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lunedì 28 gennaio 2013

Tizzoni Stelvio pompa integrata

La trovai alle 5:30 del mattino ad un mercatino in una strada che mai più troverò.
Era là, appoggiata al civico 13 sotto un balcone di gente che a quell'ora dorme e manco ci pensa alle bici vecchie.
Dicevo, trotterellavo con meno cinque e la galaverna per terra quando la vidi insieme alla sorella , una Prina Savoiarda come uscita dai mitici 40's.
Inutile dire che la sorella alle 5:35 mi seguiva come un cagnolino  e veniva parcheggiata in quel portone che mi fu complice e amico.
Non m'avvidi subito della particolarità di questa bici, era solo , nei buii di quel mattino, una bici da donna anni 40 , sporca e con la forcella piegata.



Il peggio del peggio, quindi.
Un'occhiata distratta alle prime luci mi fece intravedere ciò che eri per davvero, bici di gran lusso e raffinatezze.
Non alzai la sella davanti al pur scaltro venditore, pregustai però l'emozione nel solito cortile.
Alzata la sella, sorpresa!

Dentro alla pompa insita nel tubo della sella...ancora il tubo di gomma rosso originale!
E sorpresa tra le sorprese....tutto funzionante!


C'era però quella forcella storta, che mi faceva guardar storto...
Passaron i mesi e un'estate e un inverno ancora.
Poi smontata tutta, il telaio e la forca furon raddrizzati a dovere da due mitici anziani ciclisti che la riportarno a buon uso.
In queste giornate di uggia fu gioia, la sera, ricomporre il puzzle debitamente lucidato e incerato.

Il faro che ti trovai era un Dansi mod 14, tutto alluminio: una dinamo dansi con oliatore e paraspruzzo fece da magnifica compagna alla tua fonte di luce.



Pur non essendo fanciulla, è bello pedalare i tuoi cerchida 26 X 1 3/8, quello anteriore montato con un bel Michelin STOP degli anni 40, duretto ma perfettamente godibile.
Morbida la sella in cuoio Stelvio e se una foratura verrà di disturbo...basterà alzarla, pompare e ....ripartire!!




lunedì 17 ottobre 2011

Parola mia, che bici!



Parola, dissi all'anziano in quella cantina buia che sapeva di vino e di paglia, mai vista una bici del genere.
Tra bottiglie vuote e cartoni l'umido aveva corroso le gomme e buona parte del legno del cerchio posteriore.
Ma non quelle decalche che resistono ai freddi e agl'anni che corrono.
Manubrio marcato Confa 1938 e tracce di vernici con colori che non usano più da lustri.
Era d'un imbianchino?
Parola mia, non posso giurarlo, ma sarebbe delitto cancellare quelle lacrime colorate e allora vai di lucido, paglietta e cera, ma lontano da loro che orgoliose raccontano una Parola dimenticata.
Il bianco del parafango dietro tiene bene, così la gemma in vetro, ussara ancora per i tempi che verranno.




Paura per chi ci segue?
Una Parola farsi vedere,aggiungiamoci un lucchetto con luce, sì da scoraggiare malintenzionati e tamponatori.
Al campanello provvedette il buon Parola, regalandoci il suo, firmato, e appendendocelo stretto stretto alla sinistra del manubrio, così stertto che ancora lì proprio diffonde il suo cicalare.
A vedere davanti un Dansi vorrà illuminarci il cammino, pur non troppo ostile per non impensierire i lignei cerchioni.





Chissà quante ne sono sopravvissute, chissà se una sorellina a telaio aperto uscirà fuori da qualche parte.
Che sia l'unica, non posso dirlo: sarebbe la mia Parola contro la vostra.

lunedì 4 ottobre 2010

La volgare arte


"Ma le vende?"
Questo un po'tutti mi chiedono, quando sentono il numero delle bici che possiedo.
Sinora non avevo mai sentito la necessità , e per spazio e per ragioni di cuore.
Dicevo no, e basta.
Ora lo spazio non esiste più, ma le bici continuano a fluire copiose.
Ragion per cui, insieme alla mole di ricambi accumulata e al tempo che manca, mi trovo costretto a vendere o scambiare molto materiale e bici.
Tutto nella sezione in alto a destra di questo blog, alla voce Mercatino.
I prezzi sono indicativi, son assolutamente disposto alla trattativa e all'offerta, anche di scambio.
Alcune bici , tra cui Legnano e Bianchi da restauro ariveranno a giorni.
Odio farmi rèclame, ma stavolta ho davvero esagerato.
O escon le bici o esco io dalla casa.
Salvate queste povere diavole destinate al non restauro per chissà ancora quanti anni.
Provate, se ancora non lo avete fatto, a restaurare una bici d'epoca.
Ve ne sarà grata.
Io, con lei.

domenica 10 gennaio 2010

Gloria!Gloria!In excelsis DEI...


"Si si, uno di questi giorni la tiro giù, passa domani.."
E gli anni volavano.
Dopo almeno 6 anni di continue e subissanti richieste al Maestro Bernardo, la Gloria è infine scesa dalla rastrelliera in cantina .
Era di un ferroviere ( come quasi tutte le bici del buon bernardo..), che, passato al Garellino, la diede dentro per una più pratica Graziella.
"L'era na bici curiusa, l'hai tenila per ricord..ma sè, piila tì, almenu la rangi n'poc..."(Per i non piemontesi: era una bici curiosa, l'ho tenuta per ricordo..prendila tu, almeno la aggiusti un poco.."
Un mese di lavoro serale e domenicale(ovviamente in casa accanto al fuoco), e rieccola.
Cerchi e raggi nuovi, oliata alle ganasce inchiodate e via!
Leggera, snella, filante, con quella comodità delle bici R che mai guasta.
Che sia un modello Garibaldina, non lo so, e mi rimetto ai più esperti.
I fregi cromati sul cannotto ci sono, ma un poco diversi rispetto a quelli visti su altri modelli del genere.
Il mio regalo di Natale.
La soluzione all'indovinello.
Senza vanagloria.