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giovedì 1 marzo 2018

Meglio di Prina

Per la prima volta in oltre dieci anni di Blog ho atteso parecchi mesi pèrima di ripostare qualche restauro, un paio di pensieri.
Come alcuni sanno , a breve uscirà nelle librerie il mio romanzo " Casa del diavolo" e questo impegno ha preso parecchio del mio già poco tempo libero.
Ma le bici restano!

Durante le serate invernali ho occupato a buon fine il tempo che la notte mi concedeva, per ultimare il restauro di alcune protette...
Oggi presento questa bella Prina Savoiarda del 1947, originale come mamma l'ha fatta!
Ritrovata sporca lercia, è stata smontata in mille pezzi e ripassata con amore e cura.

Sotto la morchia hanno resistito i filetti verdini e la vernice verde data sulle scanellature delle pedivelle!

Pedali Prina a barra unica con gommini vetusti ma ancora ben funzionali.

Incredibilmente la sella è ancora quella di mamma Prina , con allegato borsello dedicato.

Interessante il freno anteriore interno  e il parafango anteriore allungato brevettato da Prina sin dal 1926!
Questa ( e molte altre che presenterò poi) potrete vederla alla bacchettata di Primavera a Bra del 6 Maggio!
 

sabato 5 dicembre 2015

Pedalare e sudare, Wolsit corsa 1923

"Aspetta chi è aspettato
che sia compiuta l'attesa di chi attende
un suono strutturato
in modo di poter reggere
per molto tempo
ancora..
"CSI, Alba Blu"




"Una bici vecchia, di quelle da corsa, dell'epoca di Coppi..."
Questa era la frase che accompagnava l'offerta di visionare una vecchia bici in un casolare tra i monti.
Quando ti dicono la bici di Coppi, è quasi sempre una Sprint del '73.
Sgonfia e rugginosa.
Quando ti dicono la bici di Bartali, quasi sempre un condorino.
Sgonfio e col telaio rotto.
Stavolta no.
Voglio crederci.
E mi inerpico per la stradaccia tra il bosco di querce e castagni, in una terra dalla lingua delle mie origini più antiche.
Il dialetto è strettissimo, rade parole scandite da sguardi lontani mille miglia verso l'infinito o solamente dirette ad un sasso che ci incespicherà il cammino.
Dell'antico seccatoio poco resta, se non un cumulo di sassi sparsi e un tetto che la prossima neve decimerà a rudere.
"Ma è poi sicuro?"
" Ci sono nato qui dentro, se non ti fidi la butto giù io..."
"Per carità..."
La volta sta per crollare.
Dovunque paglia e sterpaglie.
Da una scala in legno che regge a malapena i miei ossuti cinquantacinque chili mi inerpico al piano alto e in fondo, la vedo.

Questi sono i momenti che non ti scordi!
Il manubrio in ferro , ussaro e fedele, mi saluta dal fioco della finestretta che le ha dato aria polvere e ruggine per tanti anni.
Le gomme si sono essiccate del tutto, si sgretolano  al solo sguardo.
Sotto la morchia un nero inusuale chiede attenzioni che sa già dovute: l'attesa è compiuta!
Insomma, con cura e devozione la sposto al piano basso.
" Ma tze mat? Campla Zù!"


-TRADUZIONE:  Ma sei matto?Buttala giù-


L'arzillo vecchiardo guarda con sommo disprezzo quel cumulo di nobilissima ferraglia che scopro essere stata del suo prozio (!) e mai più usata dagli anni '50 in poi.
Non immagina la gioia che mi dona il tatto di quella polvere, di quella ruggine, di quelle forme così sinuose.
Come un Barolo  che chiede meditazione e riposo, ho deciso sino ad ora di non pubblicarla, di goderla tutta per me come un 'idea bellissima o  un ricordo lontano, aspettando un'ispirazione che ha tardato...4 anni a venire!
Non sapevo nemmeno se ripulirla, come altre sorelle.
Ma avendola lucidata qui e là per verificare lo stato dell'arte, ho deciso per il solito restauro conservativo , desiderando fortemente di riportarla in istrada.
La striscia rossa delle gomme in para ha lasciato il posto sui cerchi strettissimi da 28 mm a due copertoni NOS da 1/4, affidabili e stridenti col nero del telaio.

Telaio che, giova ricordarlo, fu sicuramente rinnovato da qualche ciclista benvolenteroso negli anni 40 con tanto di filettature dorate.
Il verde originario è rimasto solamente..su un galletto della ruota anteriore , a perenne memoria del tempo corsaiolo che fu.

Per una volta nessun manubriaccio, ,ma la sua piega originaria larga ed imponente.
Ho lasciato volutamente alto l'attacco, come l'ho ritrovata.


Il prozio doveva essere alto di gamba !
I freni sono fascettati, l'anteriore un poco più recente e sicuramente sostituito in corso d'opera negli anni di intenso uso.

Il posteriore è originale!
Mozzi 32 40 raggi originali Wolsit , il posteriore Giroruota, con corona Wola e pignone fisso.

La guarnitura è composta da calotte Wolsit datate 1923 e da una bellissima coppia di pedivelle da corsa Wola , con un attacco della corona direttamente fissato sulla pedivella ci ricorda le finezze costruttive votate a robustezza e durata.

La sella , Una Italia in pelle, l'ho dovuta aggiungere io in quanto della vecchia Brooks restava solo il telaio e pochi monconi di cuoio ( i ghiri in montagna divorano tutto!)
Nessun parafango, nessun carter!

Rivedendola al chiaro, in una luce invernale che si sa far desiderare , la ammiro compiaciuto ed estasiato.
Come una bella donna, di quelle che devi avere per forza, essa m'attrae a viva voce e d'un lampo la cavalco, verso una salita che non supererò.
Lei, di certo, lo sa, ma dal largo del suo manubrio mi invita a fare le uniche cose possibili su una Wolsit da corsa: pedalare  e sudare!



lunedì 27 ottobre 2014

Amerio La balloncina, la resurrezione

Anni fa avevo portato a casa due ammassi di ruggine e legno.
Stavano per fare una brutta fine e reclamavano attenzione.
Per alcuni anni sono state speranzose in un angolo della boita, vedendo transitare moto e bici sul tavolo operatorio.
Poi, un giorno di fine estate, mi dico che quel legno deve essere recuperato.
Che è un'Amerio, e che fu una delle bici più rappresentative degli anni 30.
Insomma, via col restauro.

E allora si smonta e si spazzola e ...si pensa se riverniciare o...mantenere la sua storia di intemperia.
Una passata di cera, un'occhiata, ed è stato subito amore.
Sui cerchi ho lavorato delle belle sere, improvvisandomi falegname.
In alcuni punti l'umido aveva scollato gli strati: sono intervenuto con ampi inserti di colla vinavil e...attak.

Una centrata ai raggi con garbo, per non squassare tutto, e infine...un impregnante color Noce a rendere uniforme e piacevole il fasciame.
Una bella oliata ai Mozzi Amerio tipo sportivo con fascetta al centro e ...via che si corre!
I pedali sono ancora i suoi, a barra unica Amerio e a 6 gomme bianche.
A completare un tocco di classe con un paratubo NOS in lamierino.
rimane l'attacco pel seggiolino da bimbo, in alluminio: a quando il seggiolino?
Notevole la gemma posteriore in vetro, regolabile tramite un'asolina e due viti in altezza.
Finezze del bel tempo che fu!
Pedalare ora.
Piano, senza fretta e senza buche: i cerchi sembrano tenere in piedi il robusto ferro incerato, ma occhio: basterebbe un nulla a vedere distrutto il bel lavoro!
Notevole il manubrio ancora ricoperto della sua celluloide nera, tipico retaggi degli anni '20 nei quali la Maino fasciava spesso e volentieri le sue creazioni.

Due manopole in osso in due pezzi completano i superstiti manopolini, che comandano freni interni ancora ben scorrevoli.
Un tocco di misticismo ce lo offre la Madonna ancorata al canotto,
 a supplire alle possibili bestemmie dovute ad una salita sulla quale spingere i quasi 20 kg di ferro e legno su copertoni 26 3/4 5/8 X2.
La sella Italia originale reclamava cure: ecco un bel coprisella NOS modello Donna anni 30 per proteggere le terga dal pungere delle molle redivive:

E pazienza se a qualcuno questa apparirà come una bici ancora da restauro.

Io e lei sappiamo il lavoro fatto e sorridendo ci guardiamo: lei nei miei occhi e io nel suo Dansi a cipolla.
Verrà la notte e verranno più sereni riposi:nel mio letto io, sopra di me  nella collezione, lei.




( Venitela a vedere con le sue sorelle , vi aspetta!)







martedì 9 settembre 2014

Prina Corsa 1937: il parto!


Era gennaio quando il buon Max, in seguito ad uno scambio, mi cedeva ciò che restava di una gloriosa bici da corsa anni 30:

Chi mi conosce sa quanto ami la Prina e questa era un raro esemplare anni 30 ancora coi suoi mozzi marcati ( posteriore giroruota) e ....un telaio leggero da far paura!
Inoltre, cosa non disprezzabile, aveva ancora i suoi parafanghi in alluminio a 4 pezzi: cosa volere di più?
Sotto a chi tocca allora!
Prima cosa ho ripulito bene il tutto; sotto la ruggine è ancora spuntata qualche decalca e i resti del suo bel bleu originale, che ho poi ripreso con le corde delle guaine e la tela del manubrio:


Terminata la pulizia ho provveduto ad una piccola saldatura in zona forcellini posteriori: anche dall'altra parte era stata fatta la medesima cosa: Signor Antonio, occhio, i forcellini son deboli!!!
Reparto ruote: i cerchi in ferro non mi soddisfacevano e, per una volta, ho strappato la regola: nel 37 già esistevano i cerchi in alluminio e , volendola usare con soddisfazione, mi son concesso due bei cerchioni per tubolare  extraleggeri, raggiati con raggi ...ruggine per fare pendant col resto!

I parafanghi erano parecchio storti e ..ancora un poco lo sono, perchè anni di pioggia non hanno giovato all'alluminio e toccarli è come martellare la cartavelina: direi che ora sono accettabili ma migliorabili, non avessi il timore di sfasciarli con lo sguardo!

Sul posteriore gemma in vetro come d'obbligo e tracce dell'indispensabile vernice bianca in obbligo dal 36 in avanti!
E siamo in primavera...manca il manubrio!
Questo me lo sono costruito da me, studiando le pieghe sulle foto e sulle bici da me possedute.
Da un  manubrio da bambino in ferro, taglia cuci e piega e bestemmia e invecchia....direi che fa la sua figura !


Notate anche il campanello bronzino e le mollette salvapantalone: erano ancora le sue, trovate attaccate al rottame!

Reparto freni; risponde al nome  Universal FPM, freni in ferro a mensola con leve abbinate, pattini Universal originali ma...un poco secchi!



Bici da corsa, ormai siamo a Giugno; e se ci montassimo un bel cambietto?
Un Vittoria sarebbe l'ideale ed ecco che sulla strada compare il rudere di una Benotto ad offrirci la bella leva tensionatrice con la sua cremagliera!

Mozzo posteriore con ruota libera caimi corsa a 3v con disco salvaraggi in alluminio e pignone fisso dal lato opposto.
I pedali sono Sheffield Sprint a centro intero, con lacci bleu e la sella è la sua sua Brooks B17 di origine, convenientemente ingrassata!

E dopo 9 mesi di parto siamo a settembre e ri -nasce qualcosa che fu, coi segni del tempo si capisce, ma funzionale e piacevole agli occhi dell'appassionato:incredibilmente leggera per una ultra settantenne.

In lei ho profuso tutto l'amore che provo per il marchio astigiano: spero ricambi con un bel servizio quando la porterò su strada alla prima occasione!

lunedì 27 gennaio 2014

100 anni di corsa!


Ci sono oggetti che vi parlano , non appena li guardate.

Se sapete ascoltarli, vi raccontano storie incredibili, basta aprire il cuore e la mente.

Questa bici mi ha fatto innamorare appena l’ho vista.

Rugginosa, fiera, aggressiva.

Come abbandonata in un angolo oltre 80 anni fa, per caso, attendeva qualcuno, qualcosa.
Una spolverata, due gomme, poco più.


Nessun marchio, nemmeno sui mozzi esulla guarnitura da corsa.

Solo quelle strisce gialle a ricordare l’antica fierezza e un guizzo che in corsa può far a differenza.

La forcella anteriore ha ancora gli steli chiusi, sintomo di un possibile freno a tampone anteriore.

Siamo negli anni 10 del 1900, i freni Bowden sono una novità, ed ecco che all’anteriore ne troviamo uno della più classica scuola francese, abbinato alla sua leva originale.

Al posteriore un italianissimo Universal con leva annessa ci ricorda una sostituzione in corso d’opera, le bici devono funzionare bene prima di tutto!

Manubrio in ferro, con superstiti cordami probabilmente ricavati da un vecchio copertone per ingentilire la presa del morsetto dei freni.

Anche sull’unico parafango superstite, il posteriore, compaiono qui e là strisce gialle: chissà che bolide da nuova!

Sui cerchi in ferro tipo R ho montato due vetuste coperture da corsa, Una Michelin da 3/8 al posteriore e una Pirelli Stella all’anteriore: ai limiti della guidabilità, ma…di grande effetto scenico!

Anche qui si intuisce la tendenza al risparmio: un cerchione, probabilmente quello anteriore , aveva  beccato una bella botta.

Oggi si butterebbe bici e tutto.

Invece no, ai tempi si smontò, si cambiò cerchione mantenendo il mozzo originale.

E se fu allora che il parafango passò a miglior vita, pace!Si va anche senza!

La sella Trionfo è stata ingrassata a dovere, mentre per scorta si è provveduto ad installare sotto di essa una camera d’aria in para marrone marca Spiga.

Le valvole delle camere d’aria sono state riutilizzate mantenendo quindi quelle originali anni 10-20: tengono ancora benissimo!


Sono consapevole che un restauro completo le avrebbe donato sine dubio una maggior funzionalità, ma…me ne sono innamorato cosi e così la vedrò bene ogni volta in collezione, in un angolo dedicato solo a lei.