Giaceva immota in un parcheggio desolato, sotto una tettoia.
Assieme a lei, altre sorelle che avevano reso l'anima a sciacalli privi di scrupoli.
A lei avevano rapito il sistema frenante posteriore e la sella...
Il cerchio davanti aveva subito l'onta della pioggia e dell'abbandono, ma ancora si reggeva fiero sul mozzo Durkopp a chiocciola regolabile.
Lo stemma UGO sa di Francia e non me ne stupisco, essendo il ciclista a un tiro di schioppo dalle cime che separano le due nazioni.
Il telaio , la guarnitura e i mozzi sono squisitamente teutonici, probabile il rimescolamento con i pezzi italiani nell'epoca del patto roma berlino tokio....non mi stupirei di trovare anche qualche componente nipponico!
Carter e parafanghi sono invece italianissimi, anche se un po' ovunque regna la decalca "D" simbolo della Durkopp.
Il telaio è abbastanza simile a quello delle migliaia di balloncine che circolavano negli anni 30 in Italia, robusto e pesante.
I cerchi sono in legno, misura classica 26 1/2 5/8: i copertoni sono anche essi dell'epoca, con l'anteriore rigato alla moda motociclistica del tempo.
Curiosamente la livrea dei parafanghi è invertita rispetto allo standard del tempo che vuole costa nichelata o cromata e resto in tinta: qui la costa è nera e il resto è ben cromato!
Anche il padellino del carter riprende la medesima foggia!
Questa bici, se ce ne fosse mai bisogno, dimostra con quanta bravura e quanto impegno i piccoli artigiani lavoravano nelle cittadine, consentendo ai loro lavori di fare concorrenza diretta alle grandi marche con soluzioni di pregio e lusso, oltre che...durare e resistere alle avversità del tempo.
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mercoledì 15 aprile 2015
venerdì 30 gennaio 2015
Zenith ballon 1935, l'altra faccia di Dei
Chi mi frequenta ricorderà il mitico recupero delle 10 biciclette, con cane e fidanzata sulla ancor più eroica 500.
Era il 2008, l'altro ieri o duemila anni fa.
Tra le recuperate c'era anche questa stupenda balloncina, che se ne restò da allora in un angolo del garage ad ammiccare col parafango e la gemma.
Ogni tanto una scodinzolata dalle ruote in legno.
Che mi dicevo, farò poi, in legno, uh, ma se devo ri-raggiarle...
Cosa che infatti è avvenuto questo inverno, essendo quasi tutti i raggi marci e lenti...
Il telaio invece è sano, pesante, grigio come certe giornate di langa nelle quali l'unica cosa bella è bere vino caldo accanto alla stufa e guardare la bici che pian piano torna a sorridere.
La sella è ancora la sua, Zenith così come il lucchetto ( solo casa Dei aveva certe finezze..)
Mozzi Zenith con ingrassatore e copripedivelle per non intralciare i pantaloni ( questi un mio vezzo, NOS).
I cerchioni ( un po'tarlati ma via, hanno 80 anni...) scorrono su copertoni Clement ancora dotati del bollo in ceralacca originale..
Una finezza: il campanello in bronzo, presenta dettagli degni d'un Michelangelo: guardate con che precisione è scolpito il viso del calciatore e lo stemma sabaudo sulla maglietta....
E se c'è buio via con un bell'impianto Regina pesante come un trattore ma efficace e degno di codesta cavalcatura!
Ma ora è freddo, e buio e io sono anche un poco raffreddato.
Tu te ne starai buona tra le cugine dei in collezione e aspetterai la primavera.
Verranno giorni di luce e caldo e io guarirò.
E verrà la bacchettata e chissà che non sorteggi te...
Si?
D'accordo?
Bene, allora porgimi la maniglia e aiutami a sollevarti ...
Era il 2008, l'altro ieri o duemila anni fa.
Tra le recuperate c'era anche questa stupenda balloncina, che se ne restò da allora in un angolo del garage ad ammiccare col parafango e la gemma.
Ogni tanto una scodinzolata dalle ruote in legno.
Che mi dicevo, farò poi, in legno, uh, ma se devo ri-raggiarle...
Cosa che infatti è avvenuto questo inverno, essendo quasi tutti i raggi marci e lenti...
Il telaio invece è sano, pesante, grigio come certe giornate di langa nelle quali l'unica cosa bella è bere vino caldo accanto alla stufa e guardare la bici che pian piano torna a sorridere.
La sella è ancora la sua, Zenith così come il lucchetto ( solo casa Dei aveva certe finezze..)
Mozzi Zenith con ingrassatore e copripedivelle per non intralciare i pantaloni ( questi un mio vezzo, NOS).
I cerchioni ( un po'tarlati ma via, hanno 80 anni...) scorrono su copertoni Clement ancora dotati del bollo in ceralacca originale..
Una finezza: il campanello in bronzo, presenta dettagli degni d'un Michelangelo: guardate con che precisione è scolpito il viso del calciatore e lo stemma sabaudo sulla maglietta....
E se c'è buio via con un bell'impianto Regina pesante come un trattore ma efficace e degno di codesta cavalcatura!
Ma ora è freddo, e buio e io sono anche un poco raffreddato.
Tu te ne starai buona tra le cugine dei in collezione e aspetterai la primavera.
Verranno giorni di luce e caldo e io guarirò.
E verrà la bacchettata e chissà che non sorteggi te...
Si?
D'accordo?
Bene, allora porgimi la maniglia e aiutami a sollevarti ...
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lunedì 31 marzo 2014
Carlo Delfino ( Porto Maurizio) 1935 corsa
Le parole e le forme suggeriscono idee che si andranno a
concretizzare nell’evento che verrà.
Così io sognai una notte questa bicicletta in mezzo agli
ulivi, la sognai libera in un periodo non libero.
La sognai verde come non era e aggressiva come ancora sa
essere.
Quando poche parole , al telefono, vi lasciano increduli e danno la stura al sogno, ecco che si attende
con trepidazione ciò che poi sarà bramosia e adrenalina.
L’appuntamento è alla marina, ma lei si trova ben più su, 18
chilometri di curve tra gli ulivi e le ginestre.
Non sappiamo il nome del primo proprietario, ma io l’ho
chiamato Tugnasin.
Fa parte del sogno.
Tra i muretti di pietra che guidare mette i sudori,
abbandoniamo l’automobile per inerpicarci tra i carrugi e qui infilarci tosto
in un garage alla luce.
“Ma la bici dov’è?”
“Di sopra, qui si
allaga spesso e potevano marcire i cerchioni”
“Ed ecco che dopo una scalinata fatta a due balzi alla
volta, la vedo coperta dalla polvere e dalle ragnatele, appoggiata ad un tavolo
di ulivo .
Il cuore rimbalza, non capita spesso di imbattersi in nobile
ruggine corsaiola direttamente dagli anni 30.
Lo stemma in ottone sul canotto mi dice "Cicli Carlo Delfino, Porto Maurizio" ( Imperia) : mai sentito, il nome è localissimo.
I cerchioni in legno hanno tenuto benissimo, solo i tubolari
risentono gli anni dell’abbandono.
I mozzi parlano alluminio davanti e ferro giroruota al
posteriore, ma non me ne stupisco: più di un’artigianale ho reperito con mozzi
spaiati e se ciò può essere dovuto ad una riparazione non mi stupirei fosse
nata così: allora in una bottega artigiana si badava al sodo e… cosa c’era c’era!
Oppure quel giovanotto era un corridore e ...senza badare al sottile aggiornò e cambiò per non rimanere appiedato!
Chissà!
Oppure quel giovanotto era un corridore e ...senza badare al sottile aggiornò e cambiò per non rimanere appiedato!
Chissà!
Il bel manubrio ha la pipa in ferro e una piega di alluminio
che mette voglie in petto al più consumato collezionista.
Freni Bowden con una molla che mai vidi, ancora efficaci nonostante l'oblio..
La data ce la fornisce il bollo ben ancorato al parafanghino
in alluminio anteriore, 1935, accanto ad una medaglietta in bronzo anche essa rivettata al puntale con il volto di Gesù.
Questi sono i dettagli che mi fanno amare le biciclette datate!
Questi sono i dettagli che mi fanno amare le biciclette datate!
Il pezzo forte è sicuramente il cambio Vittoria prima serie,
ancora al suo posto dopo quasi 80 anni, unitamente al bell’oliatore per catena
che immediatamente lo sovrasta.
Sella marcata APA Prina Asti, mi perseguita piacevolmente
questo marchio : devo dire che il telaio sembra proprio un Prina, ma altri
indizi alessandrini non ne trovo: chissà!
Su una pedivella scorgo il marchio BSA, la destra, l’altra è
di una bici francese col suo pedale un poco più recente.
Tugnasìn la deve avere usata parecchio, almeno 20 anni direi,
prima di metterla a riposo, e quando c’era da sostituire …si sostituiva, come
dargli torto?
Quelle salite sono terribili e dovevano essere un bell’ostacolo
a gambe, polpacci e….mezzi meccanici!
Poi chissà: una moglie, una Vespa, i figli, la stanchezza,
la voglia di comodità.
Ma non l’oblio dei begl’anni , tanto da non decidere di
abbandonare la bicicletta ( triste destino di molte sue coetanee) bensì di
custodirla appesa in un garage tra i carrugi che sanno di olio e di pietra, che
tanto bene l’hanno conservata, nera a fiamme rosse come apparve in quel di
Imperia tanti anni fa a quel giovanotto.
Il sogno svanisce e
stavolta lascia per le mani ferro, legno e gomma.
Al lavoro, dunque!
Il nuovo proprietario non avrà forse i muscoli del Tugnasin,
ma qualche pedalata, su tubolari nuovi, quella si, se la vorrà concedere.
lunedì 18 ottobre 2010
Mandrogne...di legno!
Le Amerio mi perseguitano.
Non faccio in tempo a mettere a punto la sportiva che altre due sorelle mi piombano in casa dritte come un fuso ,ruggine e ragni, senza troppi complimenti.
E io lì a d aprire le porte del mio garage (che infinito non è)colpito da quel legno che sono i cerchioni e da quelle bacchette che non si vedono.
Anni di ruggine, anni di solaio, ma il legno ha tenuto bene.
Chissà se erano bici sorelle?
Chissà chi le usò?
Di certo gente a mezzi.
Solo qualche crepa qua e là , alla quale al più presto mi riprometto di metter mano.
Mi colpisce il cerchio di quella che giudico più recente: scanalature e raggi quasi tangenti.
Come sulle moderne BMW.
Immagino quelle creature nella loro terra astigiana, cavalcate da danarose donzelle in cerca di garbato marito, molleggiate dalle grosse gomme ballon a far da manto a quei legni.
I parafanghi avvolgenti non fan temere spruzzi e pozzanghere, perciò via!di corsa verso il casolare vicino: una festa è in corso, ma lontan le bici dal focolare.
Pericolo di incendi.
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