Visualizzazione post con etichetta Gloria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gloria. Mostra tutti i post

domenica 19 dicembre 2021

A volte ritornano: Gloria mod. B 1936

 Per chi mi segue ed ha memoria buona, alla vista di questa Gloria ricorderà senz'altro il post di qualche anno fa.

Ero più giovane, correvo ancora sulla Tigra bruciando autovelox e inchiodavo per caricare bici arrugginite dai rigattieri.

Una di queste, era lei.

Affascinante nella sua polvere e nella sua ruggine che le conferivano una grazia tutta sua, mi ha tenuto compagnia per qualche anno nell'angolo della boita, ammiccando sorniona dal suo bel cipollone.

Ed io ogni volta a guardarla, dirle che si, c'era anche lei, l'avrei fatta passare sul banco chirurgico, avesse solo un po' di pazienza, perdio!

Poi, come sempre accade, un mattino me la ritrovai sempre lì, ma con uno sguardo diverso, quasi offeso.

Diamine, queste vecchiarde! Sanno ben loro come farsi prendere!

Mi ha fatto sudare e tribolare parecchio, questa Gloria. Tutto era arrugginito e bloccato, parafango posteriore sbrindellato e carter con elegante codino a cerniera...quasi tutto scollato!

Con calma e pazienza ho dovuto saldare ad ottone e ritrovare perizia nell'uso dei vecchi rivetti: alla moda vecchia, sia mai il contrario !, ogni cosa è andata al suo posto.

Quasi tutti i raggi erano corrosi dalla ruggine e con calma certosina, nei pomeriggi di afa e soffoco, ho provveduto a ri-raggiare i mozzi Gloria ad ingrassatore con settanta e due nuovi- vecchi  raggi .

Dovendo riverniciare il carter risaldato, ho optato per un lieve lifting che conservasse la vernice rimasta e che desse comunque una patina vissuta alla più che ottuagenaria.

Particolari esaltanti : freno interno anteriore, dadi col logo Gloria smaltato di gran lusso, e, udite! udite!, forcellino tipo corsa !

Provata su strada, ha superato l'esame alla grande, dimostrandosi snella e silenziosa, davvero molto filante.

A presto dunque per nuove avventure!




lunedì 27 aprile 2020

Gloria contraria

E sono quasi due mesi che non si esce. Per fortuna, il garage rigurgita di mezzi che, dalla forcella o dal fanale, chiedono un'attenzione che ( adesso lo sanno) arriverà per tutti.
Col tempo scandito dal ritmo dei pasti, della raccolta delle uova, dell'orto da zappare, mi trovo catapultato in una dimensione mai vissuta.
Le ore in officina scorrono lente e sornione.
Pur nel dolore del momento, posso concedere tempo a restauri che in "tempo normale" avrei probabilmente tirato un po' via.
Si pulisce, si lucida, si rimonta. Qualcosa ancora non quadra. Si rismonta , si lucida ancora.
Fa strano pensare che anche in questo periodo di vacche magre ( soprattutto per le povere partite iva di cui faccio parte) ci si possa arricchire così tanto di tempo e di emozione.
Era molto che non entravo in magazzino e mi sedevo su un vecchio scranno ad osservare, ad inalare con voluttà la fragranza di gomma ed olio che si fondono insieme nei primi tepori primaverili.
Fuori la gente muore ma il ciliegio appena fuori manda i primi fiori e farfalle ed uccellini cantano allegri la primavera.
C'è del bello a starsene in casa.
Sul cavalletto osservo la Airolg del 22 che ho appena attaccato.
Rappresenta un po' questo periodaccio: nera, una gloria al rovescio.Un poco acciaccata dai suoi quasi 100 anni, è ancora qui a dire la sua. Ha vissuto il fascismo, i bombardamenti, i nazisti.
Guardandola, sembra dirmi: "Ma fatti furbo!Passerà, vedi di darmi un po' di lustro che ho voglia di correre!"
Ne ho voglia anche io . Ho voglia di prati, di strade dritte , di gente che scampanella allegra.
" Vedi, siamo in due! Sotto, ragazzo, e non perdere tempo.Su, una registrata alle calotte..."

E' pretenziosa, sta bici. Sa quel che vuole, sa che è il momento giusto.
Senza por tempo in mezzo attacco con lo smontaggio .
La bici accetta, gagliarda, le cure che le offro. Qualche scriteriato aveva apposto una vernice verde fluo sui parafanghi. Va a sapere.
"Erano quei ragazzi degli anni 70. Credevano di cambiare il mondo..Giovanotto, non mi sembra cambiato poi molto, questo spocro mondo.Ricordo quel tale che mi pedalava e che è rimasto con me quasi un anno sotterrato in cantina..Aveva paura. Meno di te, ma aveva tanta paura..."
Intanto le ore passano e dalle ruote levo al porporina che qualche padrone premuroso aveva apposto per preservare dalla ruggine. Il ferro esce allegro, lucido. Una tirata ai raggi e via!
Sotto al movimento esce un numero magico, 22. La Airolg mi strizza l'occhio, vecchia entraineuse di mestiere.
"Non li dimostri, vecchia mia" le dico.
Il manubrio, simile per certi versi al Roller Bianchi, ha un 3 inciso. 1922? 1923? Poco conta.Il cartone pressato delle manopole resiste, fiero, dopo quasi 100 anni di prese solide.
E finito  un bel lifting, su due gomme che tengono ancora, e via che si pedala.
Per 200 metri? 230?
Poco conta.






mercoledì 4 ottobre 2017

Gloria B 1936, una questione privata.

Il mondo di oggi non consente più molto tempo per riflettere, pensare, tornare a noi.
Velocità, sfide costanti che però nessuno sa contro chi o che cosa, portano l'uomo a perdere quasi tutto il suo tempo in frivolezze nel nome del consumismo e del dio danaro.
Ci siamo dentro tutti, poco da fare.
Capitano, però, occasioni nelle quali la mente si stacca dal piano dell'ordinario e che danno la concreta possibilità di confrontarsi con momenti autentici, persone autentiche ed oggetti parimenti.
Me ne tornavo dal lavoro con tutti questi pensieri e molto altro quando, su un rettifilo da centotrentaorari in barba all'autovelocs che fa tanto anni 2000, mi sono trovato ad inchiodare di colpo.
Per fortuna nessuno era dietro!
In un momento la mia mente ha ricevuto una scarica di sana adrenalina e un piacere enorme ha pervaso le membra ottuse e vessate dalla giornata lavorativa.
Una sparata di venti bici -dico venti bici!- faceva capolino davanti alla casa di un rigattiere.
In un solo momento è stata tabula rasa dei cattivi pensieri e sono tornato con lo spirito ai miei... tre anni, quando con la buonanima di mia nonna si andava al mercato del venerdì e si incontravano fior di contadini in sella od a fianco delle loro rugginose bacchette con gemma e fanale a cipolla.
Vederla, sognare e possederla, è stata un'unica cosa.

Il rigattiere, che forse condensa tutti questi pensieri in qualche subdola battuta alla moglie alla sera, quando racconta di aver abbindolato il solito pollo, era ancora più soddisfatto di me.
In mezzo a tante belle bici anni 60 e 70 gli avevo "tolto" la più brutta e rugginosa.
Pointofviù!
Per tutta la sera ho ripercorso quelle stradette della mia Bra di oltre trenta anni fa, ho passeggiato con la nonna e , cosa ancora migliore, sono stato felice.
ho accarezzato quella polvere, quella ruggine, quel tempo condensato e ormai rapito.
Gli oggetti non devono commuovere, lo ripeto da anni: non ci si deve affezionare e li si deve usare per ciò che rappresentano.

Benissimo.
Allora non dirò che amo questa Gloria alla follia, che non la venderò mai, che mi fa stare bene guardarla e sognare un poco, alla sera in garage.
No , mi limiterò ad una sola scheda tecnica e scusate tanto i pensieri di cui sopra.
Cose molto mie,una questione privata.



Ritrovamento di Gloria Mod.B anno 1936, conservata e debitamente arrugginita.
Fanale Radsonne a cipolla, mozzi grandi con ingrassatore, freno interno anteriore e forcellini tipo corsa.
Robba bona .


mercoledì 28 giugno 2017

Pater Ave et ..Gloria!





Gli eventi non si prevedono, ma si possono fare scelte ragionevoli.
Così, quando si torna dal mare carichi di valigie e in più l'auto ospita un bimbo e la sua bici, si dovrebbero evitare come la peste certi eventi.
I mercatini rientrano  di certo tra questi.
Eppure, una concatenazione di cose poco prevedibili ( davvero?) ti porta inesorabilmente a spingere sull'acceleratore e, casualmente, ad incoccare la manifestazione che , lo sapevi benissimo (!!) si sta svolgendo.
Basta: la mattina è ancora fresca, la piazza è gremita e mio figlio scorrazza felice sul suo biciclino senza pedali.
Ad un certo punto è proprio lui a dire:
Papà, bici!"
Siamo in un lampo sopra le prede ed una ( la più  brutta) è proprio quella che mi attira.
Il freno a ganascia anteriore è parzialmente occultato da un vecchio portapacchi in ferro, mancano carter e parafango posteriore ma... è una Gloria!
Modello B sport del 1942, come accerterò osservando il numero di telaio sui 62000...
Le ruote ( che andrebbero in legno ma..in tempo di guerra...) sono marcissime, ma si reggono ancora sui vetusti mozzi Gloria : il posteriore  è giroruota, con ruota libera a 3v e pignone fisso.
 

Pedivelle e pedali Gloria con gommini conservati e poco usurati.
Freni a ganascia -bacchetta di cui l'anteriore interno e ben funzionante.

Sella a muso di cane probabilmente di primo equipaggiamento.
Il telaio era verniciato al greggio naturale con fiamme verdi, come da catalogo ed è forse questa la causa della grande ruggine che incombe sulla povera creatura...
Consolano i forcellini tipo corsa marcati Gloria e la snellezza sportiva dell'insieme.

Un giovane ed un anziano collezionista mi hanno fermato poco dopo il ( brillante?) acquisto:
"Ma come farai?" chiedevano.
Non c'è fretta , dico io.
Ho bici ferme da 10 anni in attesa del pezzo giusto e questa non farà eccezione.
Per ora, l'emozione della scoperta ed il piacere del possesso di questo modello così esclusivo, mi appagano in pieno.
Se il buon Focesi  vorrà far piovere sul mio cammino i tanto agognati accessori, ebbene, per una volta, farò eccezione e comanderò ad un sacerdote un... Pater , Ave et..gloria!


martedì 6 novembre 2012

Il sogno, la pistola e la Gloria eterna.

Devo ad un amico fiorentino il rispetto che nutro per questo Marchio, fondato da Alfredo Focesi a Milano.
Per questo nel recuperare questo ferro che fu sogno , ultimo barlume di speranza, tocco con venerazione ciò che l'incuria e la non sapienza hanno alienato.
Sognavi ancora, Alfredo, sognavi e forse qualcosa è andato storto.
Un passato fatto di biciclette stupende, magnifiche macchine da vittoria e da macinar chilometri e la fede in qualcosa che non sapevi avrebbe portato a malora tanta gente.
Ma tu sognavi: chi può proibire un sogno ad un uomo?
I giornali, le notizie, qualcosa che non quadra da anni.
Non mi pronuncio.
Non so.
Immagino.
Immagino le tue mani già stanche passare in magazzino e dare una carezza come si darebbe ad un cucciolo, quei manubri, quelle congiunzioni a giglio che tanta fortuna hanno fatto.
Forse una fu proprio  su  quel manubrio, anche lui stampigliato per  la Gloria eterna.

Fino a quel 1956 questa sopravvissuta alla peggiore incuria prova che le cose in casa Focesi  si facevano bene e per durare.
Quale migliore testamento?
Quella Gloria nella quale qualcuno vuol credere che la rivoltellata ti abbia portato, tu l'hai scritta su mozzi, pedivelle, manubrii.

Piace ricordare i tuoi sogni che ancora corrono veloci per prati e città, un solo nome per essi: Gloria.
E se fu la tua mano armata a chiuderti gli occhi e fugare quei mali pensieri, non essa, non altro, potrà offuscare i sogni  che sapesti tramutare in ferro e Arte.
Ridi Alfredo, stavolta la Gloria è eterna .
Ancora, qui.

domenica 10 gennaio 2010

Gloria!Gloria!In excelsis DEI...


"Si si, uno di questi giorni la tiro giù, passa domani.."
E gli anni volavano.
Dopo almeno 6 anni di continue e subissanti richieste al Maestro Bernardo, la Gloria è infine scesa dalla rastrelliera in cantina .
Era di un ferroviere ( come quasi tutte le bici del buon bernardo..), che, passato al Garellino, la diede dentro per una più pratica Graziella.
"L'era na bici curiusa, l'hai tenila per ricord..ma sè, piila tì, almenu la rangi n'poc..."(Per i non piemontesi: era una bici curiosa, l'ho tenuta per ricordo..prendila tu, almeno la aggiusti un poco.."
Un mese di lavoro serale e domenicale(ovviamente in casa accanto al fuoco), e rieccola.
Cerchi e raggi nuovi, oliata alle ganasce inchiodate e via!
Leggera, snella, filante, con quella comodità delle bici R che mai guasta.
Che sia un modello Garibaldina, non lo so, e mi rimetto ai più esperti.
I fregi cromati sul cannotto ci sono, ma un poco diversi rispetto a quelli visti su altri modelli del genere.
Il mio regalo di Natale.
La soluzione all'indovinello.
Senza vanagloria.