
Gepe tutte le sere, dopo il lavoro, andava su per la collina a trovare la sua Pierina.
Erano dieci chilometri di stradacce a tiraculo su dalla Morra, e ci volevano bei polmoni e gambe e voglia, molta voglia, per trovare l'energia di spingere sulla sua Prina in verde.
Telaio in ferraccio ex bacchetta ma parafanghi cerchi freni manubrio portaferri pedali e persino fanali in alluminio.
I tempi bui di guerra erano appena scomparsi, bisognava lavorare secco dalle 6 del mattino alle 8 di sera,pausa mezz'ora , e non fiatare, per permettersi quel lusso di alluminii e sportività.
Gepe era il figlio del capomastro , e ogni sera bestemmiando reclamava il suo diritto alla Della Ferrera 600 cassonata del padre, sulla quale si caricavano ogni santa mattina due operai e boglioli e cementi vari.
"Serve per il lavoro e non per i divertimenti!Va in bici che sei giovane..."
Questo era il mio bisnonno e lui lo rispettava, perciò con la rabbia dentro, ma anche voglie, pedalava quei dieci chilometri d'inferno per stare un momento con la sua amata.
Solo dopo qualche lotta era arrivato il cambio Simplex a 3 velocità, che rendeva meno forti quelle salitacce da infarto.
Tra i giovanotti era di certo il più invidiato, avendo bici sportiva fidanzata e padre con la moto.
Tornare vivi dalla guerra era stato già molto, ma ora, oltre al lavoro, si doveva pensare al futuro, al 49 che stava arrivando lesto dopo un'estate calda e tormentata.
La sera mandava già odori di terra e di albere e voci si perdevano tra i filari di uve.
Tutte queste cose,e molto altro ancora, Gepe le pensava tra un tornante e l'altro, la sua bella in mente.







