In gita in quel di Lecco per motivi..motociclistici , mi trovo a visitare l'ennesimo mercatino delle pulci ..
Ecco che il buon Claudio, passeggiando, mi indica un simpatico signore con un album in mano, dicendomi essere un famoso collezionista di bici dei mestieri.
Da subito, molto cordialmente, il signor Nello Sandrinelli, mi mostra delle foto e dei ritagli di giornale dai quali evinco la bella raccolta ed il grande impegno profuso.
Mi chiede se posso pubblicare queste biciclette sul mio Blog, detto fatto!
D'ora in poi, a cadenza regolare, pubblicherò ben volentieri e poco alla volta tutti, i begl'esmplari di questa raccolta decennale.
Vediamo da principio alcuni dettagli della sua raccolta , da questo articolo di giornale che Nello ha voluto allegarmi:
E per gustare i dettagli di almeno una di queste..ecco a voi la bici del Bibitaro:
A presto per nuove e interessanti fotografie di questa bella raccolta!
venerdì 7 giugno 2013
Le bici dei mestieri
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venerdì 24 maggio 2013
Vita drola
“Libertà, l’ho vista dormire nei campi
coltivati
A cielo e denaro, a cielo ed amore,
protetta da un filo spinato..”
(De Andrè, Il suonatore Jones)
Chi
si trovasse a passare per la strada che da Bra porta a Casa del bosco( ancora
da asfaltare, ma ben tenuta, si svolta a destra dal Santuario della Madonna dei
Fiori, quella del Miracolo del pruneto i cui fiori il prevosto vende carissimi
in bustina),potrebbe forse scorgere carri e buoi e qualche cascina sperduta tra
le nebbie.
Macchine no, al massimo motori e guardati con sospetto anche se da più di 50 anni alla battitura del grano arrivano nelle cascine con il loro battito regolare e paglierini dietro a darci di ramazza e tagliolini e vino la sera e magari la bella casciniera da ripassare pur’essa.
In tutto questo , potreste essere tanto fortunati da imbattervi in Fonso, un mattino presto.
Fonso non è contadino, anche se ha terra poco o niente e nemmeno lavora da masoero per altri.
Vive solo, in una cascina mezza diroccata al fondo del paese dopo che la moglie Marieta lo ha lasciato che lui non aveva 40 anni.
Fonso è un bell’uomo, ma non sa di esserlo e nemmeno gli interessa.
Ha da vivere e regola il suo tempo in base alle stagioni e alla semina dell’orto quel che gli basta per mangiare bene e regalarne ai vicini, se l’annata è buona.
Carne, dopo che il vitello è morto d’accidente e i maiali son scappati per i campi ( o rubati, dice lui), non ne ha più voluto sapere.
Macchine no, al massimo motori e guardati con sospetto anche se da più di 50 anni alla battitura del grano arrivano nelle cascine con il loro battito regolare e paglierini dietro a darci di ramazza e tagliolini e vino la sera e magari la bella casciniera da ripassare pur’essa.
In tutto questo , potreste essere tanto fortunati da imbattervi in Fonso, un mattino presto.
Fonso non è contadino, anche se ha terra poco o niente e nemmeno lavora da masoero per altri.
Vive solo, in una cascina mezza diroccata al fondo del paese dopo che la moglie Marieta lo ha lasciato che lui non aveva 40 anni.
Fonso è un bell’uomo, ma non sa di esserlo e nemmeno gli interessa.
Ha da vivere e regola il suo tempo in base alle stagioni e alla semina dell’orto quel che gli basta per mangiare bene e regalarne ai vicini, se l’annata è buona.
Carne, dopo che il vitello è morto d’accidente e i maiali son scappati per i campi ( o rubati, dice lui), non ne ha più voluto sapere.
Ha
tre galline vecchie e spennate, e le chiama per nome, accarezzandole quando gli
donano un uovo.
Ai vicini che gli predicono tisi e consunzione, risponde che mai sentito bene così, senza tribulazioni e veterinari e stomaci pesanti.
Ai vicini che gli predicono tisi e consunzione, risponde che mai sentito bene così, senza tribulazioni e veterinari e stomaci pesanti.
Che
si dannassero loro a spaccarsi la schiena per poi vedere morire con gli occhi
sbarrati quelle bestie per i quali si è patito fame sete e sonno.
Non
ha ammazzato Fonso, in guerra, e conosce a vista chi ha sparato e perché.
Fonso, girando sulla sua bicicletta tutta ruggine e rattoppi, con la sella di sacco e corame invecchiato al sole, non sa di essere filosofo, avendo lui testa e tempo per pensare, che sono le ricchezze che ogni uomo dovrebbe imparare ad avere e conservare più a lungo possibile.
I vicini che lo dicono un po’gabbia vorrebbero almeno del minio su quei tubi che la ruggine consuma e lui ride sullo scherno e dice che tanto ci penserà il Buon Dio (che dice spesso di voler vedere presto, perché ha qualcosa in sospeso) , ci penserà Lui a far finire tutto come Lui fa fiorire e seccare le cose.
Perché dannarsi.
Fonso, girando sulla sua bicicletta tutta ruggine e rattoppi, con la sella di sacco e corame invecchiato al sole, non sa di essere filosofo, avendo lui testa e tempo per pensare, che sono le ricchezze che ogni uomo dovrebbe imparare ad avere e conservare più a lungo possibile.
I vicini che lo dicono un po’gabbia vorrebbero almeno del minio su quei tubi che la ruggine consuma e lui ride sullo scherno e dice che tanto ci penserà il Buon Dio (che dice spesso di voler vedere presto, perché ha qualcosa in sospeso) , ci penserà Lui a far finire tutto come Lui fa fiorire e seccare le cose.
Perché dannarsi.
Quando la ruggine mangerà la bici, allora sì
ne comprerà un’altra, che non sarà più buona come questa che il padre comperò nel
’38 da Burdeis e ancora ricordava quel giorno, manco fosse arrivato uno sputnik
nell’aia.
Suo padre.
Che aveva sputato e brigato per mettere i 9 soldi a fare la Lira e mai alzato la testa se non la domenica per dire di sì agli amici e al Prete che chiedeva la questua.
“Il prete devi fare, Fonso, non il contadino.Mangia bene ,lui.Mani bianche e cervello fino.”
Ma la storia non lo aveva mai convinto e gira che rigira dopo la Guerra ( passata infrattato sotto un quintale di guano a maledire inglesi tedeschi italiani e la follia di essere al mondo) si era messo ad aiutare padre senza troppi discorsi.
E quando lui era morto di accidente e la madre anche lei di magone qualche mese dopo, aveva sposato Marieta, che gli parlava da prima della Guerra.
Con lei si sentiva uomo e soprattutto a posto col Mondo, non dovendo chiedere null’altro che un sorriso e un piatto a cena che non si aspettava per trovare la sua terra promessa.
E quando anche lei se ne fu andata, dopo una notte di mali di pancia dovuti al bambino che doveva nascere e che con lei se ne andò in Cielo o da nessuna parte, come credeva ultimamente, finchè ci fu lei tutto continuò come doveva , con lavoro, campi e fatiche.
Non dopo .
Poi fu come se una luce lo avesse abbagliato e pur cieco sapesse vedere benissimo, e gli occhi piangessero per il gran tempo davanti da impiegare .
Poco alla volta lasciò il fitto dei campi e con gran ragnatele e croste, le stanze che non occupava presero a marcire e puzzare di chiuso.
“ Affittala, sei solo.Vai a stare a Bra.Coi soldi che hai, fai il papa.”
Con un cenno Fonso assentiva, ma , come sempre, faceva di testa sua.
Aveva provato una volta, in viaggio di nozze a Torino, a dormire fuori casa.
Peggio che il militare, pensò.
Troppo rumore, e quella luce che non era la sua, quell’odore di terra che mancava e troppa gente da considerare.
No, non era roba sua.
Come la moto.
Che tutti avevano ormai, e che lui era salito sopra ma appena sentito il motore aveva borbottato scendendo.
“L’uomo non è fatto per questi macchinari.Scuotono il sangue.”
Le poche volte che era salito su una macchina aveva visto il mondo scorrere veloce ed era voluto scendere subito.
Suo padre.
Che aveva sputato e brigato per mettere i 9 soldi a fare la Lira e mai alzato la testa se non la domenica per dire di sì agli amici e al Prete che chiedeva la questua.
“Il prete devi fare, Fonso, non il contadino.Mangia bene ,lui.Mani bianche e cervello fino.”
Ma la storia non lo aveva mai convinto e gira che rigira dopo la Guerra ( passata infrattato sotto un quintale di guano a maledire inglesi tedeschi italiani e la follia di essere al mondo) si era messo ad aiutare padre senza troppi discorsi.
E quando lui era morto di accidente e la madre anche lei di magone qualche mese dopo, aveva sposato Marieta, che gli parlava da prima della Guerra.
Con lei si sentiva uomo e soprattutto a posto col Mondo, non dovendo chiedere null’altro che un sorriso e un piatto a cena che non si aspettava per trovare la sua terra promessa.
E quando anche lei se ne fu andata, dopo una notte di mali di pancia dovuti al bambino che doveva nascere e che con lei se ne andò in Cielo o da nessuna parte, come credeva ultimamente, finchè ci fu lei tutto continuò come doveva , con lavoro, campi e fatiche.
Non dopo .
Poi fu come se una luce lo avesse abbagliato e pur cieco sapesse vedere benissimo, e gli occhi piangessero per il gran tempo davanti da impiegare .
Poco alla volta lasciò il fitto dei campi e con gran ragnatele e croste, le stanze che non occupava presero a marcire e puzzare di chiuso.
“ Affittala, sei solo.Vai a stare a Bra.Coi soldi che hai, fai il papa.”
Con un cenno Fonso assentiva, ma , come sempre, faceva di testa sua.
Aveva provato una volta, in viaggio di nozze a Torino, a dormire fuori casa.
Peggio che il militare, pensò.
Troppo rumore, e quella luce che non era la sua, quell’odore di terra che mancava e troppa gente da considerare.
No, non era roba sua.
Come la moto.
Che tutti avevano ormai, e che lui era salito sopra ma appena sentito il motore aveva borbottato scendendo.
“L’uomo non è fatto per questi macchinari.Scuotono il sangue.”
Le poche volte che era salito su una macchina aveva visto il mondo scorrere veloce ed era voluto scendere subito.
Non aveva più riconosciuto il
fluire delle acque della bealera e il profumo dell’erba, così come il lento
andirivieni delle erbe e delle terre al passaggio a piedi o in bicicletta.
“Ogni
uomo ha la sua terra e ogni cosa ha il suo posto e il suo tempo“
Questo si andava dicendo mentre
pedalava la vecchia bici arrugginita, ricordando il padre e vedendo ora
avvicinarsi ora allontanarsi la piccola salita che porta alla Frazione
movendosi poco sulla sella di corame e paglia.
Tutto andava e veniva ad una
velocità e secondo una logica che si era costrutta negli anni che nemmeno lui avrebbe potuto scalfire.
Quella polvere sugli abiti, sulla
pelle, sulla ruggine , erano il tempo trascorso e lui poteva misurarlo a
sguardo, senza sbaglio.
Nel suo non fare, Fonso era un
brulicare di pensieri e di ricerca, e a chi gli diceva grondaia che perde e
campi da arare, rispondeva con un cenno che sapeva di ironia.
Ma anche di leggerezza e libertà,
che lui, passeggiando , diceva “ nessuno
ha perché nessuno la conosce”.
Forse nemmeno Fonso , lasciandosi
scorrere addosso gli eventi e sapendo poco o nulla se non di sé, ha saputo di questa famosa libertà.
Nemmeno la guerra, la morte e il
dolore, gliel’hanno regalata come la
cantano i poeti.
Per questo, quando un paesano lo
vede passare , la sera tardi, accompagnando la sua ruggine, lo compatisce,
volta lo sguardo.
Dice di lui , vita drola.
NDR (Dal piemontese "Drolu", storto, sbagliato)
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lunedì 20 maggio 2013
La bacchettata 2013, grande festa!
Grande festa è stata ritrovare tutti i veri amici di ruggine e di bicicletta ieri 19 maggio.
Il tempo ci ha omaggiato con un sole inaspettato e gradito, donandoci ore liete e allegre.
Variegata la tipologia di bici presenti: dalla corsaiola anni 10 di Max alla ...Cross anni 70 del figlioletto Daniele ( con tanto di parabufali anteriore!).
Allestito lo spazio- pranzo in garage, tra marmitte e polvere e ruggine ...partenza!
Dopo circa 4 km ..sosta per gustare le mitiche e dovute acciughe al verde della mamma di Max .
Manca la forchetta?
Un alberello e un po'di fantasia hanno offerto la soluzione:
Dopo la colazione con tanto di vinello...pausa letteraria con racconto inedito ( che pubblicherò presto)...quindi via in sella!
Nessun intoppo e nessuna foratura a guastare la bella giornata!
Dopo un giretto per il centro di Bra, a casa, anzi, in garage!, per gustare le specialità portate da ognuno.
Lingua al verde, frittate, torte salate ...piade e squaquarone a volontà...il tutto innaffiato da buoni vini e tanta allegria.
Dopo il caffettino, ancora un giro per le campagne per assecondare le mai sopite bramosie di pedale dei partecipanti( soprattutto lo scalpitante Daniele e l'inarrestabile Ilaria, figlia di Franck).
A quel punto le nuvole facevano capolino, ma l'aria era piacevole e frizzantina.
Davanti ad alcuni alveari Gianluca ci ha fornito l'occasione per imparare qualcosa sulle sue amiche api e la loro vita.
Stanchi, ci siamo gettai sulle torte rimaste e sul miele di Gianluca con voracità, dandoci appuntamento a un'altra edizione ( magari autunnale, chissà!).
Grazie a tutti per la partecipazione..e alla prossima!
Il tempo ci ha omaggiato con un sole inaspettato e gradito, donandoci ore liete e allegre.
Variegata la tipologia di bici presenti: dalla corsaiola anni 10 di Max alla ...Cross anni 70 del figlioletto Daniele ( con tanto di parabufali anteriore!).
Allestito lo spazio- pranzo in garage, tra marmitte e polvere e ruggine ...partenza!
Dopo circa 4 km ..sosta per gustare le mitiche e dovute acciughe al verde della mamma di Max .
Manca la forchetta?
Un alberello e un po'di fantasia hanno offerto la soluzione:
Dopo la colazione con tanto di vinello...pausa letteraria con racconto inedito ( che pubblicherò presto)...quindi via in sella!
Nessun intoppo e nessuna foratura a guastare la bella giornata!
Dopo un giretto per il centro di Bra, a casa, anzi, in garage!, per gustare le specialità portate da ognuno.
Lingua al verde, frittate, torte salate ...piade e squaquarone a volontà...il tutto innaffiato da buoni vini e tanta allegria.
Dopo il caffettino, ancora un giro per le campagne per assecondare le mai sopite bramosie di pedale dei partecipanti( soprattutto lo scalpitante Daniele e l'inarrestabile Ilaria, figlia di Franck).
A quel punto le nuvole facevano capolino, ma l'aria era piacevole e frizzantina.
Davanti ad alcuni alveari Gianluca ci ha fornito l'occasione per imparare qualcosa sulle sue amiche api e la loro vita.
Stanchi, ci siamo gettai sulle torte rimaste e sul miele di Gianluca con voracità, dandoci appuntamento a un'altra edizione ( magari autunnale, chissà!).
Grazie a tutti per la partecipazione..e alla prossima!
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lunedì 13 maggio 2013
La bacchettata di Primavera: ultimi dettagli
Le previsioni non dicono bello , ma nemmeno disastro.
Un po' come tutti gli anni passati.
In linea di massima il ritrovo sarà per le 930 davanti casa mia ( Via Mascagni 5 Bra) e attesa sino alle 1015 dei partecipanti.
Poi...in sella!
Giro di una dozzina di km sperando che Il Meteopuntoit non sbagli e quindi, probabilmente, rientro a casa mia per una bella tavolata in garage.
Portate comunque i plaid insieme alle vivande, si sa mai!
Se il meteo fosse bello potremmo anche prateggiare, ma non credo sarà possibile.
Per ogni chiarimento scrivetemi pure alla mail e incrociate le dita più che si può!
a.galeasso@libero.it
Un po' come tutti gli anni passati.
In linea di massima il ritrovo sarà per le 930 davanti casa mia ( Via Mascagni 5 Bra) e attesa sino alle 1015 dei partecipanti.
Poi...in sella!
Giro di una dozzina di km sperando che Il Meteopuntoit non sbagli e quindi, probabilmente, rientro a casa mia per una bella tavolata in garage.
Portate comunque i plaid insieme alle vivande, si sa mai!
Se il meteo fosse bello potremmo anche prateggiare, ma non credo sarà possibile.
Per ogni chiarimento scrivetemi pure alla mail e incrociate le dita più che si può!
a.galeasso@libero.it
martedì 23 aprile 2013
La bacchettata di Primavera: la BBella e la BBestia
Nell’attesa del 19 Maggio, per ravvivare un poco l’atmosfera, ho pensato di istituire un paio di premi per i mezzi più estremi presenti alla scampagnata.
Per onorare il partito dei conservatori poetici ( al quale appartengo) verrà premiata la bicicletta più “lasciata come ritrovata” e …arrugginita nel puro spirito dell’estrema conservazione ( la BBBestia)
Dall’altra verrà premiato il possessore della bici meglio restaurata e più scintillosa ( alla fine del percorso…non sarà più tale…) ( la BBella)
La giuria sarà composta dalle donne presenti alla bacchettata, per evitare ….faziosità collezionistiche e mascoline!
Ricordo altresì che ognuno sarà invitato a presentarsi munito di:
-bicicletta
-plaid
-un piatto e una bevanda meglio se tipica della propria zona da condividere con tutti
In caso di maltempo cercheremo rifugio presso il B§B di Linda , dopo aver mollato le biciclette nel mio garasss.
In caso di beltempo, ci fermeremo a pranzare in un prato e , smaltita la sbornia, tutti a casa pedalando!
Per ogni chiarimento scrivete pure :
a.galeasso@libero.it
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mercoledì 20 marzo 2013
La saga delle 3/8 : Athena Bozzi 1924
La trovammo un mattino di gelo tutta ruggine ma ancora molta sostanza.
Ancora imponente nelle forme, tradiva un passato glorioso e vissuto: la forcella piegata malamente e l’assenza del parafango anteriore denunciavano un uso gravoso e non sempre rispettoso.
Le gomme erano ancora buone ed erano quelle giuste, specialmente la Michelin anteriore; un bel 3/8 ben conservato e morbido con la sagoma dell’omino Michelin precisa addirittura nel fumo del suo sigaro: questi sono i dettagli che mi fanno amare gli oggetti antichi!
Portato il telaio da due luminari, restò solo l’opra di pulizia dalla morchia e dalla ruggine.
Il manubrio, poi, era davvero malconcio, storto e con ruggine aggressiva e importante: volevo sostituirlo con un altro meglio messo, ma osservando attentamente le leve mi accorsi anche qui d’un particolare tipico di casa legnano-Bozzi: le leve esterne hanno un fermo intermedio che solo le Legnano-Bozzi possiedono: eliminarlo sarebbe stato snaturare la sua natura!
E allora spazzola e smonta e bestemmia…e il manubrio è ancora al suo posto col bel bronzino squillante ( anche lui sbloccato e ben lucidato).
Smontando la ruota libera , una sorpresa: BSA con oliatore a lancetta!
Quelli erano ancora gli anni durante i quali molti componenti albionici erano tra i preferiti sul mercato mondiale.
Dei parafanghi a schiena d’asino ne restava solo uno, il posteriore, davvero malconcio e piegato: fortuna vuole che ne tenessi da parte due della medesima fattura in attesa di degna sistemazione.
Come su molte bici del tempo, sui tubi superiori del carro posteriore si osservano ancora le colature del bianco-panna dato in tempo di guerra secondo le normative allora vigenti e indispensabili per la circolazione delle biciclette.
Smontatata e ingrassatala guarnitura, su di essa mi sono imbattuto nelle date 1923 e 1924.
La corona, anche essa marcata Athena , addirittura 1921!
Le calotte di sterzo mi dicono invece 1923, segno che questa bici è stata costruita verosimilmente nei primi mesi del 1924 con componenti dell’anno passato: non si buttava via nulla!
I pattini dei freni sono ancora quelli originali con bulloncino: tolta la gomma vecchia e usurata ho provveduto a ricostruirne altri da incastrare all’interno.
Due belle manopole in osso in due pezzi hanno completato l’opera, anche se credo che all’origine, su questa bici di sotto-sotto Marca, fossero montate in Cartone pressato.
Provata lungo il percorso della Bacchettatata di Maggio, pareva di pedalare una bici elettrica tanto la scorrevolezza: il mese di lavoro è stato ampiamente appagato!
NOTA CURIOSA:
Appena terminato il giretto di prova con la Athena ( circa 10 km a media andatura), avevo le gambe a pezzi ma il cielo era in miglioramento.
Ho deciso così di inforcare la mia Guzzi Pe 235 cc del 1938 e rifare il medesimo percorso: improvvisamente mi son sentito padrone della strada col rombo poderoso del motore e i suoi...60 km orari di folle velocità.
Ecco che d'impeto ho realizzato i commenti dei vecchi che dicevano che le moto andavano ben più forte allora di adesso: dopo chilometri e chilometri di bicicletta a chiunque negli anni '30 avesse provato il brivido di un 250 Guzzi, sarebbe parso di volare!
Ed ecco che noi uomini del 2000, abituati a velocità istantanee ben superiori, guardiamo con occhio commiserevole i 100 orari di questa Guzzi come qualcosa da compatire, mentre se la rapportiamo alla media ciclistica di allora..essa diviene quel che ancora oggi è: un mezzo di trasporto piacevole, incomparabile e godibilissimo.
Ancora imponente nelle forme, tradiva un passato glorioso e vissuto: la forcella piegata malamente e l’assenza del parafango anteriore denunciavano un uso gravoso e non sempre rispettoso.
Le gomme erano ancora buone ed erano quelle giuste, specialmente la Michelin anteriore; un bel 3/8 ben conservato e morbido con la sagoma dell’omino Michelin precisa addirittura nel fumo del suo sigaro: questi sono i dettagli che mi fanno amare gli oggetti antichi!
Portato il telaio da due luminari, restò solo l’opra di pulizia dalla morchia e dalla ruggine.
Il manubrio, poi, era davvero malconcio, storto e con ruggine aggressiva e importante: volevo sostituirlo con un altro meglio messo, ma osservando attentamente le leve mi accorsi anche qui d’un particolare tipico di casa legnano-Bozzi: le leve esterne hanno un fermo intermedio che solo le Legnano-Bozzi possiedono: eliminarlo sarebbe stato snaturare la sua natura!
E allora spazzola e smonta e bestemmia…e il manubrio è ancora al suo posto col bel bronzino squillante ( anche lui sbloccato e ben lucidato).
Smontando la ruota libera , una sorpresa: BSA con oliatore a lancetta!
Quelli erano ancora gli anni durante i quali molti componenti albionici erano tra i preferiti sul mercato mondiale.
Dei parafanghi a schiena d’asino ne restava solo uno, il posteriore, davvero malconcio e piegato: fortuna vuole che ne tenessi da parte due della medesima fattura in attesa di degna sistemazione.
Come su molte bici del tempo, sui tubi superiori del carro posteriore si osservano ancora le colature del bianco-panna dato in tempo di guerra secondo le normative allora vigenti e indispensabili per la circolazione delle biciclette.
Smontatata e ingrassatala guarnitura, su di essa mi sono imbattuto nelle date 1923 e 1924.
La corona, anche essa marcata Athena , addirittura 1921!
Le calotte di sterzo mi dicono invece 1923, segno che questa bici è stata costruita verosimilmente nei primi mesi del 1924 con componenti dell’anno passato: non si buttava via nulla!
I pattini dei freni sono ancora quelli originali con bulloncino: tolta la gomma vecchia e usurata ho provveduto a ricostruirne altri da incastrare all’interno.
Due belle manopole in osso in due pezzi hanno completato l’opera, anche se credo che all’origine, su questa bici di sotto-sotto Marca, fossero montate in Cartone pressato.
Provata lungo il percorso della Bacchettatata di Maggio, pareva di pedalare una bici elettrica tanto la scorrevolezza: il mese di lavoro è stato ampiamente appagato!
NOTA CURIOSA:
Appena terminato il giretto di prova con la Athena ( circa 10 km a media andatura), avevo le gambe a pezzi ma il cielo era in miglioramento.
Ho deciso così di inforcare la mia Guzzi Pe 235 cc del 1938 e rifare il medesimo percorso: improvvisamente mi son sentito padrone della strada col rombo poderoso del motore e i suoi...60 km orari di folle velocità.
Ecco che d'impeto ho realizzato i commenti dei vecchi che dicevano che le moto andavano ben più forte allora di adesso: dopo chilometri e chilometri di bicicletta a chiunque negli anni '30 avesse provato il brivido di un 250 Guzzi, sarebbe parso di volare!
Ed ecco che noi uomini del 2000, abituati a velocità istantanee ben superiori, guardiamo con occhio commiserevole i 100 orari di questa Guzzi come qualcosa da compatire, mentre se la rapportiamo alla media ciclistica di allora..essa diviene quel che ancora oggi è: un mezzo di trasporto piacevole, incomparabile e godibilissimo.
venerdì 15 marzo 2013
Dal lago con amicizia: Bianchi Rubino 1947
La presentò l’amico lecchese Claudio sul sul album Picasa più d’un anno fa.
Allora io stavo lavorando alla Bianchi Impero bicolore e vedendola pensai all’istante che sarebbe stata la compagna ideale di cotanta cavalcatura.
Fu solo l’autunno che me la portò in bottega, ancor bella e poco segnata dalla incuria del tempo.
Qualche ruggine superficiale, addirittura il cerchione posteriore in alluminio da 28 pollici!
Smonta e pulisci, le sere invernali son volate, così come sson volate bestemmie nell'accomodare un carter male arrangiato che non voleva saperne di stare al suo posto in silenzio.
Questa Bianchi sa di dopoguerra, di voglia di ricominciare e di vivere, di passione: insomma il periodo che io amo di più !
Rubino la chiamarono e la decal è ancora al suo posto sul canotto di sterzo, sopra lo stemma metallico Bianchi.
Le cromature, come nella migliore delle tradizioni Bianchi , si sono conservate magnificamente, è bastata una passata di paglietta per ridare loro luce e vigore.
La vernice, pur patinata e velata di ruggine, ha restituito tutte le filettature rosse e i puntali , con una spugna e una goccia di sgrassatore.
Italiana Bianchi, italiano impianto luce: un autarchico Italfaro provvede ad illuminare le stradette anche al crepuscolo, quando sarà bello per la mia Lei pedalare insieme aspettando la notte e lo scuro.
E se ci sarà paura di rovinare gonne, un bel paraveste in tela , ricambio ancora nuovo!, ovvierà al fatal rischio.
L’anno, 1947 è su tutti i componenti, ad eccezione delle pedivelle marcate 1946, probabile fondo di magazzino riutilizzato l’anno seguente.
La sella e le gomme da 26 X 1/2, non sono proprio coeve ma…più che l’orignalità potrà il valor d’uso e la comodità!
Questa sarà la cavalcatura della mia donzella per le prime pedalate primaverilie mai vorrei che le amate terga dolessero a causa di una scampagnata : a sentire parlar di bacchettate, ai più balzerebbero in mente bollenti pensieri!
Allora io stavo lavorando alla Bianchi Impero bicolore e vedendola pensai all’istante che sarebbe stata la compagna ideale di cotanta cavalcatura.
Fu solo l’autunno che me la portò in bottega, ancor bella e poco segnata dalla incuria del tempo.
Qualche ruggine superficiale, addirittura il cerchione posteriore in alluminio da 28 pollici!
Smonta e pulisci, le sere invernali son volate, così come sson volate bestemmie nell'accomodare un carter male arrangiato che non voleva saperne di stare al suo posto in silenzio.
Questa Bianchi sa di dopoguerra, di voglia di ricominciare e di vivere, di passione: insomma il periodo che io amo di più !
Rubino la chiamarono e la decal è ancora al suo posto sul canotto di sterzo, sopra lo stemma metallico Bianchi.
Le cromature, come nella migliore delle tradizioni Bianchi , si sono conservate magnificamente, è bastata una passata di paglietta per ridare loro luce e vigore.
La vernice, pur patinata e velata di ruggine, ha restituito tutte le filettature rosse e i puntali , con una spugna e una goccia di sgrassatore.
Italiana Bianchi, italiano impianto luce: un autarchico Italfaro provvede ad illuminare le stradette anche al crepuscolo, quando sarà bello per la mia Lei pedalare insieme aspettando la notte e lo scuro.
E se ci sarà paura di rovinare gonne, un bel paraveste in tela , ricambio ancora nuovo!, ovvierà al fatal rischio.
L’anno, 1947 è su tutti i componenti, ad eccezione delle pedivelle marcate 1946, probabile fondo di magazzino riutilizzato l’anno seguente.
La sella e le gomme da 26 X 1/2, non sono proprio coeve ma…più che l’orignalità potrà il valor d’uso e la comodità!
Questa sarà la cavalcatura della mia donzella per le prime pedalate primaverilie mai vorrei che le amate terga dolessero a causa di una scampagnata : a sentire parlar di bacchettate, ai più balzerebbero in mente bollenti pensieri!
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