Terra Cruda
Noi siamo gente che viene dalla collina.
Rotolando giù ci siamo sparsi pel mondo, ma la collina è dentro noi, con la sua durezza, la sua fierezza.
Sappiamo il lavoro duro e la fame.
Antenati seppero inventare e costruire, tribolando per i 9 soldi per fare la lira.
Eppure la collina è lì, sorniona, beffarda, viva.
Ha conosciuto amori che furono quelli dei bisnonni , persone di guerra e di grandi ideali, che molto seppero sopportare, molto ingegnarsi.
Con la loro stoica volontà di Langa sopravvissero a epidemie, mali governi e tempeste.
Come quello zio, che il medico lasciò senza scampo e lui rideva, proprio di gusto rideva, e si congratulava, dicendo che aveva una gran voglia di rivedere il Padrino.
Quel Padrino era il mio bisnonno che diede una festa colossale al suo funerale e mezzo paese rideva era ubriaco e ancora oggi qualcuno ricorda quel giorno.
Stoici ma con sentimento, perchè la vita è amore, e dall'amore viene.
Se qualcuno troppe volte andò a fare commissioni in Liguria e per quelle il profumo volava a litri, ecco, ancora gli sposi si legano come le radici dell'uva alla terra brulla.
C'è poco in Langa, anche se con quel poco siam riusciti a tirare su case vigne figli.
Dalla terra scoscesa abbiamo strappato un vino che nessuno sa fare e se volete bere bene proprio da noi dovete venire, in quelle cucine di terra cotta e odori di conigli che vengono dal pemntolone nero.
Allora capirete cosa vuol dire mangiare da uomo, e some d'aglio senza scuse da strappare con morsi netti, mentre si parla di raccolti e del tempo che non va.
Queste e un mucchio di altre mi hanno fatto ciò che sono, e credo che chi non abbia mai fatto passi per quella terra bagnata , la pioggia fine in testa, o non abbia mai sopportato i soffochi tremendi tra i noccioleti, si sia perso non qualcosa soltanto, ma un Mondo proprio.
Per questo fremo ai primi freddi, quando le nebbie coprono come una coperta le terre bramose di acqua, qualcosa ritorna e in un attimo gli stivali si riempono di pauta ed è bello respirare quell'umido e quel muschio sapendo le raviole a casa e un barolo giusto.
Perciò io dico a chi vuol sapere di me di vedere quei saliscendi, quelle curve impossibili e prendere in mano quella terra asciutta.
Di rompersi il fiato per quelle calzagne a rompicollo delle vigne, bestemmiando "terra cruda".
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sabato 15 settembre 2012
Terra cruda.
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sabato 1 maggio 2010
Certe sere, in Langa...

Gepe tutte le sere, dopo il lavoro, andava su per la collina a trovare la sua Pierina.
Erano dieci chilometri di stradacce a tiraculo su dalla Morra, e ci volevano bei polmoni e gambe e voglia, molta voglia, per trovare l'energia di spingere sulla sua Prina in verde.
Telaio in ferraccio ex bacchetta ma parafanghi cerchi freni manubrio portaferri pedali e persino fanali in alluminio.
I tempi bui di guerra erano appena scomparsi, bisognava lavorare secco dalle 6 del mattino alle 8 di sera,pausa mezz'ora , e non fiatare, per permettersi quel lusso di alluminii e sportività.
Gepe era il figlio del capomastro , e ogni sera bestemmiando reclamava il suo diritto alla Della Ferrera 600 cassonata del padre, sulla quale si caricavano ogni santa mattina due operai e boglioli e cementi vari.
"Serve per il lavoro e non per i divertimenti!Va in bici che sei giovane..."
Questo era il mio bisnonno e lui lo rispettava, perciò con la rabbia dentro, ma anche voglie, pedalava quei dieci chilometri d'inferno per stare un momento con la sua amata.
Solo dopo qualche lotta era arrivato il cambio Simplex a 3 velocità, che rendeva meno forti quelle salitacce da infarto.
Tra i giovanotti era di certo il più invidiato, avendo bici sportiva fidanzata e padre con la moto.
Tornare vivi dalla guerra era stato già molto, ma ora, oltre al lavoro, si doveva pensare al futuro, al 49 che stava arrivando lesto dopo un'estate calda e tormentata.
La sera mandava già odori di terra e di albere e voci si perdevano tra i filari di uve.
Tutte queste cose,e molto altro ancora, Gepe le pensava tra un tornante e l'altro, la sua bella in mente.
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