paga poi?"
"Bertu dla Mota.Siamo amici. Sicuro, paga lui. Aggiustiamo poi noi.Solo, arrivarci."
"Arrivarci."
Ora, per chi non è di Bra, serve sapere che San Matteo è una frazione in collina molto bella, con chiesetta e osteria, ma così in cima che se non avete macchina o motocicletta, dovete avere per forza buoni plomoni per spingere come dannati sui pedali della bicicletta o armarvi di santa pazienza per fare i sei tornanti ripidissimi.
"Avere una bici."
"La mia l'ho prestata a Cecu. mai più vista, nè lei nè cecu."
"Chi ha bici a quest'ora?"
"Burdeìs.andiamo dal ciclista."
"Col cavolo.Gli devo ancora due riparazioni di gomme.Se mi vede mi impicca"
"Tu vieni con me e stai zitto."
La piazza era calda e deserta, l'aria sapeva di polvere e le piante del viale promettevano frescura e refrigerio.Dalle officine venivano i rintocchi dei martelli dei fabbri e dei conciapelle, che di li a poco avrebbero fatto la merenda con due spanne di salsiccia e il mès liter.
Il ciclista BUrdeìs era chino su una balloncina intento alla bestemmia , i cavallotti dei freni non tornavano e il cliente si era già lamentato più di una volta.
Dopotutto sul canotto c'era il suo nome e non voleva sfigurare, una bici di 10 anni appena, che figure.
Come li vide alzò appena lo sguuardo, ammiccando al debitore.
"Burdeìs, il mio amico qui vuole pagarti..."
Alla parola pagare , tanto Nadin quanto Burdeis fecero tanto d'occhi.
Nadin come a dire Diocristo, ma se non ho una lira in tasca, Burdeìs solo stupito, ma divertito anche, sicuro, un diversivo in quella calura dannatissima.
"Paga nadìn, come prendi la paga tutte le volte che sali su una bici".
Nadìn, che era squattrinato ma furbo, capì al volo.
"ma stai bravo, che non stai in piedi manco con una bastone di diecimila .fanfluù, fafiochè..."
Gli insulti volavano sempre più accesi, menter il divertito Burdeìs, assisteva seduto sullo sgabello unto.
"Pistola d'un balengo, avessi qui una bella Bianchi vedi come te suono.Pieno di zuppa, tu."
"Su su , state bravi. Ho giusto bisogno che qualcuno provi questa ballonetta.allora, Nadìn prendila.
E tu, Gipi, vediamo se parli ancora mentre pedali questa.Diocristo, una Bianchi nuova di pacca, del 49.Fammi una riga e te la faccio mangiare."
"Ci saranno cinquecento metri da qui al distributore al fondo?"
"Sicuro.Fate i bravi, mettetevi in riga"
"Gli faccio mangiare la polvere a questo badola.dagli 100 metri di vantaggio.Su!!"
A nulla valsero le richieste.
Mentre Burdeìs li metteva in riga e dava il via,i due partvano come forsennati ,come inseguiti da un demonio .
"Sei poi tu che ci hai dato il via!"
Divertito, Burdeìs decise di sedersi al fresco per aspettare meglio.
Ancora dopo un'ora la piazza era calda e secca , col sole alto che bruciava gli infissi in legno e mandava in alto la fragranza dell'olio sparso a terra.
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lunedì 12 aprile 2010
ieri, 11 Aprile

Ieri, era 65 anni fa.
11 aprile scuro e freddo
aspettava impaziente la libertà
troppo attesa( ci si uccise per questo e tu lo vidi)
Insieme si pedalò e forte e con rabbia.
Poi la gioia, il sole, un tramonto.
Lunga la notte in quella cantina
buia di vini e cipolle appese.
Primavere correvano leste sul muro
carezzando coi raggi tenui
la polvere dei tuoi pedali.
Hai sognato di correre, ancora.
Oggi, come ieri,
ti si pedala allegri, amici.
Una volta in più
dimentichi di frette e motori
Balloncine e mezzecorse
dialogano gioiose con gli asfalti
Ridendo
i raggi si sposano con la rugiada
di un mattino che non concede calori
se non la speranza
di un oblio
che più non sarà.
In memoria della bacchettata dell'11 Aprile, a Bra
Andrew ciclobacchetta dedica lo scritto e ringrazia tutti, ma proprio tutti, per la pazienza e la gioia e lo spirito della giornata.
Grazie
Grazie
Grazie.
A prestissimo.
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giovedì 1 aprile 2010
Aspettando la bacchettata...

Questo vecchio tandem Bottecchia fu comperato 100 anni fa o giù di lì dai miei per le nostre gite in camper.
Per chi è già andato almeno una volta in tandem , sa quanto sia importante la sincronia del movimento e la sintonia dei passeggeri.
Altrimenti si sballa la pedalata e non si va avanti.
Parlo di questo tandem dimenticato per troppi anni in un cantuccio perchè ultimamente mi è giunta voce di qualche bega nel nostro mondo bacchettaro.
Non me ne frega assolutamente nulla dei motivi e delle cause.
Però, avendo 28 anni ed essendo nel mondo dell'epoca da quasi 20, ricordo con amarezza i miei primi mercatini, quando cercavo i pezzetti o le moto che avrebbero poi costruito la mia raccolta di moto.
Amarezza per gli sguardi scazzati e miserevoli dei venditori che ne sapevano la metà di me quiattordicenne di Benelli Leoncini e Parilla Sport, i quali venditori ricambiavo con la stessa merce descrivendo i vari dettagli che loro non conoscevano (nelle moto sono alla pari del nostro Stefano89 per le biciclette^^).
Dico ciò perchè in questi anni ho masticato molto amaro certe situazioni, ma ho anche vissuto momenti di gioia pura condividendo la medesima passione.
Ecco, a proposito della bacchettata : vorrei che veniste in tanti, tutti, con una sola cosa, cibo a parte: passione, gioia, voglia di condividere il nostro hobby.
Null'altro.
Altrimenti non si va in sintonia e si sballa l'atmosfera.
Se ci son discussioncelle, lasciamole ad altri (vedi politici...).
Siamo già in molto pochi a dover difendere le risatine dei più nei nostri confronti: vogliamoci bene.
A Bra, 11 Aprile, ore 10.
Vi aspetto.
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sabato 20 febbraio 2010
Aero di primavera

Dopo mesi rinchiusi nel salotto a srugginare e patire i fumenti dell'opera, finalmente il sole si concede e fa capolino.
Quale migliore occasione per collaudare il frutto dei suddetti avvelenamenti sulla vicina pista ciclabile?
La Rolandina fila che è un piacere, non so se anch'essa fosse chiamata Aerodyne come la cugina Maino, ma il telaio a forma ellittica è il medesimo.
Leggera e scattante, dopo anni di pesi e bacchette, pare un altro pianeta!
Le leve rovesce Ambrosio contribuiscono a snellire le forme e a dare quel pizzico di esclusività sportiva che mai guasta.
Anni di intemperie hanno guastato non poco la cromatura originaria, ma un velo di nero spennellato qua e là ha consentito di salvaguarsdare quel poco che resta del prezioso minerale sberluccicoso.
In genere non lodo la mia mercanzia, ma questa bici mi piace davvero assai, oltrechè per la linea, per la stabilità e la leggerezza che ne fanno un'ottima bici da salita.
Appena il buon Maestro avrà voglia di tirare fuori un cambietto Simpelx(c'è già il buco passafilo sul telaio) credo sarà perfetta.
La prima passeggiata appena fatta mi ha riportato ai primi anni del dopoguerra, non è amaranto, ma pare di essere davvero nel '46, ed è proprio con questa canzone che ve lascio gustare nella foto http://www.youtube.com/watch?v=kP8SHo7fi58
Manca solo la bionda (che tra poco arriverà)poi andremo a fionda...nel '46!!
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domenica 10 gennaio 2010
Gloria!Gloria!In excelsis DEI...

"Si si, uno di questi giorni la tiro giù, passa domani.."
E gli anni volavano.
Dopo almeno 6 anni di continue e subissanti richieste al Maestro Bernardo, la Gloria è infine scesa dalla rastrelliera in cantina .
Era di un ferroviere ( come quasi tutte le bici del buon bernardo..), che, passato al Garellino, la diede dentro per una più pratica Graziella.
"L'era na bici curiusa, l'hai tenila per ricord..ma sè, piila tì, almenu la rangi n'poc..."(Per i non piemontesi: era una bici curiosa, l'ho tenuta per ricordo..prendila tu, almeno la aggiusti un poco.."
Un mese di lavoro serale e domenicale(ovviamente in casa accanto al fuoco), e rieccola.
Cerchi e raggi nuovi, oliata alle ganasce inchiodate e via!
Leggera, snella, filante, con quella comodità delle bici R che mai guasta.
Che sia un modello Garibaldina, non lo so, e mi rimetto ai più esperti.
I fregi cromati sul cannotto ci sono, ma un poco diversi rispetto a quelli visti su altri modelli del genere.
Il mio regalo di Natale.
La soluzione all'indovinello.
Senza vanagloria.
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giovedì 7 gennaio 2010
Indovina Indovinello...

Ogni volta sempre la stessa storia: ecco qua la bici, ecco i particolari, ecco la storia..etc..
Ma no!
Stavolta tocca a voi indovinare il mio ultimo ritrovamento, già ripristinato e on the road..
Perciò, se non abitate nei miei pressi, non avrete avuto occasione di ammirarla in tutta la sua splendida sessuagenaria forma (e sostanza)..
Spremetevi le meningi, ciclobacchettappassionati!
Eccovi i dati somatici: milanesissima, freni a bacchetta di cui l'anteriore interno, terminali a cantilever (ganasce).
Cerchi Sport da 28 pollici, carter a mezza pistola e per finire..decorazioni cromate a forma di giglio dal cannotto di sterzo.
Ci siete ??
No?
Bene, per i neofiti dirò che lo Sciur che la costruì rispondeva al nome di Alfredo, la cui iniziale il bel logo smaltato riporta orgogliosa nel Marchio..
Ricco premio a chi indovina!
La soluzione arriverà con la foto ..tra qualche giorno!
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lunedì 14 dicembre 2009
Maino 1953: in vendita o scambio!

In genere non uso questo spazio per annunci o similia.
Ma questa maino merita anche un po' di luce, per la sua storia.
E siccome decido di separarmene poichè tutto non si può tenere, voglio prima parlarne un attimo qui.
Il vecchio proprietario mi dice 1953 l'anno di acquisto, quando nacque la sua unica figlia.
Da allora è sempre stata tenuta "come un bombone" e usata anche dalla moglie per andare al mercato, quando non veniva usata per andare alla CMB, vecchia fabbrica Braidese poi fallita.
Me lo ricordo da bambino , Giuàn, passare col toni (tuta da lavoro qui in Piemonte)e la merenda sul portapacchi, sfrecciando tra le auto al lavoro.
Le gambe non ci sono quasi più ora, e la bici da qualche anno reclama uso.
Uso che i miei mille impegni non mi permettono , ma che auguro a qualcheduno amante del Marchio alessandrino.
Tutta come in origine, mozzi, pedivelle , tutto marcato Maino.
Solo la sella è stata sostuita, quando quella vecchia "perdeva i tòc".
Ripulita e ingrassata a dovere, fila come una sposa.
Se interessa, o se volete barattarla con altre bici, scrivetemi alla mia mail a.galeasso@libero.it
Con l'augurio, mio e di Giuàn, che torni a rullare presto da qualche parte.
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lunedì 30 novembre 2009
Nosografia

Un fugace scambio di battute sul post precedente , mi porta a riflettere ancora una volta sul perchè del collezionismo, in questo caso di biciclette.
L'amico mi diceva di collezionisti con bici e bici ammassate su cui nessuno probabilmente metterà le mani.
Io sono tra questi, anche se sulle mie, le mani, le ho messe.
Su tutte.
E ce le metterò, in futuro.
E le userò.
E troveranno degna locazione, forse museale, se la vita me lo concederà.
Concordo appieno sul concetto di patologia: c'è del malato, nosograficamente parlando, nel raccogliere con una certa ostinazione e sistematicità, oggetti che differiscono tra loro per minime variazioni.
Di bici, in teoria ne basta una.
Al massimo due, se anche la moglie viene con noi.
Io mi trovo ad averne quasi 200.
Oltre a quasi altrettante motociclette.
Scrissi qualche tempo fa la mia considerazione esistenzialista sulla faccenda (è il mio credo).
Oggi posso aggiungere, oltre a ciò, la questione didattica.
Per me un oggetto, oltre all'indubbio lato pratico, rappresenta una forma di investimento didattico .
Quando iniziai a raccogliere bici, non sapevo alla perfezione ciò che raccoglievo, ma lo mettevo da parte, in attesa di documentazione, o altri modelli per raffronto.
Avendo ora di alcuni modelli la collezione completa, posso riflettere sulla storia di una Casa, le modifiche a cui son state sottoposte nel tempo.
Questo è ciò che io chiamo cultura.
Se poi tutto ciò si può trasformare in un investimento di moneta, tanto meglio!
è quando vale solo l'ultima cosa che il collezionare perde importanza.
La mia smania la definirei quindi in senso lato possessiva: bramo possedere cultura, condividerla(le foto su flikr, questi post..).
Condivido la necessità di manutenzione , mai detto il contrario.
Ma lavorando da mane a sera su questioni altre che riguardano l'umana sfera , trovo appena il tempo per l'ordinaria manutenzione, che comunque mi porta alla fine a poter utilizzare tutte le mie creaturine , con una certa sicurezza.
Verissimo, la ruggine va combattuta, sempre.
Anche se io la vivo maggiormente come un plusvalore, quando minima, che il tempo e la Storia hanno posato perchè quell'oggetto ci dicesse: io ho vissuto.
E che in taluni casi trovo delittuoso distruggere a suon di sabbiature, ferox, vernici e chi più ne ha più ne metta.
Ma qui la parola si perda, e faccia luogo a un salutare suon di spazzola e stridor di viti...
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giovedì 19 novembre 2009
Comandamenti

Devo darmi dei comandamenti.
Così non si va avanti.
Quando si prendono biciclette con lo scopo di barattarle con altre , oppure di venderle per monetizzare altri acquisti(ovvio), o riprendersi almeno i quattrini già spesi(meno ovvio), non dovremmmo intenerirci più di tanto.
IL primo è di sicuro "NON PULIRLE"
Ma come si fa a non togliere nemmeno un po'di polvere o di grasso colato?
Come si fa almeno a non gonfiare le gomme?
Eh già, poi sembra troppo brutta, presenta male e via di seguito...
Ma quando si decide di rismontare tutto e lucidare a specchio, cari miei siamo fregati.
Il tarlo della passione e dell'amore, già ipertrofizzato da anni di collezione, ci mangia in pieno..
E non vuoi regolare la bacchetta?Che dire di quel raggio allentato?Il cambio gratta..
Fin qui potremmo ancora salvarci(mah?),anche se credo che la cosa peggiore sia..PROVARLA!
Dunque secondo comandamento: NON PROVATELE!
"Oh ma come va bene!Guarda che rullante!Dio come cambia bene,questo modello mi manca proprio, ha il colore leggermente più scuro delle altre cinque uguali ..(!)!"...
Ormai siam cascati in pieno nella morsa del desiderio, a questo punto la bici esce dal garage e entra direttamente in collezione , magari con una Brooks nuova comperata in Olanda.
Tutto ciò, e molto altro, mi succede in questi giorni con la Raleigh Roadster presa dall'amico Paolo, che doveva servire da merce di scambio per pregiata ruggine.
Riuscirò nell'impresa ?
Nel dubbio, consiglio a tutti paraocchi e ferrei comandamenti..
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