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mercoledì 23 giugno 2021

Grazie,Graziella e......

 


In molti mi chiedono perché non abbia più pubblicato nulla, rispetto alle bici. Mi chiedono se sia ancora appassionato, se non abbia cambiato interesse....robe così.Ebbene no, non è cambiato nulla, quasi nulla. Preso da fatiche letterarie inesauste che mi hanno portato a stendere due libri in contemporanea, non ho mai smesso davvero di cercare e restaurare bici. Sono cambiati i ritmi, sono cambiati i tempi. Le passioni sono a volte messe alla prova e quando queste vengono abbandonate, di fronte alla prova del fuoco di tempi duri per l' anima o il portafogli, nessuno può biasimare nulla a nessuno. Nel mio caso ho volutamente lasciato raffreddare la fiamma sotto braci innocue, mentite spoglie di un nulla che non c'è. Ben se ne sono accorti i soliti amici quando, ad un recente mercatino, ho adottato senza troppo contrattare questa bestiola arrugginita che ancora mancava alla collezione. Numero bassi, sotto i diecimila, completamente originale in tutta la sua solidità portata con rugginosa dignità.

Analizzandola nella pace della boita domestica, mi sono chiesto se non fosse meglio scambiarla, cederla.Edotto della notizia, mio figlio seienne mi ha redarguito con le peggio parole, adducendo che una Graziella, di quel modello, ancora mancava in collezione. Ecco, pur non pretendendo che i figli seguano per forza le passioni genitoriali, mi son sentito bene e a posto, amando ancora di più questa follia che mi  ha portato ad accumulare le tonnellate di ruggine e gomma che sono i miei garage .La pausa letteraria estiva porterà nuovi lavori ciclistici e state ben certi che ne scriverò  su, nel bene e nel male. In risposta a chi mi chiede se la passione sia finita, se voglia cedere le mie bici....sia per loro bonaria risposta questo titolo.


domenica 25 marzo 2018

Bacchettata di primavera, 6 maggio 2018

Bici d'epoca.
Bici meno d'epoca.
Cibo genuino.
Sana compagnia.
Una bella campagna.
Un assaggio letterario del mio libro " Casa Del diavolo".
Risate.
Sudate.
Magari qualche contrattazione di pezzi di ricambio.
Questo e molto altro vi aspetta  alla dodicesima edizione della Bacchettata di Primavera.
Portate bici, portate cibo, portate voi.

Vi aspetto.

Bacchettata di Primavera, Bra, 6 Maggio 2018

-per chi non lo sapesse la Bacchettata di Primavera è il primo raduno per bici d'epoca da passeggio, quello storico.Come tradizione, giro su strade di campagna in pianura ( massimo 6/ 7 km), una lettura a metà percorso con merenda , pranzo tutti assieme.
Una faccenda divertente.

martedì 11 aprile 2017

11esima edizione della Bacchettata di Primavera ( quella autentica)

Il 7 Maggio torna a Bra l'undicesima edizione di quello che è stato il  primo raduno italiano e forse mondiale dedicato alle bici a bacchetta: La Bacchettata.
Ripeto il nome perché, di recente, ho visto che qualcuno si è impossessato di tale nome ( da me inventato e sfido tutti a dimostrare il contrario) per organizzare una manifestazione similare ( utilizzando addirittura le foto di una vera bacchettata organizzata a Bra).

Per carità, nessun nome registrato e quindi ognuno fa quel che vuole: di certo, come nel film di Luchino Visconti, a rubare e copiare  ci si rimette sempre o quantomeno si arriva secondi.

Pensiamo invece a fare rullare le nostre amate bacchette su nuove strade braidesi per un giro inedito che porterà dalle colline del Fey sino alla valle degli orti ( non quella Findus) sino al borgo romano-medioevale di Pollenzo.
Da qui si farà ritorno alla mia nuova magione dove ognuno potrà condividere un cibo della propria terra ( anche questa tradizione della bacchettata sin dal 2007).
Il ritrovo è fissato a Bra in Piazza Spreintebach alle ore 9, 7 Maggio.

Vi attendo numerosi a questa autentica Bacchettata di primavera ( l'unica, quella reale).

mercoledì 29 giugno 2016

Agli albori: Pietro Mo, Bra 1925

Come ricordavo ieri a un caro amico di bici, la collezione perché sia bella, non deve essere fatta di bici di pregio e di gran lusso.
Deve avere un senso.
Il senso filologico si costruisce negli anni e affinando ciò che le sensazioni ed i desideri suggeriscono, donando forma e sostanza all'accumulo di ruggine e copertoni.
Una delle mie prerogative personalissime è sempre stata quella di ricostruire la storia del ciclismo braidese.

Quando ritrovai questa ex corsa abbandonata da tutti sin da prima della guerra in un rudere in collina, poco mi disse se non la somiglianza del telaio con quella di una Bianchi M del periodo.

Bei freni fascettati, mozzo giroruota, freni all'insù come si costumava negli anni 30.

Il campanello però mi esaltò: Cicli Pietro Mo, Bra.

Avevo scoperto un altro ciclista di Bra!
L'emozione era alle stelle.
Solita ricerca e domande tra gli anziani braidesi, finchè un caro amico di 99 anni, arzillissimo, si ricorda che " quando ero giovane c'era, non ricordo dove.Chiuse che io avevo 16-17 anni...altro non so.."
Insomma, questa fu l'opera di un ciclista che non opera più da almeno 80 anni!
Ultimo bollo pagato: 1938!

Il telaio vide giorni migliori e fu risaldato dopo una bella botta: in effetti ho delle bici che scorrono più diritte ma tanto è...
Sotto la coltre di sporco , morchia e grasso scorgo ancora un bel celestino: davvero difficile sarà stato ai tempi distinguere questo telaio da una ben più cara Bianchi M...

i parafanghi, pur essendo assieme da molti anni, non sono identici: stretto, da corsa quello posteriore, un goccio più largo quello anteriore, ma entrambi con la loro stinta vernicetta azzurrina sottostante...
Probabilmente questo Mo era un assemblatore ciclista che operò pochi anni, e che vendeva alla giornata bici di varia foggia.
Mozzi ANTAR posteriore giroruota!

Oltre al campanello, Mo firmò il portafanale: a distanza di così tanti anni, sarà orgoglioso vedere quella iniziale ancora svettante e imperiosa fendere l'aria  di Bra alla corsa della sua creatura.

Aria, duole dirlo, ben più inquinata e schifosa di quella dei bei tempi andati della Bra Regina di cuoi...

martedì 12 gennaio 2016

Ganna modello 7 sport -corsa per signora, fuoriserie e fuoritempo

Sotto una coltre di grigio intravidi qualcosa di bello.

Di raro.
Una bici da corsa, o quantomeno supersportiva.
Per donne.
Anni 40.

Una fuoriserie.
Già la conoscevo per via di un articolo sul blog del buon Paolo, qualche anno fa.
Inoltre il mio studio custodisce al suo interno la sua sorella da uomo del '37.
Insomma, le Ganna sono bici che amo ed ancor più quelle di razza corsaiola.



Quelli erano tempi!
Chi aveva soldi poteva permettersi la bici da corsa in allestimento sportivo ed anche ...la sua signora!
Caso più unico che raro!


Il catalogo del 39 la indica come Corsa , ma con cerchioni tubolari in legno , cambio Vittoria e oliatore al canotto come da tradizione corsaiola.


Quella che presento oggi, recuperata dopo un mese di sverniciatura lenta e attenta, deve essere il corrispettivo sportivo di tale gioiello.


Analizziamola bene.


telaio ultraleggero con forcellini a G tipo corsa tipici ganna.


Le geometrie sono pazzesche: interasse estremamente corto per una posizione di guida raccolta e inclinata in avanti.



Parafango anteriore in due pezzi e posteriore con galletto di svitamento rapido sottostante.




Manubrio Ambrosio lusso con leve orizzontali ( aveva 3 fori per il posizionamento a scelta delle stesse)




Nessuna manopola ma corsaiolo nastro rosso!


Freni Universal brevettati, modernissimi per quei tempi fatti di mensole e fascette!




Ruote da 28 raggiate su mozzi da corsa Ganna con posteriore giroruota :fisso e pignone a 3 velocità.( notare il forcellino con la G)




Cambio Simplex 3v con manettino in ottone I serie, il massimo del periodo!




Copertoni da 28 1/4 completano la belva assetata di strada.


Sella Aquila in crine con coprisella originale del periodo bellico.


Nessun carter!


Pedali in ferro da mezza corsa su Pedivelle Ganna

Sopravvivono ancora le decals sul canotto sterzo e sul parafango posteriore...




Leggera , snella, doveva essere la gioia della signorina che la acquistò in quel triste 1940.




Fuori tempo a causa della guerra, forse non fu mai capita a fondo: il tempo non concedeva svaghi oltre a sopravvivere.



Come lei, altre bici ultralussuose di un periodo nimitabile, (l'apice delle bici a mio avviso)


non ebbero mai la considerazione che meritavano per decenni e molte solo oggi sono apprezzate , fortunatamente!


Chissà cosa avrebbe prodotto ancora l'industria italiana in quegli anni, se il rovinoso conflitto non fosse mai scoppiato.....











mercoledì 25 novembre 2015

Sensuale ed armoniosa: ORIX Prina La Savoiarda 1940.

Sfogliando il bel catalogo del 1939, in ultima pagina si possono apprezzare le carrellate di commenti che giornali sportivi o grandi cronisti hanno postato sulla marca Prina.
Lodando sempre il geniale e tenace Antonio che col fratello segue le sorti dell'azienda, si possono leggere positivi commenti sull'ultima geniale creazione del tecnico astigiano, la Orix Prina, la Savoiarda.
"Finalmente una bici che farà fare un figurone  a me o alla mia bella"
Insomma una bici unisex antesignana.



Inforcandola, in effetti, si ha poco l'impressione di cavalcare una bici da donna, e poco ci manca perché la canna , abbassata di poco, si trasformi idealmente in una bici mascolina.
Il tempo ha inferto i suoi segni sulle canne ultraleggere di questa bellissima macchina, ma ancora si può ammirare l'elegante intreccio di tubi Columbus cromati.
( la Prina si riforniva di questi pregiati tubi per le sole Savoiarda e le bici da corsa, ciò che le rende preziose e leggerissime).


L'intreccio di tubi al retrotreno personalmente mi trova entusiasta e mai mi stanco di osservarlo: personale, elegante, vistoso, differente da quello della maggior parte delle bici Rondinella del periodo.
Molti i particolari in duralluminio, a partire dal bel manubrio a leve rovesciate Ambrosio , i pedali e gli elegantissimi parafanghi con ventaglini finali di grande efficacia.
Una parte gustosa di questo mezzo sono i freni, a tamburo laterale tipo motociclistico, che sicuramente nel 1939 erano quanto di più avveniristico potesse esserci!



La frenata è morbida, sicura e ben modulabile.
Stupisce la presenza di cerchioni in ferro, ma pur esendo tentato di sostituirli con altri in duralluminio come da catalogo, me ne sono ben guardato, giudicando questi quasi sicuramente quelli di primo equipaggiamento.
Anche il cambio, un simplex 3v con leva primo tipo in ottone, era un non plus ultra per il tempo, quando i corridori viaggiavano ancora con lo scomodo Vittoria: pratico e preciso, dona una nota di sportività in più al mezzo.



Infine una nota sulla fanaleria, composta da fanale Radsonne con occhi laterali e dinamo Lux : perfettamente funzionanti, illuminano il buio con discrezione e carattere, esattamente le stesse caratteristiche decise da Antonio Prina per questa bicicletta , immutate ancor oggi.


E se alla discrezione si vorrà contrapporre il bel fascino delle donnine che Antonio amava molto mettere sui depliants ( e non solo qui, ma il pudore blocchi la mia voce e la mia mano...), ecco venirci in soccorso il supporto della gemma posteriore ( fortunatamente ritrovato e salvato, risaldato a stagno su un supporto ad hoc): una sirena armoniosa, eterea, sensuale, degnissima compare e mascotte di questa amazzonica cavalcatura.













mercoledì 5 novembre 2014

Moncherina, la bici dello zoppo








L'amico Gaetano mi chiamò giorni addietro per mostrarmi una bici ben particolare: carter a sinistra!
Incuriosito mi spinsi ad osservare lo strano cimelio e dopo una sommaria occhiata giunsi alla spiegazione: era una bici da zoppo!
Infatti di primo acchito mi saltarono agli occhi le pedivelle sfasate: una sola girava!
L'altra  era fissa e serviva solo da appoggio alla protesi o alla gamba offesa.
Il carter era stato spostato a sinistra direttamente dal ciclista Conte ( la decalca è posizionata per il verso giusto) .
L'unica pedivella va a comandare un pignone fisso montato su un antico mozzo Monviso predisposto per la bisogna ( doppio filetto per avere la possibilità di stringere il pignone con una ghiera).
Il lato destro del movimento centrale, a differenza di altre bici simili montate più...rocambolescamente, ospita una ghiera dedicata e un raro coprichiavella della Paioli ( ditta che poi diverrà famosa per la costruzione di forcelle per moto)
La bici è stata sfruttata pochissimo, prova ne è l'ancor ottima verniciatura e le gomme quasi intonse dopo quasi 60 anni.Ho provato a pedalarla: sorprendentemente la pedalata è fluida e il pignone fisso aiuta l'unica gamba in..movimento a superare la risalita.
Dove invece mi son trovato spiazzato ...è stato in salita, non potendo contare sulla forza di ambo le pedivelle.
Questa bici, al di là della curiosità intrinseca, è un documento storico molto importante, in quanto testimonia la volontà di superare un handicap allora ben più diffuso ( si era a  pochi anni dalla fine della guerra) con i mezzi e gli ingegni che il tempo di allora concedeva: meritatissimo quindi il suo angolino assieme alle altre sorelle esposte!




lunedì 18 agosto 2014

Cicli Chiesa anni 40: la bici, l'uomo.

"Quando attraverserà
l'ultimo vecchio ponte
ai suicidi dirà
baciandoli alla fronte
venite in paradiso
là dove vado anche io
perchè non c'è l'inferno
nel mondo del buon dio"
(F.de Andrè)

La bici.

Negli anni '40 a Bra, se volevi una bici potevi andare da "Gesot" e fartene fare una su misura senza spendere un'esagerazione.
Questa è una.
Il telaio è di una vecchia balloncina da 26 con serie sterzo tipo gloria e cerchi ballon da 26.
Il mozzo posteriore è un contropedale Torpedo, ancora molto efficace.

Il manubrio è un Ambrosio in ferro , piega Torino, con leva e freno bowden anteriore per una frenata più rapida e sicura.

Guarnitura anonima con disegno tipo gloria e pedali a 6 gommini con catarifrangente aggiunto.

Mozzo anteriore DEA con oliatore a elmo , anni 20.

Notare su entrambi i mozzi le corde in vero cuoio braidese dell'epoca.
Impianto luce Tegif e sebac Astor II al posteriore.

Questa la bici.
Vediamo ora:

L'uomo.

Era un capostazione di Bra, uomo alto e forte.
Si era fatto fare la bici da Gesot su sua specifica.
Voleva un bel contropedale , per frenare anche con la giacca in mano .
Ci teneva e come tutti i Braidesi era giusto nei soldi.
Cosi giusto da non cambiare il supporto della dinamo rotto, ma di farselo saldare alla bisogna da uno dei mille fabbri di Bra.

Abitava in una casa sulla collina con annesso ciabot e crutin, vanto di tutti i Braidesi .
"Bra?ah quel paese che tutti hanno la vigna" diceva il re Vittorio emanuele III.
Bel lavoro, bella famiglia, bella bici dico io.
Ma qualcosa non quadrava.
Sempre quella tristezza alla sera, e poi al mattino e poi tutto il giorno e sempre.
La mancanza di qualcosa.
Il troppo di tutto.
Impossibile sorridere, troppo facile piangere.
E allora quelle gite in bici  e i treni e i figli e la moglie e la vita sono di troppo, e bisogna farla finita e senza fare troppo strepito.
Ma non si può.
Allora pazienza.
Qualcuno mi troverà e capirà che ero io, e che non potevo più, e che quella corda la guardavo già da tempo.
E scusatemi se avrete un brutto quarto d'ora vedendomi appeso e vi passerà l'appetito per giorni.
La vita è una bella cosa dicono, ma ci va del coraggio per andare avanti, e, infine, ancor più per lasciare tutto, in quei cinque minuti senza ossigeno che il gesto richiede.


( In ricordo del primo e unico proprietario di questa cicli Chiesa -Bra).

giovedì 10 luglio 2014

Maino 1944, dalla guerra con furore.

Chi mi conosce sa bene la mia passione per gli oggetti e le biciclette del tempo di guerra.
Tutto ciò che è cadmio e fanali oscurati mi trasmette delle emozioni indefinibili: certamente qualche ricordo della mia vita passata !
Tutto ciò per presentare questo reperto bellico di primaria importanza.
Dal 1942 in avanti sono pochissime le Case ciclistiche che ancora producono a buon ritmo : la Bianchi verrà bombardata nel 1943 e stessa sorte subiranno altre Case, altre chiuderanno in attesa di migliori eventi.
Stupisce quindi trovare impressa sui cerchioni di questa Maino  la data 44 , anno che coincide benissimo col numero di matricola .

Dopo tante e tante bici , mai nessuna avevo trovato datata 43, 44 o 45.
Quelli sono anni bui e certamente chi faceva bici non si perdeva in finezze di punzonature come anni prima...
Ricordiamoci inoltre che questo è un anno nel quale la circolazione di auto moto e bici era strettamente controllata e il documento che allego ne è una testimonianza:


Quante bici saranno state assemblate proprio in quegli anni , magari a partire da telai più vecchi o fondo di magazzino!
Parafango bianco posteriore e cadmio , per questa alessandrina!

I cerchi sono da 28 pollici, profilo R  e mozzi...cadmiati ma senza ingrassatore!

Una finezza: nipples in alluminio, certamente fondo di magazzino di qualche reparto corse!
Tutto è cosparso di porporina alluminio: a tutta prima pensavo a un rifacimento del dopoguerra, ma grattando qui e là, anche sui cerchi..noto il ferro vivo sotto!

Un po' come su certe moto prodotte in periodo bellico, quando tutto era cosparso di vernice utile più a proteggere dagli agenti atmosferici che ...a dar bellezza!
Particolare che denota lo stato di quel momento, è la testa forcella: dipinta di rosso, come su altre Maino, ma...ancora le colature su freni e forca!

Insomma, si doveva fare la bici, venderla ( sottobanco) e ....pedalarla!
Sui pedali, a corpo cadmiato compare la scritta GIRA: sicuramente anche essi fondo di magazzino della branca Girardengo-Maino!
Curiosa una pedivella, dove la stampigliatura Maino compare piu volte ribattute: fretta di guerra!

Completano il quadro un bel manubrio a leve rovesce Ambrosio , dalla presa sicura e sportiva.
Le leve rovesce comandano ganasce Universal Brev 361666 guarda caso..cadmiate!
Il gruppo luce non poteva che rispecchiare il 1944: cadmio per la dinamo Dansi e....oscuramento in ferro per il faro!

Questa Maino  a  molti sembrerà solo un vecchio rottame, ma oltreché all'appassionato di bici questo mezzo rappresenta una testimonianza storica di raro e indubbio valore anche allo storico, che grazie ai particolari sopra descritti può meglio capire  quel particolarissimo periodo storico che sono stati gli anni 1943-1945: anni bui, incerti, intrisi di morte e violenza ma anche di valenti artigiani che sfidarono il tempo per dar dignità e foggia  al loro lavoro.