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martedì 26 luglio 2016

ORIX PRINA LA NIZZARDA :du stecche is megl che uan!

I recenti fatti di cronaca non fanno un bel parlare di una bici che si chiama Nizzarda.
Eppure quelle due stecche magari sarebbero servite a dare una bella legnata al cretino di turno,chissà.

Rigide e scorrevoli, sono ancora lì dove papà Prina le mise per sopportare le dure salite del monferrato o delle colline che avrebbe affrontato.

Leggera, snella, monta guarnitura marcata NIZZARDA e patacchino ORIX Prina.

Mozzi Campagnolo e pedali Agrati a centro intero per pedalare in sicurezza in ogni situazione.e Immancabile la gemma di sicurezza sopra al freno!

freni Universal 36166 e manubrio Ambrosio Champion Prima serie a piega larga , tipo anni 40.

Parafanghino anteriore per proteggere da schizzi di una pioggia che ormai è solo ricordo.

Cerchi NISI a bordo zigrinato.
Forcella anteriore svasatissima con rinforzi interni.
Nonostante la discreta conservazione qualche simpatico ebbe la brillante idea di sabbiarla e riverniciarla in questo azzurrino...qualcuno griderà all'orrore ma anche questo è amore : probabilmente senza questa accortezza le due stecche sarebbero ora un paracarro per pomodori ed il telaio...il cancello dell'orto!

mercoledì 10 febbraio 2016

Inattesa: Prina Corsa 1934

Ormai non ho molti dubbi.
Dall'alto Antonio Prina mi sorveglia e guida le sue creature , solo alcune ma belle, presso la mia boita.
Non potrebbe essere altrimenti.
Mettiamo questa Prina.

Non la cercavo, eppure mi fu offerta, smontata e da curare un poco, persino portata a casa.
Non volevo credere fosse una Prina fino a quando il mio nasone non sfiorò l'incavo del forcellino posteriore con la P in bella vista.

Allora si che rimasi a bocca aperta e potei passare a contemplare il resto.
Come ogni parte del movimento centrale marcato Prina 34.
Le pedivelle scanellate e la grossa corona a 48 denti.

I mozzi, finissimi per i tempi, anche essi Prina e dotati di foro per oliatore.
I pedali sono i classici Sheffield anni 30, da corsa mentre il manubrio, strettissimo , è completamente in ferro e con leve saldate anziché fascettate!

Freni a mensola spaiati, come del resto spesso mi è successo su bici ancora più conservate: tutto si rompe e si rompeva!
I cerchi sono quelli da mezza corsa del tempo, in ferro tipo R , stretti da 33 mm e calzano copertoncini bianchi da 1 /4.

La sella l'ho aggiunta io: una Brooks comoda e morbida, con l'immancabile camera d'aria in para di scorta sottostante.
Il parafanghino in alluminio davanti fa quello che può: scena e tanta nostalgia!.

Infine una nota sul telaio: leggero, dal colore blu metallizzato che al tempo sarà stato un non plus ultra, con addirittura il passaggio guaina interno al tubo superiore.
Una macchina affascinante, moderna, aggressiva.

Proprio come la volle il costruttore, che mai mi stancherò di ricordare ed onorare, risponde al nome di Antonio Prina.

sabato 5 dicembre 2015

Pedalare e sudare, Wolsit corsa 1923

"Aspetta chi è aspettato
che sia compiuta l'attesa di chi attende
un suono strutturato
in modo di poter reggere
per molto tempo
ancora..
"CSI, Alba Blu"




"Una bici vecchia, di quelle da corsa, dell'epoca di Coppi..."
Questa era la frase che accompagnava l'offerta di visionare una vecchia bici in un casolare tra i monti.
Quando ti dicono la bici di Coppi, è quasi sempre una Sprint del '73.
Sgonfia e rugginosa.
Quando ti dicono la bici di Bartali, quasi sempre un condorino.
Sgonfio e col telaio rotto.
Stavolta no.
Voglio crederci.
E mi inerpico per la stradaccia tra il bosco di querce e castagni, in una terra dalla lingua delle mie origini più antiche.
Il dialetto è strettissimo, rade parole scandite da sguardi lontani mille miglia verso l'infinito o solamente dirette ad un sasso che ci incespicherà il cammino.
Dell'antico seccatoio poco resta, se non un cumulo di sassi sparsi e un tetto che la prossima neve decimerà a rudere.
"Ma è poi sicuro?"
" Ci sono nato qui dentro, se non ti fidi la butto giù io..."
"Per carità..."
La volta sta per crollare.
Dovunque paglia e sterpaglie.
Da una scala in legno che regge a malapena i miei ossuti cinquantacinque chili mi inerpico al piano alto e in fondo, la vedo.

Questi sono i momenti che non ti scordi!
Il manubrio in ferro , ussaro e fedele, mi saluta dal fioco della finestretta che le ha dato aria polvere e ruggine per tanti anni.
Le gomme si sono essiccate del tutto, si sgretolano  al solo sguardo.
Sotto la morchia un nero inusuale chiede attenzioni che sa già dovute: l'attesa è compiuta!
Insomma, con cura e devozione la sposto al piano basso.
" Ma tze mat? Campla Zù!"


-TRADUZIONE:  Ma sei matto?Buttala giù-


L'arzillo vecchiardo guarda con sommo disprezzo quel cumulo di nobilissima ferraglia che scopro essere stata del suo prozio (!) e mai più usata dagli anni '50 in poi.
Non immagina la gioia che mi dona il tatto di quella polvere, di quella ruggine, di quelle forme così sinuose.
Come un Barolo  che chiede meditazione e riposo, ho deciso sino ad ora di non pubblicarla, di goderla tutta per me come un 'idea bellissima o  un ricordo lontano, aspettando un'ispirazione che ha tardato...4 anni a venire!
Non sapevo nemmeno se ripulirla, come altre sorelle.
Ma avendola lucidata qui e là per verificare lo stato dell'arte, ho deciso per il solito restauro conservativo , desiderando fortemente di riportarla in istrada.
La striscia rossa delle gomme in para ha lasciato il posto sui cerchi strettissimi da 28 mm a due copertoni NOS da 1/4, affidabili e stridenti col nero del telaio.

Telaio che, giova ricordarlo, fu sicuramente rinnovato da qualche ciclista benvolenteroso negli anni 40 con tanto di filettature dorate.
Il verde originario è rimasto solamente..su un galletto della ruota anteriore , a perenne memoria del tempo corsaiolo che fu.

Per una volta nessun manubriaccio, ,ma la sua piega originaria larga ed imponente.
Ho lasciato volutamente alto l'attacco, come l'ho ritrovata.


Il prozio doveva essere alto di gamba !
I freni sono fascettati, l'anteriore un poco più recente e sicuramente sostituito in corso d'opera negli anni di intenso uso.

Il posteriore è originale!
Mozzi 32 40 raggi originali Wolsit , il posteriore Giroruota, con corona Wola e pignone fisso.

La guarnitura è composta da calotte Wolsit datate 1923 e da una bellissima coppia di pedivelle da corsa Wola , con un attacco della corona direttamente fissato sulla pedivella ci ricorda le finezze costruttive votate a robustezza e durata.

La sella , Una Italia in pelle, l'ho dovuta aggiungere io in quanto della vecchia Brooks restava solo il telaio e pochi monconi di cuoio ( i ghiri in montagna divorano tutto!)
Nessun parafango, nessun carter!

Rivedendola al chiaro, in una luce invernale che si sa far desiderare , la ammiro compiaciuto ed estasiato.
Come una bella donna, di quelle che devi avere per forza, essa m'attrae a viva voce e d'un lampo la cavalco, verso una salita che non supererò.
Lei, di certo, lo sa, ma dal largo del suo manubrio mi invita a fare le uniche cose possibili su una Wolsit da corsa: pedalare  e sudare!



lunedì 26 ottobre 2015

Ritorno al futuro



"Grande Giove!"




Tutti noi appassionati del passato abbiamo sicuramente presente la saga di " Ritorno al futuro", in questi giorni attuale più che mai.
Una delle scene che sempre mi emozionano è quella riferita al ritrovamento nella miniera abbandonata della vecchia DeLorean ( la macchina del tempo), occultata da Doc nel 1885 perché il giovane Martin la ritrovasse nel 1955.
70 anni dopo.
Il momento nel quale Martin sfonda il muro e la torcia illumina l'auto mi ha sempre messo un brivido.
Tutto questo preambolo per rendervi edotti delle emozioni che ho provato nel reperire questa bicicletta, ex corsaiola anni 20, ed ascoltare la sua storia.


A tutta prima, anche per via dell'esosa richiesta economica, non avevo preso troppo in considerazione l'idea di adottarla.
Un parafango e una pedivella spaiati.
Nessuna marca rilevante.
"Era su di una soffitta praticamente blindata dal 1950.E questa era dietro a tutto."

La casa era un palazzo padronale della vecchia Cuneo, sgomberata dopo che l'ultimo proprietario era deceduto ed i figli avevano deciso di ripulire dopo decenni di oblio.
Famiglia benestante, di certo.
L'origine corsaiola di questa simpatica reliquia è tradita inequivocabilmente dai cerchi in legno per tubolare montati su mozzi enormi, posteriore giroruota.

Come la moda del tempo imponeva, il manubrio da corsa ha lasciato il posto ad un più civile corna di bue con le leve che sparano all'insù.
Di certo doveva essere un lusso non da poco poter circolare su una bici da passeggio con cerchi legno e tubolari da corsa!
Antesignana delle modernissime city bike!

In moltissime foto di quegli anni ho visto questa modifica e francamente poco la condivido, a livello pratico.
I cerchi sono frenati da ganasce fascettate : all'anteriore troviamo un modello francese degli anni 10 -20 mentre le terga sono frenate da un italianissimo Universal anni 30 pieni.

Anche questo fatto è curioso, siccome ho più di una bici con i medesimi freni spaiati!
Le manopole sono in cartone pressato Silca, mentre la sella da corsa ha lasciato il posto ad una più pacifica e molleggiata Turismo marca Leon: fa tenerezza lo spago arrotolato anti ribaltamento che ancora oggi, dopo oltre 70 anni, ferma sicuro la mollona anteriore!

Sul canotto troviamo l'immancabile bollo:  questo porta la data del 1938 e non mi stupirei se fosse davvero l'ultimo anno nel quale venne usata la bici!
I parafanghi sono anche essi spaiati: posteriormente troviamo un bello schiena d'asino sicuramente coerente con la bici, corredato di bella gemma in vetro a melograno.

Quello anteriore proviene da qualche balloncina anni 30 e ignoro il motivo per il quale venne sostituito in quanto il telaio è sano come un bambino appena nato!


Che dire?


Mai come in questa acquisizione è prevalso il cuore ed il sogno sulla fredda ragione , che di certo avrebbe glissato vista la non certa paternità e i pezzi sostituiti.
Ma la mia idea di conservazione del patrimonio ciclistico, la mia fissazione di tramandare qualcosa alle generazioni future di intonso ed inviolato, hanno avuto la meglio.
E ogni volta che mi verrà un dubbio, ne son certo, andrò ad ammirarla dove l'ho riposta gelosamente in collezione, e di certo nella mia mente balenerà l'espressione tanto cara a Doc:


"Grande Giove!"



martedì 9 settembre 2014

Prina Corsa 1937: il parto!


Era gennaio quando il buon Max, in seguito ad uno scambio, mi cedeva ciò che restava di una gloriosa bici da corsa anni 30:

Chi mi conosce sa quanto ami la Prina e questa era un raro esemplare anni 30 ancora coi suoi mozzi marcati ( posteriore giroruota) e ....un telaio leggero da far paura!
Inoltre, cosa non disprezzabile, aveva ancora i suoi parafanghi in alluminio a 4 pezzi: cosa volere di più?
Sotto a chi tocca allora!
Prima cosa ho ripulito bene il tutto; sotto la ruggine è ancora spuntata qualche decalca e i resti del suo bel bleu originale, che ho poi ripreso con le corde delle guaine e la tela del manubrio:


Terminata la pulizia ho provveduto ad una piccola saldatura in zona forcellini posteriori: anche dall'altra parte era stata fatta la medesima cosa: Signor Antonio, occhio, i forcellini son deboli!!!
Reparto ruote: i cerchi in ferro non mi soddisfacevano e, per una volta, ho strappato la regola: nel 37 già esistevano i cerchi in alluminio e , volendola usare con soddisfazione, mi son concesso due bei cerchioni per tubolare  extraleggeri, raggiati con raggi ...ruggine per fare pendant col resto!

I parafanghi erano parecchio storti e ..ancora un poco lo sono, perchè anni di pioggia non hanno giovato all'alluminio e toccarli è come martellare la cartavelina: direi che ora sono accettabili ma migliorabili, non avessi il timore di sfasciarli con lo sguardo!

Sul posteriore gemma in vetro come d'obbligo e tracce dell'indispensabile vernice bianca in obbligo dal 36 in avanti!
E siamo in primavera...manca il manubrio!
Questo me lo sono costruito da me, studiando le pieghe sulle foto e sulle bici da me possedute.
Da un  manubrio da bambino in ferro, taglia cuci e piega e bestemmia e invecchia....direi che fa la sua figura !


Notate anche il campanello bronzino e le mollette salvapantalone: erano ancora le sue, trovate attaccate al rottame!

Reparto freni; risponde al nome  Universal FPM, freni in ferro a mensola con leve abbinate, pattini Universal originali ma...un poco secchi!



Bici da corsa, ormai siamo a Giugno; e se ci montassimo un bel cambietto?
Un Vittoria sarebbe l'ideale ed ecco che sulla strada compare il rudere di una Benotto ad offrirci la bella leva tensionatrice con la sua cremagliera!

Mozzo posteriore con ruota libera caimi corsa a 3v con disco salvaraggi in alluminio e pignone fisso dal lato opposto.
I pedali sono Sheffield Sprint a centro intero, con lacci bleu e la sella è la sua sua Brooks B17 di origine, convenientemente ingrassata!

E dopo 9 mesi di parto siamo a settembre e ri -nasce qualcosa che fu, coi segni del tempo si capisce, ma funzionale e piacevole agli occhi dell'appassionato:incredibilmente leggera per una ultra settantenne.

In lei ho profuso tutto l'amore che provo per il marchio astigiano: spero ricambi con un bel servizio quando la porterò su strada alla prima occasione!

lunedì 31 marzo 2014

Carlo Delfino ( Porto Maurizio) 1935 corsa


Un oggetto va sempre pensato, sognato, desiderato.

Le parole e le forme suggeriscono idee che si andranno a concretizzare nell’evento che verrà.

Così io sognai una notte questa bicicletta in mezzo agli ulivi, la sognai libera in un periodo non libero.

La sognai verde come non era e aggressiva come ancora sa essere.

Quando poche parole , al telefono, vi lasciano increduli e  danno la stura al sogno, ecco che si attende con trepidazione ciò che poi sarà bramosia e adrenalina.

L’appuntamento è alla marina, ma lei si trova ben più su, 18 chilometri di curve tra gli ulivi e le ginestre.

è rimasta appesa per anni, finchè prima di morire il vecchietto me l’ha consegnata


Non sappiamo il nome del primo proprietario, ma io l’ho chiamato Tugnasin.

Fa parte del sogno.

Tra i muretti di pietra che guidare mette i sudori, abbandoniamo l’automobile per inerpicarci tra i carrugi e qui infilarci tosto in un garage alla luce.

Ma la bici dov’è?”

“Di sopra, qui si allaga spesso e potevano marcire i cerchioni

“Ed ecco che dopo una scalinata fatta a due balzi alla volta, la vedo coperta dalla polvere e dalle ragnatele, appoggiata ad un tavolo di ulivo .

Il cuore rimbalza, non capita spesso di imbattersi in nobile ruggine corsaiola direttamente dagli anni 30.

Lo stemma in ottone sul canotto mi dice "Cicli Carlo Delfino, Porto Maurizio" ( Imperia) : mai sentito, il nome è localissimo.


I cerchioni in legno hanno tenuto benissimo, solo i tubolari risentono gli anni dell’abbandono.

I mozzi parlano alluminio davanti e ferro giroruota al posteriore, ma non me ne stupisco: più di un’artigianale ho reperito con mozzi spaiati e se ciò può essere dovuto ad una riparazione non mi stupirei fosse nata così: allora in una bottega artigiana si badava al sodo e… cosa c’era c’era!
Oppure quel giovanotto era un corridore e ...senza badare al sottile aggiornò e cambiò per non rimanere appiedato!
Chissà!

Il bel manubrio ha la pipa in ferro e una piega di alluminio che mette voglie in petto al più consumato collezionista.

Freni Bowden con una molla che mai vidi, ancora efficaci nonostante l'oblio..

La data ce la fornisce il bollo ben ancorato al parafanghino in alluminio anteriore, 1935, accanto ad una medaglietta in bronzo anche essa rivettata al puntale con il volto di Gesù.
Questi sono i dettagli che mi fanno amare le biciclette datate!


Il pezzo forte è sicuramente il cambio Vittoria prima serie, ancora al suo posto dopo quasi 80 anni, unitamente al bell’oliatore per catena che immediatamente lo sovrasta.


Sella marcata APA Prina Asti, mi perseguita piacevolmente questo marchio : devo dire che il telaio sembra proprio un Prina, ma altri indizi alessandrini non ne trovo: chissà!

Su una pedivella scorgo il marchio BSA, la destra, l’altra è di una bici francese col suo pedale un poco più recente.

Tugnasìn la deve avere usata parecchio, almeno 20 anni direi, prima di metterla a riposo, e quando c’era da sostituire …si sostituiva, come dargli torto?

Quelle salite sono terribili e dovevano essere un bell’ostacolo a gambe, polpacci e….mezzi meccanici!

La gemma catarifrangente ancorata al freno posteriore dice anni 40, così come le guaine freno.


Poi chissà: una moglie, una Vespa, i figli, la stanchezza, la voglia di comodità.

Ma non l’oblio dei begl’anni , tanto da non decidere di abbandonare la bicicletta ( triste destino di molte sue coetanee) bensì di custodirla appesa in un garage tra i carrugi che sanno di olio e di pietra, che tanto bene l’hanno conservata, nera a fiamme rosse come apparve in quel di Imperia tanti anni fa a quel giovanotto.

Il sogno  svanisce e stavolta lascia per le mani ferro, legno e gomma.

Al lavoro, dunque!

Il nuovo proprietario non avrà forse i muscoli del Tugnasin, ma qualche pedalata, su tubolari nuovi, quella si, se la vorrà concedere.

E pace se stavolta saran noccioli ed albere, in vece degli ulivi.